Medici di famiglia, ultimo baluardo della sanità vicino ai cittadini
La sanità pubblica, se si vuole salvare, va rivista alla radice: non bastano piccoli espedienti o trasformazioni burocratiche.
Vanno rivisti i 21 centri di spesa regionali (non possiamo permetterci 21 sanità regionali; va rivisto l’art. V e l’autonomia differenziata: è un lusso e uno spreco di risorse) e vanno rivisti i finanziamenti alle strutture private. Basta tagliare alle strutture pubbliche per dare al privato: nel Lazio il privato è arrivato al 50% (a spese nostre), è assurdo (quando a livello europeo siamo al 38%).
Le strutture private convenzionate vanno ricondotte a un ruolo pubblico, cioè a un servizio integrativo e non in competizione con le strutture pubbliche. Finanziamo con denaro pubblico attrezzature al privato, mentre il pubblico langue nel realizzare strutture territoriali per risolvere il problema delle liste di attesa e del pronto soccorso, che oggi sono i due grandi problemi dei cittadini, oltre a rappresentare un costo nei bilanci familiari: il cittadino non si cura più per questioni economiche.
Le strutture territoriali devono essere un baluardo da riattivare e i medici di famiglia non vanno toccati. Per garantire la presenza nelle Case di comunità, sono l’unico e ultimo presidio rimasto a contatto con il territorio e con il cittadino, anche alla luce di una popolazione sempre più anziana e fragile.
Le Case di comunità devono essere strutturate con personale medico e paramedico assunto dal SSN in pianta organica: basta con personale precario o a chiamata. Bisogna investire di più nelle strutture territoriali, con strumenti, personale sanitario e attrezzature, per risolvere l’annoso problema delle liste di attesa e del pronto soccorso.
Le Case di comunità non possono diventare una sorta di RSA, un parcheggio temporaneo per anziani a pagamento o scatole vuote: senza personale sanitario e attrezzature non possono funzionare.
Ecco tutto questo anche alla luce del PNRR: è ancora al palo la riforma della sanità territoriale. Mancano due mesi al rendiconto sull’attuazione della Missione Salute del PNRR e sembra difficile raggiungere l’obiettivo di rendere pienamente funzionanti Case e Ospedali di comunità, così come la realizzazione del Fascicolo sanitario elettronico è tutt’altro che a regime.
La riforma dell’assistenza territoriale, pilastro del PNRR Missione Salute per avvicinare la sanità ai cittadini, è ancora lontana dall’essere realmente operativa.
Questa è la sintesi sull’attuazione della riforma della sanità territoriale: a quattro anni dall’adozione del decreto 77 (decreto che punta a rafforzare la sanità territoriale), la riforma dell’assistenza territoriale procede a rilento, con profonde diseguaglianze regionali, in particolare nell’attivazione e nella piena operatività di Case e Ospedali di comunità.
«Il potenziamento dell’assistenza territoriale è la chiave per decongestionare ospedali e pronto soccorso e garantire una sanità di prossimità. Tuttavia, i dati ufficiali trasmessi anche dalla Regione Lazio restituiscono un quadro preoccupante».
