La Provincia di Latina fanalino di coda su tassi di natalità
Una nazione con una popolazione che invecchia e un tasso di natalità vicino allo zero è un fenomeno che si verifica in diverse parti del mondo, l’Europa e l’Italia tra gli esempi più noti. Anche la nostra Provincia non è immune, anzi! Gli ultimi dati ISTAT ci danno come fanalino di coda nella Regione Lazio. Questo fenomeno porta a sfide significative per il sistema socio-economico, tra cui la sostenibilità del sistema pensionistico, la carenza forza lavoro e l’impatto sui servizi sociali.
L’invecchiamento della popolazione è caratterizzato da un aumento della percentuale di anziani e una diminuzione di giovani. Questo fenomeno è spesso legato a un aumento dell’aspettativa di vita e una diminuzione dei tassi di natalità. L’Italia, purtroppo, presenta una alta percentuale di anziani e un tasso di natalità molto basso, così come i nostri paesi in provincia di Latina. Le cause di questa tendenza sono complesse e possono includere fattori socio economici, culturali e individuali. Un tasso di natalità basso, spesso vicino allo zero o addirittura negativo, significa che nascono meno bambini di quanti ne siano necessari per mantenere stabile la popolazione.
Le ragioni della bassa natalità includono l’alto costo della vita, la difficoltà di conciliare lavoro famiglia e il cambiamento dei valori culturali che portano a meno matrimoni e meno figli. Un calo demografico combinato con l’invecchiamento della popolazione pone sfide significative per la nostra nazione. Il sistema pensionistico, con un numero ridotto di giovani lavoratori e un numero crescente di pensionati, diventa difficile sostenere il sistema pensionistico tradizionale. Oltre 200 mila giovani ogni anno lasciano il nostro paese per andare all’estero perché in Italia non intravedono un futuro. Oggi il sistema pensionistico, il che se ne dica, le casse dell’INPS sono ancora in attivo, grazie ai contributi versati dai lavoratori immigrati, che portano nelle casse dell’INPS cinque miliardi l’anno a fronte di due miliardi che vengono restituiti agli immigrati in pensioni o servizi.
La cura degli anziani con la crescente popolazione anziana richiede un aumento dei servizi di assistenza sanitaria e sociale, che oggi , sempre più privatizzata e che ha portato, cinque milioni di persone, a non curarsi più, cifra questa, destinata a crescere, se non si mette mani a una riforma sanitaria più pubblica, universale e più vicina al cittadino.
La carenza di forza lavoro, dove c’è una popolazione in diminuzione può portare a una carenza di manodopera in vari settori, influenzando la crescita economica, la produttività e fare andare via quei pochi giovani che ci sono. Le politiche a sostegno della famiglia può incoraggiare le nascite attraverso incentivi finanziari, servizi di assistenza all’infanzia e politiche che trovino un giusto equilibrio tra vita-lavoro, una contrattazione più inclusiva su questi argomenti, parità di genere più asili nido orari di lavoro infrastrutture e servizi alle famiglie può aiutare ad aumentare il tasso di natalità.
L’immigrazione può contribuire a compensare la forza lavoro e sostenere il sistema pensionistico, ma solleva anche questioni di integrazioni e adattamento culturale che oggi nelle nostre città, le politiche d’inclusione sono pressoché inesistenti. Bisogna incoraggiare gli stili di vita sani e attività fisica che può contribuire a ridurre i costi sanitari e prolungare la vita lavorativa degli anziani.
In conclusione, l’invecchiamento della popolazione e il basso tasso di natalità, rappresentano sfide complesse che richiedono un approccio multidimensionale per essere affrontate, ma richiedono una scelta politica nei nostri Comuni che oramai non è più eludibile e che non può essere quella sui tagli ai sevizi o fare interventi spot per farsi votare e che non servono a nulla.
