Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalita' illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie, per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

 

 

Circa 12 milioni di euro per il restyling completo della stazione di Sezze Romano/Sezze Scalo, i lavori sono ancora in corso, ma la Piazza è stata già consegnata al Comune di Sezze e riaperta. Doveva essere il biglietto da visita della città, il primo spazio di accoglienza per pendolari, studenti e visitatori. Invece oggi il piazzale della stazione ferroviaria di Sezze Scalo appare come un’area lasciata a se stessa: erba alta, nessun fiore, spazi verdi incolti e un bar chiuso che ha smesso da tempo di essere un servizio, trasformandosi di fatto in un luogo di bivacco.

 

Il paradosso del restyling

I lavori hanno interessato i marciapiedi, gli accessi e le infrastrutture ferroviarie, ma appena si esce dal fabbricato viaggiatori, la realtà racconta un’altra storia.

Il piazzale antistante, che dovrebbe essere il naturale completamento dell’intervento, è oggi il simbolo di una frattura evidente tra progetto e gestione. Nessuna cura del verde, nessuna manutenzione ordinaria, nessun segnale di attenzione per un’area che rappresenta uno snodo fondamentale per la mobilità locale.

Meno binari, meno futuro

A rendere il quadro ancora più amaro è anche il ridimensionamento dell’assetto ferroviario: binari ridotti, spazi una volta operativi oggi svuotati di funzione, una stazione che appare più piccola, meno centrale, meno viva. Un cambiamento che, al di là degli aspetti tecnici, trasmette un senso di arretramento e di tristezza: Sezze Scalo è stata silenziosamente declassata nel sistema ferroviario.

Il contrasto è forte: una stazione “nuova” nelle strutture, ma più povera nel ruolo, meno capace di generare movimento, relazioni, prospettive. Un luogo che non dice più  ai viaggiatori  “benvenuti”, ma dice “siete di passaggio”.

Come spesso accade, per il Piazzale il nodo è nelle competenze. Ferrovie dello Stato ha realizzato le opere di sua pertinenza, ma la gestione e la manutenzione degli spazi esterni ricadono sul Comune di Sezze. Ed è proprio qui che il restyling sembra essersi fermato.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un’area che, invece di valorizzare l’investimento pubblico, ne mortifica il senso. Un contrasto evidente tra l’edificio rinnovato e un contesto urbano che comunica abbandono e mancanza di visione.

A completare questo scenario desolante c’è la chiusura del bar della stazione, che avrebbe potuto rappresentare un presidio sociale, un punto di ristoro e un elemento di controllo naturale dell’area. Oggi, invece, l’assenza di attività e servizi favorisce il degrado e allontana i cittadini, soprattutto nelle ore serali.

Una stazione senza vita è una stazione insicura. E un piazzale trascurato diventa rapidamente un luogo da attraversare in fretta, non da vivere.

Una domanda alla città

La domanda, a questo punto, è inevitabile: ha senso investire milioni di euro in un restyling se poi si abbandona lo spazio che ne dovrebbe essere il completamento naturale e si riduce il ruolo stesso della stazione? La stazione non è solo binari e muri, ma anche l’ambiente che la circonda, la qualità urbana che offre, il messaggio che manda a chi arriva.

Sezze Scalo oggi rappresenta un’occasione mancata, ma anche una possibilità ancora aperta. Per restituire dignità e ordine al piazzale della stazione servirebbero interventi semplici ma decisivi, a partire dalla realizzazione di un marciapiede continuo e sicuro che conduca direttamente all’ingresso della stazione, sottraendo lo spazio al parcheggio selvaggio e restituendolo ai pedoni.

Allo stesso tempo, sarebbe necessario regolamentare il transito veicolare, consentendolo esclusivamente ai residenti della strada e ai mezzi pubblici, in particolare ai pullman, oggi costretti a muoversi in un’area priva di regole chiare. Tutti gli altri veicoli dovrebbero essere indirizzati verso il parcheggio di via degli Archi (dopo averlo reso sicuro), raggiungendo poi il piazzale attraverso il sottopassaggio, come avviene in molte realtà urbane funzionali.

Scelte di buon senso, a basso costo, capaci di restituire decoro, sicurezza e vivibilità a quello che dovrebbe essere la porta d’ingresso del territorio, non il simbolo di un disordine che comunica abbandono. Finché ciò non accadrà, il piazzale della stazione continuerà a rappresentare il ritratto di una Sezze capace di beneficiare di investimenti importanti, ma troppo spesso incapace di mettere a frutto e valorizzare le risorse realizzate sul proprio territorio da altri enti e la Stazione Ferroviaria a Sezze non è l’unico caso!

 

Pubblicato in Cronaca

 

 

Con sincero rammarico la comunità di Bassiano apprende che, alla fine del mese di dicembre, la dottoressa Amelia Pacilli concluderà la sua attività di medico di famiglia.

Per quasi quarant’anni è stata un punto di riferimento imprescindibile per intere generazioni di cittadini, attraversando con professionalità e dedizione il cosiddetto “secolo breve” e arrivando fino agli anni difficili della pandemia da Covid-19. Un percorso lungo e impegnativo, vissuto sempre con spirito di servizio, competenza e profonda umanità.

Siamo certi di interpretare il pensiero di moltissime persone – pazienti e non – che hanno avuto modo di conoscerla e apprezzarla. La dottoressa Pacilli ha incarnato un modo autentico di fare medicina: arrivava nel suo ambulatorio molto prima dell’orario previsto e non lo lasciava, salvo urgenze, senza aver visitato l’ultimo paziente in attesa. Ma il suo impegno non si fermava lì.

Nel suo giorno di riposo dedicava tempo ed energie alle visite domiciliari, soprattutto ad anziani e ammalati, avvicinandosi a ciascuno con affetto, rispetto e attenzione sincera. Di tutto questo siamo testimoni diretti.

Pur operando come medico di medicina generale, con gli strumenti che la professione mette a disposizione, non ha mai ostacolato una richiesta di consulto specialistico, anche quando poteva apparire superflua. Sempre attenta all’ascolto quando necessario, e pratica e risoluta quando lo richiedeva la situazione, ha esercitato la professione medica nel pieno rispetto e nello spirito più alto del giuramento di Ippocrate.

A lei va il nostro ringraziamento pubblico e più sentito. Siamo certi che anche dal cielo molti suoi pazienti la stiano ringraziando oggi, condividendo questo sentimento di profonda riconoscenza.

Con grande affetto e stima, diciamo grazie alla dottoressa Amelia Pacilli. In un angolo del nostro cuore ci sarà sempre.
Buon vento, dottoressa. Buona vita, Amelia. Esempio autentico di buona sanità e di servizio agli altri.

Bassiano, 24 dicembre 2025

Con stima e affetto
I consiglieri comunali
Costantino Cacciotti – Piero Avvisati – Domenico Guidi

Pubblicato in Attualità