Palazzo Rappini chiuso dal 2020: servono circa 3 milioni di euro per il consolidamento strutturale
Ogni volta che passo per via Umberto a Sezze mi si stringe il cuore vedendo Palazzo Rappini chiuso. Credo che sia uno dei palazzi storici di Sezze più affascinanti e imponenti, un immobile di pregio che rischia di deteriorarsi completamente come altri presenti nel cuore del paese tra cui il Teatro di via Pitti. E' stata anche la sede di quelle che venivano chiamate le scuole medie, anche io sono stato tra quegli alunni che hanno avuto la fortuna di frequentare quell'istituto scolastico in questa sede.
Purtroppo Palazzo Rappini è chiuso dall'ottobre 2020 a seguito della dichiarazione di totale inagibilità. Il provvedimento è stato adottato dopo un sopralluogo tecnico e la relazione conclusiva redatta ha evidenziato gravi criticità strutturali tali da rendere l'edificio non sicuro. Nella relazione si legge che «la struttura evidenzia criticità sia dal punto di vista globale che locale». In particolare, le problematiche riguardano la capacità resistente dei maschi murari in condizioni statiche e sismiche, la capacità deformativa in caso di sisma e la capacità resistente e di esercizio dei solai di interpiano.
Secondo una valutazione tecnica preliminare, per il completo consolidamento strutturale dell'edificio sarebbero necessari circa 3 milioni di euro , una cifra significativa ma che meriterebbe di essere presa in considerazione vista l'importanza storica dell'edificio. Ultimamente l'immobile era stato preso in considerazione per lo spostamento degli uffici del Centro per l'Impiego di Sezze Scalo. Poi l'idea venne abbandonata.
Prima della chiusura, Palazzo Rappini ospitava importanti realtà istituzionali e culturali: la Compagnia dei Lepini, l'ufficio del Giudice di Pace e il Museo del Giocattolo Ludus , inaugurato il 9 giugno 2007. Quest'ultima rappresentava un'eccellenza culturale del territorio, nato dall'incontro tra ricerca scientifica, valorizzazione delle tradizioni locali e sperimentazione delle potenzialità educative, espressive e socializzanti del gioco. Il museo, profondamente radicato nella comunità, era conosciuto anche come “Museo del giocattolo territoriale” e si presentava con un allestimento rinnovato, curato inizialmente con la collaborazione di Rosolino Trabona e Umberto De Angelis e successivamente da Paola Pasqualucci.
Va ricordato che circa venti anni fa l'edificio era già stato oggetto di interventi di manutenzione, con il rifacimento degli infissi e il recupero della facciata esterna. L'intervento, tuttavia, non ha interessato le strutture portanti, che oggi risulta il nodo principale da risolvere per consentire una futura riapertura del palazzo.
La chiusura prolungata di Palazzo Rappini rappresenta una perdita significativa per il centro storico di Sezze, non solo dal punto di vista architettonico, ma anche culturale e sociale. Il futuro dell'edificio resta legato alla possibilità di reperire le risorse necessarie per un intervento strutturale profondo, capace di ripristinare alla città uno dei suoi luoghi simbolo.
Sotto l'interno del Museo del Giocattolo
SPID diventa a pagamento: cosa cambia per milioni di italiani nel 2026
Dal 1° gennaio 2026 una delle novità più discusse nel mondo digitale italiano è finalmente realtà: lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) erogato da Poste Italiane diventa a pagamento.
Dopo anni in cui gli utenti potevano ottenere e usare questo strumento gratuitamente per accedere ai servizi online della Pubblica Amministrazione e di molte piattaforme private, scatta un canone annuale di 6 euro per gran parte degli utenti.
Lo SPID è l’identità digitale con cui oltre 40 milioni di italiani (circa l’82% degli adulti) accedono ai servizi online della Pubblica Amministrazione — dall’INPS alle prenotazioni sanitarie, passando per Agenzia delle Entrate e bonus vari — senza dover ricordare mille credenziali diverse.
Finora il sistema era in gran parte gratuito, grazie a convenzioni tra Stato e provider che coprivano i costi di gestione. Ma questa fase, almeno per alcuni provider, si è conclusa.
Cosa cambia da gennaio 2026
La principale novità riguarda Poste Italiane, che gestisce circa il 70–72% delle identità SPID in Italia: il suo servizio PosteID abilitato SPID non sarà più completamente gratuito.
Ecco i punti chiave:
- Costo annuale: 6 euro (IVA inclusa) a partire dal secondo anno di utilizzo. Il primo anno resta gratuito per i nuovi utenti.
- Scadenze e rinnovo: gli utenti già attivi riceveranno una comunicazione via email circa 30 giorni prima della scadenza del loro SPID, con 30 giorni di tempo per pagare o recedere senza costi.
- Se non si paga: lo SPID resta tecnicamente attivo ma sospeso per 24 mesi e non utilizzabile finché non viene effettuato il pagamento.
- Come si paga: tramite area personale o app PosteID, oppure recandosi in un ufficio postale.
Non tutti gli utenti dovranno pagare il canone: Poste Italiane ha previsto esenzioni per categorie specifiche, tra cui: minorenni, cittadini con almeno 75 anni, residenti all’estero e utenti con SPID ad uso professionale
Questi gruppi potranno continuare a usare SPID con PosteID senza sostenere il costo annuale previsto per gli altri.
Un trend già avviato
La mossa di Poste non arriva dal nulla: già nel 2025 diversi gestori di SPID avevano iniziato a far pagare il servizio:
- Aruba: SPID gratuito il primo anno, poi canone annuale (circa 4,90 euro + IVA).
- InfoCert: canone di circa 5,98 euro/anno (dopo il primo anno), con pagamento esplicito da parte dell’utente.
- Register.it: costi variabili a seconda del tipo di riconoscimento e dei servizi aggiuntivi.
Queste scelte riflettono un cambiamento di modello: sempre più provider spostano i costi di mantenimento del servizio sugli utenti piuttosto che sullo Stato.
Reazioni e alternative
La decisione ha già suscitato dibattito online: molte persone segnalano la possibilità di migrare il proprio SPID verso provider alternativi o verso sistemi sostitutivi come la Carta di Identità Elettronica (CIE), che resta gratuita e permette di accedere allo stesso insieme di servizi.
Altri utenti criticano il fatto che un sistema così centrale nella vita digitale quotidiana diventi a pagamento, percependolo quasi come una “tassa sull’accesso ai servizi pubblici”, soprattutto se in futuro il pagamento si estenderà ad altri provider.
Se non vuoi pagare il canone annuale, ecco alcune soluzioni:
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Scegliere un altro provider SPID che al momento mantiene il servizio gratuito (esistono opzioni che non prevedono costi di rinnovo).
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Usare la Carta di Identità Elettronica (CIE), valida come identità digitale senza costi aggiuntivi.
Il passaggio di SPID verso un modello a pagamento con Poste Italiane rappresenta una svolta significativa nella digitalizzazione dei servizi in Italia: da un sistema fino a ieri percepito come gratuito e accessibile a tutti, si va verso un modello misto in cui il cittadino potrebbe dover sostenere costi per continuare a usarlo.
Questo cambiamento spinge a esplorare alternative gratuite e a riflettere sul futuro dell’identità digitale nel nostro Paese. C’è un vecchio detto che sembra cucito addosso all’Italia digitale: prima ti abituano a non poterne fare a meno, poi ti presentano il conto. Funziona così: un servizio nasce gratuito, diventa essenziale per vivere, lavorare e dialogare con lo Stato… e solo allora scopri che non è più gratis.
