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Colleferro, vittoria al Consiglio di Stato: i diritti delle persone con disabilità non dipendono dal bilancio
La vittoria davanti al Consiglio di Stato segna un punto fermo: il diritto al Progetto di Vita non può essere negato invocando la mancanza di risorse. Con l’ulteriore pronuncia che ha confermato la precedente sentenza del TAR Lazio, sono state ancora una volta riconosciute le ragioni della famiglia di Colleferro, censurando l’illegittimo diniego fondato sulla carenza di fondi del Comune.
In sintesi, la vicenda nasce dal rifiuto delle istituzioni locali di attivare un Progetto di Vita adeguato per un minore con disabilità grave, nonostante il riconoscimento dei suoi bisogni educativi, riabilitativi e sociali. Il TAR aveva già stabilito la necessità di garantire un budget annuo di circa 20.000 euro, suddiviso tra area sanitaria e sociale. Fino a oggi, però, la famiglia ha dovuto sostenere direttamente le spese necessarie per assicurare al figlio i supporti indispensabili, anticipando costi che avrebbero dovuto essere coperti dal sistema pubblico. Parallelamente, il Comune di Colleferro, invece di andare incontro ai bisogni, ha scelto di impugnare la decisione, affidando l’appello a un legale con una parcella di circa 21.000 euro: una cifra superiore a quella prevista per garantire un anno di sostegni al minore.
La Notizia Condivisa aveva seguito la vicenda sin dall’inizio, raccontandola in un precedente articolo e monitorando gli sviluppi di una storia che non riguarda solo una famiglia, ma il principio stesso di tutela dei diritti delle persone con disabilità. Oggi quella battaglia trova una conferma importante in sede di appello.
A darne notizia è il comunicato stampa diffuso il 20 febbraio 2026 da ANFFAS Lazio, ANFFAS Nazionale e ANFFAS Monti Lepini, che intervengono con chiarezza nel dibattito sui Progetti di Vita. Il principio ribadito è netto: i diritti non sono concessioni. Il Progetto di Vita, previsto dalla Legge 328/2000 e rafforzato dal Decreto Legislativo 62/2024, è un obbligo di legge e non un intervento discrezionale subordinato alle scelte di bilancio.
ANFFAS sottolinea che uguaglianza non significa “dare a tutti la stessa cosa”. Nella disabilità ogni persona presenta bisogni diversi e richiede risposte personalizzate. La vera giustizia è l’equità: garantire a ciascuno ciò che serve per superare le proprie barriere e costruire un percorso di autonomia, inclusione sociale e qualità della vita.
Nel comunicato si evidenzia inoltre che investire in autonomia non aumenta i costi, ma spesso li riduce nel tempo. Una persona sostenuta in modo adeguato può diventare più autonoma, partecipare alla vita sociale e lavorativa e dipendere meno dall’assistenza. Il Progetto di Vita non è quindi una spesa da comprimere, ma un investimento che migliora l’efficienza dei servizi pubblici e la coesione sociale.
E proprio per questo la scelta del Comune di Colleferro appare oggi ancora più difficile da comprendere. Di fronte a un diritto riconosciuto , la priorità avrebbe dovuto essere quella di attuare la sentenza e sostenere concretamente la famiglia, non quella di prolungare il contenzioso. Quando un ente pubblico decide di destinare risorse per contrastare un diritto già affermato invece di renderlo effettivo, il messaggio che passa è preoccupante: che i diritti delle persone con disabilità possano essere rimandati, negoziati o subordinati a valutazioni di opportunità politica.
Ma i diritti fondamentali non sono opzionali. E ogni ritardo nell’attuarli non è una scelta neutra: è un peso che ricade interamente sulle spalle delle famiglie.
