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Vi parlo di mio fratello Luigi

Mag 28, 2023 Scritto da 
 
 
Mariella Di Rosa è una donna minuta, in apparenza fragile, ma possiede un carattere forte, indomito. Da qualche tempo porta avanti una battaglia civile e morale contro l’indifferenza che vorrebbe consegnare all’oblio l’omicidio, avvenuto il 28 maggio 1976 per mano di un manipolo di fascisti, del fratello Luigi. 
 

Avevo cinque anni quando un piccolo intruso portò scompiglio nella mia vita. Mi sentii messa da parte e avrei voluto friggerlo in padella pur di non averlo più tra i piedi. Ben presto imparai a volergli bene – sorride – Luigi nacque il 12 marzo 1955. Mio padre lavorava in Francia e desiderava da tempo un figlio maschio -.

 
Che rapporto avevi con Luigi?

Avevamo un legame molto forte e da bambino voleva stare sempre con me -.

 
Chi erano i suoi amici?

Valterino, Parisino, Sandro, Pietro e tanti altri con i quali giocava nella piazza di San Lorenzo, nel cuore del centro storico di Sezze -.

 
Dopo la scuola dell’obbligo Luigi si iscrisse al Liceo Classico di Sezze.

In quegli anni il Liceo Classico era appannaggio, esclusivo o quasi, dei figli delle famiglie più abbienti e per lo più orientate politicamente verso la DC. Mio fratello era bravo, ma contavano poco o nulla le capacità. E così alla fine del primo anno fu bocciato -.

 
Come reagì?
 

La delusione fu grande e non volle più proseguire gli studi. Trovò lavoro in una carrozzeria di Latina. Dopo due anni accadde il miracolo. Don Gino Pigani, il parroco della Cattedrale, lo convinse a tornare a scuola e si iscrisse al corso per geometri dell’Istituto A. Sani di Latina -.

 
Che carattere aveva Luigi?

Era spensierato, allegro. Non ricordo di averlo mai sentito usare parole fuori luogo o alzare la voce. Era disponibile con tutti. Amava le canzoni di Lucio Battisti e giocare a biliardino. Aveva un legame forte con nostra nonna, con me e la mia famiglia -. 

 
Cosa accadde la sera del 28 maggio 1976?

Nostra nonna non stava bene e nostra madre decise di passare la notte da lei. Luigi stesso aveva avuto la febbre e nostra madre gli si raccomandò di andare a casa. Non le diede ascolto. Attratto dal trambusto andò in piazza, dove Sandro Saccucci doveva tenere il comizio. Ero a casa con mio marito Filippo e mio figlio, quando intorno alle 21 squillò il telefono. Era mio cognato, infermiere presso l’ospedale di Sezze, il quale mi disse che Luigi era stato ferito con una bottiglia ed era stato ricoverato. Ci precipitammo in ospedale dove trovammo tantissime persone. Capii che era accaduto qualcosa di molto grave. Le condizioni di Luigi erano critiche. I sanitari chiesero ai presenti di donare il sangue. Lo feci io per prima, avevamo lo stesso gruppo. Tutti i tentativi di salvarlo furono inutili. Alle 2 del mattino mio cognato uscì dalla sala operatoria e mi comunicò la sua morte. Era stato colpito alla spalla e all’arteria iliaca ed era stato impossibile fermare l’emorragia -. 

 
Luigi fu colpito a morte a Ferro di Cavallo.

Saccucci e i fascisti che lo accompagnavano arrivarono in città armati e, grazie alla copertura del Maresciallo dei Carabinieri Troccia, originario di Sezze e appartenente al SID, i servizi segreti, si abbandonarono ad atti gravissimi di violenza. Il deputato missino, durante il comizio, tirò fuori la pistola ed esplose vari colpi verso la folla, mentre i suoi sodali la bersagliarono con bottiglie e sassi. In piazza c’erano numerosi poliziotti e carabinieri ma nessuno intervenne per fermarli. Terminato il comizio poi Saccucci e i suoi si allontanarono da piazza IV Novembre a bordo delle loro auto, sparando all’impazzata per le strade di Sezze. Quanto avvenne a Ferro di Cavallo non fu una casualità: i fascisti spararono per uccidere -.    

 
Ci sono stati tre gradi di giudizio. Luigi ha avuto giustizia?

La macchina della giustizia si è mossa tra mille cavilli, intralci e depistaggi e la verità alla fine non è emersa. Sandro Saccucci, dopo essere stato condannato per concorso morale nell’omicidio di Luigi in primo e in secondo grado, fu assolto dalla Corte di Cassazione per le accuse più gravi e giudicato colpevole solo per dei reati minori nel frattempo prescritti. L’unico a pagare con una condanna in carcere è stato Pietro Allatta, personaggio noto per il suo passato violento. È mia convinzione che il processo è stato una farsa, si sono voluti coprire i responsabili e garantirne l’impunità. Luigi Di Rosa era un signor nessuno e poco importa se gli sia stata sottratta la vita a 21 anni, insieme a sogni e speranze -.

 
Luigi non è stato riconosciuto vittima del terrorismo.  

La domanda è stata respinta con la motivazione che l’omicidio di mio fratello non può considerarsi conseguenza di un atto di terrorismo. Quanto avvenne a Sezze il 28 maggio 1976 come va considerato? Ci fu un raid premeditato, preparato fin nei minimi dettagli. Non fu terrorismo? Luigi è vittima accidentale nel senso che l’azione posta in essere non era finalizzata a colpire la sua persona, ma non è morto per caso. Quella sera nulla sarebbe accaduto e mio fratello sarebbe ancora vivo se la squadraccia di fascisti capeggiata da Sandro Saccucci, con la complicità e la protezione degli esponenti locali del suo partito, non fosse venuta a Sezze con l’intento di metterla a ferro e fuoco. Le istituzioni dovrebbero vergognarsi. È un ulteriore affronto alla memoria di una vittima innocente -.

 
La morte di Luigi ha segnato profondamente la tua famiglia.

Dopo appena due anni dalla morte di Luigi, il 5 maggio 1978, ci ha lasciato mio padre. La perdita del figlio per mano dei fascisti era per lui un dolore troppo grande. Mia madre è sopravvissuta alla tragedia, aiutata sicuramente dalla nascita del mio secondo figlio, a cui con mio marito decidemmo di dare il nome di mio fratello -.

 
Le istituzioni cittadine cosa hanno fatto in questi anni?

Nell’immediatezza degli eventi sul luogo dell’omicidio di Luigi fu fatto costruire un monumento ai Martiri dell’Antifascismo, distrutto da una bomba nell’estate del 1977 e ricostruito alcuni anni dopo. Sempre nell’autunno del 1977 la tomba di mio fratello fu imbrattata e ricoperta di scritte ingiuriose. L’Amministrazione Comunale ogni 28 maggio depone una corona sul luogo dell’omicidio e nulla più -.

 
Da alcuni anni è stato istituito un Centro Studi e un premio di storia contemporanea intitolato a Luigi Di Rosa.

Ringrazio l’Associazione Araba Fenice e il suo presidente, Gian Carlo Mancini, che coltivano la memoria di Luigi e cercano di trasmetterla alle nuove generazioni. Il Centro Studi, di cui sono Presidente Onoraria, ogni anno organizza un concorso e assegna un premio nazionale di storia contemporanea intitolato a Luigi Di Rosa, cui partecipano laureandi, laureati e ricercatori con opere storiografiche sugli anni di piombo. È una iniziativa che mi regala sempre momenti bellissimi. Incontro volentieri i partecipanti e nei loro occhi, nella loro serietà e nel loro entusiasmo cerco di ritrovare mio fratello, pur consapevole che nessuno potrà mai restituirmelo. Un ringraziamento particolare voglio farlo a Giancarlo De Angelis, che nel 2001 con il libro La memoria smarrita ha contribuito a riportare l’attenzione sulla vicenda di Luigi dopo lunghi anni di silenzio e dimenticanza -.  

 
Hai scritto anche al Presidente della Repubblica.

Sì, varie volte, ma ho ricevuto solo risposte burocratiche e formali da parte degli uffici del Ministero dell’Interno, che hanno continuato imperturbabili a ripetere che la morte di mio fratello non può essere annoverata come conseguenza di un atto di terrorismo. Tuttavia non mi arrendo e continuerò a lottare per avere giustizia -.

Grazie Mariella per la tua testimonianza e il tuo coraggio.
Pubblicato in Riflessioni

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