Perché in molti ci vedono un fallimento della politica
L'argomento è quello che sta girando di più:
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Sostituisce il lavoro sociale con quello militare. Se devi mettere l'esercito in una metropoli europea per il pattugliamento ordinario, vuol dire che prevenzione, politiche giovanili, integrazione, gestione delle periferie e delle proteste sociali non hanno funzionato prima.
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Copre un buco di organico. Polizia e Carabinieri denunciano da anni carenze di personale. Usare l'esercito è più rapido ed economico che assumere, formare e stabilizzare 500 agenti.
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Effetto simbolico. L'esercito aumenta la percezione di sicurezza, ma non indaga, non fa prevenzione investigativa, non risolve le cause della microcriminalità nelle stazioni e nei quartieri e non ha la professionalità necessaria.
Per chi la pensa così, il militare in strada è l'ammissione che la politica ordinaria ha perso strumenti.
Esatto: con la repressione ottieni solo un ordine apparente che dura un giorno; con un patto costruisci un ordine che regge.
E la differenza si è vista anche a Milano in questi giorni: 100 agenti feriti e ragazzini di 12 anni fermati sono il sintomo, non la soluzione. Se rispondi solo con più divieti, sposti il problema di una piazza più in là.
Un patto sociale con i giovani, oggi, non può essere una promessa generica. Deve essere uno scambio chiaro: io, comunità, ti do strumenti veri; tu hai responsabilità e voce reale.
Per come la vedo io, si regge su 4 pilastri concreti, molto vicini a quello che dicevo sulla scuola:
1. Lavoro e autonomia, non parcheggio
Non servono altri stage gratuiti. Serve un salario d'ingresso che permetta di uscire di casa. A Latina come a Marino, il nodo è lo stesso: affitti alti e contratti brevi. Un patto locale potrebbe dire: tirocini pagati al livello del contratto nazionale e premialità per le imprese che stabilizzano i giovani sotto i 30 anni.
2. Scuola centrale, pubblica e a tempo pieno
Per essere centrale, non ci possono essere 21 centri di spesa. Finché ogni Regione fa gara a sé su edilizia e organici, avrai scuole di serie A e di serie B. Patto vuol dire: standard nazionali unici per edifici e stipendi e tempo pieno vero fino ai 16 anni. Non doposcuola, ma laboratori, sport e musica dentro la scuola. È l'unica alternativa credibile alla strada dalle 14 alle 19.
3. Luoghi, non solo regole
Un ragazzino non va in piazza Duomo a spaccare se alle 18 ha una palestra aperta, uno spazio musicale, un educatore che conosce il suo nome, senza dover spendere. Molti Comuni hanno chiuso tutto per mancanza di fondi. Ripristinare 3-4 presìdi gratuiti per quartiere costa meno di una settimana di riparazioni dopo i disordini.
4. Voce che conta
I ragazzi oggi sono in mille associazioni e comitati, ma sono poco presenti nei luoghi dove si decide. Un patto serio li porta dentro: una consulta giovanile con potere di parere obbligatorio su bilancio, urbanistica e cultura, e una restituzione pubblica, ogni sei mesi, di ciò che è stato fatto.
Non è buonismo, è calcolo. Reprimere un quindicenne costa e non lo recuperi. Formarlo e dargli un posto dove contare costa uguale, ma te lo ritrovi cittadino tra dieci anni.
