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Domenica, 03 Gennaio 2021 07:38

I Magi ovvero l'uomo in ricerca

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo»”. (Matteo 2, 1 – 2)

Pennellate rapide, parole essenziali per raccontare una storia, per descrivere percorsi di vita che trascendono l’avvenimento in sé e si proiettano verso una prospettiva altra.

L’evento fondamentale, la nascita di Gesù a Betlemme, sembra improvvisamente scolorire, ridursi, solo apparentemente però, a sfondo sul quale si muovono i Magi, personaggi misteriosi e per molti versi indecifrabili, affascinanti e di forte impatto simbolico, i quali fanno la loro comparsa sulla scena, se ne impossessano in modo inaspettato e poi si dileguano, di loro non sappiamo più nulla. Sono come quella stella da loro seguita che, una volta compiuto il suo ciclo, scompare alla vista non perché si dissolva nel nulla, ma perché intraprende cammini ulteriori, segue una sua strada e si dirige verso un altrove sconosciuto.

Erano re? Non lo sappiamo.

Probabilmente si trattava di sacerdoti astronomi della Mesopotamia.

Erano tre, come sostiene la tradizione, anche in ragione dei doni portati al Bambino Gesù, o dodici come raccontano i vangeli apocrifi?

Francamente poco importa.  

Penso sia indispensabile raccogliere la sfida dell’essenzialità lanciataci dal Vangelo che li propone alla nostra attenzione, liberandoci di tanti inutili orpelli che ci distraggono, ci portano a intraprendere traiettorie fuorvianti e ci allontanano da quanto realmente conta.

I Magi è impossibile spogliarli di ogni significatività religiosa, estrapolarli totalmente dal contesto nel quale sono inseriti, non considerare che la loro ricerca è indirizzata verso quel bambino che credono essere il re dei Giudei, Dio. Ritengo sarebbe una operazione sbagliata e disonesta intellettualmente. Tuttavia in loro possiamo cogliere un tratto distintivo che sta alla base non solo della dimensione religiosa, la quale non appartiene a tutti, ma soprattutto del nostro essere donne e uomini: la ricerca.   

Il fascino profondo esercitato dai Magi su quanti, liberi da pregiudizi e preconcetti, si accostano alle loro figure è rappresentato dalla loro inquietudine, dal non accontentarsi della propria sapienza, dal non ritenersi arrivati e realizzati, dal non compiacersi narcisistico di loro stessi, della posizione sociale, della considerazione e del rispetto della gente.

Spegnere la curiosità, sentirsi appagati, cessare di cercare significa perdere quanto acquisito e perdersi, smarrire il bandolo dell’esistenza. 

Osservatori attenti delle stelle, studiosi del movimento degli astri, uomini con la testa per aria, persi nei loro calcoli e astrazioni? Tutt’altro! Quel loro puntare gli occhi incessantemente verso il cielo non li allontana dalla concretezza del vivere, ma anzi li rende capaci di un’autenticità che pochi posseggono. Quando scorgono il manifestarsi del segno, la stella che appare nel cielo, non si limitano a comunicare la grande scoperta ai loro conterranei, a raccogliere i loro plausi e apprezzamenti, ma intraprendono un viaggio tutt’altro che facile ed agevole. Aerei, treni e automobili al loro tempo non erano nemmeno miraggi o esercizi di fantasia.

A ben vedere poi partono con largo anticipo, fidandosi della loro scoperta. Si mettono in gioco per un obiettivo più alto e importante, per trovare qualcuno che dia un senso pieno alle loro esistenze, senza preoccuparsi dei pericoli che avrebbero potuto incontrare durante il cammino, senza la paura di fallire semplicemente perché la loro previsione magari potrebbe rivelarsi sbagliata. 

La lezione fondamentale dei Magi si racchiude tutta in queste due linee portanti sulle quali si muove la loro esistenza: ricerca e disponibilità a mettersi in cammino, abbandonando il certo e il sicuro.

Nel nostro tempo predominato dalla fiducia assoluta nella scienza e nella tecnica, dalla convinzione di poter inseguire sempre nuovi traguardi, dal credere possibile anche l’impensabile e dal disinteresse per i riferimenti valoriali stabili, ci ritroviamo sempre più soli di fronte ai dubbi esistenziali fondamentali, oppressi da un vuoto interiore, da una egolatria e autoreferenzialità che ci rendono incapaci di scoprire la nostra finalità intrinseca ed estremamente vulnerabili a causa delle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, le nostre abitudini e le nostre priorità. Continuare a fare dell’imperturbabilità e dell’indifferenza il nostro tratto distintivo, accantonare le domande, rinviare all’indefinito la ricerca delle risposte o accogliere soluzioni preconfezionate per timore di perdere le posizioni raggiunte non costituiscono alternative soddisfacenti che possano contribuire ad apportare autenticità alla nostra vita. È necessario il coraggio e l’onestà di interrogarci sul nostro progetto esistenziale e metterci in discussione radicalmente. Trovare un senso al nostro vivere significa ricondurre ad un fine ultimo, trascendente il mero contingente, quanto accade nel nostro presente, che sia positivo o negativo, viverlo come una opportunità di crescita e di maturazione, essere più forti, motivati e determinati nel prefissarci e raggiungere gli obiettivi che avvertiamo come l’esplicitazione delle nostre potenzialità e aspirazioni.

Sarebbe importante che anche noi come i Magi alzassimo lo sguardo verso l’alto, riguadagnassimo la verticalità che abbiamo smarrito inseguendo unicamente il materiale, la soddisfazione del sensibile e imparassimo di nuovo ad aspirare all’essenziale, a cogliere il manifestarsi dei segni, ci sforzassimo di leggerli e interpretarli e ci mettessimo in gioco con coraggio, intraprendendo viaggi non necessariamente di centinaia di chilometri, ma che semplicemente ci conducono verso le persone che ci camminano affianco, mariti, mogli, figli, padri, madri, amici, conoscenti….

I risultati potrebbero essere sorprendenti, anzi rivoluzionari.

Pubblicato in Riflessioni