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«Il punto non è con chi. È perché». Parte da questa riflessione il nuovo percorso politico annunciato dall'associazione  Impronta Setina in vista delle prossime elezioni amministrative di Sezze. L'associazione sceglie di spostare il dibattito dalle tradizionali dinamiche pre-elettorali – candidature, coalizioni e accordi – a una questione che considera preliminare: quale idea di città si intende costruire per il futuro di Sezze.

Nel comunicato diffuso nelle scorse ore, Impronta Setina sottolinea come le elezioni non dovrebbero limitarsi alla scelta di una maggioranza di governo, ma rappresentare un'occasione per individuare una direzione condivisa per la comunità. Da qui la decisione di non partire dalle trattative politiche, bensì dall'ascolto dei cittadini. Nelle prossime settimane l'associazione annuncia l'avvio di un percorso di confronto aperto con le diverse componenti della società locale: famiglie, giovani, imprese, professionisti, associazioni e realtà del volontariato. L'obiettivo dichiarato è raccogliere idee, esigenze e proposte prima di elaborare un eventuale progetto amministrativo. «Vogliamo ascoltare prima di proporre, condividere prima di decidere, costruire prima di scegliere», si legge nel documento, che pone al centro il coinvolgimento diretto della cittadinanza.

Impronta Setina chiarisce inoltre che soltanto al termine di questo percorso valuterà se partecipare alle prossime elezioni comunali e con quali interlocutori condividere un eventuale progetto politico. Una scelta che, secondo l'associazione, dovrà basarsi su una visione comune e su un metodo condiviso, piuttosto che su semplici convenienze elettorali.

«Non ci adatteremo ai progetti degli altri. Valuteremo chi sarà disposto a confrontarsi con un progetto costruito insieme ai cittadini», afferma il comunicato, ribadendo la volontà di mettere al centro le persone e il futuro della città.

Il messaggio finale è un invito a spostare l'attenzione dalle alleanze ai contenuti: «Non chiedeteci oggi con chi staremo. Chiedeteci quale Sezze vogliamo costruire». Una posizione che segna l'avvio di quello che l'associazione definisce non una campagna elettorale, ma «una conversazione con la città».

 

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Riceviamo e pubblichiamo una nota di Giovanni Moraldo, a nome del direttivo dell'associazione Setiam.

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Setiam nasce dall’incontro di un gruppo di uomini e donne, ognuno con la propria storia e unicità. Persone capaci di guardare oltre i propri orizzonti personali e disposte a lasciarsi contaminare da nuove idee e proposte, libere da pregiudizi e condizionamenti. Ci lega il comune desiderio di mettere a disposizione della città competenze ed esperienze, attraverso la costruzione di un percorso programmatico e politico che vada ad arricchire uno spazio ben distinto all’interno della nostra comunità. Setiam è quindi un inclusivo contenitore politico, una laboriosa fucina di idee e progetti in cui convergono conoscenze singole e collettive. L'obiettivo è dar vita a una proposta per la città che sia la giusta sintesi di visione, fattibilità, programmazione, innovazione e tradizione. Questo è il filo conduttore attorno al quale stiamo aggregando chi, come noi, è pronto a sostenerne finalità e modalità. In questo contesto, e in questo preciso momento storico in cui il degrado politico e civile appare evidente, la figura di Andrea Campoli si inserisce perfettamente nella nostra filosofia: è quel tassello mancante per far sì che il mosaico si completi. Persona credibile, garbata e preparata, con un riconosciuto senso delle istituzioni e dotato dei giusti valori, Andrea Campoli porta con sé un bagaglio politico importante. Un patrimonio frutto di numerose esperienze pregresse, oggi arricchito da una consolidata libertà da vincoli partitici. Mostra inoltre, a garanzia di un corretto e completo futuro percorso amministrativo, una dimostrata capacità aggregativa, abile a unire e amalgamare le diverse anime e intelligenze che lo sosterranno. Già da adesso Setiam si rende disponibile per la costruzione di un percorso comune e condiviso con tutte le forze politiche che si troveranno riunite a sostegno di Andrea Campoli. Ci unisce un traguardo chiaro: riportare Sezze e i suoi cittadini alla naturale e importante collocazione nel panorama Lepino e provinciale, attraverso una ritrovata serenità e un senso di appartenenza che oggi sembrano smarriti.

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Domenica, 28 Giugno 2026 05:39

Meloni e Trump, storia di un amore finito

Fino ad un anno fa l’idillio e oggi volano gli stracci.

 
Si percepiva da un po' di tempo che il vento era cambiato. I segnali negativi si erano moltiplicati. I contrasti covavano sotto l’apparente unità ideologica, le carinerie affettate, i sorrisi di circostanza e gli abbracci di convenienza e alla fine sono deflagrati pesantemente. L’epilogo insomma era prevedibile, ma sorprendono i toni aspri e irriguardosi e le parole violente ed offensive che Giorgia e Donald, campioni del sovranismo italico e di quello a stelle e strisce, si sono scambiati pubblicamente.
 
Il sovranismo, l’identitarismo e l’estremismo revanscista delle destre radicali stanno corrodendo dal di dentro le nostre democrazie, alimentano paure irrazionali facendo leva su parole d’ordine improntate alla chiusura, all’esclusione del diverso, alla difesa interna, al razzismo e alla negazione nei fatti dei principi democratici. Si tratta di posizioni antistoriche e prive di prospettive, specialmente nel contesto in cui viviamo, contrassegnato dalla globalizzazione, dalla libera circolazione delle persone, dal commercio senza frontiere, dai mercati finanziari interdipendenti e dalle alleanze strategiche tra i colossi del capitalismo internazionale, finalizzate soltanto all’aumento esponenziale dei profitti, ma ciò nonostante fanno breccia nel sentire comune di tanti cittadini. L’estremismo ideologico delle destre nazionaliste e radicali, che governano oggi diversi Paesi, a cominciare dagli USA, è un fattore destabilizzante a livello internazionale, sta alla base delle crescenti tensioni geopolitiche, fa correre il rischio che il mondo precipiti in un conflitto globale, come avvenuto altre volte nel corso della storia, e fa emergere in maniera incontrovertibile l’impossibilità che possa saldarsi un fronte unitario, una sorta di internazionale sovranista in quanto a prevalere sono sempre e comunque gli interessi particolari dei singoli governi e non quello generale.
 
Le recenti frizioni tra il governo italiano guidato da Giorgia Meloni e l’amministrazione di Donald Trump sono effetto di una impostazione completamente sbagliata delle relazioni tra il nostro Paese e il potente alleato americano, compreso il non aver preso le distanze dalle politiche statunitensi e dalle pulsioni autocratiche ed autoritarie che animano il presidente USA.
 
Per due anni la Presidente del Consiglio italiana ha cercato di presentarsi come la leader europea più vicina e più fedele a Donald Trump, il quale l’ha riempita di complimenti, l’ha definita “una donna fantastica”, “una leader incredibile e molto rispettata”. Tuttavia qualcosa alla fine si è rotto in questo rapporto improntato esclusivamente alla piaggeria verso l’alleato americano. Sono esplose questioni politiche che hanno reso sempre più difficile e finanche insostenibile la posizione di Giorgia Meloni. Dalla Groenlandia, che il presidente USA ha minacciato di annettere, alle guerre in Medio Oriente, dal rifiuto italiano all’uso delle basi americane nella guerra contro l’Iran (stando almeno alle dichiarazioni ufficiali) alla presa di distanze dall’attacco a Papa Leone XIV, arrivando infine alle frizioni al vertice del G7 a Evian sono emerse differenze tali tra Trump e Meloni da essere difficilmente colmabili.
 
Ad ogni buon conto proprio lo scontro tra Donald Trump e Giorgia la Meloni rivela in maniera eclatante l’affinità tra i due leader e la fortissima somiglianza tra l’idea della politica praticata oggi negli USA e quella dominante in Italia. Paradossalmente quella tra la Presidente del Consiglio italiana e il Presidente americano più che una rottura, è la dimostrazione di una sintonia, comprova la condivisione di una versione minimalista e distorta della politica internazionale e della stessa democrazia.
 
In questi due anni in cui ha rivendicato la propria vicinanza ideologica a Donald Trump, Giorgia Meloni ha anteposto il suo interesse politico immediato a quello del nostro Paese, ha cercato l’approvazione e non la collaborazione con l’alleato americano, ha preso le distanze dall’Europa ed ha usato la politica estera per guadagnare visibilità, per ottenere legittimazione e consensi, cercando di coprire con la sovraesposizione internazionale il deficit totale di risultati del suo governo in materia economica e di miglioramento delle condizioni dei cittadini.
 
Nonostante gli sforzi la strategia politica della Presidente del Consiglio si è rivelata fallimentare e i nodi stanno arrivando al pettine. Sul piano internazionale il nostro Paese ha visto ridimensionato il proprio ruolo nell’Unione Europea, è stato tenuto ai margini rispetto alle dinamiche politiche che hanno guidato l’azione dei nostri maggiori partner del vecchio continente ed è fallito miseramente il tentativo di Giorgia Meloni di proporsi come ponte tra le due sponde dell’Atlantico in forza del presunto particolare rapporto di amicizia che ha sostenuto la legasse al presidente USA.
 
Un punto è necessario evidenziare. La discussione tra le forze politiche sulle polemiche scoppiate tra Donald Trump e Giorgia Meloni è alterata da un equivoco di fondo. A prima vista sembrerebbe che siamo in presenza di due approcci, due stili, due modi di fare politica diversi e contrapposti, incarnati dalla premier italiana e dal Presidente USA, ma nella realtà non è così. La rissa sguaiata, i retroscena, le risposte spesso improbabili, le polemiche di infimo livello confermano la sostanziale sovrapponibilità politica tra Trump e Meloni, i quali si caratterizzano per il medesimo approccio post-liberale, personalistico e superficiale alla politica in generale e a quella internazionale nello specifico. Entrambi considerano le relazioni tra Stati una questione di simpatia, di feeling e smancerie reciproche o in caso contrario di piccoli sgarbi da asilo infantile.
 
Il problema vero è rappresentato dalla mancanza di qualità della classe politica attuale, interna ed internazionale, dall’assenza della consapevolezza istituzionale dei ruoli e delle responsabilità assunte, dal bieco perseguimento di interessi di piccolo cabotaggio, totalmente estranei a quelli della stragrande maggioranza delle persone, che rischiano di procurare soltanto danni irreversibili.
 
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