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Nelle ultime elezioni regionali, con tre vittorie nette dei candidati favoriti — Alberto Stefani (centrodestra), Antonio Decaro e Roberto Fico (centrosinistra) — si è chiuso il voto rispettivamente in Veneto, Puglia e Campania.
Se il risultato appariva scontato fin dagli inizi, a imporsi davvero è stato l’astensionismo, che in queste tornate elettorali ha assunto dimensioni di massa, trasformandosi nel “primo partito” con un’insolita maggioranza assoluta.

Il calo dell’affluenza, stimato intorno al 14% rispetto alle ultime regionali, evidenzia che poco più di quattro elettori su dieci hanno deciso di recarsi alle urne, cifra che segna il distacco sempre più profondo tra rappresentanza politica e Paese reale.

L’astensione elettorale è la rinuncia volontaria alla partecipazione al voto, che può derivare da disillusione, sfiducia nella politica, motivi personali, difficoltà organizzative o disinteresse.
Questo fenomeno, sempre più diffuso, indebolisce la partecipazione politica e i fondamenti democratici della società, contribuendo al calo dell’affluenza registrato nel nostro Paese.

È chiaro che l’elevato astensionismo è considerato una patologia per la democrazia, poiché un’ampia non partecipazione indebolisce il principio di rappresentanza tra eletto ed elettore, minando la legittimità e la solidità del sistema democratico stesso.
Questo fenomeno ha preso piede a partire dagli anni ’70.

Se, finita la guerra, i cittadini italiani si sentivano onorati di poter partecipare alla vita politica della Repubblica dopo anni di dittatura, con l’avvento dei numerosi scandali legati ai partiti, verso la fine degli anni ’70 la fiducia degli aventi diritto ha cominciato a venir meno.

Ecco perché tutti i partiti politici, anziché rivolgersi soltanto ai loro elettori (i tifosi della “curva”), dovrebbero rivolgersi soprattutto a coloro che non vanno più a votare e che occorre evitare di perdere definitivamente su questa strada sbagliata.

Per fare ciò, credo che vada costruita una repubblica delle autonomie ben funzionanti: ciò significa riportare le risorse a livello territoriale, ossia ai Comuni, perché è lì che risiedono i problemi dei cittadini e non nei “salotti buoni”, e riportare le Regioni a svolgere il loro ruolo di programmazione, per il quale sono nate.

Va riconsiderata la legge elettorale, rendendola più vicina ai cittadini, affinché possano decidere e sapere chi li rappresenterà, evitando liste preconfezionate dai segretari di partito. Forse è opportuno adottare una legge che tenga conto delle preferenze, che limiti le liste bloccate e la possibilità delle candidature multiple, e che dica no al “primariato della persona sola al comando”.

Come più volte detto, ciò non significa ritornare al centralismo, ma tentare di riavvicinare tutti coloro che oggi si sono allontanati dal voto, non trovando spazio in politica e sentendosi sempre più sfiduciati da chi dovrebbe rappresentarli.

Pubblicato in L'Approfondimento

 

«Ogni giorno ascolto esigenze diverse da parte dei cittadini. Tutte legittime, tutte importanti. Ma alcune, per loro natura, devono essere considerate prioritarie. Tra queste c’è il diritto di un ragazzo con disabilità ad accedere senza ostacoli al proprio istituto scolastico». Così il consigliere comunale dott. Luigi Rieti, capogruppo della lista Identità Setina, commenta l’avvio dei lavori per l’installazione – di fatto ex novo – dell’ascensore nella scuola secondaria di primo grado di Via San Bartolomeo.

Un intervento che, come spiega lo stesso Rieti, non è soltanto una questione tecnica, ma investe il cuore della Carta costituzionale: «Il diritto allo studio, garantito dall’articolo 34, appartiene a tutti. E l’articolo 3 impone alle istituzioni di rimuovere gli ostacoli che ne impediscono la piena realizzazione. Le barriere architettoniche non sono un dettaglio: sono ostacoli reali alla dignità, alla partecipazione, alla vita quotidiana».

A far emergere la criticità in modo netto è stata la segnalazione della madre di uno studente con disabilità: «Un racconto che mi ha colpito profondamente – racconta Rieti –. Era impossibile restare indifferenti davanti a una richiesta così semplice e così giusta. Da lì è iniziato il lavoro con l’amministrazione comunale».

Le verifiche tecniche hanno rivelato un quadro peggiore delle aspettative: l’ascensore dell’istituto non era semplicemente inattivo, ma non aveva mai funzionato. «Pensavo si trattasse di un guasto – spiega il consigliere –. Invece ho scoperto che non si poteva intervenire con una riparazione: bisognava ricominciare da zero, con un nuovo percorso amministrativo».

A pesare, come spesso accade, sono stati i vincoli di bilancio: «I Comuni sono spesso lasciati soli, e gli edifici scolastici richiedono interventi continui e costosi. Le risorse non sono infinite e ogni anno le maglie del bilancio si stringono. Ma quando si parla di diritti fondamentali, la scelta è obbligata».

Nonostante le difficoltà, il lavoro congiunto tra il Sindaco, l’assessore Bernabei e l’intero esecutivo ha portato all’inserimento di una voce dedicata nel bilancio comunale. «Oggi posso finalmente annunciare – afferma Rieti – che con la determina n. 681 del 10 novembre 2025, pubblicata ieri, il settore servizi al territorio, diretto dall’architetto Stamegna, ha affidato i lavori a una ditta specializzata. Un passo atteso da anni, che ora diventa realtà».

Un risultato che il consigliere rivendica con convinzione: «Nonostante tempi, procedure e limiti economici, ce l’abbiamo fatta. I nostri ragazzi – soprattutto quelli che affrontano difficoltà quotidiane – hanno il diritto di vivere la scuola nella sua interezza, senza barriere che li separino dai compagni o dalle opportunità educative».

Infine, una riflessione sul senso dell’impegno pubblico: «Fare politica significa ascoltare, assumersi responsabilità e mettersi al servizio della comunità. Non sempre abbiamo tutte le risorse, ma abbiamo il dovere morale di provarci. Continueremo a lavorare affinché nessun ragazzo a Sezze si senta escluso. Le barriere, siano esse fisiche o sociali, vanno abbattute. Sempre».

Il consigliere Rieti dedica questo importante risultato raggiunto all'alunno disabile e alla compianta Simona Santia, sua moglie, docente di Sezze, la quale aveva a cuore la vicenda dell'ascensore. 

 

Pubblicato in Politica
Giovedì, 27 Novembre 2025 09:46

Luminarie natalizie, suggestive ma costose...

 

 

Con la Determinazione del Settore Sviluppo Locale – Registro delle Determinazioni n. 722 del 21/11/2025 , che riporta il visto di regolarità contabile per l'assunzione dell'impegno di spesa , il Comune di Sezze ha destinato € 20.740,00 all'allestimento delle luminarie natalizie per il 2025.
Una cifra significativa, che ancora una volta riaccende il dibattito sul rapporto tra la bellezza dell'illuminazione pubblica durante le festività e i costi che le amministrazioni locali devono sostenere.

Ogni anno, infatti, le luminarie rappresentano un simbolo di festa e un elemento estetico che contribuisce a creare atmosfera nelle vie del paese. Ma dietro quelle luci scintillanti si nasconde un impegno economico non trascurabile, soprattutto per le comunità di medie e piccole dimensioni.

Un investimento che fa discutere

La domanda che molti cittadini iniziano a porsi è semplice: ha senso spendere così tanto? Soprattutto in un periodo in cui i Comuni faticano a finanziare manutenzioni ordinarie, servizi sociali e attività culturali, strade, scuole. In molti territori si registrano dibattiti accesi: c'è chi ritiene le luminarie un lusso necessario per mantenere vivo lo spirito natalizio e sostenere le attività commerciali, e chi invece crede che una parte di quei fondi potrebbe essere utilizzata in modo più partecipativo e sostenibile.

Un'alternativa possibile: coinvolgere i cittadini

Un'idea che sta prendendo piede in diverse realtà italiane è coinvolgere attivamente le associazioni ei residenti . Invece di centralizzare tutta la spesa, il Comune potrebbe:

  • destinare una somma minore come contributo di base;
  • ripartire il budget tra associazioni, comitati di quartiere o gruppi di volontari;
  • incentivare ogni rione ad aggiungere la propria zona in modo creativo;
  • Organizzare una competizione tra quartieri , premiando quello più bello, originale o sostenibile.

Questo approccio avrebbe diversi vantaggi:
ridurrebbe i costi , alimenterebbe il senso di comunità , stimolerebbe la partecipazione e darebbe vita a un Natale più autentico e sentito.

Creatività, partecipazione e sostenibilità

Le decorazioni realizzate dai cittadini renderebbero ogni rione unico, valorizzando l'identità locale e dando spazio alla creatività di adulti, bambini, associazioni culturali e sportive. Inoltre, si potrebbero favorire materiali riciclati, luci a basso consumo e soluzioni artigianali, rendendo l'iniziativa anche più sostenibile.

Un concorso finale, magari con una votazione pubblica o una giuria di esperti, darebbe all'evento una dimensione ludica e aggregante.

Il Natale come opportunità di comunità

Le luminarie non sono solo decorazioni: sono un simbolo collettivo. Ma perché non trasformare questo rito annuale in un'occasione per rafforzare il senso di appartenenza , invece di un semplice costo da sostenere?

Coinvolgere i cittadini potrebbe significare non rinunciare alla bellezza del Natale, ma ripensarla in modo più vicino alla comunità , riducendo la spesa pubblica e aumentando il valore sociale.

 

Pubblicato in Attualità