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Venerdì, 16 Gennaio 2026 19:58

LA DOTTRINA MONROE DI TRUMP

 

La dottrina Monroe è una politica estera statunitense del 1823 che afferma che il continente americano fosse chiuso alla colonizzazione europea e che gli USA non sarebbero intervenuti negli affari europei, in cambio di una non interferenza europea nelle Americhe, segnando un passo cruciale verso la supremazia americana nell’emisfero occidentale e l’isolazionismo.

In sostanza, secondo questa dottrina, a cui si rifà Trump, le Americhe non sono più aperte alla colonizzazione da parte di potenze europee.

Non interferenza: gli Stati Uniti non si sarebbero intromessi nelle guerre e negli affari interni europei.

Qualsiasi tentativo europeo di opprimere o controllare nazioni indipendenti nelle Americhe sarebbe stato visto come un atto ostile verso gli Stati Uniti.

L’indipendenza dell’America Latina: la dottrina fu una risposta alle nuove nazioni latinoamericane che si stavano liberando dal dominio spagnolo e portoghese e alla paura che le potenze europee potessero cercare di ristabilire il controllo.

L’assertività americana: dopo la guerra del 1812, gli USA volevano affermare la propria influenza e autonomia proclamando il loro “vicinato” come sfera d’interesse.

Questa teoria non poté essere subito applicabile. Inizialmente gli USA non avevano la forza militare per farla rispettare, ma divenne un pilastro della politica estera.

Infatti, il suo uso successivo fu invocato per giustificare interventi militari e politici, come contro l’intervento francese in Messico (1860) o durante la crisi dei missili di Cuba (1962). La dottrina fu invocata da presidenti come John F. Kennedy durante la crisi dei missili di Cuba, nel corso della Guerra Fredda, per opporsi all’estensione del potere sovietico nell’emisfero occidentale.

La dottrina Monroe ha definito la politica estera statunitense, oscillando tra isolazionismo e interventismo, segnando l’egemonia americana nell’emisfero occidentale.

Nel corso del tempo, la dottrina è stata interpretata per giustificare l’espansione degli USA, nonostante l’intento originale fosse contrastare il colonialismo europeo verso le Americhe.

Tutto questo ha portato a un sentimento antiamericano: gli interventi unilaterali e l’ingerenza negli affari interni hanno spesso generato un forte sentimento antiamericano in molti Paesi del mondo, influenzando le relazioni diplomatiche per decenni.

Così come ai nostri giorni, l’applicazione della dottrina Monroe con Trump sta plasmando e consolidando la sfera d’influenza degli Stati Uniti a scapito della piena autonomia di molti Paesi sia dell’America Latina sia degli equilibri di tutto il mondo, con particolare riferimento alle nazioni sudamericane apertamente ostili alla prima potenza economica e militare del mondo.

Il segnale di forza è indirizzato alla Colombia, a Cuba, alla Cina e all’Iran, ma anche all’Europa con la Groenlandia.

L’azione finalizzata alla cattura di Nicolás Maduro e della moglie è stata l’atto propedeutico a perseguire il cambio di regime in Venezuela, ovvero “America agli americani”.

Pubblicato in L'Approfondimento

 
Il Comune di Sezze e l’attuale amministrazione vanno avanti con il progetto di demolizione dell’attuale Centro Sociale di Sezze Scalo e sono ora alla ricerca di un immobile temporaneo da adibire a sede del centro, è stato infatti pubblicato il 15 gennaio 2026 l’avviso con l’obiettivo di individuare spazi idonei per garantire la continuità delle attività durante i lavori.


La scelta solleva forti perplessità e interrogativi tra i cittadini. L’edificio attuale, in buono stato di manutenzione, sarà abbattuto per fare spazio a un asilo nido, anche se la nuova struttura non prevede parcheggi adeguati e sarà ubicata su una strada stretta e molto trafficata per chi si dirige verso la scuola Caio Valerio Flacco. Nel frattempo, il Comune dovrà sostenere *ulteriori costi per affittare un immobile temporaneo* per ospitare il Centro Sociale, senza che sia chiara la durata di questo periodo di transizione. Una soluzione che, oltre a comportare spese aggiuntive, rischia di essere poco rispettosa dell’uso efficiente delle risorse pubbliche e della sostenibilità ambientale.


I requisiti richiesti


L’immobile da individuare dovrà:
- avere almeno 170 mq di superficie utile;
- essere privo di barriere architettoniche e accessibile anche a persone con mobilità ridotta;
- essere consegnato pronto all’uso, senza necessità di interventi di manutenzione straordinaria.


Oltre all’onere economico dell’affitto, l’Amministrazione si troverà a dover gestire lo spostamento delle attività, il trasloco degli arredi e la sicurezza dei nuovi locali. Tutto questo prima ancora di procedere alla costruzione del nuovo centro, il cui iter potrebbe richiedere anni.
A questo proposito, va ricordato che il Comune ha ottenuto un finanziamento di oltre un milione di euro dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la realizzazione di un nuovo asilo nido a Sezze Scalo, interamente coperto dall’Unione Europea tramite il programma Next Generation EU. Tale progetto prevede la demolizione e la ricostruzione dell’edificio attualmente adibito a Centro Anziani, ma riguarda solo l’asilo nido e non include finanziamenti specifici per la costruzione contemporanea di un nuovo Centro Sociale per Anziani.


In altre parole, i fondi stanziati servono solo per l’asilo, e non esistono al momento risorse certe o tempistiche programmate per la ricostruzione del Centro Sociale che sarà sacrificato. Per questo motivo, non è nota alcuna data certa per la ricostruzione del Centro Sociale, lasciando nel dubbio i residenti e le famiglie degli anziani che usufruiscono quotidianamente dei suoi servizi.
È anche importante sottolineare che l’abbattimento della struttura non potrà essere portato a termine finché non si troverà una sede sostitutiva, perché il servizio del centro sociale è ritenuto essenziale per lo Scalo, che non dispone di altri spazi comparabili per accogliere gli anziani e garantire loro continuità nelle numerose attività svolte durante la settimana. Se da un lato l’attenzione al miglioramento dei servizi per le famiglie — con l’arrivo di un nuovo asilo — può sembrare positiva, dall’altro la strategia di demolire un edificio funzionante e investire in un affitto temporaneo per il Centro Sociale può apparire poco lungimirante. Un recente sondaggio diffuso dal sindaco di Sezze inoltre evidenzia come la natalità sia in calo mentre la popolazione anziana aumenta, e questa dinamica demografica sembra entrare in conflitto con la scelta dell’Amministrazione: non appare chiaro come la decisione di demolire il Centro Sociale, che serve proprio gli anziani, sia coerente con i dati del territorio.


Alcuni cittadini e osservatori si chiedono se non sarebbe stato più sensato riqualificare e adattare la struttura esistente, evitando costi aggiuntivi, sprechi di risorse pubbliche e l’isolamento temporaneo di un servizio essenziale per la comunità. Inoltre, ci si domanda se non sarebbe stato più lungimirante costruire il nuovo asilo nido vicino alla scuola Caio Valerio Flacco, dove esiste già un polo comprensivo con asilo, primaria e medie. In questo modo si sarebbe garantita una continuità scolastica naturale, evitando che i genitori debbano lasciare i figli piccoli su Via Puglie — senza parcheggi adeguati — e poi spostarsi su Via Bari, magari con più figli, creando disagi e rischi concreti nella gestione quotidiana.


Il Comune, per ora, rimane fermo nella sua decisione, invitando i proprietari di immobili a presentare proposte entro il 30 gennaio 2026, mentre la comunità resta in attesa di capire se la strategia scelta sarà davvero vantaggiosa per gli anziani e per le casse comunali e quali saranno le date per vedere finito il nuovo Centro Sociale.

Pubblicato in Politica

 

 

Quando le emergenze si ripetono, non si è più davanti a imprevisti, ma a problemi strutturali lasciati irrisolti. A quel punto l’alternativa diventa chiara: decidere insieme oppure continuare a pagare tutti. Rinviare, frammentare, intervenire solo sull’urgenza non è neutralità amministrativa, ma una scelta politica precisa, perché produce costi collettivi e li scarica nel tempo sui cittadini.

I casi del tensostatico di Via Scopiccio, finanziato nel 2016 e mai entrato in funzione per l’assenza dei servizi necessari e di un modello gestionale, e di Palazzo Rappini, chiuso dal 2020 per gravi criticità strutturali mai affrontate in modo risolutivo, sono emblematici. In entrambi i casi il finanziamento è stato trattato come un traguardo, non come l’inizio di un percorso. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: opere inutilizzate, edifici che si deteriorano, risorse immobilizzate e problemi che, col passare del tempo, diventano più costosi.

Eppure, sempre a Sezze, esiste almeno un precedente che dimostra come le cose possano andare diversamente. Dopo decine di episodi di sovratensione, culminati nel grave incidente del settembre 2021 a Monte Trevi, quando un fulmine colpì la rete elettrica causando per l’ennesima volta danni agli impianti domestici, i residenti decisero di organizzarsi. A quel problema si sommava una connessione internet lenta e instabile, ancora basata su cavi in rame, anch’essi vulnerabili ai fulmini e responsabili di continue cadute di linea.

Ne nacquero una petizione e un confronto diretto con l’attuale amministrazione comunale, che portò alla convocazione dei gestori nazionali, Enel e TIM. Non si sottoscrisse un intervento tampone, ma una soluzione strutturale: Enel investì oltre 100 mila euro per la messa a terra della cabina elettrica e TIM estese la fibra ottica in tutta la zona. Da allora, a Monte Trevi, i problemi di ipertensione elettrica e di lentezza e instabilità della connessione non si sono più ripresentati.

Il confronto è netto: dove si rinvia, si accumulano danni; dove si decide insieme, si risolvono problemi. È una lezione che riguarda oggi direttamente anche la rete idrica, da sempre in crisi per fragilità strutturali che ricadono da anni sulle spalle dei cittadini. Una condizione ancora più grave se si considera che le principali fonti di approvvigionamento della rete gestita da Acqualatina si trovano proprio nel territorio di Sezze: una circostanza che, invece di tradursi in un vantaggio per la comunità locale, si accompagna a disservizi ricorrenti e a una cronica assenza di soluzioni definitive.

Se per elettricità e connettività si è scelto di decidere insieme, ora si faccia lo stesso per l’acqua. Serve un incontro pubblico con il Comune, trasparente e orientato alle scelte, organizzato con lo stesso impegno – anche economico – che si riserva a una sagra o a una qualsiasi altra manifestazione, per affrontare finalmente modo partecipato il problema per risolverlo consapevolmente una volta per tutte. Continuare a non scegliere, anche in questo caso, significa scegliere di lasciare le cose come stanno – e di farne pagare il prezzo, ancora una volta, ai cittadini.

 

Pubblicato in Attualità

 

 

Il Comune di Sezze ha disposto il dissequestro amministrativo finalizzato alla distruzione di diversi chili di prodotti dolciari da forno, tra cornetti e crostatine di visciole, privi di tracciabilità. Lo stabilisce un’ordinanza del Suap datata 14 gennaio, a seguito di un controllo igienico-sanitario effettuato il 2 gennaio 2026 dai Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (Nas) di Latina.

Durante l’ispezione, in un laboratorio di produzione di prodotti da forno del territorio, i militari hanno rinvenuto all’interno di due celle frigorifere circa 5.000 unità di dolci – tra cornetti e crostatine di visciole – per un peso complessivo di circa 300 chili, sottoposti a sequestro amministrativo perché privi di indicazioni sulla provenienza e sulla tracciabilità.

La successiva istanza della società per ottenere il dissequestro e la restituzione della merce è stata respinta, poiché i Nas hanno confermato l’assenza dei requisiti previsti dalla normativa. Per questo il Comune ha ordinato la distruzione immediata degli alimenti, a cura e spese della ditta interessata, tramite azienda specializzata.

 

Pubblicato in Cronaca