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Ieri, alle ore 16:00, presso l’aula consiliare “A. Di Trapano”, si è riunito il Consiglio comunale. Presenti il Presidente del Consiglio, il Sindaco, gli Assessori e i Consiglieri di maggioranza e minoranza. La seduta è iniziata quasi in orario, ma il tema in discussione non era ordinaria amministrazione: era la misura della pazienza ormai esaurita di una città.

Il Sindaco ha comunicato la scelta di togliere il punto 2 dall’ordine del giorno per concentrare i lavori sull’audizione dei vertici di Acqualatina S.p.A. Una decisione opportuna, perché la questione dell’acqua a Sezze non è un argomento tra gli altri: è un problema strutturale che incide sulla vita quotidiana di famiglie e imprese.

Un dato su tutti è stato richiamato con forza, senza distinzioni tra maggioranza e minoranza: dal 2014, anno del subentro dell’attuale gestione, le perdite idriche sono passate dal 64% al 76%. Non è una semplice percentuale. È l’indicatore di un sistema che, invece di migliorare, arretra.

L’ATO – Ambito Territoriale Ottimale, l’ente pubblico che affida e controlla il servizio idrico – dovrebbe garantire programmazione e vigilanza. Ma governare una rete di oltre 4.500 chilometri di condotte richiede solidità industriale, capacità organizzativa e investimenti coerenti. Se dopo dodici anni il risultato, almeno per quanto riguarda il territorio di Sezze, è un aumento delle perdite e un servizio percepito come peggiorato, la questione non è polemica: è oggettiva.

Gli interventi sono stati netti. Diversi Consiglieri si sono alzati in piedi, a partire dal Sindaco. Non un gesto teatrale, ma un segnale politico. La città è stanca. Le interruzioni dell’erogazione non sono più eventi eccezionali, bensì una consuetudine. I lavori si protraggono per mesi; le strade restano segnate da scavi e rattoppi, ridotte a una groviera. Le attività economiche subiscono danni concreti. I cittadini organizzano la propria quotidianità in funzione dei giorni e degli orari in cui l’acqua viene sospesa.

A questo si aggiunge il problema del call center: spesso non informato sui disservizi, tardivo nelle comunicazioni, talvolta persino insistente verso chi segnala perdite già denunciate più volte. Avvisi che arrivano quando l’acqua è già stata chiusa e non prima. Non è un dettaglio organizzativo: è la fotografia di un rapporto logorato tra gestore e comunità.

L’Amministratrice ha parlato di difficoltà e di priorità, spiegando che la società interviene dove individua emergenze strategiche, citando investimenti rilevanti destinati ad altri territori. È stato richiamato anche l’intervento sulla condotta Sardellane–Migliara 46, infrastruttura che alimenta Latina, per la quale sono stati realizzati lavori imponenti, con pesanti ripercussioni sul territorio di Sezze. L’ingegnere incaricato ha assicurato che le opere, comprese quelle relative alla chiusura dello sbocco di via Migliara 46 su via Appia, dovrebbero concludersi entro marzo per consentire la messa in sicurezza definitiva. Sui rimborsi per i danni subiti, però, non sono emerse indicazioni concrete.

Ma mentre venivano esposti disagi reali e quotidiani, l’Amministratrice è rimasta seduta. Anche questo conta. La postura, in politica, è linguaggio. Quando una comunità si alza per rivendicare un diritto essenziale come l’acqua, restare seduti non è solo una posizione fisica: è il simbolo di una distanza.

Il punto non è stabilire se l’audizione sia stata utile. Lo è stata, perché ha messo nero su bianco che il problema non è episodico ma strutturale. Tuttavia un’audizione resta un momento di ascolto. Si ascolta, si prende atto, si registra. Non produce obblighi.

Serve altro. Serve una convocazione con un obiettivo preciso: una mozione, un atto formale, un impegno scritto. Acqualatina deve indicare chiaramente quale priorità assegna alla risoluzione dei problemi di erogazione a Sezze, con un cronoprogramma definito. Deve specificare quando verranno ripristinate le strade, quando il servizio di assistenza sarà realmente efficiente, quando la continuità dell’erogazione tornerà ad essere la regola e non l’eccezione.

Una comunità non può vivere di comprensione condivisa o di dichiarazioni generiche. Ha bisogno di tempi certi, responsabilità individuabili, verifiche puntuali.

La prossima seduta non potrà essere una semplice audizione. Dovrà essere una convocazione finalizzata a un atto politico chiaro e vincolante. Perché l’acqua non è una priorità discrezionale: è un diritto fondamentale.

E solo quando arriveranno risposte precise, con scadenze definite e impegni formalizzati, si potrà anche restare seduti. Fino ad allora, chi rappresenta Acqualatina ha il dovere di restare in piedi.

 

Pubblicato in Attualità