VITA ED OPERE DEL CARDINALE P. M. CORRADINI
- NASCITA E ORIGINI FAMILIARI
A Sezze Romano, allora sito appartenente allo stato pontificio ed oggi posto in provincia di Latina, il 2 giugno 1658 nasce Pietro Marcellino Corradini, figlio di genitori ambedue discendenti da famiglie patrizie. Il neonato assunse tale doppio nominativo perché quel giorno, nel martirologio romano, era appunto dedicato ai santi martiri Pietro e Marcellino, oltretutto compatroni, in quei secoli, della città di Sezze.
Il padre Torquato, discendente da famiglia emiliana, era nato nella vicina cittadina laziale di Cori, la madre era Porzia Ciammarucone, nobile e giovane setina già vedova del patrizio Isidoro Santucci.
Dopo aver conosciuto a Sezze i due si sposarono il 20 agosto 1657 e quindi generarono tre figli: il primogenito Pietro Marcellino, il secondogenito Luigi, futuro padre rettore del locale collegio gesuitico, e infine Ottaviano, l'unico rimasto secolare cui toccò in sorte di continuare la stirpe del proprio casato.
Questa fu la composizione della famiglia del nostro cardinale che, oltre a tali legami di sangue, ebbe un vincolo spirituale con la venerata serva di Dio Caterina Savelli (1628-1691), sua madrina al sacro fonte battesimale.
Ricordiamo anche che uno zio di Porzia, il Dott. Giuseppe Ciammarucone, aveva composto e stampato nel 1641 l'ormai famosa opera “Descrizione della città di Sezze … ” una storia cittadina composta con perspicace metodo e con moderni criteri scientifici , apprezzata infatti per il suo spirito critico e per la sua sistematica esposizione.
- LA FORMAZIONE CULTURALE E UMANISTICA
La prima formazione culturale del giovane Corradini è impartita in Sezze da maestri gesuiti che notano subito nel ragazzo una vivida e stupefacente intelligenza.
Per questo la madre stimò più opportuno fargli seguire gli studi d’umanità e rettorica direttamente in Roma come testimonia nel suo “Elogio Storico” il sacerdote Domenico Giorgi (tra l’altro molto amico del Corradini): “Il piccolo Pietro Marcellino per interessamento della madre, essendogli morto il padre, fu mandato a Roma per gli studi, e quivi prima studiò le materie umanistiche e dopo si dedicò agli studi di diritto, in cui fu molto versato”.
L'esuberante e precoce fioritura di pubblicazioni è testimonianza concreta della qualità di quegli studi coltivati con mirabile intensità d’applicazione.
Infatti, il giovane studioso a circa ventidue anni di età, da provetto umanista, pubblica una sua prima opera di carattere storico cui subito seguirono diversi saggi di archeologia.
Il primo lavoro, il “Discursus d. Petri Corradini civis setini b. Mariae virgini, ac beatis Lidano, Petro et Marcellino setinae civitatis, et Ecclesiae protectoribus dicatus, in quo auctor Setiam civitatem fuisse, et esse probat, ac suo episcopatu eius Ecclesiam insignitam fuisse, et esse defendit” ( Roma, 1680 – Stamperia M. Herculis ), vede la luce nel 1680. In tale storia locale l’autore raccoglie documenti per provare l’antichità di Sezze quale “città di diritto romano” e sostiene energicamente, con diplomatici argomenti giuridici, la “Sede Vescovile “ della stessa nobile città.
Questa prima opera è da ritenersi la base dell’altro lavoro storico intitolato “De Civitate et Ecclesia Setina”, che analizzeremo in seguito.
- LA CARRIERA GIURIDICO-ECCLESIASTICA
Nel 1685 il Corradini è nominato “uditore” (cioè consulente legale) dal cardinale Benedetto Pamphily, prefetto della segnatura di giustizia.
Libero da “auri sacra fames” si spoglia già trentenne dei beni ereditati facendo donazione al fratello Ottaviano. Da allora sperimenta la povertà anche quando è titolare di importanti dicasteri o è vestito di porpora, persuaso ( come il cardinale Carlo Borromeo di manzoniana memoria ) che “ la vita non è già destinata ad essere un peso per molti e una festa per alcuni, ma per tutti un impiego”.
Dimentico d’essere “principe della chiesa” egli si presenta in forme dimesse avendo chiara la lezione del suo predecessore Borromeo, tenace assertore, nel Concilio tridentino, del vangelo dei poveri !
Il Corradini ugualmente consacra la sua esistenza a questi ultimi,orientando verso di loro la vocazione delle sorelle “Collegine”, comunità religiosa che i lettori meglio conosceranno più avanti.
Con una fulminea carriera il nostro studioso perviene alla laurea in legge ed esercita l’avvocatura presso il foro di Roma, distinguendosi per brillantezza d’erudizione e di professione.
Di lì a poco, precisamente nel 1688, quale insigne giurista il Corradini pubblica il “De Iure Prelationis”, lavoro “professionale” che gli dà una prima rilevante fama presso tutti i giureconsulti. Quest’opera “prima” del settore giudiziario, per le sue peculiari caratteristiche, viene sempre più apprezzata e più volte edita anche fuori la capitale, precisamente a Genova e Venezia.
Il papa Innocenzo XII, conosciuta l’opera e l’autore, il 29 maggio1699 nomina il nostro avvocato “sottodatario” presso la Dataria Apostolica Lateranense. Sotto l’aspetto religioso ricordiamo che il giurista Corradini matura la scelta degli ordini sacri: il 30.05.1700 (in San Giovanni in Laterano) riceve gli ordini minori (ostiariato, esorcistato, lettorato) da mons. Domenico Bellisario de Bellis e il 21.05.1701 è nominato diacono (si sconosce la data del suddiaconato), sempre in San Giovanni di Roma, dal viceregente mons. Domenico de Zauli, vescovo di Veroli.
L’anno successivo Il religioso approda al sacerdozio, a ben quarantaquattro anni d’età, con cerimonia di nuovo presieduta dal citato presule nella Basilica Lateranense.
- LO STORICO ERUDITO
Il nostro studioso, in quegli anni, è solito trascorrere molte ore del giorno immerso nello studio del diritto, non disdegnando appassionate ricerche relative a Sabini, Volsci Latini ed Etruschi, riversando in ciò tutta la sua passione per l’archeologia e la storia. Il Corradini, sotto tale aspetto, rivela un possente slancio di neofita sostenuto da una formidabile erudizione.
Nel 1702, in Roma presso la stamperia di Gaetano Zanobi, vede la luce il “De Civitate et Ecclesia Setina”, un elegante volume di raffinata lingua latina che il Corradini compose con il solo intento di fare chiarezza sulla penosa controversia giuridico-religiosa dell’episcopato setino, che da secoli rivendicava piena autonomia della sede in Sezze nei confronti delle diocesi sorelle di Priverno e di Terracina. Nella settimana santa del 1701 il vescovado di Sezze aveva rivendicato la legittimità della consacrazione degli oli santi nella cattedrale di Santa Maria. A riprova di ciò, ed avverso i ricorsi delle altre due sedi, il Cardinale Corradini sostenne abilmente la tesi della legittimità della consacrazione comprovando che quella funzione liturgica era da intendersi, una volta compiuta a Sezze, regolare a
tutti gli effetti perché espressione “inequivocabile” di un’unione giuridico-religiosa delle tre diocesi equamente e da secoli riconosciute paritarie nelle loro diverse sedi territoriali.
Al Corradini va il merito, pur velato da un certo campanilismo, di aver sistematicamente vagliato tutti gli argomenti che sostenevano in diverso modo l’autonomia della Cattedralità della Chiesa Setina (riconosciuta finalmente il 29.04.1725, con la bolla “Romanus Pontifex” di Benedetto XIII).
Il nostro Cardinale, con questa pregevole opera, dimostrò anche di aver intuito tutte le reali motivazioni che da più parti portavano all’unione delle tre diocesi.
- L’ARCHEOLOGO
Nel biennio 1704-1705, quale esperto archeologo, pubblica i due volumi (in tre distinti libri) del celebre “Latium Vetus Profanum et Sacrum”, opera monumentale caratterizzata da analisi scientifica capace di sezionare le “viscere” e tutto il “corpus” sostanzioso della storia del Lazio. Per questa rilevante caratteristica tale dotta produzione diviene un testo fondamentale per tutti gli eruditi e gli archeologi, sia di allora sia di questi nostri tempi.
L’opera venne subito ricolma d’elogi dagli esperti del tempo quale fonte preziosa e chiara per gli archeologi affascinati dalle antichità del Lazio, sia sacro sia profano. L’autore, nel primo volume, illustra le vicende dei primitivi coloni del Lazio mentre nel secondo narra le storie locali degli abitanti di Sezze e del Circeo. I due volumi furono arricchiti da artistiche e pregevoli riproduzioni riguardanti monumenti di Sezze e opere pubbliche d’altre città laziali.
Tutta la variegata raccolta costituì subito una fonte preziosa per la ricostruzione analitica delle famose ventitré città pontine scomparse (quelle citate da Plinio), per la ricostruzione topografica (in territorio setino) delle ville di Marco Antonio,di Augusto, di Mecenate …d’Attilio, di Vitellio, di Cornelia… ed infine per una probabile ricostruzione genealogica del poeta Valerio Flacco e delle altre estinte famiglie locali.
Il Corradini analizza con affetto anche alcuni resti archeologici di siti religiosi pagani e cristiani: per primo descrive i ruderi del monastero eretto nella palude di Sezze (nell’anno mille) da San Lidano abbate, futuro patrono della città; è quindi analizzato il tempio della dea fortuna di Praeneste e quello di Giove (“Jovis Anxuris”) di Terracina.
Non mancano ulteriori indagini su un tempio di Saturno in Sezze e di quello dorico dedicato ad Ercole nella città di Cori. l’archeologo Corradini, per sopraggiunti onerosi impegni presso la “Santa Sede”, dovette interrompere l’opera intrapresa ed affidarne il completamento al gesuita padre Rocco Volpi che chiuse il lavoro aggiungendogli altri ricchi volumi d’arte e di storia laziale.
Questa pregiatissima ricerca sul Lazio archeologico è segnalata ancor oggi dall'enciclopedia Treccani che così la contraddistingue: “l’opera è tutta di prima mano, frutto di sopralluoghi accurati e di un diretto esame dei documenti, grazie al quale il Corradini entrò nel numero degli archeologi ed eruditi settecenteschi”.
Tutti i dati raccolti saranno un valido strumento di ricerca per molti studiosi italiani e stranieri, tra i quali citiamo Goethe e Chateaubriand, Gregorovius e Andersen, tutti affascinati dalla conoscenza delle pietre e della razza “latina”.
- IL “FEDELE” AVVOCATO DI SANTA ROMANA CHIESA
Il nostro Corradini, diviso tra la passione umanistico-archeologica e quella di natura giuridica, sempre più attratto in ciò da complesse problematiche dello stato pontificio, lascia lo stesso “le creature della sua terra latina” e si dedica fortemente alla soluzione di questioni di diritto, per la cui finalità compone ulteriori pregevoli lavori, tra i quali ricordiamo, a mero titolo esemplificativo, il “De primariis precibus imperalibus”
(Pubblicato nel 1706 con lo pseudonimo di Corrado Oligenio) e la “Relatio iurium sedis apostolicae in Civitatem Comaclensem” (pubblicata anonima in Roma nel 1711).
Nel primo lavoro l’animo del giurista, che sente di dover perseguire innanzitutto il bene comune della sua chiesa, si erge a difesa del papato ( negli anni 1705-1711) contro varie ingerenze politiche e militari di Giuseppe I d'Austria, che con la forza del suo esercito persegue continue rivalse e arbitrii contro lo stato pontificio: l’imperatore,che pretendeva di imporre quale vescovo di Hildesheim ( senza il placet di Clemente XI ) il suo favorito Ugone Francesco Fustenberg, si ritrova sconfitto da questa giuridica controffensiva corradiniana.
La difesa del Corradini farà sì che Clemente XI abolirà il privilegio delle cosiddette “primariae preces”, che per anni aveva causato i soprusi ecclesiatico-religiosi degli imperatori e dei principi tedeschi.
Il secondo lavoro giuridico fu composto dal Corradini a difesa dell’autorità pontificia sulle terre di Comacchio, indebitamente occupata da truppe imperiali nel corso della guerra di successione spagnola (ai tempi di Giuseppe I, Carlo II e Carlo VI…) in vista di un sostanzioso sfruttamento di appetitosi terreni di coltivazione ittica.
Ritornando alla sua “carriera” religiosa ricordiamo che il Corradini, dopo essere stato ordinato sacerdote, in seguito è
eletto arcivescovo titolare d’Atene. Più tardi, nel concistoro tenutosi il 12 maggio 1712, egli è nominato “cardinale di Santa Roma Chiesa”, sotto il titolo di San Giovanni a Porta Latina, alla cui carica è ritenuto degno soprattutto per il suo essere persona pia ed integerrima.
Dei 17 nuovi cardinali, infatti, un terzo era stato proposto al papa dai sovrani mentre gli altri erano chiamati a tale onore solo per il loro disinteressato servizio alla Chiesa e allo Stato del Vaticano.
Nello stesso concistoro, fra l’altro, fu proclamato cardinale il famoso siciliano Giuseppe Maria Tomasi di Lampedusa, legato da stima ed amicizia con il nostro Corradini che gli resterà sempre legato. Lo studioso Gioacchino De Sanctis, nel suo poderoso studio, ricorda che fra i diciotto nuovi cardinali due di loro,Corradini e Tomasi, manifestarono l’intenzione di rinunciare alla porpora cardinalizia ma furono obbligati ad accettarla “per obbedienza” verso il papato.
L’anno successivo il neo porporato, in qualità di “Ponente della causa“ sostiene l’iter per la beatificazione di fra’ Benedetto da Palermo, un moro di origine etiope, nato a San Fratello sui monti Nebrodi, la cui figura aveva già suscitato un vivo interesse già presso i suoi contemporanei.
In quest’anno sembra che il nostro neo cardinale abbia collaborato alla redazione della “Unigenitus Dei Filius”, bolla papale dell’8 settembre 1713 nella quale Clemente XI espresse la ferma condanna di 101 tesi ereticali ricavate dalle “Rèflexions morales sur les Evangiles” di Pasquier Quesnel (1634-1719).
- IL FONDATORE DI COMUNITA’ RELIGIOSE
Sempre in questo periodo, tenendo presente l’animo pastorale del cardinale, ricordiamo che il nostro Corradini , su proposta di padre Pietro Francesco Valle, da suor Angela Rossi e da Bartolomeo Rota, e facendosi co-promotore della causa, sollecitò il breve papale “Ad Apostolicam Dignitatis” ( che papa Clemente XI emise in data 11.06.1717) con il quale si approvava la fondazione e l’erezione del Conservatorio della Sacra Famiglia di Sezze.
Tale istituzione traeva la sua origine da una congregazione femminile che colà alimentava la vocazione di religiose votate al sostegno materiale e spirituale d’umili fanciulle.
Il collegio, diretto da due monache, era, in effetti, una casa di formazione per le giovani che si avviavano al matrimonio o alla vocazione religiosa.
Con questa fondazione, e con l’apertura delle “Scuole delle fanciulle d’ogni età e condizione” (Sezze, 17.08.1717) il Corradini portò a compimento un caritatevole ma lungimirante progetto a lungo meditato dalla propria madrina Caterina Savelli.
La pia istituzione era da considerarsi un’emanazione di due congregazioni religiose : da una parte essa ereditò le norme del “SS. Bambino Gesù di Roma” e dall’altra mise a profitto l’ordinamento disciplinare delle cosiddette “Scuole Pie della città di Viterbo”.
Paterna è l'attenzione del Corradini che segue la comunità nei suoi bisogni: cenacolo che presto si moltiplica in molti luoghi. Nel 1741, allorché Benedetto XIV invia alle suore e alle ragazze della congregazione una “lettera apostolica”, i collegi corradiniani si sono diffusi grandemente in varie parti d’Italia, soprattutto in Sicilia. In Palermo, nel 1721, fu eretto il primo dei collegi siciliani (detto dell’Olivella): a questo si affiancarono quelli di Torretta, Palma di Montechiaro, Biancavilla, Racalmuto, Marineo, Centuripe, Santo Stefano di Camastra, Caltanissetta, Sortino, Castelvetrano…, tutti benedetti dai vescovi dell’isola e tutti in rapporto con la casa di Sezze,
Naturalmente i collegi risentono in modo sostanziale del “carisma” del proprio fondatore. La Sicilia deve molto a questo cardinale, che a Palermo e nelle diverse province avvia un'opera la quale penetra la struttura sociale, diffondendosi in città e campagne, coinvolgendo donne e uomini nella donazione di sé agli altri, divenendo punto di riferimento, da oltre due secoli e mezzo, delle famiglie protese alla ricerca del sacro e del senso dell'esistere.
La Congregazione della Sacra Famiglia varca i confini dell’Italia e d’Europa approdando perfino in alcuni paesi dell’Africa, sempre convogliando energie locali per la creazione di scuole, oratori e centri culturali: citiamo a proposito le missioni delle collegine di Enfield-Londra, della polacca Kielce, e di quelle sparse in Africa a Migoli,Iringa e Morogoro ( tutte e tre in Tanzania ).
Nel 1718 il nostro prelato è designato “Prefetto della Sacra Congregazione” del Concilio di Trento, per l'applicazione delle norme dogmatico-disciplinari decretate in quella sessione dei vescovi. Corradini, in questo pregevole incarico è affiancato, nel lavoro di segreteria, dal promettente giovane Prospero Lambertini, futuro papa Benedetto XlV.
L’attività del nostro cardinale si svolge per lunghi anni sempre alle dipendenze della Curia Vaticana, in diretto contatto con i pontefici romani, sotto i quali egli riveste incarichi sempre più complessi.
A questo periodo (1718-1734) risalgono i procedimenti processuali verso gli abusi nella diocesi di Benevento e la soluzione delle pendenze giuridiche con i “Savoia” e i Sovrani di Spagna.
Nel 1734 è nominato Vescovo di Frascati, dove dirime subito le controversie fra il capitolo della cattedrale e l'amministrazione cittadina con spirito evangelico, dando inizio ad una forte azione pastorale.Visita monasteri, parrocchie, chiese, oratori invitando il clero e i laici allo studio del concilio e alla sua attuazione, consapevole che il rinnovamento “degli animi” passa attraverso l'ascolto della parola.
Resasi vacante la sede apostolica per la morte di Benedetto XIII, il Corradini entra nel conclave del 1730: molti porporati, nel corso delle votazioni per l’elezione del nuovo papa, si esprimono favorevolmente per eleggerlo “Pontifex Maximus”.
Le eminenze Bentivoglio e Cianfuegos si oppongono, rendendo manifesto il veto di Carlo VI d'Austria.
La serenità con cui il cardinale accetta l’esclusione dal papato rivela lo spessore della sua nobile vita cristiana.
Dieci anni dopo, scomparso Clemente XII, Pietro Marcellino Corradini è ancora in conclave ed è indicato nuovamente, dai cardinali “zelanti”, quale “Pastore” della chiesa universale.
Adesso appare sicura la sua elevazione alla cattedra di Pietro poiché non sussiste più il veto dell'imperatore. Il quasi ottuagenario cardinale però, preoccupato solo del bene della chiesa, ringrazia i padri che lo designano a tanto ruolo e subito rifiuta, sostenendo la necessità di un pontefice fresco d’energie.
Al suo posto è chiamato il Lambertini che assume il nome di Benedetto XIV, il quale affida all'antico maestro l’incarico di avviare il Concordato con il Regno di Napoli, che sarà portato a compimento nel breve giro di qualche mese.
Questo è l’ultimo atto del Corradini giureconsulto, la cui vera vocazione è il ministero della carità, che egli esercita negli stessi decenni dell'impegno diplomatico.
- IL FERVENTE APOSTOLO DI CARITA’
Nel secolo della ragione il diplomatico umanista Pietro Marcellino Corradini sceglie i poveri.
Già in occasione delle calamità naturali che travolgono il Lazio, tra il 1701 e il 1706, egli si sforza in ogni maniera di alleviare le miserie corporali e spirituali di tutte le persone colpite da avversità.
Per prima cosa il nostro benefattore (definito già dal contemporaneo cardinale Crescenzi quale persona delle più luminose “per dottrina e integrità di vita”) mette a disposizione dei poveri tutti gli ospizi di Roma: in essi,infatti, da quel giorno si accoglieranno figli orfani e persone anziane.
La sua è quindi una scelta di vero apostolato cristiano che lo chiama a mettersi dalla parte dei derelitti e dei precari: proprio per questo motivo il nostro servo di Dio è ricordato anche quale “cardinale degli ultimi”.
Sostenuto dalla ragione della carità e del suo motto “Credite operibus”, pur non abbandonando mai gli onerosi impegni culturali, il nostro cardinale predilige gli indigenti e verso di loro orienta la propria cura pastorale.
Tra le sue iniziative ricordiamo la dedizione agli ebrei del “ghetto” e l’iniziativa per la costruzione dell’Ospedale romano di San Gallicano, la cui realizzazione suggerisce incessantemente a papa Benedetto XIII.
Divenuto responsabile in prima persona di questo famoso nosocomio il Corradini chiama ad esercitare la propria missione ospedaliera Paolo “della Croce” , il futuro Santo fondatore dei Padri Passionisti, nonché suo fratello Giovanni.
La Roma“Caput Mundi“ evidenzia miseramente uno spettacolo di profonda miseria: pur con tutto lo scintillio dei suoi sfarzosi palazzi e delle superbe chiese, in realtà la città è in balia di un profondo degrado di cui sono espressione schiere di zingari, cui si associano accattoni, ubriachi, zoppi, epilettici, infetti, incurabili e moribondi abbandonati al proprio destino.
In mezzo a questo degrado materiale e spirituale, che gran parte della nobiltà e dell’aristocrazia vaticana preferisce ignorare, giganteggia la figura di questo nostro umile porporato che è animato da un potente fuoco di carità: il suo essere “cardinale”, per se medesimo, è segno di “santo” sacrificio cristiano.
Nel 1726 l’ospedale è in piena attività curativa, sia corporale sia spirituale, ed è stracolmo di persone sofferenti, bisognosi d’ogni cura: il nosocomio si propone, in Roma, quale luogo di speranza per tanti volontari “samaritani” che qui si sono riversati per condividere l’ideale caritativo del Corradini, mai tentennante e mai soggetto a dubbi e a paure varie.
Egli, con l’amore che non disprezza alcuno, divenuto titolare del titolo cardinalizio di Santa Maria in Trastevere, si aggira per le corsie fra gli ammalati, dà sollievo spirituale e presta soccorso a tubercolotici, tisici e lebbrosi.
Per svariati anni il San Gallicano è per lui una casa d’accoglienza in cui “spezza” con gli altri il pane del dolore, fisso nell’ideale di carità che gli proviene dalla contemplazione assidua della Croce di Cristo.
Corradini percorre incessantemente anche tutte le strade di Roma alla ricerca dei derelitti, sapendo bene che gli “onori” non hanno nessun valore di fronte all’esercizio della carità; egli sa bene, infatti, che l’unica e piena realizzazione d’ogni uomo e del perfetto cristiano è il donare al prossimo, soprattutto a quello più bisognoso ed indigente, i doni ricevuti e le proprie esistenze.
Il nostro cardinale, Infatti, alla bell’età di 84 anni, nei giorni di una nuova ondata pestilenziale abbattutati in Roma nel 1743, non ha paura di esporsi in prima persona e di visitare ammalati e agonizzanti per dare loro il viatico della carità.
Roma, come abbiamo ricordato, è un immenso lazzaretto di mendicanti, storpi, malarici, lebbrosi, appestati. Nei borghi soprattutto aleggia lo spettro della fame e della morte. Per le strade è un brulichio di disperati che ad ogni angolo ripetono scene di dolore, d’invocazioni e di continui pianti.
La “peste” uccide migliaia di romani e non risparmia in quest’occasione Pietro Marcellino Corradini (di nuovo candidato al soglio pontificio) che, all’alba del 8 febbraio 1743, muore in Roma, nella sua residenza di Via Lata, per l’epidemia contratta: è la santa fine terrena di un’anima che ha profuso tutta la sua esistenza per il servizio verso i poveri e verso i diseredati.
Se ne va così in cielo un principe della chiesa che, pur svolgendo, dentro e fuori i palazzi apostolici, ruoli di curiale e di diplomatico, è vissuto sempre preoccupato di offrire la dignità umana a poveri e a diseredati, favorendone la crescita in ambienti difficili.
Questa complessa ma limpida figura d’uomo entra, nella luce della storia, servendo soprattutto la chiesa dei poveri: lo studioso, l’intellettuale, il giurista e il diplomatico…il prelato ricolmo d’onori… si è voluto distinguere soprattutto per la profonda carità cristiana che lo ha spinto incessantemente a dedicarsi pienamente ai poveri attraverso continue cure pastorali.
Il nostro cardinale riposa presso la chiesa di Santa Maria in Trastevere di Roma, sotto un sepolcro policromo, innalzatogli dall’amico cardinale Marcello Crescenzi, in cui è inglobato un altorilievo marmoreo scolpito da Filippo della Valle.
L’epigrafe latina, riportata nel monumento, illustra molto efficacemente il ritratto di questa fervente figura di cristiano, tutta ricolma di carità.
Testimone,come Carlo Borromeo, del primato degli ultimi, protagonisti della storia e della fede, il Corradini viene a trovarsi in prima linea, accanto ai “santi” del suo tempo, nel desiderio di costruire, all'interno della comunità cristiana, una coscienza di servizio a favore dei “vinti”, di coloro che le classi del potere umiliano ed emarginano nei ghetti.
Il beneamato Corradini ci ha lasciato una grand’eredità culturale e spirituale e copiosi “frutti” si sono manifestati dopo la sua morte. Tralasciando la menzione degli innumerevoli studi e delle svariate opere letterarie finora composte, segno tangibile della grande “statura” del cardinale (che ha sempre trascinato dietro di sé una massa di svariati studiosi) noi vogliamo ricordare ora alcuni enti e sodalizi che hanno da anni alimentato “il culto” del nostro “benedetto” porporato.
Nel 1960, affiancando la casa generalizia delle suore Collegine palermitane, è sorto il “Movimento Amici del Cardinale Corradini”.Tale associazione, dal 10 giugno 1990 in poi, a Palermo ha organizzato appositi e ricorrenti convegni di studio sulla personalità del beneamato cardinale.
A questo sodalizio si sono aggiunti, nell’opera di divulgazione delle virtù cardinalizie, dapprima il “Conservatorio Corradini” di Sezze, ente pubblico d’istruzione, quindi il “Centro Studi San Carlo da Sezze”.
Tutte queste istituzioni, appoggiate dai Lions Club di Latina Mare, celebrano in vario modo la loro filiale devozione al cardinale rivendicando più volte l’eroicità delle sue virtù culturali e spirituali.In tutti, infatti, è sempre viva la speranza di poter presto veder riconosciuta in terra la beatitudine cristiana del venerato servo di Dio.
Il 19 maggio 1993, nella cattedrale di Palermo, il cardinale Salvatore Pappalardo ha dato inizio al processo di beatificazione del “servo di Dio” Pietro Marcellino Corradini. L’iter istruttorio, per l’inchiesta sulla vita, le virtù e la fama di santità del Corradini, nella sua fase diocesana, è stato chiuso a Palermo il 17 ottobre 1999,con celebrazione presieduta dal novello arcivescovo cardinale Salvatore De Giorgi.
Tutta la documentazione raccolta è ora al vaglio dell'esame della “Congregazione per le Cause dei Santi”, per i successivi adempimenti e sviluppi.
Nel corso del giubileo dell'anno 2000, si sono svolte imponenti celebrazioni eucaristiche nella cattedrale di Sezze e presso la Basilica romana di Santa Maria in Trastevere, per il 342° anniversario di nascita del nostro diletto cardinale.
Ricordiamo infine che nella medesima chiesa di Roma, lo scorso 25 febbraio 2007, si è ripetuta, in omaggio al Corradini, una solenne celebrazione, presieduta dal cardinale J. Saraiva Martins (prefetto della “Congregazione delle Cause dei Santi”), organizzata dal “Centro Studi San Carlo di Sezze”.
Guida in stato di ebbrezza: i Carabinieri denunciano un 29enne
I Carabinieri della Stazione di Maenza hanno denunciato in stato di libertà un uomo di 29 anni, residente in provincia di Latina, per guida sotto l'influenza dell'alcool.
L'intervento è avvenuto nel corso della nottata di ieri, a seguito di una segnalazione pervenuta al numero di emergenza 112 NUE I militari dell'Arma sono giunti in piazza Martiri d'Ungheria, a Priverno, dove poco prima si era verificato un incidente stradale autonomo che aveva coinvolto il giovane, alla guida della propria autovettura.
Nel corso dei rilievi effettuati sul posto, il conducente è stato sottoposto ad accertamenti alcolemici, dai quali è emerso un tasso alcolemico superiore ai limiti consentiti dalla legge. Alla luce di quanto accertato, i Carabinieri hanno proceduto a deferire il 29enne all'Autorità Giudiziaria per il reato di guida in stato di ebbrezza alcolica.
Contestualmente, è scattato il ritiro della patente di guida e il fermo amministrativo del veicolo.
Il procedimento penale si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dall'articolo 27 della Costituzione, per l'indagato vale il principio di presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva.
Sezze: quattro anni e mezzo di amministrazione Lucidi
Il 18 ottobre 2021 Lidano Lucidi è stato eletto sindaco di Sezze con un consenso netto, sfiorando il 70% dei voti al ballottaggio. Una vittoria maturata in un clima politico profondamente segnato dallo scandalo del cimitero, che aveva minato la fiducia dei cittadini verso l'amministrazione uscente e alimentato una forte domanda di discontinuità.
Lucidi si presentava come l'uomo del cambiamento, portatore di una visione nuova, capace di superare quella che lui stesso definiva una “crisi di sistema” e di ricostruire Sezze su basi diverse, più trasparenti, partecipare e orientare al futuro.
A oltre quattro anni dall'insediamento, è legittimo — e doveroso — chiedersi se quella promessa di svolta si sia tradotta in risultati concreti per il nostro paese o se, al contrario, la città sia rimasta impantanata in una gestione ordinaria incapace di incidere sui problemi strutturali del territorio.
Molte delle critiche che da anni affliggono Sezze restano irrisolte. Il programma elettorale parlava di tutela dell'ambiente, miglioramento della qualità dell'aria, acqua e suolo, difesa delle aree non urbanizzate e valorizzazione del patrimonio naturale, rinascita delle periferie, di sviluppo economico dello Scalo, sistemazione del parcheggio ferroviario su Via degli Archi, della Banca della Terra, del marchio “Alla Sezzese”, di Turismo, Sicurezza, Cimitero, della Ludoteca, della Fondazione San Carlo per l'ospedale, del Durante e Dopo di noi per le persone con disabilità.. Nei fatti, cosa è stato davvero realizzato a Sezze?
Il territorio continua a essere segnato da incuria e abbandono, soprattutto nelle zone periferiche e rurali. Le discariche abusive sono una presenza costante, senza che siano state attivate azioni strutturali e continuative di contrasto e prevenzione. Emblematico è anche il caso del Lago Muti, zona umida che avrebbe dovuto essere tutelata e valorizzata anche grazie a finanziamenti provinciali, ma che è rimasta privata di interventi concreti e di una gestione efficace. Il Dopo di Noi lo fa Pontinia e non Sezze, le periferie abbandonate senza gli auspicati comitati di quartiere, l'ospedale resta senza pronto soccorso e solo con l'ambulanza di notte. Il Centro Storico degradato e in balia di chi non ne vuole proprio sapere del porta a porta.
Ad esempio, la manutenzione “attenta e tempestiva” delle aree verdi era uno dei cardini del programma. Il risultato più visibile, il Parco del Monumento, è diventato invece il simbolo di una gestione discutibile: fondi pubblici spesi, ma condizioni peggiori rispetto al passato, con giochi danneggiati, fontana non funzionante e, con acqua putrida all'interno, sporcizia diffusa e un prato a zolle mai realmente attento.
La promessa di parchi curati, sicuri e inclusivi per famiglie e bambini è rimasta, ancora una volta, incompiuta. Quanti iSezzesi sono costretti a recarsi nei paesi vicini per portare i loro figli in un parco curato. Se si va a Priverno oa Pontinia si incontrano decine di nostri paesani.
Nel programma elettorale le periferie venivano indicate come centrali, da valorizzare attraverso strumenti di partecipazione, ascolto e comitati di quartiere. Sono state prese decisioni sullo Scalo senza alcuna consultazione popolare mandando a farsi friggere quanto scritto in calce sul programma "La collaborazione tra cittadini e amministrazione comunale si estrinseca nell'adozione di atti amministrativi di natura non autoritativa, ai fini della promozione dello sviluppo economico, sociale e civile della comunità locale. È fondamentale disciplinare le forme di collaborazione tra la cittadinanza attiva con l'amministrazione comunale per la cura e la rigenerazione dei beni comuni".
Gli strumenti di partecipazione annunciati non hanno trovato quindi applicazione reale ei quartieri continuano a restare senza voce, esclusi dai processi decisionali e dai principali interventi dell'amministrazione.
Le strade dissestate continuano a essere una delle principali lamentele dei cittadini, senza interventi strutturali risolutivi, ma con asfalto gettato sulle buche che alla prima pioggia diventa pericoloso. Ancora più grave è la situazione del servizio idrico: già nel 2023 si denunciava un peggioramento significativo del servizio a oltre 18 mesi dall'insediamento della nuova amministrazione.
In un Comune dove l'acqua rappresenta un bene essenziale, l'assenza di un piano efficace di intervento sulla rete idrica appare come una falla politica difficilmente giustificabile.
Il capitolo sociale era uno dei più ambiziosi del programma. Si parla di welfare generativo, di Piano Sociale di Comunità, di coinvolgimento del terzo settore, di sostegno strutturato a giovani, anziani, disabili e soggetti fragili.
Nella realtà, però, non si è costruito un sistema integrato di politiche sociali . Gli interventi appaiono frammentari, privi di una visione complessiva e lontani da quell'innovazione sociale che era stata annunciata come tratto distintivo del nuovo corso amministrativo.
Ancora più grave è il vuoto sul “Durante e Dopo di Noi”, indicato nel programma come uno degli impegni più qualificanti. Si parlava di sportelli dedicati, co-housing e progettazione individualizzata per garantire un futuro dignitoso alle persone con disabilità e alle loro famiglie.
A oggi, non risultano progetti strutturati né percorsi concreti , lasciando famiglie e cittadini in una condizione di incertezza che pesa come una delle mancanze più dolorose di questa amministrazione.
La riqualificazione del campo di basket della Macchia rappresenta uno dei pochi interventi realmente apprezzati e riconosciuti dalla cittadinanza. Tuttavia, si tratta di un risultato isolato , non inserito in una programmazione complessiva sull'impiantistica sportiva e sulle politiche giovanili. Lo stabile della Ex ASL in Via dei Cappuccini continua ad essere privo di progettazione e riqualificazione.
Le grandi promesse di affidare ai giovani spazi, responsabilità e progettualità si sono tradotte in poche iniziative episodiche, senza incidere realmente sul problema della mancanza di opportunità e della fuga dei giovani dal territorio. Resta irrisolto il problema della tensostruttura a Melogrosso e l'isolamento sportivo delle periferie prive di qualsiasi struttura anche la piu' piccola. Questo provoca la migrazione dei ragazzi nei Comuni limitrofi, Pontinia, Sermoneta, Priverno, Latina Scalo. Eventi e manifestazioni non sono mancati, ma spesso sconnessi da una visione culturale di lungo periodo. La cultura, indicata come investimento e non come costo, non è riuscita a diventare un vero motore di sviluppo, turismo e coesione sociale.
Tra le proposte più interessanti del programma figurava il progetto “Alla Sezzese”, pensato per valorizzare la tradizione culinaria locale e creare una filiera produttiva capace di generare economia e occupazione.
Anche in questo caso, però, l'idea non è mai diventata progetto : nessun marchio strutturato, nessuna filiera, nessun percorso condiviso con produttori e ristoratori. Un'occasione mancata che sintetizza bene il limite principale di questa amministrazione: buone intuizioni rimaste sulla carta.
A oltre quattro anni dall'elezione di Lidano Lucidi, la domanda posta dal titolo resta inevitabile: cosa è stato veramente realizzato?
Al netto di alcuni interventi simbolici e della gestione ordinaria dell'ente, la svolta annunciata nel 2021 non si è mai materializzata . I problemi strutturali di Sezze — ambiente, infrastrutture, servizi, periferie, sociale, assenza parcheggi — restano in gran parte irrisolti, mentre la distanza tra le promesse elettorali e la realtà quotidiana dei cittadini appare sempre più evidente.
Sezze non chiedeva solo inaugurazioni, eventi o operazioni di immagine. Chiedeva una visione, coraggio politico e capacità amministrativa.
A oggi, molti cittadini si chiedono se questa amministrazione abbia davvero saputo rispondere a quella richiesta o se il cambiamento promesso sia rimasto, ancora una volta, soltanto uno slogan elettorale scritto su 22 pagine.
