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Sabato, 25 Aprile 2026 20:46

Come la taglia nel selvaggio West

 

“Molte professioni possono farsi con il cervello e non con il cuore; ma l’avvocato no! L’avvocato non può essere un puro logico né un ironico scettico, l’avvocato deve essere prima di tutto un cuore: un altruista, uno che sappia comprendere gli altri uomini e farli vivere in sé; assumere su di sé i loro dolori e sentire come sue le loro ambascie”.
 
(Piero Calamandrei)
 
 
 
Giorgia Meloni e il suo governo dopo la batosta del referendum, le follie imbarazzanti di Trump, la sconfitta di Orban e la crisi energetica conseguente alla guerra degli USA contro l’Iran, invece di prendere coscienza dei loro fallimenti in questi quattro anni alla guida del Paese, di avere il coraggio di cambiare direzione e di occuparsi dei problemi veri dei cittadini, hanno scelto di rinchiudersi ancor di più nel loro fortino ideologico, nella speranza che il cavalcare con rinnovato vigore il vecchio e semplicistico cavallo di battaglia dell’odio per gli immigrati possa aiutarli a risalire la china negli indici di gradimento elettorali.
 
La trovata geniale su cui ha puntato l’allegra brigata di mediocri al governo è la cosiddetta remigrazione, termine eufemistico usato per indicare l’espulsione, il ritorno forzato o la deportazione delle persone immigrate, anche di seconda generazione, nei paesi di origine. Un emendamento introdotto nell’ultimo decreto sicurezza, ennesimo manifesto propagandistico completamente inefficace ed inutile, prevede il riconoscimento di un incentivo economico di € 615,00 agli avvocati che favoriscano, con la loro intermediazione, il rimpatrio dei cittadini stranieri assistiti.
 
Si tratta di una norma aberrante, manifestamente incostituzionale e offensiva di una intera categoria di operatori del diritto, gli avvocati, i quali esercitano una professione alta e nobile e credono nei valori della Costituzione e nella Giustizia. Dietro questa scelta c’è l’idea che l’avvocato non sia altro che un “soldato di ventura” pronto a vendersi al miglior offerente, e non un professionista che mette al servizio dei cittadini la sua conoscenza e competenza giuridica per tutelarne i diritti e le libertà.
 
L’obiettivo perseguito dal governo e dalla maggioranza è la contrazione progressiva del sistema di garanzie previste nel nostro ordinamento, a cominciare dall’effettività del diritto di difesa di tutti, ricchi o poveri, italiani o stranieri, tanto più che segue a stretto giro lo smantellamento del gratuito patrocinio per i meno abbienti, che rende la difesa non più appannaggio di tutti e non più un diritto inviolabile per tutti.
 
La disposizione introdotta in maniera surrettizia nel decreto legge confligge con l’art. 24 della Costituzione della Repubblica, che sancisce il principio dell’inviolabilità della difesa, e rappresenta un grave attacco alla funzione svolta dall’avvocato, il quale riceverebbe un compenso dallo Stato non per difendere il migrante ma per perseguire uno scopo politico dello stesso Stato, determinando il concretizzarsi di un gravissimo cortocircuito del sistema con pesanti ricadute sul piano etico e deontologico.
 
L’avvocato, in base all’articolo 24 del codice deontologico, “nell’esercizio dell’attività professionale deve conservare la propria indipendenza e difendere la propria libertà da pressioni o condizionamenti di ogni genere, anche correlati a interessi riguardanti la propria sfera personale”. Prevedere un compenso come quello introdotto nel Decreto Legge, significa minare indipendenza e libertà del difensore, che sarebbe oggetto di un’indebita pressione e di un illecito condizionamento da parte dello Stato.
 
Nel respingere una simile scelta, l’Organismo Congressuale Forense ha evidenziato che “il testo licenziato, nella logica che lo ispira e nelle conseguenze che ne derivano, non solo lede il diritto di difesa effettiva dell’individuo, ma addirittura stravolge il ruolo e le funzioni dell’avvocato, essenziale nel garantire l’assetto democratico del nostro ordinamento. La persona, migrante o cittadino che sia, ha diritto a una difesa effettiva e a un difensore che sia ed appaia privo di interessi rispetto alle scelte da adottare nella difesa dell’assistito”.
 
L’avvocato ricopre un ruolo insostituibile per il funzionamento delle istituzioni democratiche, in quanto è chiamato a garantire l’effettività del diritto di difesa e ad impedire che prevalgano le ragioni politiche dei singoli governi, attraverso riforme che scardinano i principi fondamentali del nostro ordinamento, posti a tutela dei soggetti più deboli, i quali con più difficoltà riescono ad ottenere giustizia, con più fatica riescono a far sentire la loro voce e a far valere i propri diritti.
 
La gravità di tale norma è ancor più evidente ove si consideri che nella categoria degli stranieri non regolari sul territorio nazionale rientrano non solo persone che, in ragione del proprio status giuridico, sono particolarmente precarie e vulnerabili, ma addirittura potenziali vittime di tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale, lavorativo e altro ancora, oltre che coloro che hanno fatto una prima richiesta di protezione internazionale con esito negativo da parte delle competenti Commissioni territoriali del Ministero dell’Interno. 
 
Siamo di fronte all’ennesima violazione dello Stato di diritto e al bieco tentativo di alterare le procedure, riducendo gli spazi per una analisi obiettiva della richiesta del migrante, sia essa di asilo o di rimpatrio, alla violazione del principio del giusto processo e al configurarsi per il difensore di una condotta penalmente rilevante ai sensi dell’art. 380 del Codice Penale, che punisce il patrocinio infedele per quanti svolgono la professione forense.
 
Le destre al governo non hanno affatto nel proprio orizzonte il rispetto delle regole, del diritto internazionale e delle garanzie costituzionali, insomma le ragioni dello Stato di diritto che si rinnovano in ogni luogo della vita civile, che mettono al centro la dignità della persona e perseguono la coesione sociale, il decoro della professione forense e la solidarietà sociale.
Pubblicato in Riflessioni

 

 

Nel comune di Sezze si intensificano i controlli contro l’abbandono illecito dei rifiuti. Nell’ultimo mese, infatti, sono state elevate ben ventiquattro sanzioni grazie all’attività della Polizia Locale, che ha concentrato l’attenzione sulle aree più esposte al fenomeno, in particolare nella zona della pianura.

Determinante si è rivelato il piano di potenziamento della videosorveglianza, con l’installazione di nuove videocamere e l’utilizzo di foto trappole, strumenti che hanno consentito di monitorare in modo più capillare il territorio. Gli accertamenti hanno interessato diversi punti sensibili, tra cui via Sandalara, via Sicilia e il centro storico.

In alcuni casi, oltre alla sanzione, è stato disposto anche il fermo amministrativo del mezzo utilizzato per commettere l’infrazione, a conferma della linea dura adottata dall’amministrazione comunale.

“Dopo il potenziamento del sistema di videosorveglianza – ha dichiarato il sindaco Lidano Lucidi – abbiamo intensificato l’azione di contrasto all’abbandono dei rifiuti. Ci vuole repressione ma anche senso civico. Sezze non è del sindaco, è di tutti, anche delle stesse persone che abbandonano i rifiuti. Se non si capisce questo dovremmo avere una telecamera in ogni angolo del paese. Sezze è la casa di tutti: rispettarla significa tutelare la qualità della vita della nostra comunità”.

L’amministrazione punta dunque su un doppio binario: da un lato controlli più stringenti e sanzioni, dall’altro un richiamo alla responsabilità collettiva, fondamentale per contrastare un fenomeno che incide sul decoro urbano e sull’ambiente.

Pubblicato in Cronaca

 

 

Prosegue l’impegno dell’Istituto Statale Pacifici e De Magistris, guidato dalla dirigente scolastica Marra Rossella, nella costruzione di una coscienza civile tra i banchi di scuola. Lunedì 27 aprile 2026, alle ore 11:00, all’auditorium San Michele Arcangelo si terrà la conferenza dal titolo "Dialogo con Don Luigi Merola". L'evento si inserisce nel solco delle iniziative dedicate alla cultura della legalità che hanno già visto l’Istituto protagonista di importanti momenti di riflessione. Dopo il prezioso contributo di f igure del calibro di Fiammetta Borsellino, del magistrato Catello Maresca e del Procuratore Luigia Spinelli, la scuola di Sezze accoglie ora la testimonianza di Don Luigi Merola, il "parroco anticlan" da anni in prima linea nella lotta contro l'illegalità. L’iniziativa, parte integrante del piano di ampliamento dell’offerta formativa, coinvolgerà attivamente gli studenti, chiamati a interagire con l'ospite in un momento di dialogo aperto. L’obiettivo è trasformare l’auditorium in un laboratorio di cittadinanza attiva, dove l’etica e l'impegno sociale diventano modelli d’ispirazione per le nuove generazioni.

Pubblicato in Attualità

 


Tra i punti all’ordine del giorno del prossimo Question time richiesto da Fratelli d’Italia di Sezze compare l’istituzione del garante comunale per la disabilità: una figura ancora poco conosciuta, ma sempre più centrale nel dibattito sui diritti e sull’inclusione.
Il garante comunale è una figura di garanzia istituita dai singoli Comuni (non esiste ancora un obbligo nazionale) con il compito di tutelare i diritti delle persone con disabilità a livello locale.
Non si tratta di un ufficio che eroga servizi o contributi economici, ma di un organismo indipendente o semi-indipendente, che agisce come punto di riferimento tra cittadini e amministrazione.
In molti casi, il suo ruolo è paragonabile a quello di un “difensore civico tematico”, specializzato sui temi della disabilità.
Le funzioni del garante comunale possono variare da città a città, ma in generale includono:
• Raccolta di segnalazioni: cittadini, famiglie e associazioni possono segnalare disservizi, barriere architettoniche o discriminazioni
• Mediazione con il Comune: interviene per risolvere problemi senza ricorrere subito a vie legali
• Vigilanza sui diritti: controlla che vengano rispettate normative nazionali, come la Legge 104/1992
• Proposte e pareri: suggerisce interventi su accessibilità, trasporti, scuola e inclusione
• Sensibilizzazione: promuove iniziative culturali e sociali sul tema della disabilità
In sostanza, il garante non “decide” ma influenza, segnala e sollecita, diventando un presidio civico sul territorio.
Un aspetto centrale riguarda chi può diventare garante e con quali modalità viene nominato.
In generale, il garante viene individuato tra persone che abbiano:
• competenze specifiche nel campo della disabilità e dei diritti sociali
• esperienza nel settore (giuridico, sociale o associativo)
• autonomia e indipendenza rispetto alla politica attiva
Spesso si tratta di esperti di politiche sociali, giuristi, esponenti del terzo settore o persone con esperienza diretta nel mondo della disabilità.
La nomina varia da Comune a Comune, ma avviene di solito attraverso:
• voto del Consiglio comunale
• nomina del Sindaco
• oppure tramite avviso pubblico, per garantire maggiore trasparenza
Proprio la modalità di scelta è uno dei punti più delicati: il garante dovrebbe essere una figura super partes, ma essendo nominato da organi politici, il tema dell’indipendenza resta centrale. Per questo, nei regolamenti più avanzati sono previsti requisiti stringenti, incompatibilità con incarichi politici e mandati a termine.

A differenza del livello nazionale, il garante comunale non nasce da una legge unica nazionale, ma da regolamenti comunali o statuti locali.
Il quadro generale però si inserisce nelle grandi norme italiane e internazionali sui diritti delle persone con disabilità, tra cui:
• la Legge 104/1992
• la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ratificata dall’Italia nel 2009)
• la legge delega 227/2021 sulla riforma della disabilità
Questo significa che il garante comunale è uno strumento locale che rende concreti, sul territorio, diritti già riconosciuti a livello nazionale e internazionale.
Il quadro istituzionale è cambiato con l’introduzione del Decreto legislativo 5 febbraio 2024 n. 20, che ha istituito il Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità. Il Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità non è solo una figura sulla carta ma una realtà già attiva e funzionante. Da esperienza diretta, risulta infatti accessibile e concreto nel riscontro alle segnalazioni. Per chi avesse necessità di contattarlo o presentare istanze, è possibile scrivere all’indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
Operativo dal 2025, questo organismo ha il compito di:
• vigilare sul rispetto dei diritti a livello nazionale
• contrastare discriminazioni dirette e indirette
• ricevere segnalazioni da cittadini e associazioni
• promuovere l’effettiva inclusione sociale
Si tratta di un’autorità indipendente, nata anche per dare piena attuazione alla Convenzione ONU.
Perché istituire un garante comunale
L’importanza della figura comunale sta nella prossimità.
Se il garante nazionale opera su scala ampia, quello comunale interviene nella vita quotidiana:
• una rampa mancante
• un autobus non accessibile
• un servizio sociale inefficiente
• una scuola non inclusiva
Sono problemi concreti, locali, che spesso non arrivano ai livelli centrali ma incidono direttamente sulla qualità della vita.
Per questo motivo, il garante comunale può diventare:
• uno strumento rapido di tutela
• un canale diretto tra cittadini e istituzioni
• un elemento di pressione per migliorare le politiche pubbliche
L’inserimento dell’istituzione del garante comunale nel question time segnala come il tema della disabilità stia assumendo maggiore rilevanza politica e amministrativa.
Dopo anni di interventi normativi, la sfida oggi è rendere i diritti effettivi e accessibili nella vita quotidiana.
Ed è proprio su questo terreno che figure come il garante – soprattutto a livello locale – possono fare la differenza. 

Pubblicato in Attualità