In assenza di consenso è violenza.
È questo il cuore della riforma sulla violenza sessuale in discussione in Parlamento, il cui testo è stato approvato a larga maggioranza dalla Camera dei Deputati e il cui iter al Senato è stato fermato dalla Lega di Salvini, ormai sempre più schierata su posizioni ultraconservatrici e di negazione dei principi fondamentali di libertà e di tutela dei diritti delle persone.
L’introduzione del principio del consenso libero ed attuale rappresenterebbe una vera e propria rivoluzione del contenuto dell’art. 609 bis del codice penale, una modifica radicale del modo in cui il reato di violenza sessuale è stato fin qui definito, interpretato e perseguito, oltre che un atto di grande civiltà in grado di spazzare via ogni zona grigia statuendo in modo netto che la violenza sessuale si concretizza ogni volta in cui manca appunto un consenso “pieno, consapevole e attuale”.
- Cosa significa “consenso libero e attuale”?
Il consenso deve essere senza pressioni, manipolazioni psicologiche, condizioni di soggezione, paura e dipendenze emotive o materiali e quindi volontario e autonomo. In assenza di libertà non è possibile parlare di consenso.
Il consenso per essere attuale deve esistere nel momento in cui l’atto sessuale avviene. È da escludere che possa essere presunto e non basta che sia stato dato in passato, cioè un “sì” espresso in una fase precedente della relazione e men che meno della serata, ma deve esserci “qui e ora”, ben potendo trasformarsi in “no” successivamente, anche durante il rapporto.
- La normativa vigente non è sufficiente.
L’attuale art. 609 bis c.p. collega la violenza sessuale alla violenza, alla minaccia, all’abuso di autorità o all’abuso di inferiorità fisica o psichica. Una tale impostazione lascia un vuoto previsionale e precisamente lascia impunite tutte le situazioni in cui manca una reazione. In altri termini l’assenza di una violenza fisica evidente, di un elemento coercitivo manifesto fa in modo che non venga riconosciuto il concretizzarsi del reato di violenza sessuale. La nuova normativa elimina questa zona grigia e spazza via ogni ambiguità, per cui anche se la persona non urla, non si oppone fisicamente, comunque non sussiste un consenso valido.
- La nuova normativa
Il nuovo testo dell’art. 609 bis c.p., come approvato alla Camera dei Deputati, afferma che si configura una violenza sessuale ogni qualvolta una persona “compie o fa compiere o subire atti sessuali a una persona senza il consenso libero e attuale della stessa” e le ipotesi in cui vi sia violenza, minaccia, abuso d’autorità o condizione di inferiorità vengono previste come circostanze aggravanti.
Se effettivamente la nuova formulazione dell’art. 609 bis c.p. dovesse essere approvata, muterebbe radicalmente l’elemento centrale e distintivo del reato, non più identificabile con la coercizione, ma con la tutela della libertà sessuale della persona.
- Il profilo probatorio
La nuova normativa produrrebbe un mutamento anche sotto il profilo dell’accertamento istruttorio. Le indagini dovranno verificare non più solo il ricorrere di violenze o minacce, ma ricostruire lo stato psicologico e fisico della vittima, le interazioni tra le parti, il contesto, le condizioni in cui si trovava la persona offesa, gli eventuali segnali chiari di dissenso, il comportamento dell’indagato prima, durante e dopo.
Fondamentale è poi che la riforma mira a rendere più semplice l’essere credute da parte delle vittime, le quali non devono accolte con sospetto pregiudiziale, ma ascoltate con professionalità, attenzione e rispetto. Sicuramente aumenteranno il numero delle denunce, perché molte vittime finora non hanno denunciato per paura di non essere credute, ma questo rappresenta certamente un passo importante per aiutare a far emergere ed a sradicare la violenza sessuale all’interno della nostra società.
- L’impatto culturale.
L’ambizione della riforma è quella non di modificare semplicemente una norma giuridica, ma di incidere sulla cultura del nostro Paese e di contribuire a far affermare l’idea fondamentale che l’unico comportamento sessuale lecito è quello basato sul consenso, per cui la mancanza di un “no” non è un “sì”, il silenzio non è un “sì”, la paura può paralizzare, una persona in stato di inferiorità, shock o turbamento non può esprimere consenso.
La legge sul consenso libero ed attuale rappresenta uno dei più importanti passi avanti nella tutela della libertà sessuale in Italia dagli anni ’90 a oggi, in quanto protegge più efficacemente le vittime, definisce con nettezza il confine tra liceità e reato e responsabilizza chiunque intraprenda un comportamento sessuale.
La scelta della Lega di arrestare o comunque rallentare l’iter dell’approvazione della nuova normativa al Senato è un atto scellerato, un’ulteriore violenza perpetrata ai danni delle donne, ancor più perché basata su motivazioni destituite di ogni fondamento giuridico e fattuale. L’affermazione di Matteo Salvini secondo il quale “Questa sorta di consenso preliminare, informato e attuale, così come è scritto, lascia lo spazio a vendette personali, da parte di donne e uomini, che senza nessun abuso userebbero una norma vaga per vendette personali che intaserebbero i tribunali” è incommentabile, assurda e frutto di una cultura patriarcale e discriminatoria nei confronti delle donne.