La Chiesa della Madonna della Pace a Sezze: fondi pubblici, lavori conclusi e un’attesa che dura da anni
Salendo lungo l’antica via Setina, all’ingresso di Sezze, lo sguardo incontra un edificio discreto ma carico di potenzialità: la Chiesa della Madonna della Pace. Una presenza silenziosa, immersa nel paesaggio collinare, che da anni attende di essere restituita pienamente alla comunità.
Eppure, quella chiesa non è un rudere dimenticato. Al contrario, è il simbolo di una vicenda che intreccia fondi pubblici, lavori completati e una lunga inattività dovuta a questioni burocratiche mai risolte.
Secondo la tradizione locale, la chiesa risalirebbe agli inizi del XVI secolo e sarebbe stata dedicata alla Madonna della Pace in ricordo della pace stipulata intorno al 1500 tra i setini e i sermonetani. Le due comunità, per secoli, si erano contese i confini territoriali, spesso modificati dalle inondazioni del fiume Cavata. La costruzione della chiesa avrebbe quindi rappresentato un simbolo concreto di riconciliazione dopo tre secoli di conflitti.
Per lungo tempo la Madonna della Pace ha avuto una funzione reale nella vita religiosa del territorio: fino a circa trenta o quarant’anni fa, infatti, la chiesa veniva ancora utilizzata per celebrazioni liturgiche, in particolare nei giorni festivi, mantenendo un legame vivo con la comunità locale.
La Chiesa della Madonna della Pace è stata oggetto di un intervento di ristrutturazione da circa mezzo milione di euro, concluso nel 2008 grazie a fondi pubblici. Un investimento pensato per recuperare e valorizzare un luogo significativo sia dal punto di vista religioso che paesaggistico.
I lavori, di fatto, sono stati portati a termine. L’edificio è stato sistemato e reso strutturalmente idoneo all’uso. Tuttavia, nonostante la conclusione dell’intervento, la chiesa non è mai stata realmente aperta e utilizzata in modo continuativo.
Il problema principale ruota attorno a un elemento tecnico ma decisivo: il collaudo statico. Senza questo passaggio formale, necessario per certificare la sicurezza della struttura, l’edificio non può essere ufficialmente utilizzato. È proprio questa mancanza ad aver bloccato per anni l’apertura della chiesa. Una situazione paradossale: un edificio ristrutturato con soldi pubblici, pronto ma di fatto inutilizzabile. Nel tempo, la questione è rimasta sospesa tra passaggi amministrativi e ritardi, trasformando la Madonna della Pace in un esempio concreto di incompiuta burocratica.
Negli anni più recenti, si era aperta una possibilità concreta di dare nuova vita alla struttura: la chiesa era stata individuata come possibile sede per la comunità ortodossa locale. Tuttavia, anche questo progetto non si è concretizzato, proprio a causa delle stesse problematiche legate alla mancata certificazione. Oggi, la comunità ortodossa ha trovato spazio presso la chiesa di Sant'Andrea, lasciando nuovamente la Madonna della Pace senza una destinazione. Si era parlato anche della possibilità di destinare l’area a struttura di accoglienza per pellegrini in vista degli eventi giubilari, ma l’ipotesi non ha mai trovato attuazione concreta.
La posizione della chiesa è uno dei suoi punti di forza. Situata lungo un percorso storico e panoramico, rappresenta una porta d’ingresso ideale alla città. In un momento in cui i cammini religiosi e culturali stanno vivendo una forte riscoperta, la sua valorizzazione potrebbe avere un impatto significativo. I visitatori della Via Francigena, ad esempio, potrebbero trovare in questo luogo una tappa suggestiva, un punto di sosta capace di unire spiritualità, storia e paesaggio.
La sua apertura rappresenterebbe un valore aggiunto per Sezze: non solo un recupero architettonico, ma un’opportunità concreta di sviluppo culturale e turistico.
Oggi la Chiesa della Madonna della Pace resta lì, visibile a chi arriva, ma chiusa. Un edificio che racconta una storia fatta di investimenti, attese e occasioni non pienamente colte, ma anche di una memoria più antica, legata alla pace tra comunità e alla vita religiosa di un territorio.
Eppure, la sua presenza continua a suggerire una possibilità: quella di tornare a essere un luogo vivo, aperto, parte integrante dell’identità di Sezze e del suo futuro. La domanda resta aperta: quanto tempo ancora dovrà passare prima che quella porta venga finalmente riaperta?
