Dall’agorà ateniese al consiglio comunale: ripartiamo dall’acqua e dalla partecipazione
Ho incontrato il sindaco Lidano Lucidi e il consigliere Daniele Piccinella per confrontarmi su alcuni dei temi più delicati che riguardano il nostro Comune. È stato un confronto franco, diretto, concreto. E soprattutto ho trovato disponibilità al dialogo e risposte che meritano di essere diffuse, discusse e – quando possibile – condivise.
Troppo spesso l’amministrazione di un territorio viene percepita come qualcosa di distante, quasi separato dalla vita quotidiana dei cittadini. In realtà è esattamente il contrario: le scelte amministrative incidono sulle strade che percorriamo, sull’acqua che utilizziamo, sui servizi che riceviamo. Sono decisioni che ci riguardano da vicino.
È partendo da questa convinzione – che la democrazia non sia un atto episodico ma un esercizio continuo di confronto – che ho proposto al Sindaco e al Consigliere di promuovere un ciclo di incontri pubblici sui temi più sentiti dalla comunità. Un modello ispirato, idealmente, all’agorà ateniese: uno spazio aperto, in cui l’amministrazione non comunica dall’alto ma dialoga, ascolta, risponde.
La prima occasione concreta per dare sostanza a questo percorso potrebbe essere proprio il prossimo 19 febbraio.
Come informa il Sindaco nella sua agenda settimanale, in quella data si terrà un consiglio comunale con l’audizione di Acqualatina S.p.A. in merito ai lavori in corso sulla Migliara 46. Non si tratterà soltanto di un passaggio formale. Sarà l’occasione per affrontare pubblicamente anche le problematiche legate alle continue interruzioni del servizio idrico che si verificano da decenni.
L’audizione dovrà servire a ottenere chiarimenti sugli interventi in atto, sulle reali cause dei disservizi e soprattutto sulle tempistiche di risoluzione. L’acqua non è un tema tecnico riservato agli addetti ai lavori: è un bene essenziale, è qualità della vita, è dignità quotidiana.
Ecco perché questo consiglio comunale non dovrebbe essere vissuto come una semplice seduta istituzionale, ma come un momento di partecipazione civica. È qui che può iniziare una nuova stagione di confronto, in cui amministratori, società di gestione e cittadini siedono – simbolicamente – nello stesso spazio pubblico.
La democrazia locale non si esaurisce nel voto. Si costruisce nell’ascolto reciproco, nella trasparenza, nella possibilità di porre domande e ricevere risposte chiare. Se vogliamo che il nostro Comune cresca come comunità e non solo come ente amministrativo, dobbiamo tornare a frequentare questi luoghi.
Il 19 febbraio può essere un primo passo. Non per polemizzare, ma per comprendere. Non per contrapporre, ma per condividere. Perché la città non è dell’amministrazione, né dell’opposizione: è dei cittadini.
E la partecipazione, quando è reale, non indebolisce le istituzioni. Le rafforza.
PARITÀ SALARIALE… LA DIRETTIVA DELL’UNIONE EUROPEA
In Italia il divario di genere rimane strutturale, con donne che percepiscono in media una retribuzione lorda inferiore di circa il 20% rispetto agli uomini.
Le cause principali includono la segregazione occupazionale, interruzioni di carriera, l’alto uso di contratti part-time e la minore presenza femminile in ruoli dirigenziali.
Il divario retributivo orario è del 5,6%, ma sale drasticamente nel settore privato (15,9%) e nei ruoli apicali (30,8%).
I dati chiave sulla disparità salariale ci dicono che nel 2022 le donne guadagnavano mediamente 15,9 € l’ora contro i 16,8 € degli uomini.
Il divario annuale lordo è vicino al 20% e può superare il 25% nella retribuzione variabile.
Il gap più alto è nei servizi di mercato (14,1%) e nell’industria (13,2%). Tra i dirigenti il divario sale al 30,8%.
Le donne laureate percepiscono il 28,5% in meno dei colleghi maschi.
In Italia abbiamo poi fattori strutturali e sociali: la quota del part-time femminile (31,5%) è molto superiore alla media europea (28%).
Le responsabilità familiari e le interruzioni di carriera penalizzano la crescita salariale femminile (la cosiddetta “penalizzazione della maternità”).
Vi è una minore presenza femminile in settori ad alta retribuzione e una maggiore concentrazione in ruoli a basso reddito.
Il differenziale retributivo aumenta con l’età, passando dal 3% (25-34) al 12% (55-64).
La normativa italiana ed europea sta intervenendo per garantire maggiore trasparenza salariale e ridurre il divario entro il 2026, imponendo sanzioni alle aziende non in regola e vietando domande sulle retribuzioni precedenti durante i colloqui… “VEDREMO”.
Tant’è che l’Europa si muove a grandi passi verso la scadenza del 7 giugno 2026, data entro la quale gli Stati membri dovranno aver recepito la Direttiva UE sulla parità salariale.
In Italia i tecnici dei Ministeri del Lavoro sono immersi in un groviglio normativo che promette di rivoluzionare i sistemi retributivi aziendali, ma il pericolo di trasformare una battaglia di civiltà in un mero adempimento burocratico è dietro l’angolo.
Mentre il dibattito si concentra sulla consistenza della trasparenza retributiva, emerge un aspetto finora rimasto in ombra: la tendenza a “semplificare” il processo attraverso la tracciabilità documentale dei superminimi, una scelta che potrebbe svuotare di significato l’intero impianto sanzionatorio e ispettivo.
Sembra una soluzione pragmatica, ma rischia di diventare lo scudo dietro cui le aziende continueranno a giustificare differenze di trattamento difficili da scardinare.
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SEZZE, STRADE DISSESTATE: OLTRE 180 MILA EURO DI RATTOPPI
A Sezze il problema delle strade dissestate non è più un'emergenza occasionale, ma una condizione cronica. Buche profonde, cedimenti del manto stradale, rattoppi che durano lo spazio di una stagione – a volte nemmeno quello. E ogni volta la risposta è la stessa: interventi urgenti di manutenzione con fornitura e posa in opera di conglomerato bituminoso a caldo.
L'ultima determinazione, la n. 9 del 27 gennaio 2026 (Reg. Gen. n. 48), prevede un impegno di 30.000 euro (IVA inclusa) per la fornitura e posa in opera di asfalto bituminoso destinato a intervento sul territorio comunale. Nell'atto si parla chiaramente di necessità e urgenza, legato alla presenza di buche pericolose per la circolazione veicolare e pedonale.
Fin qui nulla di nuovo. La sicurezza stradale è un obbligo dell'ente e va garantita.
Ma il dato che fa riflettere è un altro.
Dall'Albo Pretorio si evince che nel corso del 2025 sono stati spesi oltre 150.000 euro per interventi analoghi, sempre per la manutenzione delle strade comunali conglomerato bituminoso a caldo, intensamente per tappare le buche.
Facendo una semplice somma, tra il 2025 e l'inizio del 2026 si arriva già a oltre 180.000 euro destinati a rattoppi stradali.
La domanda che molti cittadini si pongono è inevitabile:
è sostenibile continuare a spendere ogni anno centinaia di migliaia di euro per interventi tamponando che, spesso, con la prima pioggia intensa tornano a cedere?
Il conglomerato bituminoso a caldo è una soluzione tecnica valida se inserita in un contesto di manutenzione programmata e strutturale. Ma quando viene utilizzato ripetutamente per rattoppare porzioni di manto fortemente compromesse, il risultato rischia di essere temporaneo.
Le criticità evidenti sono: durata limitata degli interventi; disomogeneità del manto stradale; formazione di nuovi cedimenti nei punti limitrofi ai rattoppi; rischio continuo per automobilisti, motociclisti e pedoni; possibile aumento delle richieste di risarcimento danni.
Nelle determinazioni si parla spesso di “interventi urgenti” e di lavori necessari per evitare situazioni di pericolo. Tuttavia, quando l'urgenza diventa sistematica, non si è più davanti a un'emergenza, ma a un problema strutturale.
Con oltre 150.000 euro spesi nel 2025 e altri 30.000 già impegnati nel 2026, viene spontaneo chiedersi:
• Esiste un piano pluriennale di rifacimento completo delle strade più compromesse?
• È stata valutata la convenienza economica tra continui rattoppi e rifacimento totale dei tratti più danneggiati?
• Sono stati intercettati fondi regionali o statali per interventi strutturali?
Perché continuare a tappare buche può apparire meno oneroso nell'immediato, ma nel medio-lungo periodo rischiando di trasformarsi in una spesa ripetitiva e poco risolutiva.
La sicurezza stradale è un diritto e un dovere dell'amministrazione. Ma sicurezza significa stabilità e durata nel tempo, non solo interventi spot.
Se in poco più di un anno si superano i 180.000 euro per manutenzioni con asfalto a caldo, la vera questione non è se intervenire — perché è giusto farlo — ma come intervenire.
Forse è il momento di chiedersi quali sono le priorità a Sezze e di passare da una logica di continua emergenza a una pianificazione strutturale.
Perché le buche si tappano, ma i problemi, se non affrontati alla radice, ritornano.
