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Giovedì, 05 Febbraio 2026 13:57

COSA RISCHIA LA DEMOCRAZIA IN ITALIA

 

 

Il governo Meloni ha scelto la strategia della tensione: gli scontri di Torino e il linciaggio dell’agente (al quale va la più sincera solidarietà) sono la tempesta perfetta.

Anche il SIULP, il sindacato delle forze dell’ordine, nel condannare il grave atto nei confronti del collega poliziotto, dice che: «Lasciare i cittadini e le nostre città in balia di queste violenze significa che lo Stato sta perdendo la sua credibilità e ci stiamo avviando a un punto di non ritorno».

Non si può rimettere in discussione il diritto di manifestare o di contestare.

Oltre 50.000 ragazzi e cittadini hanno manifestato pacificamente a Torino per contestare la chiusura del centro Askatasuna: ragazzi che non si riconoscono in questa politica.

Ma come si fa ad appellarsi alla magistratura perché sia severa sulle condanne (giusto per fare propaganda elettorale per il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati), quando sappiamo che i magistrati applicano le leggi (tra l’altro, leggi fatte dal Codice Rocco) e il governo propone il sesto pacchetto sulla sicurezza, che altro non è che reprimere le libertà di manifestare, con norme del tutto anticostituzionali, senza prendere atto che sulla sicurezza, a tutti i livelli, il governo ha fatto flop?

Anche se vogliamo fare delle similitudini con gli anni ’68/’70, il terrorismo e le Brigate Rosse c’entrano veramente poco o nulla.

Proprio perché non c’è strategia politica né rivoluzionaria dietro questo tipo di violenza, mentre all’epoca ce n’era fin troppa.

Oggi non c’è traccia di ciò: ci sono conflitti sociali e contrapposizioni politiche che spesso diventano una copertura per violenze che non hanno un obiettivo più ampio, ma un obiettivo di cortissimo raggio, senza alcuna idea di come o con cosa sostituirlo.

Stavolta si è andati oltre e il collante che tiene tutto insieme non sembra essere l’ideologia, bensì lo scontro in quanto tale. Dietro queste violenze non c’è opposizione politica, ma contrapposizione cieca; non ci sono strategie, ma tattiche di guerriglia urbana che si rinnovano a ogni occasione, con azioni organizzate e pianificate.

Nella consapevolezza che, dall’altro fronte, le forze dell’ordine se lo aspettavano e hanno già studiato le contromosse per il futuro.

Gli antagonisti non hanno un potere politico inviso, quanto piuttosto un’istituzione avversa, qualunque sia il partito o la coalizione al governo.

Semmai il punto da porsi è la sfiducia dei ragazzi verso la politica e le istituzioni, anziché l’approvazione di pacchetti che limitano il diritto di manifestare. Si cerchi, invece, di comprendere e ascoltare coloro che pacificamente manifestano, cercando di ricondurre questi giovani dando loro spazio nella politica vera.

L’uso della legislazione d’emergenza e dei pacchetti sicurezza, che sono diventati prassi, e il ricorso ai decreti-legge ben oltre il perimetro consentito.

Ma l’abuso di questi strumenti, da solo, non metterà a rischio la democrazia; va però detto che, in un’epoca di conflitti sociali e diseguaglianze come quella che stiamo vivendo, le procedure e le scelte più deboli ne indeboliscono le difese immunitarie.

Pubblicato in L'Approfondimento

 

 

MAENZA – Nella mattinata di ieri i Carabinieri della Stazione di Maenza hanno eseguito un ordine di carcerazione nei confronti di un 23enne del posto, già noto alle Forze dell’Ordine. Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Latina – Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari.

L’ordine restrittivo trae origine da una richiesta di aggravamento della misura avanzata dai militari dell’Arma in relazione a un episodio avvenuto lo scorso 18 settembre. In quella circostanza, il giovane, raggiunto presso la propria abitazione dai Carabinieri per la notifica di un atto, avrebbe dato in escandescenze.

Secondo quanto ricostruito, il 23enne avrebbe scagliato una sedia in legno contro uno dei militari operanti, che riusciva a evitare l’impatto diretto. Tuttavia, a seguito della caduta a terra della sedia, alcune schegge colpivano il carabiniere, provocandogli delle lesioni.

Dopo le formalità di rito, l’arrestato è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Latina, dove rimane a disposizione dell’Autorità Giudiziaria mandante.

Il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dall’articolo 27 della Costituzione, per l’indagato vale il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva.

Pubblicato in Cronaca