Sezze. Politiche sociali e prevenzione dell'illegalità
Sezze, intervento sulla perdita idrica: il sindaco Lucidi annuncia i lavori per domani
Il sindaco di Sezze, Lidano Lucidi, interviene in merito alla copiosa perdita che da ieri si sta verificando tra Via San Carlo e Via Umberto. L’intervento verrà effettuato domani. Si tratta di una rottura importante, resa ancor più complessa dalla presenza di infrastrutture sensibili nel sottosuolo.
«Si tratta di un intervento complesso – spiega Lucidi a La Notizia Condivisa – che richiede l’azione congiunta di Acqualatina ed Enel, perché in quel tratto è presente una linea elettrica da 20 mila watt. È quindi necessario che l’operazione venga eseguita in modo coordinato tra le due società, garantendo la completa sicurezza dei tecnici e dei residenti».
Secondo il sindaco, la perdita ha origine dall’obsolescenza della rete idrica: «In quel punto ci sono dei giunti che sono saltati, e allo stesso tempo sono presenti cavi di alta tensione. La sovrapposizione delle due reti rende l’intervento particolarmente delicato».
Domani quindi ci sarà l'intervento, che in realtà era stato già programmato per mercoledì ma vista l'emergenza ci sarà domani.
Il doppio esodo che minaccia il futuro dell’Italia
Occorre assecondare le forme di ricambio della forza lavoro: giovani, donne, migranti.
Il futuro dell’Italia dipende dalla capacità di rigenerare la popolazione nelle età più produttive e fertili. Se non riuscirà a farlo, il Paese dovrà affrontare costi sempre più gravosi legati all’invecchiamento e al debito pubblico, su basi demografiche sempre più fragili.
Avremo difficoltà nel reperimento di personale, una spesa pensionistica in aumento fino al 17% del prodotto interno lordo entro il 2040 e oltre 4 milioni di over 65 non autosufficienti che richiederanno assistenza continuativa.
Si prevede che usciranno dal lavoro, in soli dieci anni, 6,1 milioni di lavoratori: un esodo generazionale che rischia di lasciare il Paese senza ricambio e di mettere in crisi la tenuta dello Stato sociale.
L’impegno principale del Paese deve essere, allora, quello di migliorare la formazione e favorire adeguati tempi e modi di ingresso nel mondo del lavoro per le nuove generazioni, oltre a migliorare la gestione dell’immigrazione e ridurre le diseguaglianze.
Il rafforzamento del ricambio della forza lavoro non è solo quantitativo, ma anche qualitativo: va colto come un’opportunità per portare nuove competenze e innovare processi, prodotti e servizi delle aziende e delle organizzazioni.
Finora il mondo del lavoro è rimasto sbilanciato sul modello del XX secolo: la fase in atto, caratterizzata da un abbondante ricorso alla manodopera over 50, è destinata a esaurirsi, come mostrano i dati INAPP (centro di ricerca pubblico per il mondo del lavoro). Dopo di che potranno crescere solo le aziende che avranno saputo, per tempo, confrontarsi con la nuova idea del lavoro e con le nuove esigenze di armonizzazione tra vita e lavoro delle generazioni formate e cresciute assieme ai cambiamenti di questo secolo.
Le forze rigeneratrici della popolazione lavorativa sono soprattutto i giovani e le donne. Questo consente di raggiungere migliori condizioni occupazionali e una convergenza dei tassi di occupazione verso la media europea, seguendo le migliori politiche in grado di conciliare la realizzazione professionale con quella familiare. Ciò permette a chi desidera figli di essere messo nelle condizioni di averli, contribuendo così anche a contenere la riduzione delle future risorse lavorative.
Se questo è vero, le giovani donne sono la componente più strategica su cui puntare, risollevandole dalla condizione di debolezza e svantaggio in cui sono state sinora lasciate. Non è solo una questione di diritti e parità di opportunità, ma un elemento centrale per lo sviluppo sostenibile e competitivo del Paese.
Se l’Italia si confermerà nei prossimi anni poco attrattiva per i giovani e, ancor meno, per le giovani donne, all’esodo delle generazioni cinquantenni o oltre l’età pensionabile rischierà di corrispondere un esodo delle nuove generazioni verso l’estero, ancora più grave di quello già in atto: 200 mila giovani ogni anno lasciano il nostro Paese, di cui il 30,5% sono ragazze e il 36,4% sono ragazzi. A quel punto difficilmente saremo un Paese per aziende competitive e un Paese in cui vivere serenamente in età anziana.
