In memoria di Luigi Di Rosa
La sanità va ricondotta a livello centrale
Sono oltre 20 anni che la sanità pubblica subisce tagli e perdita di posti letto negli ospedali , sempre più in favore del privato , che dal 26% di qualche anno fa oggi è passato a oltre il 48,6% e sempre meno medicina territoriale i pronto soccorsi gridano vendetta sempre più medici a gettone o personale medico e paramedico precario o assunto da cooperative ed è chiaro che il personale medico e specializzato, con questa situazione, va’ via dal pubblico per andare al privato e anche il cittadino spesso rinuncia ad andare al pronto soccorso perché è una via crucis.
Non si vuole capire, che il ruolo delle Regioni non è gestire i centri spesa, le regioni devono fare programmazione, salvo poi criticarle quando lo Stato centrale non è in grado di dialogare con loro o che vogliono travalicare i ruoli. Purtroppo anche la sinistra, continua a non capire che la sanità va ricondotta a livello centrale va modificato l’art. V. Bisogna prendere atto che è stato un fallimento far gestire la sanità alle Regioni in base all’art. V voluto in costituzione (da D’Alema).
La destra e la Meloni sul’ art. V pontificano i loro successi e la sinistra oltre al dire di mettere più soldi nella sanità non riesce a proporre altro. Il centro sinistra non comprende che c’è la necessità di ridisegnare un progetto politico e istituzionale che tenga conto dal rivedere l’art. V per quanto riguarda alcuni centri di spesa Regionali ( come la sanità e la scuola ) e puntare a riportare la politica e le risorse a livello territoriale , puntando anche, a una riforma elettorale e costituzionale che tenga sempre più conto dei territori con i loro rappresentanti e riportare le Regioni al loro ruolo di programmazione , fermando l’ulteriore scempio dell’autonomia differenziata che non sarà altro che inflazione , spesa pubblica in aumento , clientelismo, sprechi e disservizi per i cittadini e aumenterà il divario tra nord e sud.
Come andrebbe gestita la sanità
Il governo Meloni ha ridotto notevolmente gli obiettivi previsti dal PNRR (anche ANAC denuncia un ritardo) le case di comunità stentano a decollare si continua a tagliare reparti di medicina intensiva ne ha già tagliato 1.800 reparti di medicina intensiva in favore dei privati convenzionati, posti letto sempre di meno e la lista ricoveri si allunga. Quelle poche case di comunità, di salute o RSA che ci sono non riescono a dare una risposta seria alle problematiche, strutture inadeguate o sottoutilizzate con personale altamente specializzato ma sempre più precario, mal pagato e con poche attrezzature e strumenti a disposizione e lunghe liste di attesa. Servono finanziamenti per l’assistenza domiciliare integrata e finanziamenti per gli anziani over 65, così come per i disabili… servizi, oggi, a pagamento in base al reddito. La sanità pubblica nel 2019 era in grado di offrire 228 milioni di prestazioni tra visite ed esami, numero crollato nel 2022 a 206 milioni. Il dato più eloquente è quello dei ricoveri; Nel quadriennio 2019- 2022, gli ospedali pubblici ne hanno perso 740.788, il triplo rispetto al privato convenzionato, un ricovero su quattro avviene in strutture private accreditate.
Ecco… le strutture private convenzionate devono essere riportate a funzioni integrative all’interno di un mandato pubblico universale e non in competizione con il pubblico , non è più tollerabile avere 21 centri di spesa con 21 sanità Regionali che ci costano ben 170 miliardi, quando abbiamo i vecchi presidi ospedalieri con personale da anni assunti da fantomatiche cooperative o con contratti precari a tempo, strutture sottoutilizzate ( vedi Sezze -Cori -Priverno ecc.) non si può mercificare la salute, va fatta prevenzione nei territori . Cresce l’aspettativa di vita ma aumentano le esigenze degli anziani cresce sempre più la spesa per i ticket dei farmaci e il ricorso per le liste di attesa ai privati e aumenta la popolazione che per i costi della sanità non si cura più (sono oltre i 4,5 milioni di cittadini). L’autonomia differenziata e i LEP (livelli essenziali di prestazioni) mineranno ulteriormente la coesione sociale e aumenteranno i costi per il cittadino e il deficit pubblico (oggi oltre i 3,2 mila miliardi) certo che la scelta del governo italiano di astenersi nell’ assemblea OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) sul patto pandemico è da irresponsabili. Serve urgentemente un piano straordinario per la coesione sociale prima che sia troppo tardi, salviamo il servizio sanitario nazionale e bisogna avere il coraggio politico da parte dei partiti nel fare le riforme.
