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Il dibattito sul referendum per la separazione delle carriere (che rappresenta lo 0 virgola…) mette a nudo le criticità della mancata riforma del sistema giudiziario.

I numeri del ritardo giudiziario: 527 giorni contro i 239 della media UE sui procedimenti civili.
Sui procedimenti penali: 361 giorni contro i 178 della media europea.

Capitali fermi, occasioni mancate per le imprese, costi extra per le aziende, spese legali infinite, incertezza per i cittadini.

Questi tempi esorbitanti non solo mettono a repentaglio la fiducia dei cittadini nell’apparato giudiziario, ma costituiscono anche un ostacolo alla competitività economica nazionale e un impedimento sostanziale alla piena tutela dei diritti fondamentali. La necessità di riforme organiche nel sistema giudiziario risulta sempre più urgente e inderogabile.

A peggiorare il quadro generale è una drastica carenza di personale: secondo il CSM e l’ANM mancano 1.400 magistrati e oltre 5.000 unità di personale amministrativo, e le cause pendenti sono oltre 3,5 milioni di procedimenti civili in attesa.

Il paradosso digitale: tecnologia che rallenta anziché accelerare.
Un’altra nota dolente sono proprio le tecnologie: il sistema tecnologico della giustizia fa acqua da tutte le parti per i danni provocati da un’infrastruttura tecnologica inadeguata che, invece di accelerare i procedimenti, li blocca, mentre la completa digitalizzazione potrebbe snellire i processi e abbattere i tempi biblici.

A giugno a oltre 1.500 precari amministrativi scade il contratto di lavoro. Anche sulla giustizia l’Italia, a livello europeo, è il fanalino di coda: basterebbe emulare alcuni modelli europei, come l’Estonia, i Paesi Bassi, la Germania o la Francia.

L’adozione di queste riforme, unitamente a un’attenta analisi e replica dei modelli europei, consentirebbe all’Italia di costruire un sistema giudiziario non solo più efficiente e specializzato, ma anche più accessibile a beneficio di cittadini e imprese.

Ora la riforma della separazione delle carriere dei magistrati è stata approvata e governo e maggioranza spingono verso la riforma che separa le carriere di PM e giudici ancor prima di riformare il sistema giudiziario. Tant’è che si svolgerà il 22 e 23 marzo il referendum che, a differenza di come siamo abituati ai referendum con il quorum, è un referendum confermativo, cioè si basa sui voti espressi.

Giuristi e magistrati mettono in guardia dagli effetti negativi. In termini semplici, la separazione delle carriere significa che giudici e pubblici ministeri avranno percorsi professionali distinti.

Quali sono i rischi e le criticità? Indebolimento dei PM, rischio che il PM perda autonomia e diventi più controllabile dal potere politico; può creare una frammentazione, generando una frattura all’interno della magistratura e indebolendo l’unità del potere giudiziario.

Perdita della cultura comune: il passaggio di mentalità da PM a giudice (o viceversa) era visto come un arricchimento che ora va perduto. Inoltre, saranno costituiti due Consigli superiori della magistratura, con un aumento dei costi, che gestiranno separatamente nomine, trasferimenti e valutazioni di giudici e PM.

Per il nuovo CSM sarà introdotto il sorteggio per la designazione di alcuni componenti dei nuovi CSM, con il rischio di introdurre un potere abnorme per la politica e di creare conflitti tra magistrati invece di ridurre l’influenza delle correnti. Inoltre, con questa riforma non si risolve nulla per quanto riguarda le inefficienze strutturali e i tempi di attesa dei processi nel sistema giudiziario (che è il vero problema).

Ecco perché la giustizia deve restare un potere autonomo che va potenziato e riformato, libero e indipendente: questo recita la Costituzione.

È per questi motivi che “PER LATINA 2032” invita tutti a votare NO.

Pubblicato in L'Approfondimento

 

Si sono conclusi i lavori per l’installazione del sistema di videosorveglianza presso il rinnovato piazzale della stazione ferroviaria di Sezze Scalo. L’intervento, annunciato nelle scorse settimane dal sindaco Lidano Lucidi, rappresenta il primo passo di un progetto più ampio volto a rafforzare il controllo e la sicurezza sul territorio comunale.

La zona, infatti, è stata recentemente teatro di episodi di aggressioni e rapine ai danni dei pendolari, circostanze che hanno alimentato preoccupazione tra cittadini e viaggiatori e reso necessario un intervento mirato da parte dell’Amministrazione comunale.

«Questa installazione è solo la prima di una serie di altri interventi che interesseranno diversi punti sensibili del Comune», ha spiegato il primo cittadino, sottolineando come l’obiettivo sia quello di estendere progressivamente il sistema di monitoraggio anche in altre aree considerate critiche.

Non sono mancati, ha ammesso il sindaco, ostacoli di natura tecnica e gestionale. «Nonostante le difficoltà, faremo ogni sforzo possibile per garantire maggiore sicurezza e un controllo più efficace del territorio, soprattutto nei luoghi di maggiore criticità», ha aggiunto Lucidi.

L’installazione delle telecamere punta ad aumentare la sicurezza reale e percepita, tutelando i pendolari e valorizzando al tempo stesso un’area strategica recentemente riqualificata.

 

Pubblicato in Cronaca

 

 

L’agenda settimanale “Il Sindaco informa” è diventata uno strumento stabile della comunicazione amministrativa. Un canale utile, che contribuisce a rendere visibili decisioni e interventi dell’Ente, ma che può crescere ulteriormente in qualità se affiancato da un chiarimento più esplicito sulle scelte che orientano l’azione di governo.

Il tema della TARI, la tassa sui rifiuti, lo dimostra con chiarezza. L’avvio degli accertamenti su circa 1.400 evasori totali, con un recupero stimato di circa un milione di euro, afferma un principio semplice ma fondamentale: i servizi comunali funzionano solo se tutti contribuiscono in modo equo. Tutelare chi ha sempre pagato non è un atto punitivo, ma una scelta di giustizia, per evitare che i cittadini corretti risultino, ancora una volta, penalizzati due volte, ben riassunto nel detto polare, “cornuti e mazziati”.

La distinzione tra evasione, ritardi nei pagamenti e difficoltà economiche reali va nella direzione giusta. Resta però aperta la questione decisiva del metodo: si tratta di un intervento straordinario o dell’avvio di un controllo stabile e continuativo sui tributi locali? Da questa risposta dipendono la credibilità dell’azione amministrativa e la possibilità di programmare nel tempo, evitando che le inefficienze del sistema finiscano per gravare, ancora una volta, su chi è già in regola con i propri obblighi.

Per i cittadini è essenziale capire non solo quanto si recupera, ma soprattutto cosa cambia davvero: se il rafforzamento della base contributiva può tradursi in una maggiore stabilità delle tariffe, in servizi più affidabili e in investimenti meglio programmati. È in questo passaggio che la trasparenza si trasforma in responsabilità politica.

In questa stessa logica, al report settimanale potrebbe utilmente affiancarsi un’informativa mensile, dedicata ad approfondire le scelte politiche che stanno dietro ai numeri del bilancio. Un’occasione per distinguere con chiarezza tra imposte comunali, come l’IMU, che finanziano le funzioni generali dell’Ente, e tasse legate ai servizi, come la TARI, spiegando come le risorse raccolte vengano tradotte in priorità concrete.

Dalla sanità territoriale, alla scuola ai servizi sociali, è su queste decisioni che si misura un’amministrazione: su ciò che sceglie di finanziare, su ciò che rinvia, su ciò che considera essenziale. Spiegarlo non è solo un atto di comunicazione, ma un vero atto di governo.

Rendere leggibili queste scelte significa rafforzare la fiducia e dare sostanza alla partecipazione. È qui che le informative del sindaco possono diventare

il primo mattone di un’agorà civica, fisica e telematica, capace di alimentare confronto, consapevolezza e partecipazione.

Un obiettivo che richiede investimenti dedicati – in spazi, strumenti digitali e competenze – e che potrebbe affiancare le sagre e le manifestazioni culturali, offrendo alla comunità luoghi e tempi stabili di discussione pubblica per  diventare pratica quotidiana di democrazia partecipata.

 

Pubblicato in Attualità