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Giovedì, 16 Ottobre 2025 07:36

Quanto ci costa la spesa sanitaria?

 

Il cosiddetto "metodo Tiero", per quanto riguarda i posti letto all’ICOT – 20 per la lunga degenza e 29 per medicina generale – ripropone con forza la questione della sanità pubblica a favore della sanità privata.

Nel 2002 c’erano 1.286 ospedali; ventidue anni dopo sono diventati 996. Sempre nel 2002, c’erano cinque posti letto ogni mille abitanti; oggi sono 3,8.
Tutto ciò è certificato dall’Annuario statistico del Servizio Sanitario Nazionale.

Così come la statistica delle regioni che sono al di sotto dei livelli di assistenza (i cosiddetti LEA o LEP): sono tredici le regioni al di sotto di tali livelli su 21 centri di spesa regionali, tra cui anche alcune del Nord (Liguria e Valle d’Aosta).
Comunque, i livelli essenziali di assistenza vanno definiti dal governo al fine di garantire pari prestazioni a tutti i cittadini, ma con l’autonomia differenziata e con le risorse attualmente messe in campo, è davvero possibile tutto ciò?

Queste riduzioni sono anche l’effetto della riorganizzazione degli ospedali e della tendenza ad accorciare i tempi di degenza dei pazienti.
Ma la domanda è: dove ci porterà l’arretramento della sanità pubblica?

Per fare un esempio: nel 2002, il 59% degli istituti di cura era pubblico e il 41% era gestito da cliniche private accreditate; nel 2024-2025, la sanità privata è salita al 48,6%.

Meno ospedali e minore offerta di visite specialistiche ed esami diagnostici nel Sistema Sanitario Nazionale. E se il pubblico spende di meno, chi paga sono i cittadini.

La Corte dei conti, nella sua relazione al Parlamento, fa un’analisi impietosa:

“Il contenimento della spesa pubblica e il fenomeno delle liste di attesa hanno generato una spesa sanitaria privata assai elevata, crescente e molto superiore a quella dei Paesi europei.”

La spesa diretta a carico delle famiglie è ormai quasi un quarto di quella totale, per un valore di 624 euro a persona.

Gli italiani – spiegano i giudici contabili – tirano fuori di tasca propria molto più del doppio dei francesi e dei tedeschi, pur avendo un reddito inferiore.

Il risultato è l’aumento del numero di persone che, per ragioni economiche, rinunciano alle terapie, ai trattamenti delle malattie croniche e alla prevenzione: sono oltre 5 milioni. Ma nella finanziaria vengono messi pochi spiccioli.

Assistiamo a un vero cambiamento delle abitudini sanitarie delle famiglie, che tirano la cinghia e limitano visite mediche e accertamenti (il 4,2% dei nuclei familiari).

Per il quinto anno consecutivo, la spesa per i farmaci è aumentata. Nel 2024, tutte le famiglie, anche quelle povere, hanno dovuto spendere il 7,6% in più rispetto all’anno precedente, tra ticket e farmaci non rimborsabili.

Se è vero che 473 mila persone, nel 2024, hanno dovuto ricorrere all’aiuto di enti non profit, per i 5,7 milioni di poveri assoluti (il 9,8% della popolazione) il costo di alcune prestazioni sanitarie è proibitivo.

E questo si capisce meglio se si prendono in considerazione le cure odontoiatriche: le famiglie povere spendono per il dentista appena 2,19 euro al mese, contro i 31,16 euro del resto della popolazione.

D’altronde, i 2,4 miliardi messi nella manovra per la sanità dal governo Meloni per il 2026 non bastano neanche a coprire la perdita del potere d’acquisto dei salari rispetto al costo della vita. Anzi, si parla di ridurre le assunzioni di 20 mila unità.

Ecco, i nostri politici dovrebbero riflettere e attuare politiche concrete per salvare il Servizio Sanitario Nazionale, che rappresenta anche una forma di tutela della coesione sociale.

Non si vuole ammettere che la regionalizzazione della sanità è un fallimento: un terreno fertile per affari, complicità politiche, clientele e sprechi.
L’autonomia differenziata sarà un ulteriore incentivo alle clientele e agli sprechi regionali, oltre a mettere una regione contro l’altra.

Eppure, abbiamo bisogno di una sanità pubblica e universale, che faccia prevenzione e stia più vicina ai cittadini nei territori.
Ma il Covid non ha insegnato nulla!

Pubblicato in L'Approfondimento