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Sabato, 24 Maggio 2025 18:38

In memoria di Luigi Di Rosa

 

 

Foto in bianco e nero, ormai un po' sbiadite.
 
Una storia apparentemente distante dalla quotidianità a ritmi impazziti di questo tempo che ci appartiene, retaggio di una temperie sociale, culturale e politica lontana, segnata dal terrorismo brigatista e dalle stragi di Stato, di anni duri, difficili e violenti.
 
Sangue innocente è stato versato ed ha imbrattato le strade dell’Italia ed anche della nostra città.
 
Le lacrime hanno solcato i visi.
 
Il dolore ha segnato le vite in maniera indelebile ed irreversibile.
 
Il 28 maggio 1976 ha rappresentato uno spartiacque per Sezze, la nostra città ha perso l’innocenza.
 
Gli eventi tragici di quel giorno maledetto di tanti anni fa rivivono nella memoria di pochi purtroppo, sono un fuoco che arde sotto la cenere della dimenticanza e della rimozione dei più, di quanti con quella memoria si sono rifiutati e si rifiutano ancora oggi di fare i conti per superficialità, per indifferenza, per calcolo o per convenienza.  
 
Un silenzio pesante come un macigno e una coltre oscura e intollerabile cercano, per fortuna senza riuscirci, di cancellare l’impossibile, di rimuovere quel fatto indelebile e doloroso che ha segnato l’esistenza di uomini e donne della nostra città, un tornado imprevisto e imprevedibile che ci ha investiti singolarmente e come comunità.
 
La morte violenta di un giovane uomo, Luigi Di Rosa, l’abiezione delle motivazioni ideologiche che armarono la mano omicida si uniscono all’odioso ed esecrabile tentativo di frantumare e travisare la storia, di sopire e cancellare le responsabilità personali e politiche di quanti quella tragedia l’hanno voluta e cercata, ne sono responsabili in modo diretto per esserne la mano esecutrice o ne sono complici per averla ispirata, motivata, istigata e non ultimo per aver aiutato gli assassini a sottrarsi alla giusta condanna nei giorni, mesi ed anni che seguirono.
 
Luigi Di Rosa era un uomo che si affacciava alla vita con l’impeto e la speranza, la spensieratezza e il desiderio di costruirsi un futuro di cui solo i giovani sono capaci. La vita avrebbe avuto moltissimo da offrirgli, da riservargli, non solo gioie ovviamente, sarebbe assurdo pensarlo. Tuttavia possedeva l’intelligenza e l’audacia per affrontarla a viso aperto, la forza di volare sulle ali dell’entusiasmo, la capacità di rialzarsi e di non arrendersi di fronte agli ostacoli e ai rovesci inevitabili. È quanto ha dimostrato per tutto il breve tratto temporale in cui si è snodata la sua esistenza e lo possono testimoniare quanti con lui l’hanno condivisa, familiari ed amici.
 
Quei colpi di pistola esplosi da mani assassine hanno dissolto tutto, hanno fatto svanire di colpo e per sempre ogni sogno.
 
Non esiste un destino scritto ed inevitabile, cinico e baro. Esistono le scelte di ogni giorno, l’assunzione di responsabilità o il sottrarsi ad esse, il voler affermare noi stessi, le nostre idee, i nostri disegni a volte perversi e sbagliati e la disponibilità a conseguire ciò che bramiamo anche a costo delle vite degli altri, di compiere il male e di infliggere sofferenze. Essere artefici del nostro destino è giusto, è esercizio di libertà personale, ma esiste un limite invalicabile: l’altro da noi.
 
Quanto accaduto il 28 maggio 1976 a Sezze non ha nulla di casuale, è conseguenza dell’adesione ad una ideologia di morte e di distruzione, che già aveva condotto l’Italia alla catastrofe della dittatura e della negazione dei diritti e delle libertà, delle leggi razziali e dei campi di sterminio, dei forni crematori e della seconda guerra mondiale: il fascismo.
 
Luigi Di Rosa è stato vittima di un crimine terrificante e disumano, consumato ancor prima che con le armi, con i colpi di pistola rivoltigli contro dagli sgherri armati fino ai denti del manipolo di fascisti capitanato da Sandro Saccucci e provenienti materialmente dall’arma impugnata da Pietro Allatta, dal desiderio perverso di annientamento dell’altro e del diverso ideologicamente e culturalmente da sé che li animava, che rappresentava la loro stessa essenza e ragione di essere e ne guidava l’agire, ma anche e nondimeno dalla complicità di tanti personaggi locali, non ascrivibili tra gli autori materiali, anche se parimenti responsabili sotto il profilo morale.
 
 
Il 28 maggio 1976 il baratro oscuro della morte si è aperto ed ha inghiottito l’esistenza di Luigi Di Rosa e al contempo ha trascinato nell’incomprensibile, nel buco nero di un dolore indicibile e incontenibile le vite dei suoi familiari, dei suoi amici, di quanti lo hanno amato e continuano ad amarlo nonostante tutto e soprattutto.
 
Al dolore per la tragedia si è sommata e si somma poi la sofferenza per la giustizia negata, per l’impunità garantita alla gran parte dei responsabili e per l’impossibilità ormai di ottenerla quantomeno sul piano umano.
 
Pubblicato in Riflessioni

Sono oltre 20 anni che la sanità pubblica subisce tagli e perdita di posti letto negli ospedali , sempre più in favore del privato , che dal 26% di qualche anno fa oggi è passato a oltre il 48,6% e sempre meno medicina territoriale i pronto soccorsi gridano vendetta sempre più medici a gettone o personale medico e paramedico precario o assunto da cooperative ed è chiaro che il personale medico e specializzato, con questa situazione, va’ via dal pubblico per andare al privato e anche il cittadino spesso rinuncia ad andare al pronto soccorso perché è una via crucis.

Non si vuole capire, che il ruolo delle Regioni non è gestire i centri spesa, le regioni devono fare programmazione, salvo poi criticarle quando lo Stato centrale non è in grado di dialogare con loro o che vogliono travalicare i ruoli. Purtroppo anche la sinistra, continua a non capire che la sanità va ricondotta a livello centrale va modificato l’art. V. Bisogna prendere atto che è stato un fallimento far gestire la sanità alle Regioni in base all’art. V voluto in costituzione (da D’Alema).

La destra e la Meloni sul’ art. V pontificano i loro successi e la sinistra oltre al dire di mettere più soldi nella sanità non riesce a proporre altro. Il centro sinistra non comprende che c’è la necessità di ridisegnare un progetto politico e istituzionale che tenga conto dal rivedere l’art. V per quanto riguarda alcuni centri di spesa Regionali ( come la sanità e la scuola ) e puntare a riportare la politica e le risorse a livello territoriale , puntando anche, a una riforma elettorale e costituzionale che tenga sempre più conto dei territori con i loro rappresentanti e riportare le Regioni al loro ruolo di programmazione , fermando l’ulteriore scempio dell’autonomia differenziata che non sarà altro che inflazione , spesa pubblica in aumento , clientelismo, sprechi e disservizi per i cittadini e aumenterà il divario tra nord e sud.

Come andrebbe gestita la sanità

 

Il governo Meloni ha ridotto notevolmente gli obiettivi previsti dal PNRR (anche ANAC denuncia un ritardo) le case di comunità stentano a decollare si continua a tagliare reparti di medicina intensiva ne ha già tagliato 1.800 reparti di medicina intensiva in favore dei privati convenzionati, posti letto sempre di meno e la lista ricoveri si allunga. Quelle poche case di comunità, di salute o RSA che ci sono non riescono a dare una risposta seria alle problematiche, strutture inadeguate o sottoutilizzate con personale altamente specializzato ma sempre più precario, mal pagato e con poche attrezzature e strumenti a disposizione e lunghe liste di attesa. Servono finanziamenti per l’assistenza domiciliare integrata e finanziamenti per gli anziani over 65, così come per i disabili… servizi, oggi, a pagamento in base al reddito. La sanità pubblica nel 2019 era in grado di offrire 228 milioni di prestazioni tra visite ed esami, numero crollato nel 2022 a 206 milioni. Il dato più eloquente è quello dei ricoveri; Nel quadriennio 2019- 2022, gli ospedali pubblici ne hanno perso 740.788, il triplo rispetto al privato convenzionato, un ricovero su quattro avviene in strutture private accreditate.

Ecco… le strutture private convenzionate devono essere riportate a funzioni integrative all’interno di un mandato pubblico universale e non in competizione con il pubblico , non è più tollerabile avere 21 centri di spesa con 21 sanità Regionali che ci costano ben 170 miliardi, quando abbiamo i vecchi presidi ospedalieri con personale da anni assunti da fantomatiche cooperative o con contratti precari a tempo, strutture sottoutilizzate ( vedi Sezze -Cori -Priverno ecc.) non si può mercificare la salute, va fatta prevenzione nei territori . Cresce l’aspettativa di vita ma aumentano le esigenze degli anziani cresce sempre più la spesa per i ticket dei farmaci e il ricorso per le liste di attesa ai privati e aumenta la popolazione che per i costi della sanità non si cura più (sono oltre i 4,5 milioni di cittadini). L’autonomia differenziata e i LEP (livelli essenziali di prestazioni) mineranno ulteriormente la coesione sociale e aumenteranno i costi per il cittadino e il deficit pubblico (oggi oltre i 3,2 mila miliardi) certo che la scelta del governo italiano di astenersi nell’ assemblea OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) sul patto pandemico è da irresponsabili. Serve urgentemente un piano straordinario per la coesione sociale prima che sia troppo tardi, salviamo il servizio sanitario nazionale e bisogna avere il coraggio politico da parte dei partiti nel fare le riforme.

Pubblicato in L'Approfondimento