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La recente messa in sicurezza dell'incrocio della Migliara 45 a Sezze, realizzata dall'amministrazione provinciale, avrebbe dovuto rappresentare una buona notizia per i cittadini. Un intervento atteso, utile e concreto, destinato a migliorare la sicurezza stradale e a ridurre i rischi per chi percorre quotidianamente quel tratto.

Eppure, come spesso accade, il dibattito pubblico si è rapidamente spostato dall'opera realizzata alla corsa per attribuirsene il merito. Dichiarazioni, fotografie, post sui social e rivendicazioni personali hanno occupato più spazio della discussione sull'effettiva utilità dell'intervento e sui risultati ottenuti.

Questo fenomeno pone una questione più generale: che cos'è oggi la politica?

Nella sua essenza più autentica, la politica è la capacità di individuare problemi collettivi e trovare soluzioni nell'interesse della comunità. Non è un'attività finalizzata alla costruzione dell'immagine personale, ma uno strumento attraverso cui amministratori e rappresentanti pubblici mettono al servizio dei cittadini competenze, visione e capacità decisionale.

La buona politica si misura dai risultati e dalla qualità delle scelte. Non dalla quantità di fotografie pubblicate o dal numero di "mi piace" ottenuti sui social network.

Naturalmente la comunicazione è parte integrante dell'attività politica. I cittadini hanno il diritto di conoscere ciò che viene fatto e gli amministratori hanno il dovere di informare. Tuttavia esiste una differenza sostanziale tra comunicare e promuovere se stessi.

Comunicare significa spiegare un progetto, rendicontare un'attività, illustrare benefici e criticità di una scelta. Promuovere se stessi significa trasformare ogni intervento pubblico in un'occasione di visibilità personale, spesso a scapito della comprensione dei fatti.

Negli ultimi anni i social network hanno accentuato questa tendenza. La velocità della comunicazione digitale favorisce messaggi semplici, immagini immediate e contenuti emotivi. Così la complessità amministrativa viene compressa in una fotografia davanti a un cantiere o in un post che attribuisce a un singolo ciò che spesso è il risultato del lavoro di molte istituzioni, uffici tecnici e amministrazioni.

Il rischio è che la politica si trasformi progressivamente in una gara permanente di presenza mediatica. Non conta più chi ha costruito un percorso amministrativo efficace, ma chi riesce a comparire per primo nella foto o a pubblicare il post più condiviso.

I cittadini, però, non sono spettatori passivi. Nel tempo imparano a distinguere tra chi lavora per ottenere risultati e chi lavora soprattutto per apparire. La percezione pubblica di questi messaggi è spesso più critica di quanto molti politici immaginino. Quando le rivendicazioni diventano eccessive o quando più esponenti cercano contemporaneamente di attribuirsi lo stesso merito, il messaggio rischia di produrre l'effetto opposto: alimentare sfiducia, ironia e disaffezione.

Le comunità locali hanno bisogno di amministratori capaci di risolvere problemi, non di influencer in cerca di consenso. Hanno bisogno di rappresentanti che considerino le opere pubbliche un servizio ai cittadini e non un'occasione per la costruzione della propria immagine.

La messa in sicurezza di un incrocio pericoloso è una buona notizia. Dovrebbe essere celebrata per ciò che rappresenta: un miglioramento della vita quotidiana delle persone. Quando invece l'attenzione si concentra esclusivamente sulla distribuzione dei meriti, il rischio è che il risultato concreto passi in secondo piano e che la politica perda ulteriormente credibilità.

Forse il problema non è chi compare nella fotografia. Il problema nasce quando la fotografia diventa più importante dell'opera realizzata.

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