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di

Giancarlo Loffarelli

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Pubblicata da Edizioni Croce in quest’anno che sta per terminare, l’ultima silloge poetica di Franco Frainetti, Gioco a rincorrermi, con Prefazione del poeta Antonio Veneziani, si rivela una manifestazione sempre più esplicita di ciò che l’Autore intende per “poesia” e, forse, per “arte”, considerata la sua poliedrica attività artistica (architetto, pittore, poeta).

Una prima dichiarazione di questa sua poetica è annunciata fin dal titolo, Gioco a rincorrermi. È come se Frainetti volesse fin da subito dichiarare la struttura circolare della sua dinamica artistica: egli parte dal proprio “io”, com’è tipico di ogni prospettiva lirica, per immergerlo in una piega del mondo dalla quale egli riaffiora come un “sé” nuovo, pronto a ricominciare il percorso, perdendosi in questo gioco circolare.

Un’iconica esemplificazione di questa dinamica la troviamo a pagina 65: “Perso/tra le nuvole/sul vetro:/sono un riflesso.” Qui è l’immagine del riflesso a determinare la struttura circolare a cui si accennava: chi scrive è colui che guarda e colui che viene guardato nel riflesso del vetro in cui l’atto del guardarsi poggia sull’oggetto esterno al soggetto, cioè le nuvole.

Gli altri versi, nella stessa pagina, scompigliano le cose e i sensi evocati ma mantengono l’identica struttura dei versi precedenti: “In questa stanza/in ombra/sono voce/di piccole cose.” Se nei quattro versi precedenti l’oggetto era costituito dalle nuvole e il gioco a rincorrersi prodotto dal riflettersi sul vetro, qui l’oggetto sono le piccole cose nella stanza e il gioco è prodotto dal rimbalzo sinestetico della voce nell’ombra.

E proprio le sinestesie esprimono una seconda dichiarazione della poetica di Franco Frainetti. L’intera raccolta trabocca, infatti, di spericolate sinestesie che, con ricercato ossimoro, rivestono di atmosfere barocche un poetare il quale, invece, è costruito a sottrarre. “Accarezzami come un suono” (p. 14), “oscuri silenzi” (p. 17), “sogno cieco” (p. 18), “stelle senza voce” (p. 47), “oscuro è il silenzio” (p. 50), “silenzio del lenzuolo” (p. 53), “canto della notte” (p. 55), “rumori dei sorrisi” (p. 63), “aria […] nuda” (p. 66)… e si potrebbe continuare!

Infine, in una raccolta poetica in cui il gioco a rincorrersi colloca l’Autore ai poli opposti di questo che altro non è che un processo di autocoscienza, a volte delicato, a volte violento, una terza dichiarazione di poetica è il gioco a far scontrare gli opposti. Riporto qui soltanto alcuni componimenti costruiti affiancando opposti: Dormirò/nei tuoi silenzi/fingendomi/rumore.” (p. 17), “Fiori/senza odori.” (p. 26), “Le parole dei silenzi.” (p. 30), “Sguardi insicuri/nell’affogata notte/di un acceso/buio.” (p. 46).

Ma c’è una poesia che, credo, racchiuda il profondo ossimoro di cui consiste l’intera silloge e, probabilmente, tutta l’attività artistica di Frainetti. Una poesia di soli due versi carichi, però, di senso: “Finirà questo tempo/senza tasche.” (p.70). Qui il poeta sembra quasi sbuffare un lamento che assume la pallida sembianza di un desiderio, di una speranza: che possa finire un tempo il quale non si apre alla memoria, incapace, cioè, di trattenere qualcosa, come si fa, invece, quando ciò che ci è caro, lo si conserva nelle tasche. Un tempo senza tasche è un tempo che cancella e non conserva. Ma, nello stesso istante in cui dice tutto questo, il poeta sta ingannando il tempo, poiché sta conservando in quelle parole ciò che, altrimenti, sarebbe destinato all’oblio. E questa, forse, è la vera essenza della poesia.

Pubblicato in Attualità
Domenica, 21 Dicembre 2025 07:04

L'incontro con Erode

 

 

“Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” (Luca 2, 12).
 
 
 
Le ombre della sera sono calate rapidamente su Gerusalemme.
 
Con passo veloce mi incammino verso il palazzo di Erode. L’animazione e il vociare che di giorno riempiono la città sono scemati e ora dominano un silenzio e una calma quasi irreali. I rari passanti che incrocio somigliano ad ombre fugaci, hanno volti indefiniti e si dileguano nell’oscurità senza lasciare traccia di sé.
 
Nella testa mi rimbalzano mille pensieri e mille domande.
 
L’uomo che sto andando ad incontrare mi inquieta. È intelligente e collerico, astuto e senza scrupoli, amante del bello e al contempo spietato. 
 
Al termine della strada che si inerpica verso la parte più alta della città, mi si apre dinanzi un ampio slargo, su cui domina la mole imponente del palazzo di Erode con le sue torri possenti e le sue mura fortificate.
 
Mi fermo un momento per riprendere fiato e per prepararmi a varcare l’ampio portone di ingresso del palazzo, presidiato da un gruppo di guardie armate fino ai denti.  
 
Muovo appena qualche passo quando una guardia dal fisico massiccio, lo sguardo truce e l’armatura lucente mi viene incontro e mi invita ad andare con lui. Lo seguo senza proferire parola.
 
L’interno del palazzo è poco illuminato. Percorriamo lunghi corridoi e stanze finemente decorate e finalmente raggiungiamo la sala del trono. Le porte si aprono dall’interno e vengo investito da una intensa lama di luce. Il soldato si allontana. Entro. Sento la porta richiudersi alle mie spalle. Un servitore, comparso dal nulla, mi invita a venire avanti con modi melliflui. Raggiungo il centro della stanza e solo allora mi accorgo dell’uomo seduto scomposto sul trono. Sento i suoi occhi penetrarmi. Reggo il suo sguardo, nonostante lo strano e poco rassicurante ghigno disegnato sul suo volto. 
 
Erode punta il dito contro di me e mi dice: - So chi sei -.
 
- Bene, così risparmiamo i convenevoli e andiamo subito al sodo – replico secco.
 
Dopo qualche istante di silenzio, il re si abbandona ad una nevrotica risata: - Mi piace la tua insolenza. Vedo che non mi temi….-.
 
- Perché dovrei?- domando con tono di sfida. Non è così, ma in questo momento conta dare un segnale di forza.
 
- Tu vorresti farmi delle domande…. – dice beffardo - Perché dovrei risponderti?-.
 
- Sei libero di non farlo – scrollo le spalle con fare indifferente.
 
Si agita sullo scranno e assume una posizione più composta. - Facciamo così…..- propone - Prima tu rispondi ad una mia domanda e poi io risponderò alle tue -.
 
- Va bene – accetto di istinto.
 
- Cosa pensi di me?-. La sua domanda mi spiazza. Erode continua noncurante della sorpresa disegnata sul mio volto: – Pretendo soltanto che tu sia sincero. In questo palazzo sono circondato da stupidi adulatori e cortigiani meschini. Sono stanco della loro doppiezza -.
 
Lo guardo dritto negli occhi. Le parole mi escono di bocca incontrollate, come un fiume in piena. - Sei un uomo solo, schiavo di te stesso e delle tue ossessioni, schiacciato sul tuo ruolo, preso da un delirio di onnipotenza e aggrappato ad un potere non tuo ma conferitoti da Roma. La corona che porti sul capo è un’àncora di salvezza per non precipitare nell’anonimato. Vedi ovunque nemici e concorrenti e questo ti porta a ricorrere alla violenza, al punto di esserti macchiato dell’omicidio dei tuoi stessi figli e di tanti tuoi familiari e amici -.
 
Un tremito attraversa il suo corpo e un’espressione rabbiosa si disegna sul suo volto. – Hai finito?- mi domanda. La sua voce è però incredibilmente calma e monocorde.
 
- No – rispondo - Penso che tu non conosci, anzi non hai mai conosciuto la bellezza e la ricchezza dell’amore -.
 
- Parli di bellezza e amore…..- scuote la testa - Ho fatto costruire opere straordinarie, ho abbellito Gerusalemme, ho riportato all’antico splendore il Tempio, ma il popolo mi detesta. I farisei e i capi religiosi congiurano continuamente per eliminarmi. Tutti mi odiano. Bramano solo di prendere il mio posto e di avere il mio potere -.
 
- La colpa è solo tua – infierisco - Sei chiuso nel tuo egoismo paranoico e disprezzi gli altri. Usi le persone per raggiungere i tuoi obiettivi e quando non ti servono più o ritieni possano esserti di ostacolo le elimini brutalmente -.
 
- Nessuno ha mai osato rivolgersi a me in questo modo –.
 
- Mi hai chiesto tu di essere sincero -.
 
- E’ vero -.
 
- Ora è il mio turno con le domande – cambio discorso.
 
- Chiedi pure -.
 
- Quando i Magi si sono presentati da te, raccontandoti di essere stati guidati dalla stella e di essere venuti fin qui per adorare il nuovo Re dei Giudei, che cosa hai pensato?-. 
 
- All’inizio quella strampalata carovana di maghi e astrologi mi ha incuriosito e divertito. Non ho mai creduto alle favole, alle predizioni e alle profezie. Quando ho capito che dicevano sul serio, sono stato preso dal panico. Ho avuto paura che quel re bambino di cui parlavano si sarebbe preso il mio regno e avrei perso tutto -.
 
- Hai convocato al palazzo i sacerdoti del Tempio, hai chiesto loro lumi riguardo l’esistenza della profezia riguardante il Re dei Giudei e sul tempo del suo compiersi -.
 
- Erano gli unici che potevano aiutarmi a capire cosa stesse accadendo. Certo non mi sono stati di grande utilità….- ride sarcastico – Non lo sono mai per la verità -.
 
- I Magi si guardarono bene dal tornare indietro ed avvertirti che avevano trovato il bambino -.
 
- Avrei potuto inviare le mie guardie e farli passare tutti a fil di spada, ma in quel momento avevo altre priorità. Dovevo eliminare quella minaccia a tutti i costi -.
 
- Un neonato, Gesù, venuto alla luce nella povertà di una stalla, ti inquietava a tal punto da decidere di farlo fuori insieme a tanti altri bambini, colpevoli solo di essere nati in quel particolare momento. Ti macchiasti di un crimine orrendo -.
 
- Lo ritenevo un pericolo per me e il mio potere. Quei bambini di Betlemme non avevano nessun valore per me e per Cesare Augusto. Erano solo pulci insignificanti -.
 
- Avresti potuto sforzarti di capire. La regalità di quel bambino, venuto dal Cielo, non avrebbe messo in discussione il tuo regno. Se solo avessi avuto la disponibilità ad aprire il tuo cuore alla debolezza di quel neonato, avresti sollevato la tua vita dalla meschinità in cui eri impantanato e avresti potuto rivestirti di una regalità che nessun rivale avrebbe potuto mai usurparti -.
 
- No, no, no!!!!- ripete scuotendo la testa - Non è come dici. Quel bambino, che il fato ha voluto scampasse alla mia ira, si è rivelato un pericolo mortale, il peggiore dei nemici di ogni regno di questo mondo, perché ha ribaltato le logiche umane ed ha cambiato radicalmente la storia -.
 
- Non mi pare che il mondo sia cambiato molto, nonostante quello che Gesù ha rappresentato e rappresenta – obietto – Le logiche che guidano i potenti sono rimaste le stesse -.
 
- Gli uomini sono duri a cambiare e le belle parole servono a poco. Meglio ricorrere alla spada!-.
 
- Quale vantaggio hai tratto da quella strage. Sei passato alla storia come un sovrano iroso e sanguinario -. 
 
- Ho conservato il mio regno e tanto è bastato -.
 
All’improvviso Erode si alza e come una furia esce dalla sala del trono.
 
L’incontro termina così, in maniera improvvisa e inaspettata
 
Purtroppo le tante domande che avrei voluto rivolgergli resteranno senza risposta.
 
Il servitore compare di nuovo al mio fianco e mi accompagna fino al portone di ingresso del palazzo.
 
Sconcertato e deluso, riprendo lentamente la strada di casa.
 
Pubblicato in Riflessioni