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Cabaret all'italiana

Feb 14, 2026 Scritto da 

 

Il governo italiano riesce a sorprenderci, assomiglia sempre più ad una compagnia di avanspettacolo. È il dramma di una classe politica mediocre che quotidianamente dà il peggio di se stessa. La (il) Presidente del Consiglio, i suoi vice Antonio Tajani e Matteo Salvini e persino la seconda carico dello Stato, il Presidente del Senato Ignazio La Russa, anziché preoccuparsi dei problemi degli italiani, occupano il proprio tempo a discutere la scaletta dei conduttori e degli ospiti del prossimo Festival di Sanremo e ad indignarsi per presenze e assenze, gradite o sgradite a seconda dei personaggi e soprattutto della loro fede politica.
 
Se non fosse una cosa seria, sarebbe soltanto da ridere.
 
Qualche giorno fa il Direttore Artistico del Festival di Sanremo, la più importante kermesse canora del bel Paese, ha annunciato in pompa magna che Andrea Pucci, noto comico, lo avrebbe affiancato come co – conduttore sul palco dell’Ariston per una serata. La scelta ha suscitato una vera e propria rivolta sui social. Spesso al centro delle polemiche per il linguaggio decisamente divisivo e scorretto e le sue battute al limite del cattivo gusto, Andrea Pucci è stato etichettato con ogni sorta di epiteto da misogino a razzista, da fascista a no vax……
 
Nell’era digitale e dei social, contestazioni e critiche fanno parte della normalità, ma il comico non ha retto l’urto, è stato travolto dall’ondata mediatica e ha rinunciato a partecipare. Cosa c’entra la politica in tutto questo? Assolutamente nulla.
 
L’aver dichiarato in passato “Io sono l’unico comico di destra” o l’aver esultato in occasione della vittoria elettorale di Fratelli d’Italia sui social con un laconico “spiace zecche”, non ha avuto alcuna rilevanza. Il suo problema è più semplicemente che nel 2026 fare ancora battute sui napoletani chiassosi, sui baresi rozzi, sui gay effeminati, sugli albanesi che arrivano coi gommoni significa avere una visione del mondo e dei rapporti di genere che la gran parte delle persone giudica negativamente, fatta di cliché sorpassati, che forse facevano ridere trent'anni fa, ma oggi sono fuori tempo e fuori luogo, come la battuta omofoba contro Tommaso Zorzi (ex vincitore del Grande Fratello), quando si è chiesto se il tampone per il Covid lo facessero “nel cu**”.
 
La comicità di Pucci è stereotipata, una forma pigra di intrattenimento che non richiede spirito di osservazione, intelligenza e originalità, si limita a pescare nel catalogo dei pregiudizi e fa ridere su "quelli diversi da noi". La Rai è servizio pubblico e non dovrebbe soltanto badare all’auditel, ma attraverso una seria programmazione dovrebbe combattere stereotipi e preconcetti, non accontentandosi del semplicistico intrattenimento. La censura non c’entra nulla e tantomeno il politically correct.
 
Nessuno ha obbligato Pucci a rinunciare a salire sul palco di Sanremo e comunque non sappiamo se è stato il comico a non reggere alle critiche e all’accusa di battute sessiste, razziste e omofobe o non lo hanno fatto reggere. Il dato indiscutibile, che sa fin troppo di avanspettacolo, è la mancanza di coraggio di chi si professa l’unico comico di destra, annuncia sui social nudo e con il deretano al vento (a proposito di cattivo gusto) la sua presenza al Festival di Sanremo e poi batte in ritirata. Dove è finito l’estimatore del motto “molti nemici molto onore”, la personificazione dell’uomo italico, il maschio etero che parlando delle donne afferma che “nascono stitiche ma poi cagano il c..o”?
 
La rinuncia ha suscitato un vespaio di polemiche e non poteva mancare il commento della (del) Presidente del Consiglio: “Fa riflettere che nel 2026 un artista debba sentirsi costretto a rinunciare a fare il suo lavoro a causa del clima di intimidazione e di odio che si è creato attorno a lui. Esprimo solidarietà ad Andrea Pucci, che ha deciso di rinunciare a Sanremo a causa delle offese e delle minacce rivolte a lui e alla sua famiglia. È inaccettabile che la pressione ideologica arrivi al punto da spingere qualcuno a rinunciare a salire su un palco. Ma anche questo racconta il doppiopesismo della sinistra, che considera ‘sacra’ la satira (insulti compresi) quando è rivolta verso i propri avversari, ma invoca la censura contro coloro che dicono cose che la sinistra stessa non condivide. La deriva illiberale della sinistra in Italia sta diventando spaventosa”. A rincarare la dose è stato Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia, il quale ha espresso la sua solidarietà a Pucci definendolo “l’ultima vittima del politicamente corretto”. Significativi politicamente sono stati gli interventi di Matteo Salvini che ha scritto sui social “Io sto con Andrea Pucci. Evviva la libertà di pensiero, di parola e di sorriso” e del presidente del Senato, Ignazio La Russa, il quale ha fatto sapere di avere telefonato “all’amico Andrea Pucci” per esprimergli “la vicinanza e per invitarlo a ripensarci”.
 
L’occasione era ghiotta e la (il) Presidente del Consiglio e i più autorevoli esponenti della sua maggioranza l’hanno colta al volo, finendo però per apparire più comici di Andrea Pucci, strumentalizzando una vicenda grottesca e impiegando la gran cassa mediatica come un’arma di distrazione di massa dei cittadini. Per Giorgia Meloni e la sua allegra compagnia il problema non sono le guerre e le bollette alle stelle, il boom della cassa integrazione e la perdita di seimila euro netti in media per i lavoratori, la pressione fiscale e la sicurezza, le migliaia di sfollati in Sicilia e gli italiani che stanno affrontando gravi emergenze sociali, ma Pucci e il Festival di Sanremo.
 
L’accusa rivolta alla sinistra da Giorgia Meloni di deriva illiberale è poi al limite del ridicolo, considerato che viene dalla leader di un partito nel cui simbolo arde ancora la fiamma del MSI, il partito dei nostalgici del fascismo, un regime che ha cancellato la democrazia, i diritti e le libertà fondamentali nel nostro Paese, si è reso responsabile dell’incarcerazione e dell’assassinio degli oppositori politici e dell’abominio delle leggi razziali, della creazione dei campi di concentramento e della deportazione di migliaia di persone nei campi di sterminio nazisti.
Pubblicato in Riflessioni

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