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È attiva da dicembre la nuova Condotta Slow Food Monti Lepini e Ausoni, un presidio territoriale nato per valorizzare la biodiversità agroalimentare, la cultura gastronomica e le comunità rurali dei Monti Lepini e dei Monti Ausoni. Un progetto pensato per mettere in rete produttori, ristoratori, agricoltori, cittadini e realtà associative, con l’obiettivo di promuovere un modello alimentare buono, pulito e giusto.

La Condotta dà ufficialmente avvio alle proprie attività pubbliche il 7 marzo, in occasione del primo evento del programma: Il Pranzo ai Carciofi di Sezze, ospitato presso l’Agriturismo da Barbitto. Una giornata dedicata a uno dei prodotti più identitari e rappresentativi del territorio di Sezze, celebrato attraverso un menu interamente costruito attorno al carciofo locale, dall’antipasto al dolce. Tutte le verdure utilizzate, a partire dai carciofi, provengono direttamente dall’azienda agricola dell’agriturismo.

«Con questo primo appuntamento vogliamo inaugurare un percorso condiviso, radicato nella storia agricola dei nostri territori e orientato al futuro. La nuova Condotta nasce per dare voce alle comunità che custodiscono saperi, coltivazioni e tradizioni gastronomiche di grande valore. Il nostro impegno sarà quello di promuovere pratiche alimentari sostenibili e consapevoli, costruendo occasioni di incontro che mettano al centro la qualità dei prodotti e le persone che li rendono possibili.»

Nel corso dell’evento verranno brevemente illustrate la visione, le finalità e le linee di sviluppo della nuova Condotta, insieme alla presentazione di un primo calendario di appuntamenti che accompagnerà i prossimi mesi: degustazioni tematiche, visite aziendali, incontri culturali e iniziative dedicate alla valorizzazione del patrimonio agroalimentare locale.

L’avvio delle attività della Condotta Slow Food Monti Lepini e Ausoni rappresenta un passo significativo nel rafforzare la consapevolezza alimentare e la tutela dell’identità agricola del territorio, sostenendo una visione comunitaria che pone al centro stagionalità, qualità produttiva e tradizioni gastronomiche dei Monti Lepini e Ausoni.

Pubblicato in Eventi Culturali

 

 

La prima vera guerra di Donald Trump. L’attacco all’Iran rischia di coinvolgere gli USA in un conflitto regionale, se non mondiale.

Trump, in questo conflitto con Netanyahu, rischia grosso, anche perché gli obiettivi finali divergono. Netanyahu vuole la distruzione del regime di Teheran, mentre Trump si accontenta di una soluzione “venezuelana”. E l’Europa?

L’obiettivo dell’operazione militare è distruggere i siti nucleari e l’arsenale di missili balistici dell’Iran.

Trump e i suoi ministri avevano detto che l’Iran aveva ripreso il programma nucleare, che era a poco tempo dal costruire una bomba atomica e che stava per sviluppare un missile in grado di colpire gli USA.

Tutte affermazioni bollate come false dalla stessa stampa americana.

Anche se tali argomentazioni servono a Trump per contenere la contrarietà dell’opinione pubblica americana alla guerra e convincere i senatori repubblicani contrari a questo conflitto, per avere l’ok dal Congresso.

Probabilmente l’attacco all’Iran è stato deciso da settimane, nell’incontro tra Trump e Netanyahu a Washington. Poi Trump ha portato avanti la diplomazia, cercando la resa dell’Iran, tenendo l’opzione militare sul tavolo, che adesso ha usato.

Il conflitto si allarga e colpisce anche l’Europa, che ha sempre cercato di difendere l’ordine e il diritto internazionale, quelli frutto del dopoguerra.

Ora l’Europa deve guardare in faccia la nuova realtà della situazione mondiale.

Sintomatiche sono le parole pesanti di Macron, che sostanzialmente prende atto, solennemente e dolorosamente, della fine di un’epoca e delle sue regole: “Nel caos del nuovo mondo ci vogliono nuove regole, che sono quelle della potenza. Per essere liberi, rispettati e indipendenti bisogna essere temuti, e per essere temuti bisogna essere potenti”.

Macron sostiene comunque che le armi debbano tacere e che si debba avviare la diplomazia per fermare il conflitto in atto.

I Paesi europei su questo sono divisi: ognuno va per ordine sparso. La Francia propone lo scudo nucleare con Inghilterra e Germania; la Spagna rivendica il diritto internazionale e nega le basi aeree agli americani; l’Italia continua ad essere appiattita sull’America e su Israele e non si capisce la posizione italiana, anche in merito alle basi americane che si trovano sul nostro territorio.

Nel corso dell’informativa al Senato, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si è limitato a dire che “Stati Uniti e Israele hanno deciso in autonomia e nella riservatezza quando intervenire”.

Nessun commento sulla legittimità dell’attacco, un comportamento ben diverso da quello riservato alla Repubblica Islamica.

La comunità europea, se vuole contare, dovrà decidere una posizione unica e non subordinata agli Stati Uniti o a Israele: piena condanna al regime iraniano, ma altrettanta condanna per il diritto internazionale non rispettato da Trump e Netanyahu.

E poi porre molta attenzione attorno allo stretto di Hormuz e al Mar Rosso: emergenza prezzi dell’energia, inflazione, sicurezza interna e impatto sui flussi migratori.

Pubblicato in L'Approfondimento