Verso una corsa a tre per il comune di Sezze: dalle candidature ai programmi
L'articolo di Alessandro Mattei, "Verso una corsa a tre per le comunali del 2027", offre una prima fotografia del quadro politico che si sta delineando a Sezze in vista delle prossime elezioni amministrative.
Secondo le indiscrezioni riportate, il primo schieramento sarebbe quello del sindaco uscente Lidano Lucidi, intenzionato a ricandidarsi alla guida della coalizione che governa la città e impegnato nel tentativo di consolidare l'attuale maggioranza attraverso nuove aggregazioni civiche.
Il secondo polo sarebbe rappresentato dal progetto Progetto Sezze 2027, il cosiddetto "campo largo", sostenuto da Partito Democratico, Partito Socialista Italiano, Movimento 5 Stelle, Europa Verde–Alleanza Verdi e Sinistra, Sezze Bene Comune e Alleanza per Sezze, che sembrerebbe orientato a proporre una figura civica e moderata esterna agli attuali assetti istituzionali.
Il terzo schieramento sarebbe infine il Polo Civico che, secondo l'articolo, potrebbe vedere la candidatura dell'ex sindaco Andrea Campoli sostenuto da sei liste civiche.
Naturalmente si tratta ancora di scenari in evoluzione e non di candidature tutte formalmente ufficializzate. Tuttavia l'articolo ha il merito di spostare l'attenzione dalle indiscrezioni alla costruzione di un confronto politico che, da qui al 2027, dovrà necessariamente entrare nel merito delle questioni che riguardano il futuro della città.
Proprio per questo tornano attuali le domande già formulate nell'articolo della rubrica "Alcune domande al candidato sindaco Andrea Campoli".
Domande che oggi non riguardano una singola candidatura ma tutti gli schieramenti che si preparano a chiedere la fiducia dei cittadini.
Quale valutazione danno dell'attuale situazione finanziaria del Comune e del Piano di Riequilibrio che accompagnerà Sezze per molti anni?
Quali proposte intendono mettere in campo per creare opportunità di lavoro per i giovani?
Quale futuro immaginano per la RSA, per l'assistenza agli anziani e per i servizi sanitari di emergenza?
Quali iniziative propongono per contrastare l'evasione tributaria e garantire maggiore equità tra i cittadini?
Come intendono valorizzare il patrimonio storico, culturale, religioso e ambientale che rappresenta una delle principali risorse del territorio?
A queste domande se ne aggiunge oggi una ulteriore, forse la più importante di tutte.
Siamo davvero sicuri che i problemi accumulati negli ultimi decenni possano essere risolti nell'arco di una sola legislatura?
I documenti della Corte dei Conti parlano di un percorso di riequilibrio destinato a durare molti anni. Le sfide legate ai conti pubblici, alla riscossione dei tributi, ai servizi, alle infrastrutture, al lavoro giovanile e all'assistenza agli anziani richiedono tempi che difficilmente coincidono con quelli di un mandato amministrativo di cinque anni.
Per questo motivo la rubrica Territorio & Comunità intende porre una domanda che va oltre gli schieramenti.
Non sarebbe opportuno valutare la costruzione di un grande progetto civico condiviso, capace di individuare alcune priorità strategiche comuni e di garantire continuità amministrativa per almeno dieci anni, indipendentemente dalle naturali differenze politiche?
Non si tratta di annullare il confronto democratico, che resta essenziale, ma di capire se esistano alcuni obiettivi fondamentali sui quali l'intera comunità possa riconoscersi: il risanamento finanziario e la lotta all'evasione, obiettivi imprescindibili e presupposti necessari per qualsiasi progetto di rilancio della città, il sostegno ai giovani, la tutela degli anziani, la valorizzazione del patrimonio cittadino e la creazione di nuove opportunità di sviluppo. Obiettivi che dovrebbero essere accompagnati da un percorso chiaro, misurabile e verificabile, indicando i dati di partenza oggi disponibili, i risultati attesi dopo il primo anno, a metà mandato e alla conclusione della legislatura, affinché cittadini e amministratori possano valutare con trasparenza i progressi effettivamente realizzati rispetto agli impegni assunti.
Ma questa domanda non riguarda soltanto i partiti, le coalizioni o i candidati.
Riguarda soprattutto i cittadini. Perché nessun piano, per quanto valido, può essere realizzato senza il consenso e il coinvolgimento della comunità.
È proprio questo che la rubrica Territorio & Comunità si propone di promuovere nei prossimi mesi: un confronto aperto tra cittadini, associazioni, forze politiche e candidati sul futuro della città. Più che una competizione tra persone, Sezze ha probabilmente bisogno di una riflessione seria e condivisa sulle scelte strategiche che la attendono.
Una riflessione che non guardi soltanto al 2027, anno delle prossime elezioni comunali, ma almeno al 2037. Non per una scelta arbitraria, ma perché molte delle sfide che la città ha di fronte — dal risanamento finanziario alla crescita economica, dal lavoro per i giovani ai servizi per una popolazione sempre più anziana — richiedono tempi lunghi, continuità amministrativa e obiettivi condivisi che vadano oltre la durata di una singola legislatura. Solo una visione di medio-lungo periodo può consentire di trasformare le difficoltà di oggi in opportunità concrete per le generazioni di domani.
Sezze Scalo, la grande dimenticata della pianura setina
Sezze Scalo continua a rappresentare uno dei più evidenti paradossi del territorio setino. Pur essendo la principale porta d'accesso al comune, grazie alla presenza della stazione ferroviaria e all'intenso traffico veicolare che quotidianamente attraversa la frazione, negli anni non è mai stata considerata un vero punto di forza dalle diverse amministrazioni che si sono succedute.
Le opere pubbliche realizzate nel cuore dello Scalo si contano sulle dita di una mano. I marciapiedi di via Sicilia, realizzati tantissimi anni fa dall’amministrazione provinciale, e quelli di Corso della Repubblica rappresentano ancora oggi gli interventi più significativi. Unica opera degli ultimi anni è stata la riqualificazione del piazzale della stazione ferroviaria, un intervento importante che ha restituito maggiore ordine e funzionalità a uno degli ingressi principali del territorio. Va però ricordato che l'opera è stata realizzata grazie all'investimento di Ferrovie dello Stato e non attraverso una progettazione comunale. Proprio per questo emerge ancora di più l'assenza di una visione complessiva da parte dell'amministrazione, che non ha saputo accompagnare tale intervento con un più ampio progetto di rigenerazione urbana. Il nuovo piazzale avrebbe potuto diventare il punto di partenza per valorizzare l'intera area attraverso spazi verdi, alberature, arredi urbani e luoghi di aggregazione, trasformando la stazione in una vera porta d'accesso moderna e accogliente. Invece, ancora una volta, si è persa l'occasione di collegare un'opera importante a un disegno di sviluppo più ampio per Sezze Scalo. Opere che, con il passare del tempo, mostrano tutti i limiti della programmazione.
Basta allontanarsi di pochi metri dall'arteria principale per rendersi conto della situazione. Le strade laterali a Corso della Repubblica presentano asfalti deteriorati, buche e carenze manutentive che offrono un'immagine poco dignitosa di una frazione che dovrebbe essere il biglietto da visita del comune.
A tutto questo si aggiunge una crisi commerciale sempre più evidente. Non si tratta di una mancanza di passaggio: ogni giorno migliaia di veicoli transitano lungo le strade dello Scalo. Il problema è un altro: l'assenza quasi totale di aree di sosta e parcheggi adeguati, elemento che penalizza attività commerciali e servizi, scoraggiando la permanenza delle persone sul territorio.
Non va meglio sul fronte degli spazi pubblici. Famiglie e giovani continuano a lamentare la mancanza di aree attrezzate, luoghi di aggregazione e spazi sicuri dove trascorrere il tempo libero. Persino le strutture sportive versano in condizioni difficili: lo stadio cittadino appare ormai lontano dagli standard che una comunità moderna dovrebbe garantire ai propri ragazzi.
La domanda che molti cittadini si pongono è semplice: perché Sezze non è riuscita a valorizzare la propria pianura come hanno fatto altri comuni limitrofi? L'esempio di Sermoneta viene spesso citato come modello. Negli anni il comune lepino ha saputo investire sia sul centro storico, trasformandolo in una destinazione turistica riconosciuta, sia sulla pianura, dove sono stati sviluppati servizi, infrastrutture e aree funzionali alla crescita economica e sociale del territorio.
Sezze ha lasciando che la frazione più popolosa e strategica procedesse senza una visione chiara di sviluppo. Eppure Sezze Scalo possiede tutte le caratteristiche per diventare un polo moderno e attrattivo: collegamenti ferroviari, posizione strategica, attività economiche, potenzialità urbanistiche e una popolazione che continua a chiedere interventi concreti.
A rendere ancora più evidente il senso di abbandono è la situazione della Campagna Setina, un'area vasta e popolosa che da anni attende risposte concrete. Qui i cittadini convivono quotidianamente con strade lasciate senza adeguata manutenzione, infrastrutture carenti e situazioni di degrado che appaiono difficili da giustificare. Emblematica è anche la vicenda dell'ex tratto dismesso SS 156 e dell'area del Lago Muti. Quello che avrebbe potuto trasformarsi in un grande polmone verde per la pianura setina, grazie anche alla zona umida realizzata con fondi dell'Amministrazione Provinciale, oggi appare come un'occasione mancata. L'area è stata progressivamente abbandonata, senza un progetto di valorizzazione ambientale, turistica o ricreativa. Stessa sorte per la struttura del Lago Muti che, tornata dalla gestione di Acqualatina nelle mani del Comune, versa oggi in condizioni di evidente degrado, lontana dalle potenzialità che avrebbe potuto esprimere a beneficio dell'intera comunità. Negli ultimi cinque anni, l'azione amministrativa è sembrata concentrarsi soprattutto sulla ricerca delle opportunità offerte dal PNRR. Una scelta che avrebbe potuto rappresentare una grande occasione (PERSA) di sviluppo, ma che troppo spesso non è stata accompagnata da una progettazione realmente costruita sulle esigenze della comunità.
Forse è arrivato il momento di aprire una riflessione seria sul futuro della frazione. Perché Sezze Scalo non può continuare a essere considerata soltanto un luogo di passaggio. Guardare a Sezze Scalo non è più soltanto una scelta amministrativa, ma una necessità per il futuro dell'intero territorio. Il rischio concreto è quello di assistere a un progressivo spopolamento, soprattutto delle giovani famiglie che già oggi scelgono di trasferirsi in comuni vicini come Pontinia, Sermoneta e Priverno. Realtà che, pur con dimensioni e caratteristiche diverse, hanno saputo investire in aree verdi, luoghi di aggregazione, impianti sportivi e servizi per le famiglie. Chi ha bambini cerca luoghi sicuri dove farli crescere e giocare, chi pratica sport cerca strutture adeguate, mentre gli anziani hanno bisogno di spazi di socialità che contrastino l'isolamento. Quando tutto questo manca, la scelta di andare via diventa sempre più naturale. E un territorio che perde giovani famiglie perde inevitabilmente anche energie, prospettive e futuro.
