Emergenze e disabilità: chi ci pensa davvero?
Terremoti, incendi, alluvioni e black-out improvvisi, quando scatta l’emergenza, ogni secondo è prezioso, ma per milioni di persone con difficoltà motorie, sensoriali o cognitive , mettersi in salvo può essere molto più complesso. Le barriere non sono solo fisiche: sono organizzative, culturali e spesso invisibili agli occhi di chi pianifica la sicurezza per “la maggioranza delle persone”.
Molti piani di Protezione Civile comunali o aziendali non prevedono protocolli specifici per assistere le persone con disabilità in caso di evacuazione. Scale antincendio impraticabili, assenza di segnali visivi o acustici adeguati, personale non formato, centri di raccolta non accessibili: questi elementi rendono il soccorso non equo e, in alcuni casi, impossibile.
Le famiglie si trovano sole, senza sapere come comportarsi o chi chiamare. E chi vive da solo, spesso, nemmeno è mappato nei sistemi di emergenza.
Barriere fisiche, comunicative e culturali
- Le barriere architettonicheimpediscono movimenti rapidi o autonomi.
- Le barriere informativenon tengono conto di chi non può leggere, vedere, sentire, comprendere messaggi complessi.
- Le barriere culturaliescludono le persone con disabilità dalla pianificazione, considerandole un “caso a parte”.
Esistono buone pratiche, e alcuni Comuni più attenti hanno iniziato a lavorare sull’emergenza inclusiva. Ad esempio:
- Bolognaha inserito la disabilità nei suoi piani comunali di Protezione Civile, coinvolgendo associazioni e creando percorsi formativi.
- Trentoha previsto la mappatura delle persone fragili, su base volontaria, per organizzare un soccorso mirato.
- Milanoha realizzato simulazioni inclusive, con la partecipazione attiva di famiglie e caregiver.
Norme di riferimento: cosa dice il Codice della Protezione Civile?
Il D.Lgs. n. 1/2018, noto come Codice della Protezione Civile, stabilisce l’obbligo di considerare le persone con specifiche necessità – tra cui quelle con disabilità fisiche, sensoriali, cognitive o temporanee – nella pianificazione delle emergenze.
L’articolo 48 del decreto impone a Comuni, Regioni e autorità locali di predisporre misure adeguate per garantire la sicurezza e il soccorso anche ai cittadini fragili
Una norma chiara, ma troppo spesso disattesa. Applicarla davvero significa salvare vite e costruire una protezione civile davvero per tutti.
Le nuove indicazioni operative del 10 marzo 2025: un passo decisivo per l’inclusione in emergenza
Il 10 marzo 2025, il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, ha firmato le nuove “Indicazioni operative per la pianificazione degli interventi a favore delle persone con specifiche necessità”, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale n. 68 del 22 marzo.
Questo documento rappresenta la prima strategia organica per includere le persone con disabilità fisiche, sensoriali, cognitive o temporanee nei piani di Protezione Civile.
Il testo istituisce criteri precisi per le amministrazioni locali, invitandole a:
- predisporre censimenti volontaridelle persone fragili;
- garantire comunicazioni accessibili(es. in LIS o linguaggio semplice);
- realizzare punti di raccolta inclusivie allenamenti con le famiglie;
- formare volontari, operatori e scuolealla sicurezza inclusiva
È una novità concreta: offre basi operative, non simboliche, per costruire comunità dove nessuno venga lasciato indietro in situazioni di pericolo.
Cosa può fare un Comune come Sezze
Il Comune di Sezze ispirandosi alle Indicazioni operative 2025 per una pianificazione d’emergenza inclusiva potrebbe creare una guida pratica insieme alla Protezione Civile del Comune di Sezze con l’obiettivo di garantire che nessun cittadino con disabilità sia lasciato solo in caso di emergenze (terremoti, incendi, alluvioni, evacuazioni). Si potrebbe fare:
Un Censimento volontario delle persone con disabilità.
Creare un registro (riservato e protetto) delle persone con disabilità motorie, sensoriali, intellettive o condizioni temporanee di fragilità.
Compilazione tramite Servizi Sociali, medici di base, associazioni locali, scuole.
Finalità: sapere dove si trovano, chi vive con loro, e di quali ausili o supporti hanno bisogno.
Un Piano comunale aggiornato con sezioni inclusive
Integrare nel Piano di Protezione Civile sezioni dedicate a:
- modalità di evacuazione assistita (es. ascensori d’emergenza, percorsi accessibili);
- punti di raccolta privi di barriere;
- trasporti e mezzi idonei;
- operatori formati.
Formazione degli operatori e volontari
Coinvolgere la Protezione Civile locale, la Croce Rossa, i Servizi Sociali e la scuola per:
- corsi brevi su come assistere persone con disabilità motoria, sensoriale, cognitiva o con disturbi dello spettro autistico;
- simulazioni pratiche con le famiglie.
Creare Comunicazioni accessibili
Diffondere materiali informativi in: linguaggio semplice; video LIS; formati audio e testi ingranditi; infografiche illustrate per i social del Comune.
Nominare di un referente disabilità per le emergenze, un punto di contatto tra il Comune e le famiglie in caso di eventi critici, per coordinare risposte rapide e personalizzate.
Supportare Campagne di sensibilizzazione
Organizzare giornate annuali con:
- prove di evacuazione inclusive nelle scuole e nei centri diurni;
- incontri pubblici con famiglie e operatori;
- condivisione delle buone pratiche sui canali istituzionali.
Lo sapevi che...?
Il 70% delle persone con disabilità vive in edifici non accessibili ai soccorsi rapidi?
In Giappone, dopo il terremoto del 2011, si è scoperto che le persone con disabilità avevano il doppio delle probabilità di morire rispetto alla popolazione generale. Da allora, sono stati introdotti sistemi di “aiuto tra pari” nei quartieri.
In Italia, esistono App gratuite come “Allarme Sociale” e “JARVIS” (per comunicazioni in caso di emergenza a persone sorde) pensate per aumentare l’autonomia.
In caso di emergenza, nessuno deve essere lasciato indietro: rendere i piani di evacuazione accessibili e inclusivi non è un favore, ma un diritto.
Ogni comunità che si prepara insieme è una comunità che si salva insieme.
❝Non esistono persone vulnerabili. Esistono sistemi impreparati. ❞
- Parafrasando un principio delle Nazioni Unite-
Parlare di emergenze non significa alimentare paure, ma costruire consapevolezza.
Un passo in più oggi può fare la differenza domani.
