Annalisa Savelli
La lunga storia dell’efficientamento che Sezze non può più rimandare
A Sezze l’efficientamento della pubblica illuminazione non è una novità e nemmeno un progetto nato ieri. È una storia che si trascina da anni, fatta di studi, progetti, atti amministrativi e tentativi di individuare una soluzione. Una storia che oggi torna di grande attualità, perché il costo dell’energia e della gestione degli impianti rappresenta una voce destinata a diventare sempre più difficile da sostenere per i bilanci comunali.
Già nel *Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES)* il Comune aveva previsto un intervento specifico per l’efficientamento dell’illuminazione pubblica. L’obiettivo era sostituire i corpi illuminanti obsoleti con sistemi più efficienti, compresa la tecnologia LED, con una stima di riduzione dei consumi di circa il *30%, pari a circa **347 MWh all’anno*, e una riduzione delle emissioni di circa 147 tonnellate di CO₂.
Insomma, il problema era stato individuato da tempo.
Poi è arrivato il *2021. Il Commissario straordinario del Comune di Sezze intervenne nuovamente sulla pubblica illuminazione, dando indirizzi per un progetto di efficientamento della rete. All’epoca veniva indicata una consistenza di circa **2.150 punti luce*, compresi gli impianti semaforici.
La questione non si fermò sulla carta.
Nel *febbraio 2022, il Consiglio comunale approvò la relazione relativa al progetto di “Miglioramento dell’efficientamento energetico dell’impianto di Pubblica Illuminazione”. Pochi mesi dopo, nell’ottobre 2022, il Comune pubblicò un avviso per raccogliere proposte di **project financing* finalizzate alla gestione, manutenzione e riqualificazione degli impianti.
Il progetto prevedeva di affidare a un operatore esterno, per un periodo pluriennale, la gestione della pubblica illuminazione, compresa manutenzione, energia e riqualificazione degli impianti. L’operatore avrebbe sostenuto gli investimenti per ammodernare e rendere più efficienti i circa *2.150 punti luce*, recuperando i costi attraverso un canone pagato dal Comune.
L’obiettivo era chiaro: *ridurre i consumi e i costi energetici senza chiedere al Comune di sostenere subito l’intero investimento.*
Eppure, arrivati al 2026, la domanda resta: *che fine ha fatto quel progetto?*
Efficientare i lampioni non significa soltanto ridurre l’inquinamento luminoso o le emissioni di CO₂. Significa soprattutto *spendere meno ogni anno*.
Un impianto moderno a LED consuma sensibilmente meno rispetto a un impianto tradizionale e può essere ulteriormente ottimizzato attraverso sistemi di telecontrollo e regolazione dell’intensità luminosa nelle ore notturne. Altri Comuni lo hanno già fatto: non è una tecnologia sperimentale, ma una strada percorsa da molte amministrazioni.
Qui entra in gioco il bilancio comunale.
Negli atti del Comune di Sezze abbiamo già visto come le spese energetiche rappresentino una voce importante, nell’ordine delle *centinaia di migliaia di euro. Sarebbe quindi importante conoscere il dato preciso relativo alla pubblica illuminazione: **quanto costa oggi alla collettività illuminare le strade di Sezze? Perché una rete energivora non rappresenta soltanto un problema ambientale. È un **costo fisso che si ripete ogni anno* e che, con l’aumento dei costi energetici, rischia di diventare sempre più pesante.
E qui sta il punto: *rimandare l’efficientamento non significa risparmiare. Significa continuare a pagare.*
Ogni anno trascorso senza intervenire è un altro anno di consumi che potrebbero essere ridotti. E tra qualche anno il Comune potrebbe trovarsi nella condizione peggiore: dover affrontare un investimento necessario quando i margini di bilancio saranno ancora più stretti.
La storia dei lampioni di Sezze dimostra che il problema è conosciuto da molto tempo. *Adesso sarebbe il momento di sapere che fine hanno fatto quei progetti e, soprattutto, quanto è costato alla città non averli ancora trasformati in un risparmio concreto.*
Perché un progetto di efficientamento non si misura dai documenti prodotti, dalle gare avviate o dagli annunci.
*Si misura dalla bolletta.*
E ogni euro che oggi continuiamo a spendere per illuminare le strade con una rete non sufficientemente efficiente è un euro che già oggi manca per altri servizi ai cittadini.
Sezze Scalo, 177 mila euro per la nuova Variante Urbanistica: il Comune avvia l’affidamento
Il Comune di Sezze mette in moto il procedimento per la Variante Urbanistica del Centro Abitato di Sezze Scalo, con un investimento complessivo previsto di 177.505,12 euro.
È quanto stabilisce la *determinazione n. 95 del 7 agosto 2026, Registro Generale n. 511*, firmata dal responsabile del Settore Servizi al Territorio che autorizza l'avvio della procedura per affidare a un soggetto esterno i servizi di architettura e ingegneria necessari alla redazione della Variante.
L'incarico avrà un valore posto a base della negoziazione di *139.900 euro, oltre contributi previdenziali e IVA. La spesa complessiva, comprensiva degli oneri, è stata quantificata in **177.505,12 euro*, con risorse distribuite sul bilancio comunale tra il 2026 e il 2028.
Il Comune ha motivato il ricorso a professionalità esterne spiegando che la propria struttura non dispone di competenze multidisciplinari, esperienza specifica e disponibilità operativa sufficienti per affrontare un incarico considerato particolarmente complesso.
La Variante dovrà comprendere il *quadro conoscitivo del territorio, le analisi urbanistiche, territoriali, ambientali e infrastrutturali, la proposta di variante, le Norme Tecniche di Attuazione, gli elaborati cartografici e tecnico-amministrativi*, oltre al supporto nelle eventuali procedure ambientali e nell'iter di approvazione.
La procedura scelta è quella dell'*affidamento diretto, ai sensi dell'articolo 50, comma 1, lettera b), del Codice dei contratti pubblici, preceduto da una **Richiesta di Offerta (RDO) sulla piattaforma Net4Market*.
E qui c'è un elemento importante: *con questa determina il Comune non ha ancora individuato l'affidatario*. Il provvedimento costituisce infatti una decisione a contrarre e una prenotazione della spesa. Il nome del professionista, dello studio o dell'eventuale raggruppamento che riceverà l'incarico emergerà soltanto con il successivo provvedimento di affidamento, dopo la procedura e la verifica dei requisiti.
L'operazione nasce dagli indirizzi impartiti dal *Consiglio comunale con la deliberazione n. 32 del 29 dicembre 2025*, con la quale era stato dato mandato al Settore Servizi al Territorio di avviare il procedimento per la Variante Urbanistica di Sezze Scalo.
Centro Sociale di via Puglia, la sede provvisoria di via Bari ancora non arriva
Il Centro Sociale di via Puglia è stato demolito, ma la sede provvisoria individuata in via Bari, destinata ad accogliere temporaneamente le attività e i soci del Centro, non è ancora disponibile. Eppure una tempistica precisa era stata indicata. Con una PEC del 16 giugno, il sindaco aveva comunicato che il locale di via Bari sarebbe stato consegnato entro quattro settimane e che sarebbe stato idoneo ad accogliere i soci del Centro Sociale. Le quattro settimane sono trascorse, ma il trasferimento non è avvenuto. E il problema non è soltanto logistico.
In queste settimane, e soprattutto in questo periodo di caldo intenso, una sede di aggregazione sarebbe stata particolarmente importante per gli anziani di Sezze Scalo, che oggi si trovano privati del loro abituale punto di incontro. Il Centro Sociale non è semplicemente un edificio. È uno spazio nel quale incontrarsi, trascorrere qualche ora insieme, parlare, giocare a carte, condividere la quotidianità e, soprattutto, non sentirsi soli. In assenza di quella sede, molti anziani sono costretti a rimanere nelle proprie abitazioni, magari cercando riparo dal caldo nelle stanze climatizzate, quando invece avrebbero potuto usufruire di uno spazio comune e adeguato dove trascorrere qualche ora in compagnia. La demolizione della struttura di via Puglia era stata accompagnata dalla prospettiva di una soluzione temporanea proprio per garantire continuità alle attività del Centro Sociale. Ma quella soluzione, almeno per il momento, non è arrivata. A questo punto una domanda appare inevitabile: cosa ha impedito di rispettare la tempistica indicata dal sindaco e quando sarà effettivamente disponibile il locale di via Bari? E soprattutto: il 1° settembre gli anziani di Sezze Scalo potranno finalmente tornare a svolgere tutte le attività che il Centro Sociale organizzava per loro? I balli, la ginnastica, la zumba e tutte quelle occasioni di socializzazione che rappresentavano non soltanto un passatempo, ma un importante momento di incontro e di condivisione per tanti anziani dello Scalo. Forse sarebbe stato opportuno procedere diversamente: prima consegnare e rendere pienamente fruibile la sede provvisoria di via Bari e poi procedere alla chiusura della vecchia sede di via Puglia. In questo modo si sarebbe potuta garantire continuità alle attività, evitando di lasciare per mesi un'intera comunità senza il proprio punto di aggregazione. Ora resta da capire se dal 1° settembre il Centro Sociale potrà ripartire nella sua nuova sede temporanea e restituire agli abitanti di Sezze Scalo quelle attività e quei momenti di socialità che per tanti rappresentano una parte importante della quotidianità. Perché un Centro Sociale non è soltanto quattro mura: è fatto soprattutto dalle persone che lo frequentano, dalle relazioni che si costruiscono e dalla possibilità di stare insieme. E dopo mesi senza una sede, forse, sarebbe arrivato il momento di restituire tutto questo agli anziani dello Scalo.
Dal sogno della Setina al "Cesarino Tornesi": il campo costruito dai cittadini
Ci sono luoghi che raccontano la storia di una comunità meglio di qualsiasi libro. Il campo sportivo "Cesarino Tornesi" è uno di questi. La sua storia nasce dall'impegno e dal sacrificio dei cittadini di Sezze Scalo, che con lavoro, passione e spirito di appartenenza contribuiscono a realizzare quello che, per molti anni, è stato il cuore dello sport della frazione.
Ringrazio il consigliere Serafino Di Palma e mio padre, che con i loro racconti hanno contribuito a ripercorrere la storia di questo luogo.
Tutto ebbe inizio nel 1963, quando un gruppo di appassionati, guidati da Franco Zocca, fondò la SS Setina. Non esisteva ancora un campo sportivo a Sezze Scalo e la squadra fu costretta a disputare il primo campionato di Terza Categoria lontano da casa, giocando prima a Borgo Faiti, poi a Piccarello e successivamente a Camposanto Vecchio.
La volontà di osare finalmente una casa alla squadra spinse dirigenti e cittadini ad individuare un terreno in località Acquevive, nel podere Zaccheo, che venne sistemato grazie al lavoro e all'impegno della comunità. Negli anni Settanta, con il sostegno dell'Amministrazione comunale, venne individuato un terreno in via Lombardia e realizzato quello che sarebbe diventato il campo sportivo "Cesarino Tornesi", destinato a diventare un simbolo dello sport locale.
La crescita della società è stata rapida. Nel campionato 1972-1973 arrivò la vittoria del primo campionato di Terza Categoria, un risultato storico che segnò l'inizio di un percorso destinato a portare la Setina in categorie sempre più importanti.
Nel corso degli anni si susseguirono numerosi presidenti. Tra quelli che hanno lasciato il segno viene ricordato soprattutto Cesarino Tornesi, commerciante e agricolo, che guidò la società per un lungo periodo e al quale l'impianto venne successivamente intitolato. La sua scomparsa, a causa di un incidente stradale, rappresentò una grave perdita per tutto il mondo sportivo setino.
Con il passare del tempo la Setina raggiunse anche la Serie D, nonostante le scarse risorse e il campo in pozzolana. Paradossalmente, proprio nel momento di maggiore crescita, il "Cesarino Tornesi" non era più adeguato ai requisiti richiesti dalla categoria e la squadra fu costretta ad allenarsi presso il campo delle Fontane.
Già nei primi anni Duemila si comprese che l'impianto non avrebbe potuto sostenere lo sviluppo futuro dello sport locale. Durante l'amministrazione guidata dal sindaco Siddera venne infatti presentata una proposta per realizzare un nuovo campo sportivo polivalente oltre la linea ferroviaria, nei pressi del parcheggio di via degli Archi.
L'intervento è stato inserito nell'ambito di Agenda 2000, attraverso i Fondi Strutturali della Comunità Europea – Obiettivo 2, Asse III, Ambito 7, dedicato alla valorizzazione dei sistemi locali. Un progetto che, se realizzato, avrebbe probabilmente cambiato il volto dello sport a Sezze Scalo.
Nel frattempo, il "Cesarino Tornesi" continuò a rappresentare molto più di un semplice campo da calcio.
In pochi ricordano che disponeva anche di un campo da tennis in tartan, un impianto che per l'epoca rappresentava una vera eccellenza. Su quel campo arrivavano perfino i maestri del Circolo Tennis Nascosa di Latina per allenare i ragazzi dello Scalo.
Anch'io conservo un ricordo personale di quegli anni. È proprio su quel campo che ho imparato a giocare a tennis, seguendo le lezioni dei maestri e partecipando a numerosi tornei. Erano anni in cui il "Cesarino Tornesi" era un autentico punto di incontro, di crescita e di socializzazione per tanti giovani.
Negli anni l'impianto è stato interessato anche da alcuni interventi di manutenzione. Tra questi va ricordato quello realizzato durante l'amministrazione Campoli, fortemente voluto dall'allora assessore allo Sport Enzo Eramo, che inserì il "Cesarino Tornesi" tra gli impianti comunali da riqualificare.
Oggi, però, esiste anche un altro nodo da affrontare. Sull'area insiste infatti un tenzioso tra il Comune e l'Istituto Diocesano, una vicenda che dovrebbe trovare soluzione attraverso una transazione, consentendo finalmente di programmare con serenità il futuro dell'impianto.
Ma il punto centrale è un altro.
Quando il campo venne costruito, Sezze Scalo era un quartiere profondamente diverso da quello attuale. Oggi conta migliaia di residenti, è cresciuto urbanisticamente e presenta esigenze completamente nuove.
Il "Cesarino Tornesi", pur conservando un enorme valore storico e affettivo, si trova in una posizione che ne limita inevitabilmente lo sviluppo. Sorge lungo una strada stretta, in un contesto residenziale, senza parcheggi adeguati e senza la possibilità di ampliare gli spazi. Anche un'importante ristrutturazione efficace riuscirebbe a superare questi limiti strutturali.
Per questo forse è arrivato il momento di guardare avanti con una visione diversa.
Sezze Scalo dispone di terreni comunali, ad esempio nell'area a ridosso della Colonia Agricola lungo la Migliara 45, che potrebbero ospitare la nostra squadra LA SETINA con una nuova cittadella dello sport, progettata secondo le esigenze del presente e del futuro: un moderno campo da calcio, una tensostruttura polivalente per le attività indoor, spazi dedicati ad altre discipline sportive, servizi, parcheggi, aree completamente accessibili e percorsi ciclopedonali.
Una scelta di questo tipo consentiràbbe di offrire ai giovani strutture moderne e di programmare lo sviluppo sportivo del quartiere per i prossimi decenni.
E il "Cesarino Tornesi"?
Non dovrebbe essere dimenticato, ma valorizzato in modo diverso.
L'area potrebbe trasformarsi in una grande piazza verde, ricca di alberi, panchine e spazi d'incontro. Un luogo dove bambini, famiglie e anziani possono trascorrere il tempo libero, organizzare iniziative, passeggiare all'ombra e trovare sollievo durante le estati sempre più torride.
Un vero polmone verde nel cuore di Sezze Scalo, capace di migliorare la qualità della vita e di restituire ai cittadini uno spazio pubblico di cui il quartiere ha grande bisogno.
Le città si evolvono e devono saper rispondere alle nuove esigenze dei propri abitanti. Conservare la memoria del "Cesarino Tornesi" non significa lasciarlo immutato, ma avere il coraggio di immaginare un futuro diverso, nel quale la storia venga rispettata e, allo stesso tempo, si realizzino opere capaci di migliorare concretamente la vita della comunità.
Perché il modo migliore per onorare un luogo nato grazie ai sacrifici dei cittadini è continuare a metterlo, ancora una volta, al servizio dei cittadini.
Se l'unico rifugio dal caldo è il condizionatore, allora la città ha un problema
Un condizionatore acceso è diventato il simbolo dei nostri stati. Con la temperatura che sfiorano e spesso superano i 40 gradi, le persone sono costrette a chiudersi in casa, abbassare le tapparelle e tenere acceso il climatizzatore per ore.
Ma è davvero questa l'unica risposta al caldo estremo?
Le onde di calore non sono più un evento eccezionale. Sono ormai una realtà con cui dovremo convivere sempre più spesso. Se da una parte il condizionatore offre un sollievo immediato, dall'altra comporta consumi elevati, bollette sempre più pesanti e un maggiore impatto ambientale.
C'è però un'altra conseguenza, meno evidente ma altrettanto importante: l'isolamento.
Per gli anziani, le persone con disabilità, chi soffre di patologie croniche e chi vive da solo, le giornate più calde significano spesso rinunciare a uscire di casa. Le piazze si svuotano, i parchi diventano impraticabili, le strade senza alberi si trasformano in vere e proprie isole di calore. Così la città smette di essere un luogo di incontro e diventa un posto da cui difendersi, costringendo molti cittadini a trascorrere intere giornate chiuse tra quattro mura.
E allora la domanda è inevitabile: cosa può fare un Comune?
Può investire seriamente nel verde urbano, piantando alberi lungo le strade, nelle piazze, nei parcheggi, nei giardini pubblici e davanti alle scuole. Gli alberi non sono un elemento decorativo, ma una vera infrastruttura climatica capace di abbassare la temperatura, migliorare la qualità dell'aria e rendere gli spazi pubblici più vivibili.
Può installare nuove fontanelle di acqua potabile, creare aree ombreggiate, valorizzare i parchi esistenti e aprire, durante le giornate più calde, spazi climatizzati dove soprattutto le persone più fragili possono trascorrere qualche ora in compagnia, senza essere costrette all'isolamento.
Può anche puntare sul *depaving*, una pratica già adottata in molte città europee che consiste nel rimuovere asfalto e cemento non indispensabili per restituire spazio al terreno, agli alberi e alle aree verdi. Meno cemento significa meno calore accumulato durante il giorno, temperatura più basse, una migliore gestione delle acque piovane e una città più bella e vivibile.
Quanti parcheggi, piazzali e spazi pubblici potrebbero essere ripensati sostituendo parte dell'asfalto con alberature, aiuole e pavimentazioni drenanti? Non è solo una scelta ambientale: è un investimento sulla salute, sul benessere e sulla qualità della vita.
L'adattamento ai cambiamenti climatici non è una sfida del futuro, ma una necessità del presente. Ogni estate ci ricorda che non possiamo pensare di affrontare il caldo esclusivamente con un telecomando in mano.
Anche Sezze dovrebbe iniziare a interrogarsi su come trasformare il proprio territorio in una città più resiliente, capace di proteggere i cittadini senza costringerli a vivere per mesi chiusi in casa.
Perché una città moderna non è quella che obbliga le persone a rifugiarsi davanti a un condizionatore acceso. È quella che offre strade alberate, piazze ombreggiate, parchi accessibili e luoghi di incontro dove anziani, bambini, famiglie e persone con disabilità possono continuare a vivere la comunità anche durante le stati più torride.
Forse è arrivato il momento che anche Sezze guardi al depaving, al verde urbano e alla rigenerazione degli spazi pubblici non come semplici opere di arredo, ma come strumenti indispensabili per affrontare il cambiamento climatico.
Perché una città che sa difendersi dal caldo è, prima di tutto, una città che si prende cura delle persone.
Trasparenza e accesso agli atti: quello che ogni cittadino dovrebbe sapere
La recente seduta del Consiglio comunale di Sezze ha riportato al centro del dibattito un tema fondamentale per ogni democrazia: la trasparenza della Pubblica Amministrazione.
Nel corso della discussione, il consigliere comunale Sergio Di Raimo ha dichiarato di aver dovuto interessare il Prefetto per ottenere la documentazione relativa all'intervento di demolizione e ricostruzione dell'ex Centro Sociale di via Puglie a Sezze Scalo, destinato a ospitare un nuovo asilo nido finanziato con risorse del PNRR. La richiesta riguardava l'intero fascicolo amministrativo, tecnico e contabile dell'opera, presentata nell'esercizio delle prerogative riconosciute ai consiglieri comunali dall'articolo 43 del Testo Unico degli Enti Locali.
Al di là della vicenda specifica, che potrà essere valutata nelle sedi competenti, il caso offre l'occasione per chiarire come funziona oggi il diritto di accesso agli atti e quali strumenti la legge mette a disposizione sia degli amministratori sia dei cittadini.
La trasparenza amministrativa non nasce con un'unica legge, ma è il risultato di un percorso normativo durato oltre trent'anni.
La prima pietra è stata la Legge n. 241 del 1990, che ha introdotto il diritto di accesso ai documenti amministrativi per chi dimostra un interesse diretto, concreto e attuale. Successivamente, durante il Governo Berlusconi, la riforma Brunetta del 2009 ha rafforzato il principio della trasparenza come strumento di efficienza e controllo dell'azione amministrativa. Nello stesso anno, la Legge n. 69 del 2009 ha previsto il passaggio dall'Albo Pretorio cartaceo a quello online, obbligatorio dal 1° gennaio 2011, consentendo a tutti i cittadini di consultare via internet delibere, determine, ordinanze e altri atti soggetti a pubblicazione.
Nel 2013 il Decreto Legislativo n. 33 ha riordinato tutta la normativa sulla trasparenza, introducendo la sezione "Amministrazione Trasparente", che ogni ente pubblico è tenuto ad aggiornare con dati relativi a bilanci, incarichi, appalti, contributi, opere pubbliche, personale e organizzazione.
La svolta definitiva è arrivata con la cosiddetta Legge Madia (Legge n. 124 del 2015). In attuazione della delega contenuta in quella legge è stato emanato il Decreto Legislativo n. 97 del 2016, che ha introdotto anche in Italia il FOIA (Freedom of Information Act), cioè l'accesso civico generalizzato. Da quel momento ogni cittadino può chiedere dati e documenti detenuti dalla Pubblica Amministrazione senza dover dimostrare un interesse personale, salvo i limiti previsti dalla legge a tutela della privacy, della sicurezza e di altri interessi pubblici.
Oggi, quindi, esistono tre principali forme di accesso agli atti.
L'accesso documentale , disciplinato dalla Legge n. 241 del 1990, è riservato a chi è direttamente coinvolto in un procedimento. Può essere richiesto da chi dimostra un interesse diretto, concreto e attuale collegato a un documento amministrativo.
Ad esempio:il proprietario confinante con un'opera;chi partecipa a un concorso;chi è destinatario di un provvedimento.
L'accesso civico semplice serve quando un'amministrazione ha omesso di pubblicare un documento che la legge impone di rendere pubblico. In questo caso, qualsiasi cittadino può chiederne la pubblicazione.
L'accesso civico generalizzato (FOIA) consente invece a chiunque, senza dover dimostrare un interesse particolare, di chiedere dati e documenti detenuti dalla Pubblica Amministrazione, salvo i limiti previsti dalla legge (privacy, sicurezza, indagini, segreto d'ufficio e altri interessi pubblici o privati tutelati). È probabilmente lo strumento più importante per favorire il controllo diffuso sull'operato delle amministrazioni.
L'Albo Pretorio online Dal 1° gennaio 2011 gli enti pubblici hanno sostituito l'Albo Pretorio cartaceo con quello telematico, previsto dalla Legge n. 69 del 2009.
L'Albo Pretorio serve a dare pubblicità legale agli atti. Vi vengono pubblicati, ad esempio: delibere; determine; ordinanze; bandi; avvisi.
La pubblicazione produce effetti giuridici, ma non sostituisce gli obblighi di trasparenza previsti dal Decreto Legislativo n. 33 del 2013.
La sezione "Amministrazione Trasparente"
Accanto all'Albo Pretorio, ogni ente deve avere sul proprio sito istituzionale la sezione "Amministrazione Trasparente", dove devono essere pubblicati stabilmente dati riguardanti: bilanci; incarichi; consulenze; bandi; contributi; compensi degli amministratori; opere pubbliche; tempi dei procedimenti; personale.
L'obiettivo è permettere ai cittadini di controllare come vengono spesi i soldi pubblici e come opera l'amministrazione.
Per i consiglieri comunali esiste una tutela particolare. L'articolo 43 del Decreto Legislativo n. 267 del 2000 riconosce loro un ampio diritto di ottenere dagli uffici comunali tutte le notizie e le informazioni in loro possesso utili all'espletamento del mandato.
Qualora questo diritto venga ostacolato o venga opposto un diniego ritenuto illegittimo, il consigliere può rivolgersi al Prefetto, il quale, nell'ambito delle proprie funzioni di vigilanza sugli enti locali, può richiedere chiarimenti all'amministrazione comunale e sollecitare il rispetto delle norme che disciplinano l'esercizio del diritto di accesso. Il Prefetto, tuttavia, non si sostituisce all'ente nelle decisioni amministrative, ma esercita un ruolo di garanzia del corretto funzionamento dell'azione amministrativa.
La trasparenza non dovrebbe essere percepita come un peso o un ostacolo all'attività amministrativa. Al contrario, è una garanzia per tutti: tutela chi governa quando opera correttamente e offre ai cittadini gli strumenti per verificare, comprendere e partecipare alla vita pubblica. In una democrazia moderna, il diritto di conoscere è parte integrante del buon governo.
Centro Sociale, adesso Lola scarica le responsabilità sugli uffici comunali
Il Centro Sociale di via Puglie è stato uno dei temi principali del Consiglio comunale appena concluso. Un'opera molto attesa dalla cittadinanza che continua a far discutere, soprattutto alla luce dei ritardi accumulati e delle dichiarazioni rese nel corso delle ultime sedute consiliari. Ricordiamo che i fondi disponibili erano per l'asilo nido e che per il finanziamento per la ricostruzione del Centro Sociale non ci sono date certe.
Nel precedente Consiglio comunale, l'assessora Fernandez aveva infatti dichiarato che le opere sarebbero state completate entro il 30 giugno 2026. Una scadenza che oggi appare ormai superata dai fatti.
Nel corso dell'ultima seduta, l'assessora ha invece ricondotto i ritardi agli uffici competenti e alle procedure tecnico-amministrative, spiegando che le responsabilità non sarebbero di natura politica. Una ricostruzione che apre inevitabilmente il dibattito sul ruolo dell'indirizzo politico e sul controllo dell'attuazione delle opere pubbliche.
Un elemento che merita attenzione riguarda anche il cronoprogramma originario. Le scadenze previste fissavano il termine dei lavori al 30 giugno 2026, mentre la demolizione dell'edificio è stata avviata soltanto il 1° luglio 2026, quindi il giorno successivo alla data entro la quale l'intervento avrebbe dovuto essere ultimato. Una circostanza che evidenzia come il programma iniziale fosse già irrealizzabile al momento dell'avvio della demolizione, autorizzata con l'avallo dell'Amministrazione.
Nel dibattito è inoltre emerso che il nuovo Asilo nido sarà realizzato attraverso un sistema costruttivo con pannelli modulari, una soluzione che, almeno sulla carta, dovrebbe consentire tempi di esecuzione più rapidi rispetto all'edilizia tradizionale. Resta però da capire quale sia il nuovo cronoprogramma e quando la struttura potrà essere effettivamente riconsegnata alla comunità con eventuale piccolo Centro Sociale annesso.
I cittadini attendono ora risposte chiare: quali sono le reali cause dei ritardi? Qual è la nuova data prevista per il completamento dell'opera? E soprattutto, chi risponde del mancato rispetto del cronoprogramma inizialmente annunciato?Domande che, al momento, restano senza una risposta definitiva e che continueranno ad alimentare il confronto politico su uno degli interventi pubblici più attesi della città, soprattutto alla luce del fatto che il cantiere risulta fermo ormai da circa due settimane, senza che siano state fornite indicazioni sui tempi di ripresa dei lavori.
Ex Cirio di Sezze, venticinque anni di silenzio. E se il futuro partisse dalla rigenerazione?
Da oltre un quarto di secolo uno dei più grandi complessi industriali del territorio è fermo. In Italia e in Europa molte fabbriche dismesse sono tornate a vivere con nuove funzioni. È una strada che potrebbe essere immaginata anche per Sezze?
L'ex stabilimento Cirio di Sezze per chi non lo sapesse è situato alle spalle del centro commerciale Emiliani. Chi percorre via del Murillo vede ogni giorno un enorme complesso industriale ormai inutilizzato. Per molti giovani è soltanto un edificio abbandonato; per chi ha qualche anno in più rappresenta invece un pezzo importante della storia economica e sociale della città.
Oggi quella struttura è uno dei più grandi siti industriali dismessi della provincia di Latina. Da oltre venticinque anni attende una nuova destinazione. Lo stabilimento venne realizzato negli anni Settanta per la trasformazione del pomodoro, in un territorio fortemente vocato all'agricoltura.
Durante la campagna produttiva impiegava centinaia di lavoratori stagionali, oltre al personale fisso, e rappresentava un punto di riferimento per gli agricoltori di Sezze, Pontinia, Priverno, Sermoneta, Maenza, Roccagorga, Bassiano e di gran parte dell'Agro Pontino. Secondo gli atti parlamentari dell'epoca, nello stabilimento arrivavano ogni anno circa 800.000 quintali di pomodoro, trasformati
Alla fine degli anni Novanta il gruppo Cirio, allora controllato dall'imprenditore Sergio Cragnotti, avviò una profonda riorganizzazione industriale. Nel 2001 arrivò la decisione di chiudere lo stabilimento di Sezze. Le proteste dei lavoratori e delle istituzioni locali portarono la vicenda fino al Parlamento italiano, dove furono presentate interrogazioni al Governo nel tentativo di salvare il sito produttivo. Pochi mesi dopo esplose il noto crack finanziario del gruppo Cirio, una delle più grandi crisi industriali e finanziarie dell'Italia dei primi anni Duemila, che coinvolse migliaia di risparmiatori. Da allora lo stabilimento di Sezze non è più ripartito.
Nel corso degli anni si sono susseguite diverse ipotesi sul futuro dell'area.
Nel 2020 venne avanzata anche la proposta di realizzare un impianto per il trattamento dei rifiuti, ipotesi che trovò la netta contrarietà del Consiglio comunale di Sezze. Successivamente, almeno da quanto emerge dagli atti e dalle informazioni pubblicamente disponibili, non risultano progetti di recupero concretizzati.
Resta però una domanda che molti cittadini si pongono.
Che futuro immaginiamo per questo luogo?
Di chi è oggi l'ex Cirio?
È una curiosità che accomuna molti cittadini. Dalle informazioni pubblicamente consultabili non è stato possibile ricostruire con certezza l'attuale proprietà del complesso. Per avere una risposta definitiva sarebbe necessario consultare una visura presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari o il Catasto. Conoscere questo elemento sarebbe importante anche per comprendere se, negli anni, siano mai stati avviati confronti o manifestazioni d'interesse finalizzate alla valorizzazione dell'area.
La rigenerazione delle aree industriali dismesse non è un'idea nuova. In molte città italiane rappresenta ormai una delle principali strategie di sviluppo urbano.
L'ex stabilimento Cirio di Paestum, per anni abbandonato, è oggi oggetto di un importante intervento di recupero promosso dal Ministero della Cultura. Diventerà un centro dedicato all'accoglienza dei visitatori del Parco Archeologico, con spazi espositivi, auditorium, laboratori e servizi culturali.
A Porto Ercole, in Toscana, un altro ex stabilimento Cirio, rimasto inutilizzato per oltre quarant'anni, è stato interessato da un progetto di rigenerazione che lo trasformerà in una struttura turistico-ricettiva integrata con il paesaggio. Gli esempi non riguardano soltanto la Cirio.
A Torino, l'ex stabilimento FIAT del Lingotto è diventato un polo che ospita alberghi, università, centro congressi, attività commerciali e culturali.
Sempre a Torino, le Officine Grandi Riparazioni (OGR), un tempo dedicate alla manutenzione dei treni, sono oggi uno dei più importanti centri italiani per innovazione, ricerca, musica e cultura.
A Milano, l'ex Ansaldo è stata trasformata nel MUDEC e in un grande polo culturale.
A Firenze, l'ex Manifattura Tabacchi è rinata come quartiere dedicato a imprese innovative, formazione, cultura, artigianato e residenze. Ogni città ha una storia diversa. Ogni progetto è unico.
Ma tutti questi esempi dimostrano una cosa: un edificio industriale abbandonato non è necessariamente un problema. Può diventare una risorsa.
E se accadesse anche a Sezze?
Nessuno immagina che l'ex Cirio possa trasformarsi nel Lingotto, ma è legittimo chiedersi se esistano le condizioni per avviare una riflessione sul suo futuro.
La posizione è strategica,le infrastrutture esistono già, l'area è vasta.
Perché non immaginare un dialogo tra proprietà, istituzioni, imprese e cittadini per capire se esistano opportunità di recupero? Si tratta semplicemente di domandarsi se un luogo che ha rappresentato una parte così importante della storia economica di Sezze possa tornare ad avere una funzione.
Naturalmente spetterebbe ai progettisti, alla proprietà e alle istituzioni individuare la destinazione più adatta.
Ma immaginare il futuro non costa nulla.
E se diventasse la cittadella dello sport di Sezze?
Tra le tante possibilità, ce n'è una che potrebbe rispondere a una delle esigenze più sentite del territorio: realizzare una grande cittadella dello sport.
L'ex Cirio dispone di un'area molto estesa e già urbanizzata. Perché non aprire una riflessione sulla possibilità di trasformarla, nel rispetto delle norme urbanistiche e ambientali, in un grande polo sportivo e ricreativo? Si potrebbe immaginare un moderno stadio comunale, una piscina coperta utilizzabile tutto l'anno, campi per basket, pallavolo, padel e tennis, spazi per l'atletica, aree dedicate ai bambini, percorsi per il fitness all'aperto, parcheggi e servizi. Una struttura capace di ospitare società sportive, scuole, associazioni, manifestazioni ed eventi, diventando un punto di riferimento non solo per Sezze ma per tutto il comprensorio dei Monti Lepini. Naturalmente questa è soltanto una proposta di riflessione. Qualsiasi intervento dovrebbe essere valutato sotto il profilo urbanistico, economico e ambientale, oltre a confrontarsi con la proprietà dell'area. Ma immaginare una grande area oggi inutilizzata trasformata in un luogo di sport, aggregazione e benessere sarebbe certamente un modo per restituire alla comunità uno spazio che, per decenni, ha rappresentato lavoro e sviluppo.
Forse è proprio questo il senso della rigenerazione urbana: non consumare altro territorio quando esistono luoghi che aspettano soltanto una nuova opportunità.
Questo articolo non vuole indicare una soluzione né formulare critiche. Vuole semplicemente porre una domanda. Se in tante città italiane vecchie fabbriche sono diventate luoghi di cultura, impresa, turismo, ricerca e innovazione, è possibile immaginare anche per Sezze un futuro diverso per l'ex Cirio? Forse il primo passo non è un progetto. È una riflessione condivisa. Perché ogni edificio abbandonato racconta il passato, rigenerarlo significa offrire una possibilità al futuro.
Sezze, la fotografia dei redditi dei cittadini: 15.477 contribuenti dichiarano 288 milioni di euro
*Sezze, la fotografia dei redditi dei cittadini: 15.477 contribuenti dichiarano 288 milioni di euro*
I dati ufficiali del Ministero dell’Economia e delle Finanze raccontano che a Sezze prevalgono lavoro dipendente e pensioni e che quasi un contribuente su tre dichiara meno di 10 mila euro annui. A fornire una fotografia basata sui numeri sono i dati ufficiali sulle dichiarazioni dei redditi relativi all’anno d’imposta 2024, pubblicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento delle Finanze.
Nel Comune di Sezze ci sono *15.477* contribuenti che hanno dichiarato complessivamente 288.198.582 euro di reddito complessivo. Il reddito medio dichiarato si attesta quindi intorno ai *18.620 euro annui per contribuente.* Un dato che, naturalmente, rappresenta una media e che deve essere letto insieme alla distribuzione delle diverse fasce di reddito.
Un confronto interessante arriva dai dati del vicino Comune di Sermoneta, che presenta una struttura economica differente.
Sermoneta, infatti ha 6.845 contribuenti ed ha dichiarato nel 2024 un reddito complessivo pari a 159.359.694 euro, con un *reddito medio per contribuente di circa 23.282 euro annui.* Sezze, invece, pur avendo una platea fiscale molto più ampia, con oltre il doppio dei contribuenti rispetto a Sermoneta, registra un reddito medio inferiore: *18.620 euro annui* . Il confronto evidenzia quindi un elemento significativo: Sezze produce complessivamente più ricchezza dichiarata grazie al numero maggiore di contribuenti, ma Sermoneta presenta una capacità reddituale media più elevata.
Anche la distribuzione dei redditi mostra alcune differenze. A Sermoneta ci sono :
• 2.275 contribuenti nella fascia tra 26 mila e 55 mila euro;
• 148 contribuenti tra 55 mila e 75 mila euro;
• 105 contribuenti tra 75 mila e 120 mila euro;
• 41 contribuenti oltre i 120 mila euro.
Un dato che contribuisce ad aumentare la media reddituale del Comune.
Il Lavoratori dipendenti e pensionati sono il cuore dell’economia setina, infatti, la principale fonte di reddito dei cittadini di Sezze resta il lavoro dipendente.
Sono 9.290 i contribuenti che dichiarano redditi da lavoro dipendente e assimilati con una media di circa 18.986 euro annui. Rilevante anche il peso delle pensioni: risultano infatti 4.890 pensionati, per una media di circa 17.414 euro annui. Questi dati confermano il ruolo centrale che lavoratori dipendenti e pensionati hanno nell’economia locale.
Il lavoro autonomo rappresenta una quota più contenuta, infatti la componente autonoma coinvolge un numero inferiore di contribuenti.
I dati riportano:
• 82 contribuenti con reddito da lavoro autonomo, per un totale di 3.745.201 euro;
• 26 imprenditori in contabilità ordinaria, con 1.101.619 euro dichiarati;
• 336 imprenditori in contabilità semplificata, con 6.810.903 euro dichiarati.
Pur rappresentando una parte più ridotta della popolazione fiscale, i redditi medi di alcune categorie risultano superiori rispetto alla media generale.
La distribuzione dei redditi: quasi 4.600 contribuenti sotto i 10 mila euro
Il dato più significativo emerge osservando le fasce di reddito, a Sezze sono 4.540 i contribuenti che dichiarano un reddito complessivo fino a 10 mila euro annui, per un totale di 21.183.570 euro.
Si tratta di circa il 29% dei contribuenti.
Nella fascia tra 10 mila e 15 mila euro troviamo invece:
• 2.239 contribuenti
• 27.934.585 euro dichiarati
La fascia più numerosa è quella compresa tra 15 mila e 26 mila euro, con:
• 4.230 contribuenti
• 86.601.619 euro
Seguono i redditi medio-alti:
• tra 26 mila e 55 mila euro: 3.687 contribuenti per 124.264.518 euro;
• tra 55 mila e 75 mila euro: 183 contribuenti per 11.486.174 euro;
• tra 75 mila e 120 mila euro: 90 contribuenti per 8.349.180 euro;
• oltre 120 mila euro: 42 contribuenti per 7.378.936 euro.
Concludendo, la lettura complessiva dei dati mostra una comunità dove la maggioranza dei redditi deriva da lavoro dipendente e pensioni e dove una parte significativa dei contribuenti si colloca nelle fasce economiche più basse. Quasi 7 contribuenti su 10 dichiarano meno di 26 mila euro annui, mentre sono poco più di 300 i cittadini che superano la soglia dei 55 mila euro.
Il confronto con Sermoneta evidenzia come la dimensione del Comune non coincida necessariamente con il livello medio dei redditi: Sezze, grazie al numero maggiore di contribuenti, genera un volume complessivo superiore di reddito dichiarato, ma Sermoneta presenta una media individuale più alta. I numeri non esprimono da soli la qualità della vita o il benessere delle famiglie, ma rappresentano uno strumento utile per comprendere la struttura economica della città e possono diventare una base per ragionare su politiche sociali, servizi, sviluppo economico e sostegno alle fasce più fragili.
Fonte dei dati
Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento delle Finanze
Statistiche sulle dichiarazioni fiscali – Analisi dei redditi delle persone fisiche (IRPEF)
Anno d’imposta 2024 – Comuni di Sezze (LT) e Sermoneta (LT).
Sezze Scalo, centro commerciale e case popolari: la Giunta punta sugli Accordi di Programma
La Giunta comunale ha dato il via al procedimento amministrativo per valutare la proposta presentata da un *privato agricoltore proprietario dei terreni* finalizzata alla realizzazione di una struttura commerciale e all'individuazione di aree destinate all'edilizia residenziale pubblica (P.E.E.P.) a Sezze Scalo.
È bene precisare che *non è stato approvato il progetto, ma soltanto avviato l'iter previsto dall'articolo 34 del Testo Unico degli Enti Locali, lo strumento dell'Accordo di Programma*, attraverso il quale sarà valutata la fattibilità dell'intervento.
La proposta riguarda un'area di oltre 66 mila metri quadrati tra Via Archi San Lidano e Via Casa di Piano. Il proponente si è impegnato a sostenere i costi della progettazione, delle opere di urbanizzazione.
Ciò che emerge dalla delibera è però anche una precisa scelta amministrativa. Ancora una volta, infatti, l'Amministrazione comunale non interviene attraverso una revisione complessiva del *Piano Regolatore Generale, strumento che definisce lo sviluppo urbanistico dell'intero territorio, ma preferisce utilizzare il meccanismo dell'Accordo di Programma*, previsto dalla legge per disciplinare singoli interventi ritenuti di interesse pubblico.
Si tratta di una differenza sostanziale. Un nuovo Piano Regolatore offre una visione organica e complessiva della crescita della città, stabilendo in modo coordinato dove costruire, quali aree destinare ai servizi, alle attività produttive, al commercio, al verde pubblico e alle abitazioni. L'Accordo di Programma, invece, riguarda uno specifico intervento e può comportare anche varianti urbanistiche limitate all'area interessata, purché siano rispettate le procedure previste dalla normativa.
La Giunta motiva il riconoscimento del "prevalente interesse pubblico" sostenendo che l'intervento potrebbe favorire la realizzazione di edilizia residenziale pubblica, nuove opere di urbanizzazione, servizi e sviluppo economico senza gravare sul bilancio comunale, poiché gli oneri sarebbero sostenuti dal soggetto privato.
La stessa delibera, tuttavia, chiarisce che *nessuna autorizzazione è stata ancora rilasciata*. Prima di qualsiasi eventuale approvazione dovranno essere acquisiti tutti i pareri degli enti competenti e concluse le verifiche urbanistiche, ambientali, paesaggistiche, geologiche e infrastrutturali previste dalla legge.
Resta quindi aperto il dibattito sul modello di sviluppo urbanistico del territorio. Da una parte vi è la scelta dell'Amministrazione di procedere attraverso accordi di programma per singoli interventi; dall'altra c'è chi ritiene che Sezze avrebbe bisogno di una pianificazione generale aggiornata, capace di disegnare una visione complessiva del futuro della città, invece di affrontare le trasformazioni urbanistiche caso per caso.
Per il momento, l'unica certezza è che il progetto entra nella fase istruttoria: solo al termine delle verifiche previste dalla normativa si saprà se potrà essere approvato oppure no.
