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Il Festival di Sanremo specchio dell'attualità

Feb 08, 2020 Scritto da 

 

 

 

 

C'è da chiedersi perché, nonostante tante polemiche e annunci di imminenti funerali, il Festival di Sanremo riscuota ancora nel 2020 tanto successo di ascolti. Una platea straordinaria di telespettatori: più del 50% di share, ben 10 milioni di italiani rimangono incollati per diverse ore alla TV. Un evento straordinario di musica e di spettacolo ma anche e soprattutto un fenomeno sociale. Vuoi perché l'italiano medio, fin da bambino, è abituato ad associare i momenti più salienti della sua esistenza ad un motivo musicale; vuoi perché alla sera ciascuno di noi vuole godersi un po’ di calma e si tranquillità, dopo una giornata vissuta all'insegna del caos e della fretta che ci costringe a muoverci come automi; vuoi perché Sanremo rappresenta, nel bene e nel male, lo specchio, molto in superficie, della società italiana. Il Festival della canzone, nato nel lontano 1951, ha accompagnato le tappe più significative del costume, delle tendenze, degli stili di vita degli ultimi 70 anni. Chi di noi adulti non si è, almeno per un po’, ispirato a Celentano (il profeta della via Gluck), ai capelloni ribelli del '68, alla malinconia di Luigi Tenco, alla insuperabile musicalità di Lucio Battisti e di  Lucio Dalla, alla trasgressività di Renato Zero, al rock di Vasco Rossi ; tanto per citarne solo alcuni. Sanremo, dunque, non ha e non può avere la pretesa di anticipare il costume e le mode della società italiana , ma la rappresenta e amplifica tanto da identificarsi con essa. Il compito è sempre più arduo perché, con la globalizzazione, la contaminazione con i ritmi e i modi di altri Paesi ed etnie può soffocare e spegnere inesorabilmente la vena melodica originale italiana. E questa sarebbe una grave perdita! Attenzione, dunque, alle dichiarazioni  e prese di posizioni di snobismo e di sufficienza ne confronti del Festival! Dimostreremmo di non capire gli umori e orientamenti che provengono dalla società o, peggio, ci atteggeremmo  aristocraticamente a  giudicare stupidi e ignoranti i nostri concittadini,. Ciò non vuol dire condividere il Festival ma capire e proporre, ammesso che sia bene, cosa offrire di meglio al 51% degli italiani. 

Pubblicato in La Terza Pagina
Ultima modifica il Sabato, 08 Febbraio 2020 07:39 Letto 218 volte
Vincenzo Mattei

 

Dirigente scolastico

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