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Domenica, 10 Maggio 2026 05:07

Ciao Evaristo!

 

 

 
Beccalossi è stato uno dei più grandi talenti inespressi del calcio italiano, stiamo parlando di gente che io ho visto, che molti hanno visto. Io non posso dimenticare una partita che era Inter-Slovan Bratislava. Io l'ho vista, chi l'ha vista sa di cosa sto parlando. Ad un certo punto l'arbitro diede un calcio di rigore all'Inter. Per chi s'intende di calcio, ma anche per chi non se ne intende, è facile capire la difficoltà per un giocatore, nella semifinale di Coppa UEFA, di tirare un calcio di rigore. Lui guardò tutto lo stadio negli occhi e disse: " Lo tiro io..." e io pensai con tutto lo stadio: questi sono gli uomini veri. Prese la palla e la mise sul dischetto del calcio di rigore. Lo fece con la sicurezza dell'uomo che non avrebbe mai e poi mai sbagliato. E sbaglio. E io pensai: per me resta un uomo. Ma quando cinque minuti dopo, e chi ha visto quella partita sa che non mento, ridiedero un calcio di rigore all'Inter, per chi s'intende di calcio, ma a questo punto anche per chi non se ne intende, è facile capire la difficoltà per un giocatore che ha appena sbagliato un calcio di rigore, di riassumersi la responsabilità di ritirarlo. Lui guardò tutto lo stadio negli occhi. E tutto lo stadio fece: " No! Puttana Eva...". "Lo tiro io!" E mise la palla sul dischetto del calcio di rigore con la sicurezza dell'uomo che non avrebbe risbagliato. E risbagliò! E io pensai: per me resta sempre un uomo. Un po' sfigato ma pur sempre un uomo” (Paolo Rossi – Si fa presto a dire Pirla).
 
Evaristo Beccalossi, bandiera dell'Inter e storico n. 10 ci ha lasciato e con lui salutiamo un modo romantico e imprevedibile di vivere il calcio, fatto di fantasia, dribbling funambolici e colpi di genio.
 
Dopo l’emorragia celebrale che lo aveva colpito nel gennaio del 2025 le sue condizioni di salute erano gravissime. In quest’ultimo anno “Driblossi”, come lo aveva ribattezzato Gianni Brera, ha dribblato la morte tante volte, fino a quando da uomo libero qual era si è lasciato andare, si è addormentato a 69 anni, non senza aver visto la sua Inter vincere il 21° scudetto. 
 
Beccalossi è stato per tutti, interisti e non, un campione autentico del calcio, tutto genio e sregolatezza, goleador e assistmen, dai colpi ad effetto e dalle giocate fine a se stesse, in grado di strappare applausi e l’abbraccio caloroso dei tifosi sugli spalti, uno dei più grandi numeri “10” italiani.
 
Icona vivente del calcio e punto di riferimento indimenticabile, è stato un calciatore dai piedi fatati capaci di illuminare San Siro. Idolo degli esteti del calcio, possedeva tecnica raffinata e carattere libero, qualità che lo hanno reso amatissimo dal pubblico e spesso difficile da inquadrare per gli allenatori. Innamorato della palla, era un amante instancabile del tunnel sui terzini, che nonostante fossero usi francobollarlo con marcature strette e ringhiose, lui incredibilmente riusciva a far impazzire con le sue serpentine velenose.
 
Beccalossi ha rappresentato un modo di giocare che oggi sembra essere quasi del tutto scomparso dai rettangoli di gioco, un calcio i cui protagonisti erano fantasisti puri, giocatori capaci di cambiare l’esito di una partita attraverso un’intuizione, la cui preoccupazione prioritaria non erano certo gli schemi, la tattica e le statistiche. Sicuramente il suo era un calcio più umano, indubbiamente imperfetto, ma trasmetteva emozioni pure e forti e travolgeva i tifosi con la sua potente bellezza.
 
Ho voluto aprire questo mio omaggio e questo mio ricordo di Evaristo Beccalossi con le bellissime parole di Paolo Rossi, grandissimo uomo di teatro e tifoso interista, perché sottolineano in maniera straordinariamente icastica la sua grandezza e al contempo la sua profonda umanità.
 
Evaristo Beccalossi è stato, è e sarà per sempre un mito per noi popolo interista e per tutti gli amanti del calcio, perché non possedeva nulla di artificioso e quando era in campo trasmetteva la sua passione per il bel gioco, la faceva toccare con mano ai suoi fortunati interlocutori attraverso la semplicità e il calore delle sue parole e dei suoi silenzi, dei suoi sorrisi e della sua ironia.
 
Addio Evaristo! Con te se ne va non solo un grande uomo e un grande calciatore, ma anche un pezzo dell’Italia della mia infanzia, in cui gli incontri di calcio venivano giocati in stadi pieni da giocatori geniali e con pochi grilli per la testa come te e di cui mi resta il ricordo incancellabile delle tante domeniche trascorse ad ascoltare alla radio “Tutto il calcio minuto per minuto” o ad aspettare “La Domenica Sportiva” in televisione, punto di riferimento per la sintesi delle partite.
 
Un calcio che forse non tornerà più, ma che sarebbe bellissimo potesse tornare.
Pubblicato in Riflessioni