A Sezze c’è un angolo che per chi è nato o cresciuto qui sa di festa e di calma insieme: il Viale delle Rose, la passeggiata che si estende sotto la grande Croce che veglia la città. Per anni, quel viale non è stato curato da squadre comunali o da imprese, ma dalle mani rugose degli anziani del paese. Piantavano, potavano, parlavano di rose e di vita. Con il loro lavoro silenzioso, un semplice belvedere si è trasformato in un luogo colmo di affetto e memoria.
Il Viale delle Rose nacque come opera collettiva negli anni Ottanta (la sua realizzazione viene ricordata nel 1986) e per lungo tempo fu la passeggiata preferita dai setini. Camminando lungo il viale si dominava la pianura, si scambiavano ricordi, e persino le coppie di sposi venivano qui per scattare le loro fotografie, con lo sfondo della valle e le rose a rendere ogni immagine naturalmente perfetta.
Oggi, però, il viale è chiuso da più di vent’anni. Mio figlio, che ha 18 anni, non ha mai avuto la possibilità di entrare in questo luogo, e le nuove generazioni non conoscono nemmeno ciò di cui stiamo parlando. Quel che un tempo era vivo, è oggi un ricordo sbiadito, sospeso dietro un cancello arrugginito.
A dominare il colle sopra il Viale delle Rose è la Croce di Sezze, monumento imponente alto oltre cinquanta metri, donato alla città dalle acciaierie di Terni nel dopoguerra. La Croce è strettamente legata alla tradizione setina della Passione Vivente ed è diventata un faro visivo che segna l’orizzonte dei Lepini. Nonostante i progetti e i finanziamenti passati per interventi nell’area, la manutenzione resta una sfida e il contrasto tra chi desidera restituire splendore a questi spazi e la realtà dei fatti è ancora evidente.
Perché questo luogo conta
Il Viale delle Rose non è solo un’aiuola: è il risultato di cura civile, di un’energia condivisa da chi dedicava tempo e passione al bene comune. È il luogo dove si intrecciano la preghiera della collina, il rito sociale del passeggio e il gesto privato delle fotografie di nozze. Anche se alcune parti sono danneggiate, l’eco di quegli anni è ancora udibile nelle conversazioni del paese, nei ricordi di chi lo ha vissuto e nelle fotografie sbiadite che ne testimoniano la bellezza.
Un invito alla cura e alla memoria
Raccontare il Viale delle Rose oggi significa anche chiedersi cosa possiamo fare per conservarlo, la vera linfa di questo luogo è sempre stata data dalle persone: dai nonni che sapevano dove piantare, dalle chiacchiere lente sulle panchine, dagli sposi che si fermavano un attimo sotto il cielo di Sezze.
Recuperare il viale significherebbe restituire alla comunità un frammento di sé e delle sue radici.
Il Viale delle Rose è più di un sentiero: è un racconto a cielo aperto, fatto di rose, anziani, fotografie di matrimonio e la Croce che domina la collina. Oggi, quel portone che per decenni segnava l’ingresso è chiuso da oltre vent’anni. Chiuso a chi vorrebbe camminare tra quegli alberi, chiuso ai ricordi delle coppie di sposi, chiuso alle nuove generazioni che non hanno mai potuto vivere questa esperienza. È un’immagine che ferisce: un varco nato per accogliere che ora respinge, una bellezza sospesa dietro una grata arrugginita.
Per questo lanciamo un appello: riaprite almeno il portone che conduce al Viale delle Rose. Restituite ai cittadini ciò che appartiene ai cittadini. Un viale chiuso da più di vent’anni è un ricordo che sbiadisce sempre di più, e le nuove generazioni non devono crescere senza sapere cos’era e cos’è stato questo luogo.
Il Viale delle Rose è parte del cuore di Sezze. Lasciarlo dietro un cancello serrato significa sottrarre alla collettività un frammento della propria identità. È tempo di restituirlo alla sua gente. È tempo di ridargli respiro. È tempo di farlo rivivere.
