Negli ultimi mesi è tornato al centro del dibattito pubblico il tema del futuro della Casa della Salute di Sezze , accompagnato da dichiarazioni che parlano di presunti “potenziamenti” e nuovi servizi sanitari. Di fronte a questa narrazione che rischia di generare confusione nei cittadini, l'area Schlein del Pd di Sezze ritiene doveroso fare chiarezza, calma con calma ma con assoluta fermezza, sui fatti reali.
Ecco la nota:
________
Affrontiamo i punti in modo chiaro e netto:
- Il PAT, ex Pronto Soccorso, riaprirà dalle 20 alle 8? No.
- Avremo una maggiorazione dei servizi sanitari? NO.
- Sarà riaperto un reparto (chirurgia, medicina , geriatria, ecc) ? No.
- Il medico a supporto dell'unità di degenza infermieristica potrà visitare i pazienti del PAT? Potrà curarli? No.
- Avremo un potenziamento della rete dell'emergenza? No
- Che fine ha fatto la promessa Fondazione che doveva rilanciare i servizi sanitari?
Anziché parlare di allarmismo di voci nel merito di questi punti e si facciano obiezioni precise. Come si fa ad affermare che c'è un potenziamento dell'offerta sanitaria a Sezze? Quali sarebbero questi nuovi servizi?
Forse perché sono stati spesi fondi del PNRR per aumentare un reparto di degenza infermieristica, portandolo da 16 a 20 posti letto e si sono ristrutturati anche locali e spazi inaugurati appena pochi anni fa? Ma di cosa stiamo parlando?
Infine vogliamo ricordare che la chiusura di Medicina e Geriatria, il Day Hospital, il Day Surgery chirurgico con le nuove sale operatorie per i piccoli interventi, fu decisa grazie al DECRETO 80 DEL 30 SETTEMBRE 2010 firmato da Renata Polverini alla guida di una giunta di destra!
Si tratta di quella stessa destra che tre anni fa ha promesso di risolvere le critiche alla sanità pubblica e invece ha fatto tutt'altro, destinando e regalando milioni e milioni di euro con posti letto e servizi alla sanità privata laziale!!! Mentre non si trovano neanche le...briciole per riaprire e potenziare i PAT dalle 20 alle 8.00! Questa drammaticamente è la realtà della nostra sanità con cui i cittadini, soprattutto più poveri, fanno i conti tutti i giorni, rinunciando addirittura a curarsi.
