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Domenica, 13 Ottobre 2019 08:25

Sì allo ius culturae

 

Bisogna avere più coraggio. Sono mature le condizioni per dare la cittadinanza ai bambini cresciuti in Italia. Si fa così in moltissimi Paesi Europei."Chi nasce qui, è di qui", ripete l'on. Laura Boldrini, firmataria della proposta di legge. Lo ius culturae, cioè il diritto alla cittadinanza basato sull'istruzione e sulla cultura, afferma che chi è nato in Italia e ha terminato almeno un ciclo di studi, ne ha diritto. Tale legge consentirebbe l'iscrizione all'anagrafe dello Stato di circa  800 mila  nuovi italiani subito e altri 50 mila ogni anno. Si tratta di bambini preadolescenti immigrati, nati o arrivati in Italia entro i 12 anni ma esclusi dai diritti e doveri di ogni altro cittadino. A chi possono far paura questi bambini? A scuola cantano l'Inno d'Italia, sono orgogliosi del tricolore e della Costituzione. Sono compagni dei nostri figli e nipoti, giocano nei vicoli del nostro paese. La proposta di legge prevede che avranno un pò prima  quello che comunque otterranno appena compiuti 18 anni. Non il sangue (ius sanguinis), non il suolo (ius soli), ma l'istruzione e la cultura (ius culturae) e cioè  la capacità di comunicare,  di relazionarsi, di convivere, di rispettare regole condivise, di partecipare alla vita sociale ed economica. Si tratta di un più elevato e consapevole principio di cittadinanza. I fautori del no collegano questo principio al problema della sicurezza. A parte che le statistiche dicono che gli immigrati regolari non delinquono più dei nativi italiani. Ma poi: che paura possono fare questi bambini se, come i loro coetanei, vengono educati al rispetto e alla tolleranza? L'interculturalità è lo strumento più importante per assicurare la convivenza civile e pacifica tra culture diverse. Grazie ad essa ciò che è diverso non ci fa paura perché lo conosciamo. E ciò comporta, inevitabilmente, la diminuzione della violenza verso e da parte dello straniero. L'interculturalità sarà, in futuro, l'unico percorso praticabile per gettare le basi per una convivenza tra culture diverse. La sicurezza si conquista confrontandosi con stili di vita e di pensiero differenti. Non ci possiamo permettere, in questo momento, di chiudere gli occhi e guardare indietro. La globalizzazione ci pone di fronte a problemi inediti e drammatici, ma possiamo governarla e farne un'occasione di maggior crescita e maggiore umanità. Inoltre, in un periodo di forte calo demografico come quello che da anni stiamo vivendo in Italia, non è sicuramente un male la presenza di bambini e bambine. Lo sanno bene le maestre di scuola materna ed elementare. Lo sanno bene gli insegnanti di scuola media. "SI', dunque, alla cultura dell'integrazione, NO alla cultura dello scarto!"(Papa Francesco).

Pubblicato in La Terza Pagina

 

Continua la querelle sullo stato dell'istituto Valerio Flacco di Sezze e sulla tempistica dei lavori iniziati. Dopo l'intervento del sindaco di Sezze, è il movimento Impronta Setina a replicare.  IS ricorda al primo cittadino che la perizia strutturale dell'edificio è stata "richiesta dall’amministrazione solo dopo un consiglio comunale straordinario invocato dalla minoranza consigliare su istanza di Impronta Setina, dove l’amministrazione ha preso finalmente atto della reale situazione della scuola". Sulle accuse di allarmismo mosse dal sindaco IS chiarisce che "nessuno ha mai creato allarmismo ed anzi  - affermano - abbiamo sempre chiarito i problemi della scuola riportando nei nostri “post” ed articoli di giornale, documenti e dati certi, impegnandoci nella loro ricerca e studiandoli con massima attenzione". Inoltre "il sindaco nel mese di dicembre 2018 – al cospetto dei tanti genitori presenti presso l’aula magna della scuola - durante i saluti istituzionali – affermava che le problematiche legate alla struttura erano state superate”. Perché allora con nota del 30 maggio scorso inoltrata alla Regione Lazio il sindaco riferiva della "situazione di criticità delle strutture che richiede di intervenire con estrema urgenza per evitare la chiusura a breve del plesso scolastico Valerio Flacco?". Il movimento dello Scalo conclude affermando che "in democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica e che quando si parla di problemi di tutti si deve necessariamente fare politica".

Pubblicato in Attualità