Area Schlein di Sezze: “Il PD si rinnova, ora servono coraggio e chiarezza”
L'Area Schlein del Partito Democratico di Sezze esprime “soddisfazione per il percorso di rinnovamento avviato all'interno del circolo cittadino”. In una nota diffusa agli organi di stampa, gli iscritti sottolineano come, dopo “lunghi e travagliati sforzi”, il partito sia riuscito a superare alcune “zavorre” che avrebbero appesantito la vita interna negli ultimi anni, aprendo così spazio a una nuova fase politica.
Ecco il comunicato stampa :
È con vera soddisfazione che, come iscritti al PD di Sezze, apprendiamo della buona riuscita del percorso di rinnovamento del nostro partito. Dopo lunghi e travagliati sforzi finalmente il partito è riuscito a liberarsi di inutili zavorre! Lasciando spazio a persone di spessore, da sempre dirigenti del partito democratico a livello locale e provinciale, che siamo sicuri possano dare un grande contributo elettorale e amministrativo abbiano sempre il coraggio di confrontarsi con l'elettorato. Siamo altresì lieti dell'ingresso nel partito di nuove energie provenienti dal civismo e auguriamo loro di poter risolvere le sorti della sinistra setina e soprattutto di poter finalmente raggiungere l'obiettivo, dopo i tentativi di passate elezioni, di andare finalmente a rappresentare i cittadini nella massima assise cittadina. Siamo sicuri che avranno a cuore il vero "Bene comune".
Il PD è casa nostra e per parte nostra auguriamo il meglio a questa nostra casa rinnovata. Il rinnovamento oltre che invocato va praticato e precisato nel significato per rendere credibile. Facendo altresì molta attenzione a gestire temi quali: alleanze, rinnovamento e responsabilità politiche. Questioni che, in attesa di documenti e posizioni ufficiali del circolo setino, rilanceremo negli organismi provinciali tramite Luigi De Angelis e altri membri della direzione provinciale.
Ringraziamo altresì chi nel PD negli ultimi mesi ha pensato a qualcuno di noi da proporre come portabandiera di tutto il centrosinistra. Continueremo a fare i semplici militanti del partito ea dire la nostra su Sezze. Solo per Sezze. Con libertà di proposta, di critica e sempre aperti al confronto.
Il paradosso del ricorso: le spese legali superano i sostegni per il minore disabile
Con la sentenza n. 12458/2025, depositata il 24 giugno 2025, il TAR Lazio ha stabilito che un minore con disabilità residente nel territorio del ASL RM 5 e del Comune di Colleferro ha diritto all'elaborazione di un “Progetto di vita individuale” da parte delle istituzioni: un piano che preveda sostegno educativo, riabilitativo e sociale, come previsto dall'articolo 14 della Legge 328/2000.
Il valore economico indicatore per garantire le attività necessarie al minore è stato fissato dal TAR in circa 20.000 euro annui — una cifra che i giudici VEDONO “non insormontabile” per un'amministrazione locale, e che non può essere subordinata a motivazioni di bilancio quando in gioco ci sono diritti fondamentali. Nonostante la pronuncia, né l'ASL né il Comune di Colleferro hanno dato piena esecuzione al provvedimento. Invece di avviare il Progetto di vita e garantire i sostegni indicati, le istituzioni — pur definendo la proposta della famiglia “rispondente alle necessità di vita” — hanno sostenuto di non avere risorse economiche e di non disporre di “decreti attuativi definiti e chiari”.
Ma non solo non è arrivato l'aiuto: le amministrazioni hanno deciso di impugnare la sentenza presentando appello al Consiglio di Stato.
Il paradosso economico: 21.000 euro per difendersi
Il dato più clamoroso di tutta la vicenda — che ha fatto scattare l'indignazione della famiglia e delle associazioni per i diritti delle persone con disabilità — riguarda i costi legali sostenuti dal Comune di Colleferro per fare ricorso. La parcella dell'avvocato incaricato per l'appello ammonta, sorprendentemente, a 21.000 euro: cioè — e qui sta l'assurdo — oltre l'intero valore annuo stimato dal TAR per garantire al minore un anno di sostegni .
Da un lato, dunque, la famiglia aspetta da anni che vengono attuati diritti fondamentali già riconosciuti dal giudice. Dall'altro, l'amministrazione spende più per contestare la decisione che non per attuarla. Un paradosso che, come sottolinea l'ANFFAS Nazionale, mette in luce l'incoerenza tra la retorica delle istituzioni sul diritto alla dignità delle persone con disabilità e la concretezza delle scelte amministrative. "L'intera vicenda - sottolineano dall'ANFFAS - soprattutto per gli effetti che continua a produrre sul minore con disabilità e sulla sua famiglia, che a distanza di tanto tempo non dispone ancora di un Progetto di vita adeguato ai propri bisogni, apre sicuramente una riflessione più ampia sulla sua gestione complessiva. Ciò che colpisce, infatti, è che il Comune di Colleferro, anche in qualità di Comune capofila del Distretto Sociosanitario RM5/6 (Delibera di Giunta n. 144 del 17 luglio 2025), abbia ritenuto opportuno incaricare un legale per il giudizio innanzi al Consiglio di Stato, sostenendo un costo pari a quello necessario per garantire l'intero anno di sostegni previsti dal Progetto di vita del minore»".
Una questione di principio: diritti inalienabili o conti da pareggiare?
La vicenda non riguarda solo un singolo caso: è emblematica di un problema più ampio, che riguarda l'intero sistema di tutela delle persone con disabilità grave. Il TAR Lazio, con la sua decisione, ha ricordato che la realizzazione del diritto fondamentale a una vita dignitosa non può essere in nessun modo compressa per ragioni di bilancio. Eppure — come scrivere l'ANFFAS e la famiglia — la strada resta un calvario: ricorsi, rinvii, costi legali, tempi lunghi. Il risultato è che un bambino con disabilità resta sospeso tra diritto riconosciuto e concreto abbandono istituzionale".
L'appello al Consiglio di Stato e la speranza di una svolta
Con il ricorso al Consiglio di Stato, la palla torna nelle mani delle istituzioni: tra pochi mesi si deciderà se confermare la sentenza del TAR o ribaltarla. Ma, per quel bambino e la sua famiglia, l'attesa — e la sospensione della loro vita — continua.
Per questo, la vicenda merita un'attenzione pubblica decisa: non solo come caso isolato, ma come simbolo della necessità di trasformare davvero in diritti concrete le norme che proteggono le persone con disabilità. Da genitori «Continuiamo a lottare perché un giorno i nostri figli non hanno più bisogno di una sentenza per essere considerati PERSONE».
