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Nella nostra città i problemi dell’ordine pubblico, della sicurezza e del degrado urbano hanno raggiunto livelli allarmanti. Lo spaccio di stupefanti è divenuto ormai la normalità e gli episodi di violenza, le risse e gli accoltellamenti si ripetono con preoccupante frequenza, suscitando crescente allarme tra i cittadini. Al netto delle strumentalizzazioni politiche, è urgente un’azione seria, mirata e coordinata di tutte le istituzioni, principalmente dell’amministrazione cittadina.   
 
Tuttavia quanti amministrano Sezze (e non è questione di ruoli, di maggioranza e opposizione, quelli di prima e quelli di adesso) sembrano essere piuttosto spettatori impotenti, non esercitano compiutamente il proprio ruolo, non considerano prioritaria una analisi approfondita del territorio, della stratificazione sociale e culturale della popolazione residente, differenziata in particolare per quartieri, per individuare le cause che determinano il manifestarsi di illegalità, devianze, abbandono scolastico, degrado delle relazioni interpersonali, soprattutto in ambito familiare, povertà economiche e si rifugiano nell’area confort dell’immobilismo, nella speranza che intorno ai singoli episodi il clamore mediatico rapidamente si spenga, si faccia strada la stanchezza e i cittadini scelgano di ripiegare nel proprio particolare, lasciando che a prevalere siano assuefazione e indifferenza. Nell’immediatezza degli eventi certo non mancano le dichiarazioni di condanna contro i responsabili, le manifestazioni di solidarietà e vicinanza verso le vittime, il ricorso a slogan propagandistici per cercare di tranquillizzare l’opinione pubblica e le proposte estemporanee, scollegate da una visione progettuale complessiva, in grado di aggredire le criticità e di combatterle in maniera seria ed efficace.
 
È innegabile che il problema dell’insicurezza è anche legato alla percezione, è effetto di un certo modo di fare informazione e del fatto che alcune forze politiche usano la paura e la rabbia come strumenti per raccogliere consensi, enfatizzando singole situazioni e utilizzando un linguaggio che finisce per innescare spirali perverse e accrescere il senso d’insicurezza, ma è indubbio che determinate criticità sono oggettive ed inoppugnabili.
 
Aumentare il numero delle forse dell’ordine e rafforzare i controlli sul territorio, impiegare su larga scala la videosorveglianza e inasprire le pene sono proposte securitarie semplici, dall’impatto mediatico immediato e indiscutibile. Nessuno nega in via di principio la loro importanza, ma bisogna riconoscere la loro ridotta efficacia deterrente, il fatto che da sole non sono sufficienti, non rappresentano la panacea sbandierata.
 
Vivere e sentirsi sicuri è un diritto di noi cittadini. Garantire la sicurezza è compito delle istituzioni e delle forze di polizia, le uniche legittimate all’uso della forza, come stabilito dalla Costituzione, ma è impensabile che la soluzione possa essere la militarizzazione della nostra città (peraltro la presenza stabile ad ogni angolo delle forze dell’ordine è praticamente impossibile), il rinchiuderci in case fortificate, l’uso indiscriminato della tecnologia anche a scapito della privacy, l’esclusione dalla comunità dell’altro e del diverso senza distinguere chi rispetta le regole e contribuisce a portare sviluppo e ricchezza, da chi opera in direzione opposta.
 
Se è vero che la criminalità e l’illegalità prosperano dove lo Stato è assente, dove mancano i controlli, parimenti è indiscutibile che certi interventi sono perfettamente inutili se nei cittadini manca la cultura del rispetto delle regole.
 
Viviamo un’epoca di grandi cambiamenti a livello globale, ma anche locale. a precarizzazione del lavoro e i salari inadeguati alimentano l’incertezza del futuro. La povertà, la fame e l’assenza di prospettive spingono migliaia di persone a lasciare i loro paesi e Sezze è diventata meta di flussi migratori crescenti che necessiterebbero una gestione seria e rispettosa dei diritti e della legalità. Sul punto scontiamo ritardi culturali, l’incapacità del governo di promuovere una politica condivisa di regolamentazione dei flussi, ma anche l’inadeguatezza di tante scelte compiute a livello cittadino.
 
Occorre ricercare soluzioni condivise, mediante un adeguato e costante dialogo con i cittadini, favorendo la collaborazione del Comune con le altre istituzioni territoriali, scolastiche e religiose, con le associazioni e le realtà produttive che costituiscono una risorsa preziosa per la nostra città. La sicurezza insomma si consegue promuovendo politiche di inclusione e favorendo la partecipazione.
 
Il primo e più efficace modo per combattere l’illegalità è prevenirla e per questo serve un’azione amministrativa efficace, fondata sul rispetto delle leggi, sulla massima trasparenza e finalizzata alla realizzazione di una sempre maggiore vivibilità del nostro territorio. Preoccuparsi di costruire e mantenere una città pulita, illuminata, valorizzare gli spazi esistenti di aggregazione e, laddove assenti, realizzare luoghi che permettano alle persone di incontrarsi e alle bambine e ai bambini di giocare, sia in centro che nei quartieri periferici, favoriscono la vita sociale e rendono la città meno vulnerabile.
 
Il Comune può e deve proporre progetti ed iniziative culturali, in collaborazione con le scuole e l’associazionismo, che aiutino i cittadini a crescere nella cultura della cittadinanza responsabile, a mettere in atto quelle pratiche di prevenzione e vigilanza che si dimostrano sempre più necessarie ed efficaci per impedire le illegalità, ridurre il consumo di stupefacenti, l’abuso di alcol e combattere le varie forme di ludopatia.
 
Servono insomma progettualità in grado di ritessere e riaggregare il tessuto sociale lacerato della nostra città, facendo leva sulle potenzialità e sulle ricchezze umane e culturali che ci caratterizzano, politiche sociali inclusive basate sul rispetto dei diritti e della dignità umana e capaci di perseguire un autentico benessere sotto ogni aspetto, non lasciando sole le persone, accrescendo la partecipazione e la convivenza pacifica, assicurando una mediazione dei conflitti, sviluppando processi virtuosi grazie ai quali noi cittadini possiamo riconoscerci nel territorio in cui viviamo e batterci per migliorare le nostre condizioni di vita.
Pubblicato in Riflessioni

 

 

Il sindaco di Sezze, Lidano Lucidi, interviene in merito alla copiosa perdita che da ieri si sta verificando tra Via San Carlo e Via Umberto. L’intervento verrà effettuato domani. Si tratta di una rottura importante, resa ancor più complessa dalla presenza di infrastrutture sensibili nel sottosuolo.

«Si tratta di un intervento complesso – spiega Lucidi a La Notizia Condivisa – che richiede l’azione congiunta di Acqualatina ed Enel, perché in quel tratto è presente una linea elettrica da 20 mila watt. È quindi necessario che l’operazione venga eseguita in modo coordinato tra le due società, garantendo la completa sicurezza dei tecnici e dei residenti».

Secondo il sindaco, la perdita ha origine dall’obsolescenza della rete idrica: «In quel punto ci sono dei giunti che sono saltati, e allo stesso tempo sono presenti cavi di alta tensione. La sovrapposizione delle due reti rende l’intervento particolarmente delicato».

Domani quindi ci sarà l'intervento, che in realtà era stato già programmato per mercoledì ma vista l'emergenza ci sarà domani. 

Pubblicato in Attualità

 

 

Occorre assecondare le forme di ricambio della forza lavoro: giovani, donne, migranti.
Il futuro dell’Italia dipende dalla capacità di rigenerare la popolazione nelle età più produttive e fertili. Se non riuscirà a farlo, il Paese dovrà affrontare costi sempre più gravosi legati all’invecchiamento e al debito pubblico, su basi demografiche sempre più fragili.

Avremo difficoltà nel reperimento di personale, una spesa pensionistica in aumento fino al 17% del prodotto interno lordo entro il 2040 e oltre 4 milioni di over 65 non autosufficienti che richiederanno assistenza continuativa.

Si prevede che usciranno dal lavoro, in soli dieci anni, 6,1 milioni di lavoratori: un esodo generazionale che rischia di lasciare il Paese senza ricambio e di mettere in crisi la tenuta dello Stato sociale.

L’impegno principale del Paese deve essere, allora, quello di migliorare la formazione e favorire adeguati tempi e modi di ingresso nel mondo del lavoro per le nuove generazioni, oltre a migliorare la gestione dell’immigrazione e ridurre le diseguaglianze.

Il rafforzamento del ricambio della forza lavoro non è solo quantitativo, ma anche qualitativo: va colto come un’opportunità per portare nuove competenze e innovare processi, prodotti e servizi delle aziende e delle organizzazioni.

Finora il mondo del lavoro è rimasto sbilanciato sul modello del XX secolo: la fase in atto, caratterizzata da un abbondante ricorso alla manodopera over 50, è destinata a esaurirsi, come mostrano i dati INAPP (centro di ricerca pubblico per il mondo del lavoro). Dopo di che potranno crescere solo le aziende che avranno saputo, per tempo, confrontarsi con la nuova idea del lavoro e con le nuove esigenze di armonizzazione tra vita e lavoro delle generazioni formate e cresciute assieme ai cambiamenti di questo secolo.

Le forze rigeneratrici della popolazione lavorativa sono soprattutto i giovani e le donne. Questo consente di raggiungere migliori condizioni occupazionali e una convergenza dei tassi di occupazione verso la media europea, seguendo le migliori politiche in grado di conciliare la realizzazione professionale con quella familiare. Ciò permette a chi desidera figli di essere messo nelle condizioni di averli, contribuendo così anche a contenere la riduzione delle future risorse lavorative.

Se questo è vero, le giovani donne sono la componente più strategica su cui puntare, risollevandole dalla condizione di debolezza e svantaggio in cui sono state sinora lasciate. Non è solo una questione di diritti e parità di opportunità, ma un elemento centrale per lo sviluppo sostenibile e competitivo del Paese.

Se l’Italia si confermerà nei prossimi anni poco attrattiva per i giovani e, ancor meno, per le giovani donne, all’esodo delle generazioni cinquantenni o oltre l’età pensionabile rischierà di corrispondere un esodo delle nuove generazioni verso l’estero, ancora più grave di quello già in atto: 200 mila giovani ogni anno lasciano il nostro Paese, di cui il 30,5% sono ragazze e il 36,4% sono ragazzi. A quel punto difficilmente saremo un Paese per aziende competitive e un Paese in cui vivere serenamente in età anziana.

Pubblicato in L'Approfondimento