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«Con ordinanza della Polizia Locale del 18 settembre 2021 – afferma il sindaco di Sezze Lidano Lucidi – fu interdetta al traffico la strada che conduce al parcheggio in località Vallicella, dopo che un sopralluogo dell’Ufficio Tecnico aveva riscontrato il cedimento di parte della carreggiata per circa 60 metri lineari. Una situazione che determinava condizioni di pregiudizio e pericolo per il traffico veicolare e pedonale».

La chiusura dell’area ha comportato un’ulteriore riduzione dei posti auto, già carenti sul territorio comunale, privando la città di uno spazio importante sotto il profilo logistico e funzionale. «L’intervento necessario – spiega Lucidi – era rilevante e particolarmente oneroso, difficilmente sostenibile nel breve periodo con le sole risorse comunali. Per questo abbiamo lavorato per intercettare i bandi messi a disposizione dalla Regione e dal Governo centrale, inserendo l’area tra gli interventi rientranti nei progetti di contrasto al dissesto idrogeologico».

Tre le criticità individuate dall’Amministrazione: la scuola dell’infanzia di via Bari a Sezze Scalo, il torrente Brivolco e l’area del parcheggio in località Vallicella. Delle tre richieste presentate, il Comune di Sezze ha ottenuto il finanziamento per due interventi: 950.000 euro destinati al ponte sul Brivolco e 650.000 euro per la sistemazione dell’area di Vallicella, per un totale complessivo di 1,6 milioni di euro.

Per quanto riguarda il torrente Brivolco, si è proceduto preliminarmente alla bonifica dell’area, un’operazione che non veniva effettuata da circa mezzo secolo, così da consentire i rilievi tecnici necessari. «Il progetto definitivo è stato redatto ed è attualmente in fase di validazione – sottolinea il sindaco – passaggio indispensabile per poter procedere alla gara d’appalto».

Diversa la situazione per la Vallicella, dove i lavori sono partiti lo scorso anno e sono ormai in fase di conclusione. «L’intervento – conclude Lucidi – consentirà di restituire alla città un’area strategica, con il ripristino e l’incremento dei posti auto, migliorando sicurezza e fruibilità. È un risultato importante, frutto di programmazione e capacità di intercettare risorse esterne, che dimostra l’attenzione dell’Amministrazione verso le esigenze concrete della comunità».

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Nel Vangelo si legge che “chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto”.

Amministrare con rigore un servizio primario è quel “poco” da cui dipende il “molto”: la fiducia dei cittadini, la coesione sociale, la serenità delle famiglie. La maturità civica non si misura nei proclami, ma nella capacità di compiere scelte giuste e di renderle comprensibili. Per questo, quando le domande arrivano da chi ogni giorno prega per la pace, non bastano formule generiche: servono chiarezza, responsabilità e rispetto.

Qualche giorno fa una gentile signora – una delle tante “persone perbene”, fondamento delle nostre famiglie e silenzioso sostegno del tessuto sociale cittadino – mi ha chiesto con garbo alcuni chiarimenti sui miei articoli sull’acqua. Lo ha fatto con quella semplicità che nasce dal senso di responsabilità, non dalla polemica.

È una presenza discreta della parrocchia e, dal 2022, seguendo le indicazioni di Papa Francesco, condividiamo la scelta di testimoniare la pace anche attraverso la recita del Rosario tre giorni a settimana. In un tempo in cui tensioni e conflitti si moltiplicano, pregare per la pace è diventato ancora più urgente: un gesto concreto che esprime il bisogno profondo delle nostre comunità.

Su sua proposta abbiamo iniziato a pregare anche per le famiglie e per i giovani di Sezze, ricordando che la pace non è soltanto assenza di guerra, ma possibilità reale di costruire il bene nella vita quotidiana.

Con la stessa semplicità, facendo riferimento ai miei ultimi interventi su “La Notizia Condivisa”, mi ha chiesto cosa significhi davvero “priorità” nell’erogazione dell’acqua. Una domanda solo in apparenza tecnica, perché riguarda la giustizia concreta e il modo in cui una comunità organizza il proprio futuro.

La parola “priorità” sembra neutra, quasi burocratica. In realtà è profondamente politica nel senso più alto del termine. In una struttura pubblica con risorse limitate significa stabilire l’ordine degli interventi; nella vita quotidiana significa decidere chi potrà contare su un servizio essenziale con continuità e chi continuerà a vivere nell’incertezza.

L’acqua non è un servizio secondario, ma un bene primario legato alla dignità della persona, alla salute, alla vita familiare e alle attività economiche. Non è un privilegio, ma una condizione di normalità. Per questo le scelte non possono dipendere dall’improvvisazione, dalla pressione del momento o dalla visibilità di una protesta.

Parlare di priorità in tema di erogazione dell’acqua significa parlare di criteri: gravità delle perdite, numero di famiglie coinvolte, frequenza delle interruzioni, rischi igienico-sanitari, impatto sulle attività produttive. Significa rendere pubbliche le ragioni per cui si interviene prima in un territorio e poi in un altro, affinché nessuno percepisca le decisioni come arbitrarie.

Quando i criteri non sono chiari, subentra la percezione soggettiva, e la percezione genera sfiducia. Chi paga la stessa bolletta si sente meno tutelato di altri: così un problema tecnico diventa una frattura civile. La priorità, allora, non è solo organizzazione: è equità. È decidere dove il bisogno è più urgente e spiegare, con trasparenza, perché si è scelto in quel modo.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a cambi di gestione e a promesse di miglioramento. Ma senza un metodo pubblico, verificabile e condiviso, anche le novità rischiano di apparire episodiche, quando non casuali. E la fiducia, una volta incrinata, non si ricostruisce con gli annunci.

La domanda di quella signora che prega per la pace non è tecnica: è morale. Perché la pace non si invoca soltanto, si pratica. Si pratica quando l’amministrazione è fedele nel “poco”, quando rende conto delle proprie scelte, quando tratta ogni quartiere con lo stesso rispetto.

L’acqua è un bene primario. Garantirla con criteri chiari e giusti non è solo buona gestione: è un atto di giustizia. Ed è da qui che passa, nel concreto, la pace delle nostre comunità.

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