Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalita' illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie, per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

Salvini, Vannacci e la scissione sovranista

Feb 07, 2026 Scritto da 

 

 

Il sodalizio si fondava sulla convenienza ed è finito rapidamente, come era prevedibile.
 
L’ex generale Roberto Vannacci, la cui egolatria è pari solo alla sua presunzione, ha resistito fin troppo a lungo alla corte del segretario legista Matteo Salvini.
 
La loro storia d’amore, breve e quasi mai felice, è terminata dopo appena dieci mesi dall’ingresso di Vannacci nel Carroccio e nemmeno dopo due anni dall’elezione a europarlamentare.
 
Il dado è stato tratto e sono volati gli stracci.
 
Matteo Salvini e Roberto Vannacci ora si accusano reciprocamente di tradimento: una pessima commedia e una parodia della politica, che superano largamente il ridicolo.
 
Il segretario del Carroccio, ancora una volta, è rimasto vittima di se stesso, dei suoi tatticismi, delle sue furbizie e del suo arrabattarsi quotidiano all’inseguimento degli umori più beceri dei leoni da tastiera e delle piazze. Ha trasformato la Lega in un partito d’estrema destra, dalle posizioni strampalate e contraddittorie, opportunistiche e strumentali. La scelta di candidare Vannacci è stata dettata dalla necessità di tamponare l’emorragia di voti del suo partito e l’ex generale, dopo aver tenuto a galla il carroccio alle ultime elezioni europee con le sue 500mila preferenze, ha rotto con il “capitano” ed ha lanciato la sua formazione Futuro nazionale, scavalcando a destra il suo mentore, colpevole di non esserlo a sufficienza e di infedeltà al mandato elettorale.
 
Il progetto di fondare un proprio partito di destra, sovranista, assolutamente non moderato e con un programma raccapricciante, razzista, radicale ed estremista era nell’aria da diverso tempo e oggi Vannacci lo ha messo in campo. “La mia destra è vera, coerente, identitaria, forte. È l’unica destra che io conosca. Chi mi ama mi segua” ha proclamato sui social.
 
Si tratta dell’ennesimo capolavoro politico, tattico e strategico, di Matteo Salvini, esplosogli in mano proprio nei giorni in cui il suo nome è clamorosamente emerso dalle email desecretate dall’amministrazione USA, scambiate tra Jeffrey Epstein e Steve Bannon, i quali nel 2018 parlavano di finanziamenti al Carroccio, e la vicenda del Ponte sullo stretto non riesce a trovare una soluzione.
 
Se Vannacci e il suo nuovo partito faranno o meno molta strada non è dato saperlo, ma certamente quanto accaduto avrà ricadute sul resto della destra populista ed estremista al governo, Lega e Fratelli d’Italia, avvalorando l’idea che i veri estremisti e populisti siano altri.
 
Ad ogni buon conto, al netto delle possibili congetture circa il futuro, da questa vicenda una prima importante lezione dovrebbero trarla i sostenitori passati e presenti, traditi e traditori dell’ex generale, che per due anni hanno lamentato il presunto linciaggio, la demonizzazione e mostrificazione cui sarebbe stato sottoposto dalla stampa progressista, per il fatto di non essere di sinistra, visto che oggi, dopo la sua uscita dalla Lega, si trovano a sperimentare il feroce trattamento della stampa di destra con titoli da prima pagina come “Il disertore” (il Giornale) e “Alto tradimento” (Libero).
 
Una seconda lezione viene, chissà quanto volontariamente, dal capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, il quale ha affermato in aula: “È necessario che anche dalla parte nostra ci sia il coraggio di tagliare ogni tipo di rapporto con chi con parole, azioni e simbologie si riconnette a ideologie violente e sconfitte dalla storia”. È lecito domandarsi a quali ideologie violente e sconfitte dalla storia si riferisca. Se il rimando è ai continui richiami di Vannacci al fascismo, tale affermazione vale come ammissione che la stampa progressista e l’opposizione non lo hanno demonizzato ingiustamente e perché privi di altri argomenti ma avevano ragione, in quanto effettivamente si riconnetteva al fascismo, appunto un’ideologia violenta e sconfitta dalla storia. Niente affatto irrilevante è poi che Vannacci non è stato cacciato dal partito, ma se ne è andato. Dopo essere stato candidato alle elezioni europee con tutti gli onori ed essere stato scelto addirittura come vicesegretario nazionale, Luca Zaia oggi lo definisce un “corpo estraneo”. Un corpo estraneo? Mica tanto! Tra qualche banale gioco di parole e qualche più esplicito riferimento alla X Mas o ad altri feticci fascisteggianti, l’ex generale si è reso protagonista di uscite razziste contro gli italiani di origini straniere e altre simili nefandezze, al pari di Matteo Salvini. E nessuno nel Carroccio ha gridato allo scandalo.
 
La forte eco suscitata dalla nascita di Futuro Nazionale ha evidenziato le grandi fragilità dell’attuale sistema politico. Infatti i partiti hanno reagito limitandosi al mero tatticismo. A destra, fin da subito, si sono posti il problema se tenere o meno dentro la coalizione Vannacci o porre un veto, non tanto per le sue idee quanto piuttosto per il tradimento consumato ai danni della Lega. Il centrosinistra per parte sua auspica una collocazione autonoma di Futuro Nazionale e un suo buon risultato elettorale per poter sopravanzare aritmeticamente le tre destre al governo di Meloni, Salvini e Tajani.
 
Nessuno si pone il problema che Futuro Nazionale, dal punto di vista politico, culturale, economico e sociale rappresenta un attacco diretto al sistema dei valori democratici, ai diritti fondamentali delle persone e una messa in discussione dei principi del diritto internazionale o comunque di quello che ne rimane. Eppure quel “prima la Nazione, poi lo Stato e le istituzioni, e poi se avanza il diritto” è un manifesto politico inquietante e pericoloso che dovrebbe allarmare ben oltre i meri calcoli elettorali e spingere le forze democratiche a creare un vero e proprio cordone sanitario intorno all’ex generale.
 
Il dramma è che manca la politica vera e prevale la logica delle convenienze, anche a costo di mandare in malora il nostro Paese.
 
Pubblicato in Riflessioni

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

Calendario

« Marzo 2026 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
            1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30 31