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Il Comune di Sezze è uno dei comuni finanziati dall’avviso pubblico “Risorse in Comune”, e riceverà un finanziamento pari a 100.756,39 euro. L’iniziativa, promossa dal Dipartimento della Funzione Pubblica, si inserisce nel quadro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e mira a potenziare la capacità amministrativa degli enti locali.

Il progetto è stato concepito per sostenere i Comuni italiani nel loro percorso di modernizzazione, incentivando la trasformazione organizzativa e digitale.

Le risorse assegnate al Comune di Sezze saranno strategiche per avviare un processo di profondo rinnovamento interno. In particolare, è intenzione dell'amministrazione impiegare il finanziamento per acquisire una serie di beni e servizi finalizzati a: migliorare l’organizzazione degli uffici e la gestione dei flussi di lavoro, rendere più funzionali e moderni gli spazi di lavoro per il personale comunale, potenziare l’efficienza informatica dell’ente, con l’acquisto di nuove tecnologie e software, valorizzare il capitale umano, attraverso percorsi di formazione e aggiornamento professionale.

"Investire sulla capacità amministrativa - spiega l'Assessore Attività Produttive, Politiche del Lavoro, Innovazione e Finanziamenti Pubblici Lola Fernandez - significa investire direttamente sul benessere dei nostri cittadini. Grazie a queste risorse, potremo rendere il nostro Comune più moderno ed efficiente, capace di rispondere in modo sempre più efficace alle esigenze della comunità. Continuiamo a lavorare per cogliere tutte le opportunità offerte dal PNRR, consolidando il percorso di crescita e sviluppo del nostro territorio, che ha già visto importanti risultati su altri fronti, come le politiche giovanili, l’innovazione, il lavoro e la valorizzazione del nostro patrimonio enogastronomico e culturale".

Pubblicato in Politica
Domenica, 11 Gennaio 2026 08:05

La legge del più forte

 

 

Premessa per gli analfabeti funzionali e per quanti sono affetti da forme varie di fanatismo ed estremismo. La democrazia è un valore assoluto. I diritti civili e le libertà fondamentali sono irrinunciabili. La condanna del regime liberticida e criminale di Nicolàs Maduro, un despota che ha affamato il suo popolo e represso nel sangue il dissenso, è netta e senza appello, ma non può giustificare il crimine perpetrato dagli Stati Uniti e precisamente la violazione del diritto internazionale, l’attacco ad uno stato sovrano che configura un vero e proprio atto di guerra e il rapimento del suo Presidente e di sua moglie durante un raid militare illegale.
 
Non è certamente la prima volta che le grandi potenze si rendono responsabili di gravi violazioni del diritto internazionale per imporre la propria egemonia politica ed economica nei confronti di paesi o aree strategiche del pianeta, mascherando i propri interessi con la motivazione di voler esportare o ripristinare la democrazia ed imporre il rispetto dei diritti umani. Dall’Iraq all’Afganistan, dalla Serbia all’Ucraina, dal Congo alla Libia, dalla Siria a Gaza, solo per citare gli esempi più recenti, a prevalere è sempre la logica della potenza e della prepotenza, della sopraffazione e della falsificazione della realtà finanche innanzi all’espressione massima degli organismi internazionali, il Consiglio di sicurezza e l’Assemblea Generale dell’ONU.         
 
Sotto il profilo del diritto internazionale l’attacco degli USA al Venezuela e il rapimento del presidente Maduro configurano evidenti violazioni della Carta dell’ONU e delle convenzioni internazionali. L’ingresso non autorizzato di militari USA e il bombardamento di Caracas violano l’Articolo 2, paragrafo 4 della Carta delle Nazioni Unite, che fa divieto tassativo dell’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di uno Stato. In mancanza dell’adozione di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che autorizzi il ricorso alla forza, l’intervento armato rappresenta un’aggressione, come statuito espressamente dalla risoluzione 3314 dell’Assemblea Generale ONU del 1974. La motivazione della lotta al narcotraffico non trova alcun riscontro nel diritto internazionale e non rappresenta pertanto una causa di esclusione dell’illeceità dell’intervento armato.
 
La cattura di Maduro viola il diritto internazionale consuetudinario. Il Capo di uno Stato in carica, gode dell’immunità giurisdizionale personale e un’eventuale incriminazione, nel caso specifico intervenuta nel 2020 da parte del Dipartimento di Giustizia degli USA, non fa venir meno tale condizione, come riaffermato dalla Corte Internazionale di Giustizia nel 2002. La cattura di Nicolàs Maduro non può qualificarsi quindi come un atto di giustizia domestica, cioè interna alla giurisdizione degli USA, per la quale sarebbe stato necessario avviare una procedura di estradizione, ma come una violazione della sovranità venezuelana.
 
L’arresto di Cilia Flores, moglie di Maduro, aggrava il quadro giuridico. Il suo prelievo forzato, in assenza di una procedura formale di estradizione, viola l’articolo 9 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici che fa divieto dell’arresto arbitrario. Inoltre essendo l’arresto avvenuto nell’ambito di un’operazione militare, la detenzione di un civile, che non partecipa attivamente alle ostilità, contravviene alle disposizioni della IV Convenzione di Ginevra sulla protezione delle persone civili in tempo di guerra.
 
Gli USA hanno poi regalato a Vladimir Putin e Xi Jinping un’arma diplomatica definitiva e dirompente: il precedente. La scelta di Trump non solo ha l’effetto di fomentare ulteriormente il disordine mondiale, ma soprattutto fa perdere ogni credibilità morale e giuridica alla condanna statunitense dell’invasione russa dell’Ucraina in nome della sacralità dei confini. Se la Casa Bianca può intervenire militarmente in quello che considera il suo “cortile di casa” per rimuovere un capo di stato sgradito, senza peraltro mettere fine al regime che rappresentava, e mettere le mani sulle risorse energetiche del Venezuela, la Russia è legittimata a fare altrettanto per proteggere la propria sfera d’influenza nell’est Europa e giustifica la scelta di volersi impossessare del Donbass e delle sue cosiddette terre rare.
 
Inoltre se gli USA possono invocare la “sicurezza nazionale” per violare l’integrità di uno Stato sovrano e rapirne il leader, altrettanto potrà fare la Cina con Taiwan o con il mettere in atto una repressione militare definitiva a Hong Kong.
 
La verità è che l’idea a lungo coltivata, nelle società liberaldemocratiche europee e occidentali, di una regolamentazione secondo il diritto internazionale dei rapporti tra stati ormai ha ceduto fragorosamente di fronte al ritorno prepotente della dottrina delle sfere di influenza. L’uso della forza ha cessato di essere un tabù ed è stato sdoganato come strumento politico proprio da chi si è sempre professato a parole garante della libertà e della democrazia.
 
In questo passaggio storico l’Europa ha dimostrato tutta la propria inadeguatezza e irrilevanza politica e di fatto si è allineata acriticamente agli USA, fatta salva qualche rara eccezione.
 
Le Nazioni Unite si sono dimostrate ancora una volta uno spettatore passivo e insignificante rispetto ai conflitti globali. Il Consiglio di Sicurezza, paralizzato dal diritto di veto riconosciuto alle superpotenze che ne violano le regole, ha trasformato l’ONU in un paradosso burocratico, incapace di agire e di imporre il rispetto del diritto internazionale.
 
Il rischio è che si apra una nuova era di anarchia globale, dove la sovranità appartiene solo a chi ha i missili per difenderla e l’unica legge è quella del più forte.
 
A quanti sostengono che lo sceriffo di Washinton ha agito per amore di libertà e democrazia e per liberare dalla dittatura il popolo venezuelano, è il caso di far notare che in giro per il mondo sono tanti i regimi dittatoriali e i paesi governati da criminali. La Russia di Putin, l’Iran degli Ayatollah, l’Arabia Saudita di Bin Salman, la Corea del Nord Kim Jong-Un e non ultimo Israele sul cui primo ministro Netanyahu pende un mandato di cattura della Corte Penale Internazionale sono solo alcuni esempi. Aspettiamo fiduciosi il rovesciamento dei regimi in questione e la consegna nelle mani della giustizia dei loro leader criminali da parte dell’esercito a stelle e strisce…
Pubblicato in Riflessioni