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Il quadro tracciato dal sindaco nei suoi rapporti settimanali, sempre interessanti – incluso quello di questa settimana – evidenzia una molteplicità di interventi, dalle infrastrutture alla sicurezza dei sottoservizi, dalle politiche giovanili all’inclusione sociale, che, pur rilevanti, rischiano di restare episodi scollegati in assenza di una visione strategica di lungo periodo. È qui che entra in gioco il nesso decisivo con gli strumenti di programmazione economico-finanziaria dell’ente locale: il DUP (Documento Unico di Programmazione) e il bilancio di previsione triennale.

Il DUP rappresenta il vero cuore della pianificazione pubblica. È il documento che traduce una visione politica in obiettivi concreti, articolati su un orizzonte temporale medio (generalmente tre anni), ma che dovrebbe essere coerente con una strategia più ampia, anche decennale. Al suo interno si definiscono le priorità del territorio, le linee di sviluppo, le politiche settoriali e gli interventi da realizzare, distinguendo tra una sezione strategica (SeS) e una operativa (SeO). In altre parole, il DUP dovrebbe rispondere alla domanda: dove vogliamo portare il territorio e con quali strumenti.

Il bilancio di previsione triennale, invece, è lo strumento che rende quelle scelte sostenibili e realizzabili. Non è solo un documento contabile, ma il momento in cui si assegnano risorse concrete agli obiettivi indicati nel DUP. Stabilisce entrate, spese, investimenti e vincoli, e consente di verificare se le priorità dichiarate trovano effettivo riscontro nelle scelte finanziarie.

Il problema che spesso emerge è lo scollamento tra questi strumenti e la realtà amministrativa: il DUP viene talvolta percepito come un adempimento formale, mentre il bilancio si riduce a una gestione dell’esistente, più attenta all’equilibrio immediato che alla costruzione del futuro.

Se invece le criticità evidenziate – rete idrica non funzionante, strade dissestate, sottoservizi compromessi, carenza di spazi per i giovani, bisogni sociali emergenti – venissero inserite in un piano decennale condiviso, il DUP potrebbe diventare la sua declinazione operativa progressiva, e il bilancio triennale lo strumento di attuazione concreta. In questo modo ogni intervento non sarebbe più episodico, ma parte di un percorso coerente, monitorabile e verificabile nel tempo.

Riportare tutto alla corretta programmazione significa quindi trasformare il bilancio da semplice strumento di gestione a leva strategica di sviluppo, capace di dare continuità alle scelte, ottimizzare le risorse e restituire ai cittadini una prospettiva chiara e credibile sul futuro del territorio.

In questa prospettiva, diventa centrale un ultimo passaggio: per realizzare davvero un programma di lungo periodo, orientato al bene comune, è necessario superare le logiche contingenti e costruire un governo condiviso, programmato e responsabile, fondato su un impegno chiaro delle principali forze politiche presenti nel Comune. Solo un orizzonte stabile, almeno decennale, può garantire continuità alle scelte strategiche, coerenza nell’utilizzo delle risorse e credibilità nel rapporto con i cittadini. Perché il futuro del territorio non può essere oggetto di competizione a breve termine, ma deve diventare un progetto comune, costruito e portato avanti insieme.

Pubblicato in Attualità