Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalita' illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie, per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

Quando le domande arrivano da chi prega per la Pace

Mar 02, 2026 Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)

 

 

Nel Vangelo si legge che “chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto”.

Amministrare con rigore un servizio primario è quel “poco” da cui dipende il “molto”: la fiducia dei cittadini, la coesione sociale, la serenità delle famiglie. La maturità civica non si misura nei proclami, ma nella capacità di compiere scelte giuste e di renderle comprensibili. Per questo, quando le domande arrivano da chi ogni giorno prega per la pace, non bastano formule generiche: servono chiarezza, responsabilità e rispetto.

Qualche giorno fa una gentile signora – una delle tante “persone perbene”, fondamento delle nostre famiglie e silenzioso sostegno del tessuto sociale cittadino – mi ha chiesto con garbo alcuni chiarimenti sui miei articoli sull’acqua. Lo ha fatto con quella semplicità che nasce dal senso di responsabilità, non dalla polemica.

È una presenza discreta della parrocchia e, dal 2022, seguendo le indicazioni di Papa Francesco, condividiamo la scelta di testimoniare la pace anche attraverso la recita del Rosario tre giorni a settimana. In un tempo in cui tensioni e conflitti si moltiplicano, pregare per la pace è diventato ancora più urgente: un gesto concreto che esprime il bisogno profondo delle nostre comunità.

Su sua proposta abbiamo iniziato a pregare anche per le famiglie e per i giovani di Sezze, ricordando che la pace non è soltanto assenza di guerra, ma possibilità reale di costruire il bene nella vita quotidiana.

Con la stessa semplicità, facendo riferimento ai miei ultimi interventi su “La Notizia Condivisa”, mi ha chiesto cosa significhi davvero “priorità” nell’erogazione dell’acqua. Una domanda solo in apparenza tecnica, perché riguarda la giustizia concreta e il modo in cui una comunità organizza il proprio futuro.

La parola “priorità” sembra neutra, quasi burocratica. In realtà è profondamente politica nel senso più alto del termine. In una struttura pubblica con risorse limitate significa stabilire l’ordine degli interventi; nella vita quotidiana significa decidere chi potrà contare su un servizio essenziale con continuità e chi continuerà a vivere nell’incertezza.

L’acqua non è un servizio secondario, ma un bene primario legato alla dignità della persona, alla salute, alla vita familiare e alle attività economiche. Non è un privilegio, ma una condizione di normalità. Per questo le scelte non possono dipendere dall’improvvisazione, dalla pressione del momento o dalla visibilità di una protesta.

Parlare di priorità in tema di erogazione dell’acqua significa parlare di criteri: gravità delle perdite, numero di famiglie coinvolte, frequenza delle interruzioni, rischi igienico-sanitari, impatto sulle attività produttive. Significa rendere pubbliche le ragioni per cui si interviene prima in un territorio e poi in un altro, affinché nessuno percepisca le decisioni come arbitrarie.

Quando i criteri non sono chiari, subentra la percezione soggettiva, e la percezione genera sfiducia. Chi paga la stessa bolletta si sente meno tutelato di altri: così un problema tecnico diventa una frattura civile. La priorità, allora, non è solo organizzazione: è equità. È decidere dove il bisogno è più urgente e spiegare, con trasparenza, perché si è scelto in quel modo.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a cambi di gestione e a promesse di miglioramento. Ma senza un metodo pubblico, verificabile e condiviso, anche le novità rischiano di apparire episodiche, quando non casuali. E la fiducia, una volta incrinata, non si ricostruisce con gli annunci.

La domanda di quella signora che prega per la pace non è tecnica: è morale. Perché la pace non si invoca soltanto, si pratica. Si pratica quando l’amministrazione è fedele nel “poco”, quando rende conto delle proprie scelte, quando tratta ogni quartiere con lo stesso rispetto.

L’acqua è un bene primario. Garantirla con criteri chiari e giusti non è solo buona gestione: è un atto di giustizia. Ed è da qui che passa, nel concreto, la pace delle nostre comunità.

Pubblicato in Politica

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

Calendario

« Agosto 2026 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31