Centro Sociale di via Puglia, la sede provvisoria di via Bari ancora non arriva
Il Centro Sociale di via Puglia è stato demolito, ma la sede provvisoria individuata in via Bari, destinata ad accogliere temporaneamente le attività e i soci del Centro, non è ancora disponibile. Eppure una tempistica precisa era stata indicata. Con una PEC del 16 giugno, il sindaco aveva comunicato che il locale di via Bari sarebbe stato consegnato entro quattro settimane e che sarebbe stato idoneo ad accogliere i soci del Centro Sociale. Le quattro settimane sono trascorse, ma il trasferimento non è avvenuto. E il problema non è soltanto logistico.
In queste settimane, e soprattutto in questo periodo di caldo intenso, una sede di aggregazione sarebbe stata particolarmente importante per gli anziani di Sezze Scalo, che oggi si trovano privati del loro abituale punto di incontro. Il Centro Sociale non è semplicemente un edificio. È uno spazio nel quale incontrarsi, trascorrere qualche ora insieme, parlare, giocare a carte, condividere la quotidianità e, soprattutto, non sentirsi soli. In assenza di quella sede, molti anziani sono costretti a rimanere nelle proprie abitazioni, magari cercando riparo dal caldo nelle stanze climatizzate, quando invece avrebbero potuto usufruire di uno spazio comune e adeguato dove trascorrere qualche ora in compagnia. La demolizione della struttura di via Puglia era stata accompagnata dalla prospettiva di una soluzione temporanea proprio per garantire continuità alle attività del Centro Sociale. Ma quella soluzione, almeno per il momento, non è arrivata. A questo punto una domanda appare inevitabile: cosa ha impedito di rispettare la tempistica indicata dal sindaco e quando sarà effettivamente disponibile il locale di via Bari? E soprattutto: il 1° settembre gli anziani di Sezze Scalo potranno finalmente tornare a svolgere tutte le attività che il Centro Sociale organizzava per loro? I balli, la ginnastica, la zumba e tutte quelle occasioni di socializzazione che rappresentavano non soltanto un passatempo, ma un importante momento di incontro e di condivisione per tanti anziani dello Scalo. Forse sarebbe stato opportuno procedere diversamente: prima consegnare e rendere pienamente fruibile la sede provvisoria di via Bari e poi procedere alla chiusura della vecchia sede di via Puglia. In questo modo si sarebbe potuta garantire continuità alle attività, evitando di lasciare per mesi un'intera comunità senza il proprio punto di aggregazione. Ora resta da capire se dal 1° settembre il Centro Sociale potrà ripartire nella sua nuova sede temporanea e restituire agli abitanti di Sezze Scalo quelle attività e quei momenti di socialità che per tanti rappresentano una parte importante della quotidianità. Perché un Centro Sociale non è soltanto quattro mura: è fatto soprattutto dalle persone che lo frequentano, dalle relazioni che si costruiscono e dalla possibilità di stare insieme. E dopo mesi senza una sede, forse, sarebbe arrivato il momento di restituire tutto questo agli anziani dello Scalo.
La paura dei cittadini non può diventare normalità. L'appello di Rosella di Setiam
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa della lista civica SeTiam, a firma del portavoce Emanuele Rosella.
______
La paura dei cittadini non può diventare normalità La rissa avvenuta oggi a Sezze Scalo, che ha visto coinvolti cittadini stranieri e richiesto l'intervento delle forze dell'ordine, riporta al centro un tema che molti cittadini segnalano da tempo: la sicurezza e il controllo del territorio. Negli ultimi anni Sezze ha vissuto diversi episodi che hanno alimentato preoccupazione nella comunità: episodi di violenza, situazioni di degrado e tensioni legate anche alla gestione dell'accoglienza, che hanno richiesto l'intervento delle autorità. Non si tratta di alimentare paure o divisioni. La sicurezza non ha colore, nazionalità o appartenenza politica. Ma non possiamo ignorare il sentimento crescente di tanti cittadini, soprattutto dei genitori, che chiedono una cosa semplice: vivere la propria città con maggiore tranquillità e vedere i propri figli frequentare gli spazi pubblici senza timori. Ringraziamo le forze dell'ordine per il lavoro quotidiano svolto sul territorio. Proprio per questo, però, è necessario che anche la politica faccia la sua parte. In questi anni è mancata una vera politica comunale di prevenzione e sicurezza urbana: un progetto fatto di presenza sul territorio, ascolto dei cittadini, coordinamento e monitoraggio delle situazioni di disagio. Accogliere significa anche organizzare, controllare, integrare e far rispettare le regole. Senza un percorso serio, senza monitoraggio e senza responsabilità, anche l'accoglienza rischia di diventare un elemento di difficoltà per la comunità. La domanda politica è semplice: dobbiamo aspettare ogni volta un episodio grave per accendere i riflettori su problemi che i cittadini segnalano da anni? Dov'è una vera politica per la sicurezza urbana? Dov'è il confronto con cittadini, associazioni e forze dell'ordine? La sicurezza non si affronta il giorno dopo un'emergenza. Si costruisce ogni giorno, con presenza, prevenzione e responsabilità.
