“Il fuoco della memoria”: Fiammetta Borsellino incontra gli studenti dell’ISISS “Pacifici e De Magistris” di Sezze
Sezze – Martedì 10 febbraio 2026, alle ore 10, l'ISISS “Pacifici e De Magistris” di Sezze ospiterà la conferenza “Il fuoco della memoria” , un appuntamento di grande valore civile e culturale che vedrà protagonista Fiammetta Borsellino , figlia del magistrato Paolo Borsellino, simbolo della lotta alla mafia e dell'impegno per la legalità.
L'incontro, rivolto agli studenti, alle studentesse e all'intera comunità scolastica, si configura come un'importante occasione di dialogo e riflessione sui temi della memoria , della giustizia e responsabilità civile , pilastri fondamentali per la formazione delle giovani generazioni. Attraverso la sua testimonianza diretta, Fiammetta Borsellino accompagnerà i ragazzi e le ragazze in un percorso di consapevolezza, offrendo spunti di confronto autentico e stimolando una partecipazione attiva e responsabile alla vita civile e democratica del Paese.
L'iniziativa si inserisce nel più ampio percorso educativo promosso dall'istituto, da anni impegnato nella diffusione della cultura della legalità , della cittadinanza attiva e dei principi costituzionali , con l'obiettivo di formare cittadini consapevoli, critici e partecipi.
La conferenza si svolgerà presso l' Auditorium San Michele Arcangelo di Sezze e rappresenta un momento significativo di crescita collettiva, in cui la memoria diventa strumento vivo di educazione e il ricordo si trasforma in impegno quotidiano.
Cornuti e contenti: la politica che subiamo e quella che potremmo costruire
Giovedì 5 febbraio 2026, al Teatro Gabriele D’Annunzio di Latina gremito in ogni ordine di posti, Cornuti e contenti di Marco Travaglio non si è limitato a raccontare la cattiva politica italiana: l’ha messa davanti allo specchio insieme al suo pubblico. Non uno spettacolo “contro” qualcuno, ma un racconto che mette a disagio perché non consente scorciatoie. Chi ascolta non resta fuori: è dentro la storia.
Il termine cornuti non è un insulto, ma una metafora amara. Parla di cittadini che vedono ripetersi promesse mancate, scelte sbagliate, responsabilità mai pagate, e tuttavia finiscono per adattarsi. Non per ingenuità, ma per stanchezza. Non per consenso, ma per rassegnazione. Ed è proprio questa rassegnazione, quando diventa abitudine, a rendere tutto possibile.
Quel meccanismo non riguarda solo la politica nazionale. È fin troppo riconoscibile anche nei territori: anni di decisioni senza visione, costruite sull’emergenza e sul consenso immediato, hanno prodotto comunità che pagano molto e ricevono poco. Servizi fragili, risorse spese senza strategia, scelte prese altrove e comunicate a giochi fatti. Non è solo un problema di persone, ma di metodo: quando manca una programmazione condivisa, nessuno risponde davvero delle conseguenze.
Il nodo è qui. Una democrazia ridotta al solo momento elettorale produce cittadini-spettatori: informati quando va bene, coinvolti quasi mai. In questo vuoto cresce l’indignazione sterile: ci si arrabbia, si protesta, poi tutto torna com’era. Come se la politica fosse un mondo separato dalla vita quotidiana, e non la sua diretta conseguenza.
È significativo che, dopo oltre tre ore di fatti, nomi e responsabilità, Travaglio chiuda con un’esortazione rivolta soprattutto a chi pensa di liberarsi della cattiva politica rinunciando a votare. È una favola consolatoria. L’astensione non punisce il potere: lo semplifica. Riduce il campo, abbassa il conflitto, fa il gioco dei politici peggiori e di una parte della stampa che li accompagna. Altro che ribellione: è una resa.
Chi non vota non si tira fuori. Si mette da parte. E così diventa due volte cornuto: prima perché subisce decisioni prese da altri, poi perché si convince di aver fatto un gesto nobile mentre ha solo lasciato il tavolo apparecchiato. Contento, appunto.
Cornuti e contenti non offre soluzioni, ma smonta l’ultimo alibi. La domanda resta lì, secca: vogliamo continuare a subire o iniziare a contare? L’alternativa non è tra questa o quella classe politica, ma tra delega passiva e partecipazione reale. Senza strumenti concreti di democrazia partecipata, la politica resterà com’è. Con o senza il nostro voto. Ma sempre contro di noi.
