Nell'ultimo articolo della rubrica Territorio & Comunità avevamo invitato cittadini, associazioni, imprese e giovani a partecipare al confronto sul futuro di Sezze inviando idee, proposte e osservazioni alla redazione de La Notizia Condivisa .
Le prime risposte non si sono fatte attendere. Su sei messaggi ricevuti, tre hanno riguardato direttamente il Piano di Riequilibrio Finanziario e la massa passiva di oltre 16 milioni di euro richiamata dalla Corte dei Conti.
Le domande, pur formulate in modi diversi, possono essere sintetizzate in una sola: cosa significano questi 16 milioni e quali conseguenze avranno per il futuro della nostra comunità?
Per rispondere occorre anzitutto chiarire un equivoco. La massa passiva non è un singolo debito contratto dal Comune, né il risultato di una sola decisione sbagliata. È la fotografia di squilibri accumulati nel tempo: crediti non riscossi, debiti fuori bilancio, contenziosi, accantonamenti insufficienti e altre criticità che hanno progressivamente indebolito gli equilibri finanziari dell'ente.
Nel 2022 l'attuale amministrazione aveva predisposto il Piano di Riequilibrio stimando una massa passiva di circa 7,5 milioni di euro. Dopo una lunga istruttoria, la Corte dei Conti, con la deliberazione n. 109/2024/PRSP, ha rideterminato l'importo in 16.151.276,58 euro, estendendo il periodo di rientro da 15 a 20 anni.
Questo passaggio merita una riflessione che va oltre i tecnicismi contabili. Chiunque gestisca un'attività economica o anche semplicemente il bilancio familiare sa quanto sia importante partire da numeri corretti. Se una famiglia ritiene di avere un debito di 7.500 euro e scopre invece che supera i 16.000 euro, tutte le scelte programmate devono essere riviste. Lo stesso accade per un Comune.
Per questo la differenza tra la stima iniziale e quella della Corte non può essere considerata un dettaglio tecnico. La massa passiva è stata più che raddoppiata. Uno scontamento di tale entità suggerisce che il quadro finanziario dell'ente fosse più complesso e più critico di quanto inizialmente rappresentato e merita quindi di essere compreso fino in fondo.
Lasciando per il momento da parte gli aspetti più tecnici, la parte più interessante della vicenda riguarda il modo in cui si è arrivati a questa cifra.
Molti potrebbero pensare a nuovi debiti o a spese fuori controllo. In realtà la Corte dei Conti ha rilevato soprattutto una sottovalutazione del rischio legato a una parte dei crediti iscritti in bilancio tra i cosiddetti residui attivi, cioè somme che il Comune riteneva ancora di poter incassare. Tra queste figuravano recuperi di IMU e ICI, entrate legate alla TARI e ad altri servizi comunali, canoni, fitti e ulteriori crediti accumulati nel corso degli anni.
Il problema non era tanto la loro esistenza formale, quanto la concreta possibilità di riscuoterli. Molti di questi crediti risultavano infatti vecchi o di difficile recupero e, secondo la Corte, avrebbero richiesto una valutazione più prudente del loro effettivo valore. In altre parole, una parte delle risorse che apparivano disponibili sulla carta presentava in realtà un livello di incertezza molto più elevato.
A mio avviso emerge qui una delle lezioni più importanti della finanza pubblica.
La cattiva gestione non coincide necessariamente con sprechi o irregolarità. Molto più spesso nasce dall'accumularsi di problemi non affrontati tempestivamente: crediti che non si riescono a riscuotere, contenziosi che producono rischi futuri, debiti fuori bilancio che emergono negli anni, anticipazioni di tesoreria ricorrenti e controlli non sempre adeguati alla complessità della situazione.
Presi singolarmente possono sembrare problemi gestibili. Sommati nel tempo finiscono però per alterare la reale percezione dello stato dei conti pubblici.
La parte positiva è che la Corte dei Conti non ha dichiarato il dissesto finanziario del Comune. Il dissesto avrebbe comportato conseguenze molto più pesanti, limitando ulteriormente l'autonomia dell'ente e imponendo misure straordinarie di risanamento. La Corte ha invece ritenuto che esistessero ancora le condizioni per un percorso credibile di riequilibrio e ha approvato il Piano, pur imponendo una significativa revisione dei numeri.
Naturalmente il prezzo da pagare sarà importante. In termini semplificati, 16 milioni di euro da ripianare in vent'anni significano circa 800 mila euro l'anno da destinare al riequilibrio finanziario. Non si tratta di un semplice esercizio contabile: significa che per molti anni una parte delle risorse comunali dovrà essere destinata a correggere gli squilibri accumulati nel passato invece che a finanziare interventi, opere, servizi e opportunità che i cittadini si aspettano per il futuro.
Questo non significa che lo sviluppo della città debba fermarsi. Significa però che ogni proposta politica dovrà misurarsi con la realtà dei numeri. Promettere opere, servizi o investimenti senza tenere conto dei vincoli del Piano rischierebbe di aspettative difficilmente realizzabili.
Per questo il futuro di Sezze richiede una programmazione realistica di lungo periodo, fondata su priorità chiare, verifiche periodiche e obiettivi concretamente raggiungibili.
La sfida che attende Sezze non è soltanto quella di ripianare gli squilibri accumulati nel passato, ma soprattutto quella di evitare che possano riprodursi.
Migliorare la capacità di riscossione delle entrate, rafforzare un'organizzazione amministrativa che negli anni ha mostrato significative fragilità, assicurare competenze adeguate nei ruoli chiave, mantenere conti trasparenti e programmare con realismo saranno condizioni indispensabili per trasformare il risanamento nello sviluppo.
Per la scelta non sono entrato nei dettagli tecnici della deliberazione della Corte dei Conti, dei residui attivi, del contenzioso e del Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità. L'obiettivo era fornire un quadro generale comprensibile a tutti.
Se però i cittadini continueranno a manifestare interesse su questi temi, la rubrica Territorio & Comunità proseguirà questo lavoro di approfondimento analizzando i documenti ufficiali e cercando di spiegare, con un linguaggio il più possibile chiaro, come se sia arrivato alla situazione attuale e quali siano le prospettive per il futuro.
Perché comprendere i problemi è il primo passo per risolverli.
