Salta l'uscita a teatro perché il Comune di Sezze non garantisce trasporto agli alunni
È bastata una comunicazione dell’Ente Locale per far saltare l’uscita a teatro di tre classi della scuola Caio Valerio Flacco. Il motivo? Il Comune non sarebbe in grado di assicurare il trasporto extrascolastico. Risultato: i bambini restano a scuola, mentre gli altri compagni assisteranno regolarmente allo spettacolo organizzato da Matuta Teatro.
Le classi coinvolte sono la 3A e la 3B della Primaria di Melogrosso e la sezione F della Scuola dell’Infanzia di via Bari. Per loro la partecipazione è rimandata “a data da destinarsi”, formula ormai diventata un classico quando mancano mezzi, risorse o volontà organizzativa.
La decisione ha sollevato più di un malumore tra i genitori: "Com’è possibile che un Comune non riesca a garantire neppure il trasporto per un’attività didattica programmata da tempo?
L’uscita teatrale non è un capriccio, ma un momento educativo importante — e per i bambini esclusi, soprattutto i più piccoli, una delusione evitabile.
Ancora una volta, un semplice problema logistico si trasforma in un ostacolo che penalizza solo alcune classi, creando disparità all’interno della stessa scuola. Resta ora da capire se e quando verrà fissata una nuova data… e se il Comune deciderà finalmente di garantire un servizio essenziale come il trasporto scolastico.
Il Presepe a Sezze: Tradizione, Arte e Comunità
Ogni anno, con l’arrivo del periodo natalizio, il comune di Sezze si anima di luci, colori e magia grazie all’impegno dei numerosi volontari che realizzano splendidi presepi. Queste rappresentazioni della Natività non sono solo simboli religiosi, ma diventano veri e propri punti di incontro per la comunità, capaci di raccontare storie, tradizioni e l’identità del nostro territorio.
Le origini della tradizione del presepe
La parola “presepe” deriva dal latino praesaepe, che significa “mangiatoia” o “recinto per animali”, richiamando direttamente il luogo in cui fu deposto il Bambino Gesù. Le prime rappresentazioni della Natività risalgono ai primissimi secoli del Cristianesimo, con immagini e affreschi nelle catacombe romane, ma il presepe come lo conosciamo oggi nasce nel 1223, quando San Francesco d’Assisi allestì a Greccio il primo presepe vivente documentato, coinvolgendo persone e animali in una celebrazione della Messa. Da allora, la tradizione si è diffusa e arricchita nel corso dei secoli: dai presepi statici nelle chiese e nei conventi alle composizioni artistiche e artigianali nelle case, ogni regione italiana ha sviluppato stili e caratteristiche uniche, mantenendo vivo il legame tra fede, arte e cultura popolare.
Il presepe non è solo una rappresentazione della Natività, ma un simbolo di valori universali: pace, solidarietà, umiltà e condivisione. Attraverso questa rappresentazione, la Natività diventa tangibile e concreta, un messaggio visivo e universale capace di avvicinare persone di ogni età.
Per Sezze, i presepi allestiti ogni anno dai volontari rappresentano anche una preziosa occasione di coesione sociale e partecipazione, coinvolgendo famiglie, giovani e anziani in un progetto comune che rafforza il senso di comunità. È una tradizione che collega generazioni, custodendo la memoria storica e culturale del territorio e valorizzando l’arte, la manualità e la creatività locali.
Tra le installazioni più note e ammirate ci sono due presepi in particolare:
Il presepe sul Piazzale delle Regioni a Sezze Scalo, colpisce per la sua suggestiva realizzazione con statue ad altezza naturale, che danno vita a una scena della Natività sorprendentemente realistica. Le figure sono disposte sotto una piccola installazione, creando un’atmosfera raccolta e intima, dove non mancano dettagli come il pastorello e la pecorella, che completano il quadro e trasmettono tutto il fascino della tradizione natalizia. Una tappa imperdibile per chi vuole immergersi nella magia del Natale a Sezze.
Il presepe di località Casali incanta per la sua location naturale straordinaria: le statue sono disposte su una colata di muschio verde, con alle spalle una pietra viva di roccia che fa da scenografia naturale. La combinazione tra elementi naturali e figure della Natività crea un effetto magico e suggestivo, trasformando il presepe in un piccolo angolo di poesia e spiritualità nel cuore di Sezze.
Questi presepi non sono solo un piacere per gli occhi, ma anche una testimonianza della generosità e della dedizione della comunità: un invito a vivere il Natale come momento di condivisione e di bellezza condivisa.
Perché mantenere viva la tradizione
Mantenere viva la tradizione del presepe a Sezze significa custodire la memoria collettiva, rafforzare i legami sociali e valorizzare la cultura locale. È un modo per insegnare alle nuove generazioni il valore della partecipazione, della creatività e della spiritualità, creando un rito collettivo che unisce passato e presente.
Ogni anno, visitare i presepi di Sezze diventa così un’esperienza che va oltre la semplice contemplazione: è un gesto di vicinanza alla comunità, un’occasione per riscoprire la bellezza di una tradizione millenaria che continua a illuminare il cuore del nostro paese.
Sezze riscopre le sue radici con la Rievocazione Medievale del “Fuoco di Natale”
Il Comune di Sezze torna a celebrare la propria identità storica con la tradizionale Rievocazione Medievale del “Fuoco di Natale”, un appuntamento che rievoca antichi rituali comunitari e rende omaggio allo Statuto Comunale del 1520. L’iniziativa mira a recuperare e valorizzare la memoria locale, rafforzando il legame tra la città e le sue tradizioni più profonde.
Lunedì 24 dicembre, alle ore 10:00, in Piazza dei Leoni, si terrà l’accensione del fuoco rituale, accompagnata da figuranti in abiti d’epoca e da atmosfere musicali medievali. A seguire si svolgerà la cerimonia ufficiale, alla presenza del Sindaco e delle autorità locali, momento centrale della manifestazione.
La giornata si concluderà con un brindisi augurale e con la degustazione di alcuni prodotti citati nello Statuto del 1520, tra cui la tradizionale cupeta e sfiziosi dolcetti allo zenzero, per un tuffo autentico nei sapori del passato.
Con questa iniziativa Sezze rinnova il proprio impegno nella tutela delle tradizioni storiche, offrendo alla cittadinanza e ai visitatori un’occasione di incontro, cultura e memoria condivisa.
Perché la difesa dei territori è la nuova frontiera della democrazia
Per decenni la politica internazionale ha continuato a ragionare secondo le lenti deformanti del vecchio bipolarismo. Stati Uniti ed Europa, anche dopo il 1991, hanno letto il mondo come se esistesse ancora un “blocco sovietico”, una minaccia monolitica e ideologica a cui contrapporre un Occidente altrettanto compatto. Questa narrativa, rassicurante e funzionale alla costruzione di consenso interno, ha però oscurato l'emergere di un mondo radicalmente diverso: multipolare, instabile, non più riducibile a un singolo antagonista da contenere.
Negli ultimi vent'anni l'Occidente ha spesso reagito a questa complessità con schemi semplicistici: l'allargamento a est e la militarizzazione dei confini come risposta alle paure nate dal vuoto lasciato dal crollo dell'URSS; interventi “umanitari” rivelatisi spesso fallimentari; la pretesa di universalizzare modelli politico-economici pensati per un'altra epoca.
La realtà, intanto, avanzava in silenzio: la Cina trasformava la sua proiezione economica in influenza geopolitica; l'India emergeva come potenza autonoma; il Sud globale recuperava voce e risorse; attori regionali come Turchia, Iran, Arabia Saudita ridisegnavano equilibri secolari. L'era dei blocchi è finita, ma l'Occidente continua a comportarsi come se non l'avesse capito.
Questa miopia ha avuto conseguenze pesanti anche all'interno delle nostre società.
Mentre ci si ostinava a cercare un nemico lontano, si ignoravano i conflitti vicini: l'impoverimento dei territori, lo spopolamento delle aree interne, il degrado ambientale, la perdita di coesione sociale, l'erosione delle economie locali travolte dalla globalizzazione finanziaria. Abbiamo difeso confini astratti e interessi strategici spesso indefiniti, ma abbiamo dimenticato di difendere ciò che rende vivo un Paese: le sue comunità, la sua terra, i suoi beni comuni.
Oggi, in un presente multipolare fatto di relazioni non gerarchiche, catene del valore globale e vulnerabilità interdipendenti, la “difesa” più urgente non è quella che si misura in spesa militare, ma quella che si costruisce con la cura quotidiana dei territori. Significa proteggere le risorse naturali, rallentare l'erosione delle campagne, risanare le città, investire in infrastrutture locali sostenibili. Significa ricostruire un tessuto di solidarietà che non sia retorica ma pratica, capace di tenere insieme economie comunitarie, mutualismo, servizi essenziali, e nuove forme di partecipazione democratica.
La sfida geopolitica dei prossimi anni non sarà la vittoria di un blocco sull'altro – perché i blocchi non esistono più – ma la capacità dei popoli di rigenerare il proprio spazio vitale. Difendere il territorio significa ridare senso alla politica: riportarla vicino alle persone, alle loro esigenze materiali, alla loro sicurezza reale. In un mondo frammentato, la stabilità nasce da comunità sane, non da equilibri di potenza sempre più fragili.
Per questo occorre un impegno collettivo: amministrazioni, cittadini, associazioni, imprese. La cura del territorio è la prima e più concreta forma di sovranità democratica; è l'unico terreno su cui si incrociano ambiente, economia, solidarietà e qualità della vita. L'Occidente potrà ritrovare credibilità nel mondo multipolare solo se tornerà a prendersi cura di sé, smettendo di inseguire i fantasmi del passato.
Rinascere è possibile. Ma si comincia sempre da casa.
