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Venerdì, 07 Novembre 2025 16:59

Le contraddizioni del mondo del lavoro

 

 

La narrazione dei dati statistici del nostro Paese e del Governo dice che il mondo del lavoro in Italia è caratterizzato da un tasso di occupazione in crescita, che ha raggiunto livelli record, ma anche da sfide persistenti come la carenza di competenze e un’elevata percentuale di inattivi.
Le aziende cercano personale ma faticano a trovare candidati qualificati, mentre i lavoratori, insoddisfatti, sono più propensi a cambiare impiego per migliorare le proprie condizioni.

Il tasso di occupazione, secondo i dati nazionali, è in crescita, con un aumento di 226.000 unità nel secondo trimestre del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024. Questo trend, sebbene positivo, non ha ancora colmato il divario con la media europea.

Il tasso di disoccupazione, sempre secondo i dati, è in calo, raggiungendo il 6,0% a settembre 2025, il livello più basso registrato da diversi anni, e aumentano i contratti a tempo indeterminato. Tuttavia, è in aumento il tasso di inattività, soprattutto per quanto riguarda le donne, che raggiunge il 33% a settembre 2025.

Sull’occupazione giovanile, i giovani sotto i 35 anni mostrano ancora segnali di debolezza, a differenza delle altre fasce di età.
Le imprese lamentano una significativa carenza di figure professionali, soprattutto di livello intermedio – muratori, tornitori, fresatori, ecc. – a causa di una formazione insufficiente e del limitato ingresso di nuove figure nel mercato del lavoro.

Molte aziende faticano a trattenere i dipendenti, che sono sempre più propensi a cambiare lavoro per migliorare il proprio stipendio e le opportunità di carriera.

Sempre secondo questi dati nazionali e il Governo, i benefit, come il lavoro da remoto e le assicurazioni sanitarie, stanno diventando sempre più importanti per attrarre e trattenere i talenti. A loro dire, abbiamo un Paese dove tutto va per il meglio.

Intanto, va detto che il tasso di occupazione si calcola dal rapporto tra la popolazione attiva (dai 15 ai 64 anni) e quella totale. In questo dato incidono i 14 milioni di persone oltre i 64 anni e la diminuzione delle nascite, che porta a soli 10 milioni di adolescenti.
La popolazione è in diminuzione da anni: 369.944 nascite in meno. E ciò incide sul tasso di occupazione.

Le ore lavorate sono inferiori a quelle del 2007-2008.
Da oltre 26 mesi la produzione industriale è in calo; la cassa integrazione è sempre più in aumento (+30,4%).

I dati rilevati mese per mese, e in particolare quelli del periodo estivo, mostrano che l’occupazione aumenta sempre, specie nel settore del turismo e dei servizi.
L’ISTAT non conteggia le persone che lavorano, ma il numero dei contratti. È noto che, specie per i contratti part-time, ci possono essere più contratti per la stessa persona.

Ogni anno oltre 190.000 giovani lasciano il nostro Paese. Oggi abbiamo più emigrati che immigrati.
I disoccupati in Italia non sono il 6%, ma arrivano a oltre 4,5 milioni, includendo gli inattivi disponibili e scoraggiati che vorrebbero un lavoro.

Il tasso di precariato rimane al 17,3%. Tra i 5 milioni di lavoratori autonomi contiamo centinaia di migliaia di finte partite IVA e 300 mila collaboratori: della serie “vuoi lavorare? Apriti una partita IVA”.
Le donne inattive sono 2,7 milioni, gli uomini 104 mila.
Ci sono 2,6 milioni di lavoratori a tempo indeterminato ma part-time, e molti ultra cinquantenni che ritardano l’uscita dal mondo del lavoro per l’aumento dell’età pensionabile.

Più di 4,6 milioni di lavoratori hanno contratti scaduti, mentre oltre 170 mila si trovano in crisi aziendali.
Abbiamo i salari più bassi d’Europa e un’inflazione più alta rispetto alla media europea, che negli ultimi anni è arrivata al 17,3%.
Il salario minimo è presente in 22 Paesi europei; in Italia viene combattuto in modo vergognoso: 9 euro l’ora, ovvero 1.200 euro al mese. In Germania oggi è a 15 euro l’ora.

Le condizioni di vita sono sempre più difficili: i pensionati sono il “bancomat” di ogni finanziaria, e i redditi delle famiglie sono addirittura al di sotto dei livelli del 2008.
Solo la spesa sanitaria riduce il loro potere d’acquisto da anni.

La finanziaria del Governo Meloni che fa? Galleggia – grazie al PNRR – ma nulla fa per gli investimenti e la ripresa economica, nulla per i lavoratori, se non pochi spiccioli al ceto medio e pensioni al minimo (poco più di 3 euro al mese), condoni per gli evasori e tanti soldi per gli armamenti e per il Ponte sullo Stretto di Sicilia.
Nel frattempo si tagliano i servizi essenziali per i cittadini.

Pubblicato in L'Approfondimento