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Lunedì, 08 Settembre 2025 12:04

Aggressione in centro. Denunciato un marocchino

 

 

Nella serata dello scorso 5 settembre, i Carabinieri della Stazione di Sezze (LT), al termine di preliminari accertamenti, hanno deferito, in stato di libertà, un cittadino marocchino di 36 anni residente a Sezze (LT), per il reato di lesioni personali. Nello specifico i Carabinieri, a seguito di richiesta pervenuta al 112 N.U.E., sono intervenuti in quel centro, dove poco prima l’indagato, a seguito di un’aggressione avvenuta per futili motivi. Dalla ricostruzione preliminarmente condotta sembrerebbe che l’indagato abbia aggredito la donna, colpendola con un pugno, per poi scagliarsi anche contro il cognato della donna, presente, che era intervenuto a difesa della malcapitata. L’indagato, in evidente stato di alterazione da abuso di sostanze alcoliche, dopo essere stato sedato dal personale del 118 intervenuto sul posto, è stato trasportato all’ospedale di Latina,  così come le due vittime.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e per l’indagato vale il principio di non colpevolezza sino alla sentenza definitiva, ai sensi dell’art. 27 della Costituzione

Pubblicato in Cronaca

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del Psi di Sezze a firma di Paolo di Capua relativo alla vicenda dell'aumento di capitale sociale di Aqualatina.

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No all’aumento del capitale sociale, SI all’acquisizione della quota 49% del Capitale Sociale del privato di Acqualatina. Il Partito Socialista Italiano di Sezze è nettamente contrario all’aumento del Capitale Sociale di ACQLT. L’aumento di 30 milioni, per i comuni dell’ATO/4, con il 51% di Capitale, equivale a 15.300.000 euro, mentre alla parte privata è di 14.700.000 euro. Al nostro Comune (Sezze) in base alla percentuale di quota posseduta, dovrà sborsare circa € 350.000 di aumento, questa è la somma che gli tocca. Con questo tentativo di aumento del Capitale, il privato di ACQLT mette in difficoltà i Comuni e, astutamente il privato vuole arrivare ad un risultato, o ’aumento di Capitale o l’aumento della Tariffa. Intanto ricordiamo i 56 milioni di euro ricevuti dal PNNR al fine di migliorare le RETI ed efficientare il  servizio, che purtroppo le perdite di RETE sono rimaste invariate, erano nel 2002 il 67%, nel 2015 il 68%, nel 2024 il 70%. Il Comitato invita i Sindaci dell’ ATO/4 a riflettere e poi agire, poiché l’unica strada è rendere interamente pubblica ACQLT. Ora se i Comuni cedono all’aumento, il privato fissa un bel paletto inamovibile per il dopo 2032, i Comuni saranno ingabbiati. Invece se i Comuni non cedono bocciano l’aumento, il privato di ACQLT vi chiederà l’aumento della tariffa di quel 6% che non gli è stato concesso. La Conferenza dei Sindaci aumentò nel mese di aprile la tariffa del 3,5% anziché il 9,5%. L’azione che i Comuni ATO/4 devono fare, per proseguire sulla base della Relazione del Prof. Lucarelli dell’Università di Napoli è quella di rilevare (acquisire) la quota del privato, così ACQLT sarà interamente pubblica al 100%. Sezze anziché versare 350.000 euro per l’aumento del Capitale, con una somma molto inferiore (circa 220.000 euro), acquisirà con una percentuale la quota del privato e contribuirà insieme agli altri Comuni dell’ATO/4, a rendere ACQLT interamente pubblica. | Comitato ricorda che dal 2018 al 2023 le tariffe sono aumentate del 24%, ma il servizio & rimasto lo stesso. L'occasione di oggi per i Comuni del’ATO/4 & portare a conclusione il percorso iniziato nel 2017 e quasi arrivato al traguardo allora (nel 2020), ma bloccato dalla pandemia. Cari Sindaci non avete alternative, i cittadini non devono continuamente pagare un servizio che & sempre uguale. Ora, voi che rappresentate il pubblico, mostrate carattere a tutela dell'interesse pubblico. 'occasione c'è e non fatevela scappare, i cittadini utenti dell’ATO/4 non ve la perdoneranno, non ascoltate le sirene, ma i cittadini delle vostre Comunita.

ll  Portavoce
Comitato Acqua Pubblica
Giovanni Paolo Di Capua

Coordinatore Comunale
del Partito Socialista
Italino 

Pubblicato in Politica
Lunedì, 08 Settembre 2025 06:05

Cohousing intergenerazionale e disabilità

 

 

Una nuova idea di casa, comunità e futuro possibile

Immagina una casa dove ragazzi con disabilità, anziani soli e famiglie vivono insieme, condividendo spazi, tempo e piccoli gesti quotidiani. Non è un sogno, ma una realtà già concreta in diverse parti d’Italia: si chiama cohousing intergenerazionale.

Questi progetti abitativi nascono dal desiderio di superare due grandi sfide della società moderna:

  • la solitudine, che colpisce soprattutto gli anziani, ma non solo;
  • la mancanza di contesti inclusivi per persone con disabilità, che spesso faticano a conquistare spazi di autonomia.

In un cohousing, ogni persona ha il proprio spazio privato, ma sceglie anche di vivere in una comunità attiva e solidale, dove il supporto reciproco diventa naturale.

 

Esempi virtuosi in Italia

  • Milano – “Cohousing Porto 15”: un progetto che unisce famiglie, single e persone con fragilità in un condominio pensato per la socialità, con spazi comuni e attività condivise.
  • Bologna – “Condominio solidale Pantera Rosa”: giovani con disabilità abitano insieme ad anziani, creando una rete di sostegno reciproco. Gli uni portano energia e compagnia, gli altri mettono a disposizione esperienza e tempo.
  • Torino – “Casa di Zenzero”: un modello abitativo che integra residenzialità, laboratori e attività comunitarie, con un’attenzione particolare all’inclusione.

 

Il valore della rete

In queste esperienze emerge un concetto fondamentale: non si vive bene da soli.
Per un ragazzo con disabilità, poter contare sulla presenza di vicini attenti e disponibili significa non solo sentirsi più sicuro, ma anche sperimentare la libertà e la responsabilità dell’autonomia.
Per un anziano, invece, avere accanto giovani pieni di vitalità diventa un modo per rallentare la solitudine e sentirsi ancora parte di un tessuto sociale vivo.

La vera ricchezza sta nella reciprocità: ognuno dà quello che può e riceve quello che gli serve.

 

Un quartiere  a Sezze

Immaginiamo Sezze con un quartiere diverso dagli altri: un luogo dove anziani, ragazzi con disabilità e famiglie vivono fianco a fianco, condividendo non solo spazi ma anche momenti di vita.

Ogni appartamento mantiene la propria autonomia, ma al centro ci sono aree comuni: un giardino dove coltivare insieme, una sala per laboratori creativi e incontri, una cucina condivisa per le cene di comunità.

Gli anziani potrebbero offrire tempo, esperienza e ascolto; i ragazzi portare energia, entusiasmo e nuove competenze; le famiglie dare calore e sostegno quotidiano.
Il risultato? Una rete di cura reciproca, dove nessuno resta solo e ognuno diventa una risorsa per l’altro. Avete idea di quanta gente sola c’è a Sezze e senza una rete famigliare?

Un quartiere così potrebbe diventare un modello di inclusione e innovazione sociale, capace di trasformare Sezze in un esempio virtuoso per tutto il territorio pontino.

Da mamma so bene che questi progetti non possono nascere isolati nelle campagne setine, lontani da tutto. Perché l’inclusione non è chiudersi in una casa nel verde, ma vivere nel cuore del paese, dove i ragazzi possano andare a comprare il pane, incontrare amici in piazza, sentirsi parte della comunità ogni giorno. Solo così diventano davvero luoghi di vita e non semplici strutture.

Purtroppo però a Sezze parlare di cohousing e inclusione sembra quasi un sogno lontano, perché la realtà è che siamo anni luce indietro anche sulle cose più semplici. Manca persino un marciapiede sicuro dove anziani e bambini possano passeggiare senza rischi: l’unico tratto protetto resta quello intorno al Parco della Rimembranza. Il centro storico non ha ancora una ZTL che restituisca vivibilità ai vicoli, né piazze libere dalle auto dove incontrarsi in sicurezza. E, come se non bastasse, manca perfino un serio controllo con sanzioni per chi parcheggia sui marciapiedi, rendendo impossibile il passaggio a chi si muove a piedi o con una carrozzina. Senza queste basi minime, parlare di inclusione e innovazione è difficile: ma proprio da qui dovrebbe partire il cambiamento.

Una riflessione personale

So bene quanto sia forte il desiderio di assicurare ai propri figli un futuro dignitoso, indipendente e sereno. Pensare che possano vivere in un contesto dove non sono “ospiti” ma protagonisti attivi di una comunità è un sogno che prende forma concreta grazie a questi progetti.
Non si tratta solo di case, ma di nuove possibilità di vita.

 

Lo sapevate che...?

  • In Danimarca e nei Paesi Bassi il cohousing intergenerazionale è diffuso da oltre 40 anni, con risultati sorprendenti sulla qualità della vita.
  • In Italia, secondo un’indagine del Censis, più del 60% delle famiglie sarebbe favorevole a forme di abitare condiviso, ma molti non sanno che già esistono realtà attive e funzionanti.
  • Alcuni cohousing italiani organizzano “banche del tempo”: ore che i vicini si scambiano per cucinare, fare la spesa, dare ripetizioni ai ragazzi o semplicemente fare compagnia.
Pubblicato in Attualità