Mi sono deciso a scrivere una “Paginetta Settimanale”, un po’ per vincere la noia e un po’ per tornare a confrontarmi con ciò che ha sempre rappresentato il cruccio e, insieme, la ragione più autentica della mia esistenza: scrivere per trasmettere agli altri opinioni, sentimenti e riflessioni.
Negli anni passati l’attività letteraria è stata il mio passatempo preferito, quasi un dovere morale e civile, oltre che un impegno personale. Oggi questa breve riflessione settimanale vuole essere un piccolo esercizio di memoria e di pensiero, un tentativo di fermare, almeno per un momento, il tempo che sembra scorrere sempre più velocemente.
Sono convinto che spetti soprattutto alle forze progressiste il compito di ricostruire la memoria storica e civile della città di Sezze, della sua identità e della sua tradizione di accoglienza. Significa rileggere la storia del nostro paese non soltanto dal punto di vista letterario, ma anche sotto il profilo storico, umano ed esistenziale.
Purtroppo la mediocrità sembra oggi caratterizzare molti aspetti della vita cittadina. Ma questo non è il nostro destino: è piuttosto il risultato di scelte amministrative e politiche spesso sbagliate. Nel recente passato molto è stato fatto per combattere la povertà e l’ignoranza, ma evidentemente non è bastato. Troppo spesso ci siamo adagiati sui risultati ottenuti negli anni precedenti, inseguendo convenienze immediate invece di costruire prospettive durature. Oggi questo non basta più. Se il nostro cammino si è interrotto a metà strada, Sezze ha bisogno di una nuova spinta, di energie nuove e di una visione più ampia.
Quali sono, allora, le priorità? Quali le aspettative dei giovani e le nuove esigenze della comunità? Penso allo sviluppo dell’agricoltura, a un moderno piano del traffico, a un nuovo piano regolatore, ai servizi per gli anziani, al rafforzamento del welfare locale, alla necessità di nuovi parcheggi e di una città più vivibile. L’elenco potrebbe essere molto lungo, ma ciò che conta davvero è stabilire un ordine di priorità chiaro e condiviso.
Il vero problema, infatti, è proprio questo: definire le priorità senza affidarsi al caso o alla provvidenza. Servono scelte concrete, coerenti e soprattutto un metodo. La buona politica, e in particolare una politica progressista, consiste nel riconoscere i bisogni reali delle persone e nel dare loro risposte credibili.
Non si pretende l’impossibile, né si può pensare di fare “tutto e subito”. Occorre invece recuperare il senso autentico della comunità. Una sinistra di governo deve saper misurare con equilibrio le difficoltà e le possibilità concrete di azione. Ma ciò che non deve mai mancare sono la buona volontà, l’impegno quotidiano e la costanza.
Per governare non basta descrivere la realtà o limitarsi a commentarla: servono coraggio, intelligenza e capacità di scegliere.
