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L'Istat (istituto nazionale di statistica) ha registrato in Italia, nell'anno appena trascorso, un crollo delle nascite. Un trend negativo che colloca il nostro bel Paese in fondo alle graduatorie europee. Mai così poche nascite! Su 100 persone che muoiono, nascono solo 67 bambini. Un Paese sempre più vecchio. Non si fanno più figli. Le culle sono sempre più vuote. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sentito il dovere di lanciare un allarme sociale oltre che demografico:" Il tessuto sociale del nostro Paese si indebolisce sempre di più e se non si inverte la tendenza si rischia il declino". Non è così negli altri Paesi europei: in Francia e in Germania, ad esempio, dopo una fase di rallentamento, aumenta la natalità. Anche da noi, negli anni '60, si registrò un baby-boom. Avere figli costituiva un valore sociale, era il coronamento dell'unione familiare, una ricchezza in tutti sensi. Appena sposati si aspettava con ansia e trepidazione la prole. Per non parlare, poi, di qualche decennio fa, quando i contadini, che costituivano la stragrande maggioranza della popolazione, facevano tanti figli perché avevano bisogno di braccia per lavorare, mettendo purtroppo persino in conto un'alta mortalità infantile. Oggi non è più così: è cambiato profondamente il modello e il sistema sociale di vita. Le giovani generazioni fanno fatica a trovare sistemazione e a sposarsi. La mancanza di lavoro sicuro e di speranza per il futuro sono un forte deterrente. Molti di loro emigrano dal Sud verso il Nord e verso Paesi stranieri. La fertilità, infatti, sta scendendo, in particolar modo, nel Meridione della Penisola. Ciò dimostra l'urgenza di creare nuova e moderna occupazione. La società dei consumi, poi, che spinge tutti noi alla ricerca spasmodica del benessere e del divertimento,  ha ridotto spazio e tempo da  dedicare ai figli. Facciamo meno figli, uomini e donne, perché  siamo perennemente affannati alla  cerca di lavoro sicuro, da un lato, e di evasioni e distrazioni varie dall'altro. Perché  ci stiamo abituando a non avere altre preoccupazioni all'infuori di noi. Perché  siamo sempre  meno avvezzi all'impegno e al sacrificio. Allevare e crescere i figli, oltre che una delle attività più naturali di ogni essere vivente, è una magnifica esperienza, ma costa fatica. Eppure in tutti i discorsi e in tutte le salse  mettiamo al centro la famiglia: tutti lo dicono ma pochi lo fanno. Occorre ricreare le condizioni di fiducia e di speranza nel futuro; occorre creare le condizioni affinché  si realizzi un welfare familiare, con servizi gratuiti e universali fin alla nascita; occorre garantire alle donne sicurezza del posto di lavoro e protezione assicurativa e contributiva in tutto l'arco della crescita del bambino, parità di opportunità e di condizioni salariali. Ma occorre anche più disponibilità e più coraggio da parte nostra  nell'affrontare la vita rendendoci  conto che i figli sono il bene più prezioso della nostra esistenza. Altrimenti, inesorabilmente, diventeremo come gli alberi senza frutti e, quando mettiamo al mondo i figli,  facciamo ricadere quasi interamente sulle spalle dei nonni il peso e l'educazione di essi. Quei nonni che avevano sognato e messo in conto l'affetto e la dedizione per i loro nipotini... ma non a tempo pieno e h24!

Pubblicato in La Terza Pagina

 

 

 

 

 

Mentre il Comune di Bassiano esulta per l'81% di raccolta differenziata raggiunta nel mese di gennaio, il Comune di Sezze profonda ad un 18,10 %, stando agli ultimi dati del dicembre scorso diramati dall’Istituto Superiore di Sanità. Sezze in penultima posizione tra i comuni della Provincia davanti alla sola Isola di Ponza (3,5%) – come ha ricordato recentemente il collega Emanuele Coletti di Latina Tu  - dove, al danno d’immagine, si aggiunge anche quello economico: i sezzesi, infatti, assieme a quelli di Ventotene (28%), Latina (23%) e Ponza, dovranno pagare in bolletta alla Provincia il massimo di aliquota aggiuntiva, pari al 5%.  Sollecitato e preoccupato, proprio ieri sera, il sindaco di Sezze Sergio Di Raimo ha lanciato un appello disperato ai cittadini, chiedendo collaborazione nel conferimento dei rifiuti.  “Cari cittadini, il comune di Sezze deve necessariamente mettersi al passo con gli altri paesi della Provincia e Regione e raggiungere il 67% di differenziata. Purtroppo oggi – ha scritto il sindaco -  siamo ad una percentuale molto bassa e lontana dall'obiettivo. È, quindi, necessario che ogni cittadino si impegni a differenziare in modo corretto così da avere effetti positivi sia dal punto di vista ambientale che economico. Il giorno in cui si conferisce l’indifferenziato– chiarisce il sindaco – le buste devono contenere solo, ed esclusivamente i rifiuti che non possono essere differenziati: non devono contenere carta, plastica, vetro, alluminio e organico che sono oggetto di raccolta in altri giorni della settimana. Se gli operatori capiscono che il conferimento è errato – aggiunge ancora Di Raimo - la busta non viene ritirata e viene posizionato l'adesivo con la scritta ..."Separare i rifiuti". Molti cittadini erroneamente conferiscono solo i giorni dedicati all’indifferenziata mischiando rifiuti di diverso tipo e vanificando gli sforzi di quanti si impegnano ad una corretta differenziazione”. Raccomandazioni giuste e sacrosante ma c’è anche da dire che, molto spesso, mentre i cittadini che pagano la tassa sui rifiuti ce la stanno mettendo tutta, altri, molto probabilmente “invisibili” ai registri della SPL, continuano a non rispettare regolamenti, vanificando e danneggiando l’impegno altrui. Mancano controlli e rispettive sanzioni, oltre che un vero censimento degli utenti residenti a Sezze.

 

Rifiuti nelle campagne di Sezze

Pubblicato in Attualità