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Domenica, 15 Dicembre 2019 18:59

Sardine di tutti i mari unitevi!

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Ebbene sì, sono di parte! Credo non sia una stranezza nutrire simpatie e riconoscerci in un’idea. Ho tante primavere ormai, ohimè, e invero non ho mai incontrato nessuno che non lo fosse. Ognuno ha le proprie idee, la propria appartenenza politica, che non significa necessariamente militanza partitica. La si può celare, dissimulare ma è ipocrita negarla. 

Guardo con simpatia al movimento delle “sardine” di cui in queste settimane si è parlato molto, anche se credo sia mancata una riflessione approfondita e libera da pregiudizi sul suo significato. Si rincorrono i numeri delle piazze delle varie città e della manifestazione nazionale di Roma, si evocano i fantasmi di presunti manovratori dietro le quinte, le lobby gay e ambientaliste, si fanno congetture d’ogni genere e fondamentalmente in molti c’è diffidenza verso una forma di partecipazione difficilmente inquadrabile secondo le categorie politiche tradizionali. Certo mondo politico poi non rinuncia a contingenti calcoli elettorali.

L’immagine ingenua, giocosa e probabilmente casuale delle “sardine”, scelta dai fondatori del movimento, la trovo geniale nella sua semplicità e non è affatto distante, secondo il mio punto di vista, dal concetto sostanziale di democrazia: una comunità di eguali e solidali, uniti pur nella diversità, che si riconosce in un sistema valoriale condiviso, che solca i mari a volte perigliosi e ostili della storia, in cui posizioni e ruoli di responsabilità contano unicamente in funzione del cammino comune, certi che il destino di tutti dipende da ognuno e quello di ognuno da tutti. Essere cittadini è sentirsi parte di un tutto che non annulla le individualità, anzi le esalta, le fa essere protagoniste nel perseguimento di un bene superiore, il bene comune.

Questo movimento, antifascista e antipopulista, nasce dal basso, reclama una politica con la “P” maiuscola ed è sicuramente “sovversivo” perché mira a scardinare il senso comune imposto da una propaganda martellante che affoga i contenuti politici in un oceano di comunicazione vuota, coltiva l’avvilimento e il malcontento facendo leva su difficoltà e paure, solletica il risentimento ed incita alla contrapposizione e all’odio verso il diverso, lo straniero, le minoranze, conquista spazi e consensi con messaggi semplicistici e il richiamo strumentale a principi e valori smentiti nella pratica quotidiana dai suoi stessi propugnatori, che ha fatto della sicurezza un totem, una scusante per politiche restrittive degli spazi di libertà e dissenso e assicurare un’obbedienza acritica, che si caratterizza per richiami frammentati ma chiari e continui al fascismo, considerato con accondiscendenza e compiacimento. 

Uomini e donne, giovani e vecchi, nonni e genitori, una marea umana di genere nuovo riempie le piazze per affermare che esiste un’Italia che non ama il fracasso aggressivo, i toni esasperati ed esagitati e non crede all’uomo solo al comando, con pieni poteri e la possibilità di fare e disfare in nome dell’incarnazione esclusiva nella propria persona della volontà e del sentire collettivi. Un’altra idea di politica è possibile, altre strade si possono percorrere per costruire una convivenza fondata sulla libertà, la giustizia e la solidarietà, in cui la diversità è ricchezza e non sottrazione di spazi e opportunità.

La grande partecipazione dei cittadini testimonia una domanda esistente nel corpo vivo della nostra società che finora non aveva trovato risposta, spazi e luoghi di aggregazione a causa di una politica esasperatamente ripiegata su se stessa e incapace di ascolto, che teme il confronto, non si occupa della vita delle persone, di sostenibilità del welfare, di tutela dell’ambiente, di convivenza civile, di progettare insomma il futuro e pertanto non suscita passione. Il colmarsi di questo vuoto è un bene, perché può restituire vitalità alla nostra democrazia.   

La non condivisione della proposta politica delle sardine, i giudizi aspri e il dissenso duro fanno parte della normale dialettica politica. Le reazioni innervosite e sprezzanti sono invece effetto non solo dell’emergere di una netta opposizione e di una visione alternativa nel tessuto sociale del paese imprevista, ma soprattutto della messa in discussione dell’immagine vincente di un fronte politico, di una figurazione della realtà costruita a proprio uso e consumo, della possibilità che la marcia trionfale alla conquista del potere possa rivelarsi non scontata e persino tramontare. Assolutamente ingiustificato è poi il ricorso alla macchina del fango.      

Stupisce l’approccio qualunquista di alcuni commentatori della politica, i quali con stucchevole ripetitività manifestano insofferenza e critiche per una presunta povertà di contenuti della proposta politica delle “sardine”, non comprendendo che siamo in presenza di un risveglio della società civile, che non si contrappone ai partiti ma ritaglia per sé solo il compito di mobilitare le persone intorno ad idee forti, mentre la costruzione dei programmi e l’indicazione delle prospettive spetta alle forze politiche. Questa scossa salutare, che può produrre un avanzamento sociale e culturale, viene giudicata negativamente anche da un certo radicalismo di sinistra. È evidente che trattasi dei residui di un tempo ormai tramontato, destinato all’oblio perché incapace di intercettare il sentire vero delle persone.    

Il trionfo del populismo e dell’antipolitica non è un destino inevitabile per l’Italia. L’importanza di questo movimento di cittadini risiede nel fatto che sta sprigionando e convogliando una energia civica rinnovante, capace di dare una rappresentazione altra del Paese, che punta non a presentare liste e chiedere voti ma ad assumersi la responsabilità della partecipazione, a promuovere una cultura alternativa, a ritornare all’idea della comunità che non è nazionalismo, terra, sangue e colore della pelle ma valori etici e culturali condivisi.

All’Italia non servono nuovi partiti o movimenti, ma una politica nuova che germogli, si radichi, si sviluppi e porti frutti partendo da semi collettivi di speranza.    

 

 

Dinosauria a Palazzo Rappini
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E' stata inaugurata ieri dalla Compagnia dei Lepini e dal Comune di Sezze una mostra bellissima e imperdibile dedicata alle impronte di dinosauro. Dinosauria: Le impronte di Sezze si trova presso Palazzo Rappini. La mostra ripercorrere la storia evolutiva dei dinosauri mesozoici che lasciarono le impronte a Sezze Scalo nella ex cava Petrianni. Nel sito ci sono oltre 200 piste di impronte fossili rinvenute nel luglio del 2003 da un team di geologi con Daniele Raponi e Gaspare Morgante, coadiuvati dal paleoicnologo Fabio Marco Dalla Vecchia. "Il monumento naturale, in generale, e le impronte di dinosauro,in particolare, possono rappresentare una crescità economico e culturale importante per il paese - ha affermato il sindaco di Sezze Sergio Di Raimo - Negli ultimi tempi il turismo ha subito dei cambiamenti:  sempre più persone si dedicano ad un turismo mordi e fuggi, ad un turismo culturale conoscitivo e a un turismo ambientale,naturalistico. E allora il monumento naturale, rappresentato sia dalle orme di dinosauro e sia da GROTTA IOLANDA e RIPARO ROBERTO (dove sono stati trovati disegni della preistoria ), rappresenta sicuramente una attrazione forte per tanti amanti di questo tipo di turismo. Ma oggi il sito non è fruibile perchè occorrono dei lavori di messa in sicurezza e quindi è necessario l'intervento finanziario di enti superiori, il Ministero,la Regione o l'Europa. Solo dopo la messa in sicurezza sarà possibile una importante riqualificazione museale con la giusta valorizzazione e con possibilità di risvolti economici occupazionali importanti. Speriamo che la mostra possa essere una piccola tappa di un percorso più ampio che ci faccia raggiungere l'obiettivo". La mostra Dinosauria a Palazzo Rappini
sarà aperta al pubblico fino al 19 gennaio dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 16.30 alle 19.30 (chiusura prevista per i giorni del 24, 25 e 31 dicembre e 1 gennaio).

 

 

 

 
 
Offrire un nuovo parco alla comunità alle famiglie. E’ il progetto a cui sta puntando l’amministrazione comunale di Roccagorga e la zona individuata è il Parco del Boschetto. Si tratta di un’area che era già stata oggetto di riqualificazione ma da circa un decennio tornata nell’incuria e nell’abbandono. Nei giorni scorsi è stato compiuto il primo passo, con la piantumazione di alberi alla presenza di tante famiglie e bambini.“E’ stata una vera festa con una bellissima partecipazione di cittadini – afferma il sindaco di Roccagorga Nancy Piccaro – Questo è solo il primo passo, un gesto quasi simbolico con cui però vogliamo focalizzare l’attenzione su un’area che riqualificheremo e valorizzeremo  per poter offrire un parco alla comunità. Prendersi cura di una comunità significa farlo in tutti i sensi, la cura degli alberi simboleggia l’attenzione che verrà riservata dalle istituzioni della città ai nostri bambini e quindi al futuro dalle famiglie”.

 

 

Una conferenza dei capigruppo molto importante si è tenuta ieri a Sezze. Una riunione utile per fare il punto sulla sanità e sul futuro imminente anche del nosocomio setino. Il presidente del consiglio comunale di Sezze, Enzo Eramo, ha riunito intorno ad un tavolo tutti i gruppi consigliari ed il nuovo direttore sanitario aziendale Giuseppe Visconti. Il Dott. Visconti ha illustrato nel dettaglio il passaggio e quindi la trasformazione dei PPI (Punti di Primo Intervento) in PAP (Punti di Assistenza Primaria) che avverrà dal 1 gennaio 2020. Il nuovo direttore ha confermato che non ci saranno novità rilevanti rispetto alle prestazioni sanitarie dei PPI ,in quanto ci sarà lo stesso personale H24 e la stessa strumentazione già in dotazione. Cambierebbe solo il nome ma nella sostanza la qualità dei servizi dovrebbe essere garantita. Nella medesima riunione, dove erano presenti anche il sindaco Sergio Di Raimo, l’assessore Andrea Campoli e i consiglieri capigruppo, Visconti ha parlato anche dello studio di protocolli d’intesa che di fatto eviteranno code al Pronto soccorso di Latina nel caso in cui il paziente dovrà essere sottoposto ad una visita specialistica proveniente dai PAP. Altra questione affrontata quella del reparto di Radiologia del San Carlo di Sezze. Nell’incontro il direttore sanitario ha parlato della gara di appalto per l’acquisto del nuovo apparecchio. Se le procedure non saranno sbloccate per gennaio, la ASL provvederà all’acquisto della strumentazione tramite il mepa (mercato elettronico della pubblica amministrazione). Nella capigruppo è stata comunicata, inoltre, l’assunzione di 30 tecnici di radiologia, personale che sarà disponibile già dal 1 gennaio anche per Sezze. Il decreto Lorenzin n.70/2015 prevedeva la chiusura dei 7 PPI anche della Provincia di Latina, cosa che con la trasformazione degli stessi non avverrà nelle prestazioni. Diffidenti, scettici e delusi i consiglieri di opposizione di Sezze. A partire dal consigliere Serafino Di Palma presente nella riunione con il nuovo direttore Visconti. Di Palma, da sempre in prima fila contro il depauperamento della sanità dei Monti Lepini, in trincea con le baionette per difendere l’ultimo avamposto dei Monti Lepini, e cioè il presidio di Sezze, ha espresso tutti i suoi dubbi su questa ennesima trasformazione. Per Di Palma i nomi che si danno sono importanti perché “si passerà da un sistema emergenziale ad un sistema ambulatoriale”. Per il consigliere di Biancoleone i 10 anni di battaglie sono servite a poco o a nulla, Sezze resta tra i Comuni che non hanno fatto ricorso al Tar e “ i  nostri rappresentanti istituzionali in Regione Lazio, a partire dal consigliere Salvatore La Penna, non hanno trasmesso mai le nostre ansie e le nostre preoccupazioni come invece avrebbero dovuto fare”.

 

Il Direttore Visconti

 

 

 

 

La Giunta comunale di Sezze nei giorni scorsi ha deliberato l’adesione al Progetto “Controllo di Vicinato” di cui se ne era già parlato tempo fa. “Il progetto – si legge nella delibera -  senza alcun atto di eroismo, prevede che i residenti continuino a svolgere le proprie attività ma con una diversa consapevolezza di quello che avviene nel proprio ambiente, cosa che potrebbe rappresentare un deterrente contro i furti nelle case e un disincentivo per altri comportamenti illegali, e la collaborazione e la fiducia tra vicini elementi fondamentali perché si instauri un clima di sicurezza che sarà percepito da tutti i residenti e particolarmente dalle fasce più vulnerabili, come anziani e persone sole trasmettendo un forte senso di appartenenza e di sicurezza e rafforzando i legami tra i membri della comunità”. Il controllo del vicinato affonda le sue radici teoriche nella prevenzione situazionale i cui fondamenti scientifici sono basati sulle teorie dell’opportunità, dell’attività routinaria e della scelta razionale. Nella delibera si specifica ovviamente che “il compito di repressione dei reati resta certamente incardinato in capo alle forze dell’ordine e attraverso un dialogo continuo e sensibile tra le stesse ed i residenti potrebbe determinarsi una migliore qualità delle segnalazioni da parte dei cittadini, con possibilità di maggiori approfondimenti in termini di valutazione degli interventi da effettuare”. Presto quindi avverrà la sottoscrizione del Protocollo d’intesa con la Prefettura di Latina.

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera aperta al sindaco di Sezze e alla cittadinanza da parte del Comitato murodellatèra

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Siamo giunti ormai a Natale, si sono già accese anche le luminarie nel paese e sono iniziate le celebrazioni liturgiche dell’Avvento, oltre alle prime manifestazioni culturali, teatrali e musicali previste nel programma del Natale Setino 2019. Ma il cantiere al “murodellatèra” sta ancora lì, bloccato e invasivo. Il Sindaco, al “question time” del 15 Novembre scorso, aveva annunciato la volontà politica di proseguire i lavori per il posizionamento della statua di S. Lidano al centro del Belvedere, dichiarando risolte le problematiche tecnico-amministrative che avevano portato l’Ufficio Tecnico Comunale all’ordinanza di blocco dei lavori al cantiere il 21 maggio 2019, prospettando l’imminente coinvolgimento del Consiglio Comunale sulla dichiarata soluzione alla problematica. Qualche giorno dopo, nel corso di un incontro pubblico presso l’Auditorium S. Michele Arcangelo, lo stesso Sindaco, di fronte alle criticità sollevate da più parti sul nebuloso iter del procedimento seguito fino a quel momento rispetto alle chiare normative nazionali e locali sulla tutela urbanistica e paesaggistica di Piazza Duomo, si era impegnato a verificare la possibilità di esplorare una diversa soluzione che potesse portare al posizionamento della statua in un luogo diverso rispetto a quello originale, come auspicato anche da questo Comitato. Visto che ad oggi non ci sono state comunicazioni e/o nuove iniziative ufficiali sulla problematica né da parte del Sindaco, né da altre Autorità né da altri soggetti interessati in prima persona al progetto, lo scrivente Comitato, come segno tangibile di rispetto per le dovute rinnovate riflessioni e/o decisioni dell’Autorità pubblica, si impegna a mettere in atto unilateralmente un periodo di attesa silenziosa, evitando di organizzare manifestazioni pubbliche di protesta e per il ripristino del “murodellatèra” libero, con il possibile coinvolgimento della stampa, locale e nazionale. Ci impegniamo però fin d’ora, passato il periodo delle festività, e in caso di perdurante silenzio di proposte solutive da parte del Sindaco e della politica tutta, a pianificare ogni utile iniziativa, finanche di carattere legale, a difesa e tutela di un’area pubblica che da ben 7 mesi di fatto è occupata abusivamente da un cantiere che, oltre ad imbruttire indegnamente la bella Piazza Duomo con la Cattedrale, limita l’accesso delle persone (anche turisti e compaesani di ritorno in questo periodo festivo) all’affaccio del Belvedere, privandole di fatto del suggestivo personalissimo infinito mirare su tramonti, panorami notturni e pianura Pontina fino alle isole Pontine.

 

Lo stato attuale del cantiere sospeso al belvedere di Sezze

 

Il pallone tensostatico di via Roccagora di Sezze sarà intitolato a Linda Grassucci, la grande campionessa di karate che ci ha lasciati prematuramente poche settimane fa dopo una lunga lotta contro un male incurabile. Nella mattinata di oggi la conferenza dei Capigruppo di Sezze, convocata dal presidente del consiglio comunale Enzo Eramo, ha deciso all’unanimità di dare mandato al sindaco Sergio Di Raimo e alla Giunta comunale di deliberare e avviare le procedure per l’intitolazione della struttura sportiva alla cara Linda. Proprio nel tensostatico di via Roccagorga Linda aveva disputato numerose gare e aveva praticato l’arte del karate trasmettendola ad altri ragazzi e ragazze. Tutti i gruppi consiliari di Sezze hanno espresso parere favorevole riconoscendo a Linda il grande valore sportivo ed umano. Linda, oltre ad essere stata una grandissima atleta, era riuscita con naturalezza a conquistarsi la stima, la fiducia e l’affetto dell’intera comunità: la grande partecipazione emotiva legata alla sua prematura scomparsa ne è stato umile esempio. Alla riunione dei capigruppo di oggi, oltre al sindaco Di Raimo e al presidente Eramo, hanno partecipato i consiglieri comunali Eleonora Contento, Rita Palombi, Armando Uscimenti, Alessandro Ferrazzoli, Ernesto Di Pastina, Giovanni Moraldo, Serafino Di Palma, Mauro Calvano e Senibaldo Roscioli.

Lunedì, 09 Dicembre 2019 08:34

Il Natale è alle porte, evviva la tradizione!

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E' partito il conto alla rovescia per il Natale 2019, la festa più gioiosa e calda dell'anno. Per i più piccoli che amano gli addobbi e aspettano con trepidazione i regali di Babbo Natale, ma anche per gli adulti che in questa atmosfera di luci e di colori tornano un pò bambini e riscoprono il calore umano e il piacere di stare insieme. E' una tradizione, anzi un insieme di tradizioni che variano da nazione a nazione, da città a città, da famiglia a famiglia. L'albero, le luminarie, il presepe, il pranzo, il cenone, i dolci tipici, la tombola: ognuno ha le sue varianti sul tema. Per convenzione gli addobbi si mettono l'8 Dicembre e si tolgono il 6 Gennaio. Ma c'è chi non rispetta questa regola non scritta iniziando a decorare la casa molto prima. E fa bene! Infatti, secondo alcuni studiosi, le persone che fanno l'albero di Natale in anticipo sono felici. In un mondo pieno di stress e di ansia, la gente associa ciò che è collegato con il Natale alla felicità, evocando forti sentimenti legati all'infanzia. Le decorazioni sono semplicemente un'ancora alle emozioni e all'eccitamento di quando eravamo bambini. Insomma l'atmosfera natalizia ci permette di alleviare il peso della responsabilità di adulti e trascorrere questo periodo in maniera più leggera. Ognuno può e deve vivere il Natale come più gli piace, facendo quello che lo fa stare bene, rispettando le tradizioni oppure creandosene delle nuove, uniche ed esclusive, da ripetere ogni anno e tramandare all'interno della propria famiglia, per rendere questo momento ancora più speciale. Le tradizioni sono quei momenti straordinari che nascono per caso ma che scegliamo di ripetere perchè ci accomunano e ci avvicinano. Una sorte di eterno ritorno di cotechini e tortellini, di torroni e baccalà, di mandorlati e panettoni. Il nostro modo di mangiare, infatti, cambia continuamente ma i cibi delle feste natalizie restano sempre gli stessi. A tal proposito c'è un lungo dibattito tra la voglia di qualcosa di nuovo e la fedeltà alla mensa tradizionale: a spuntarla è sempre quest'ultima. La ripetitività dei pranzi e dei cenoni dipende da un insieme di ragioni. E' come se ogni anno il cibo diventasse il ricostituente del legame familiare e comunitario, un modo per rafforzare la propria appartenenza mangiando insieme le cose di sempre. Ecco perchè ancora oggi le tavole sono all'insegna della opulenza. Perchè l'abbondanza, prima dell èra dei consumi, era un simbolo di prosperità. E rinnovarla,  almeno nei giorni di festa, era un rito propiziatorio, uno scongiuro contro l'indigenza quotidiana e la povertà.

Domenica, 08 Dicembre 2019 07:33

Piazza Fontana 1969-2019: fu strage di stato

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12 dicembre 1969. Un giorno apparentemente come tanti altri. Natale è vicino.

Milano

Piazza Fontana – Banca Nazionale dell’Agricoltura

Ore 16:37. Un ordigno di sette chili di tritolo esplode nel salone delle contrattazioni, affollato di clienti. Lo scenario che si presenta alle forze dell’ordine e ai soccorritori è apocalittico: un buco si è aperto al centro della stanza, corpi dilaniati e sangue dappertutto. I feriti sono 88, i morti 18. 13 muoiono sul colpo, la diciottesima vittima dopo un anno per le conseguenze dell’esplosione.

Piazza della Scala – Banca Commerciale Italiana

Viene ritrovato un ordigno esplosivo. La borsa che lo contiene viene recuperata e acquisita agli atti del processo. La bomba, che poteva fornire preziosi elementi per identificare gli attentatori,viene fatta brillare nel cortile interno dell’edificio.

Roma

Ore 16:55. Una bomba esplode nel passaggio sotterraneo che collega la Banca Nazionale del Lavoro di via Veneto con quella di via San Basilio.

Ore 17:20 – 17:30. Due ordigni esplodono davanti all’Altare della Patria e all’ingresso del Museo del Risorgimento in Piazza Venezia. I feriti sono 16.

“Alla fine degli anni ’60 alcuni settori dello Stato, e mi riferisco ai servizi segreti, al SID, ai vertici militari e ad alcune forze politiche, pianificarono l’uso di giovani terroristi di estrema destra per fermare l’avanzata elettorale della sinistra, che allora sembrava inarrestabile. Le bombe servivano a spaventare i moderati e l’effetto politico veniva amplificato infiltrando e accusando falsamente i gruppi di estrema sinistra” (Gerardo D’Ambrosio, magistrato).

È la strategia della tensione che per oltre 20 anni insanguina l’Italia. L’obiettivo è sovvertire le istituzioni democratiche ed imporre una svolta autoritaria.

Il Questore di Milano, Marcello Guida, direttore sotto il fascismo del confino politico sull’isola di Ventotene, dove vennero detenuti Pertini, Spinelli, Terracini e altri antifascisti, e l’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno intervengono immediatamente per condizionare le indagini su Piazza Fontana, depistarle, indirizzarle verso anarchici ed estrema sinistra e coprire i veri responsabili. Vengono eseguiti numerosi arresti. Giuseppe Pinelli, uomo mite e contrario alla violenza, viene fermato il 12 dicembre dal vicecommissario Luigi Calabresi e interrogato nella Questura di Milano per 72 ore nel tentativo di fargli confessare di aver aiutato Pietro Valpreda a compiere l’attentato. Valpreda, un anarchico da tempo trasferitosi a Roma e in quei giorni a Milano perché convocato per essere ascoltato dal Giudice Istruttore Amati in quanto indagato per un volantino contro il Papa, è il principale sospettato, la polizia sa dove si trova, ma viene arrestato solo quando si presenta in Tribunale il lunedì successivo. Il 16 dicembre Giuseppe Pinelli muore precipitando da una finestra del quarto piano della Questura.  

Le indagini sugli anarchici e l’estremismo di sinistra non producono alcun risultato. Giuseppe Pinelli, Pietro Valpreda e tutti gli altri arrestati sono estranei agli attentati. Solo quando la magistratura rivolge l’attenzione ai neofascisti veneti di Ordine Nuovo emergono riscontri e prove vere, vengono rinvenuti arsenali di armi ed esplosivi. Il neonazista Franco Giorgio Freda e il suo complice Giovanni Ventura sono riconosciuti colpevoli di 17 attentati, ma assolti in appello per insufficienza di prove per la strage di Piazza Fontana, grazie anche ai depistaggi che costano una condanna per favoreggiamento a due ufficiali del SID, risultati poi affiliati alla P2. I processi celebrati negli anni sono stati a lungo una parodia della giustizia, un fare e disfare sentenze che hanno garantito l’impunità a burattinai e manovalanza. La sentenza della Cassazione del 2005, pur riconoscendo la colpevolezza di Freda e Ventura in quanto ideatori dell’attentato, li manda assolti per essere non più punibili in quanto processati e prosciolti con sentenza definitiva nel 1987 per i medesimi reati, in ossequio al principio giuridico del “ne bis in idem”. L’autore materiale, la persona che lasciò la bomba all’interno della banca non è mai stata identificata.

La strage di Piazza Fontana è l’archetipo del tradimento dello Stato nei confronti dei cittadini, un tassello di un progetto di destabilizzazione più ampio, ma racconta anche la risposta forte e democratica alla strategia violenta e autoritaria degli apparati deviati e della loro complice manovalanza, l’estremismo neofascista. A Milano la mattina dei funerali delle vittime piazza Duomo e le strade adiacenti, gremite di cittadini, mostrano un’Italia che non si piega, non accetta la prospettiva antidemocratica e golpista e difende la Costituzione, i diritti e le libertà.

La Repubblica si dimostra più forte degli apparati deviati, dei politici imbelli e complici, dei militari felloni che hanno tradito la Costituzione su cui hanno giurato. La storia dell’Italia è disseminata di stragi, che hanno preannunciato e seguito quella di Piazza Fontana, rimaste per lo più impunite grazie alle complicità di cui hanno goduto i responsabili e ai depistaggi. Tuttavia quello che sappiamo, quanto accertato nel corso degli anni è frutto dell’impegno e del sacrificio di uomini e donne delle forze dell’ordine, della politica, di magistrati, giornalisti, esponenti della cultura, cittadini che hanno lottato per difendere la democrazia ed ottenere verità e giustizia.

Un pensiero doveroso va a Giuseppe Pinelli, ascritto a ragione tra le vittime di Piazza Fontana, un innocente detenuto illegalmente, dato che l’arresto non è mai stato autorizzato da nessun magistrato, vittima di pesantissime e infondate accuse e di una assurda e mai chiarita fine. L’inchiesta sulla sua morte è archiviata cinque mesi dopo dal Giudice Istruttore Amati come “suicidio accidentale”. Cosa è successo veramente nell’ufficio al quarto piano della Questura di Milano? Chi sono le persone presenti? Perché nella stanza dell’ospedale dove Pinelli è agonizzante possono entrare solo i poliziotti e ai familiari è consentito unicamente dopo la sua morte? La verità non è mai emersa. Sicuramente i funzionari di polizia hanno mentito.

Sono trascorsi cinquanta anni.

Il buco nel salone delle contrattazioni della Banca Nazionale dell’Agricoltura, i morti e i feriti non sono solo una pagina tragica della storia del nostro paese, ma ci interrogano e ci sollecitano a lottare per la verità e la giustizia, contro impunità e silenzi che hanno contrassegnato tante altre vicende dolorose in questi anni.

Abbiamo il dovere di ricordare, di coltivare la memoria perché non succeda più.

Un paese senza memoria non ha futuro.

 

 

 

In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani, l'amministrazione comunale di Sezze ha invitato tutti gli istituti scolastici a partecipare ad una manifestazione che si terrà proprio martedì 10 dicembre in città. L'assessore alla Scuola e alla Politiche Giovanili, Giulia Mattei, ha inviato una lettera alle dirigenti scolastiche di Sezze per chiedere la partecipazione degli alunni alla bella iniziativa nella quale saranno coinvolti direttamente gli alunni setini attraverso la lettura degli articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. L'appuntamento è per il 10 dicembre alle ore 10 presso Piazza Ferro di Cavallo e da qui partirà un corteo con tutti i partecipanti sino a Piazza De Magistris dove avrà luogo la manifestazione in tutto il suo programma. L'assessore Mattei chiede partecipazione e condivisione dell'intera comunità ad una giornata importante che ha segnato una svolta nella storia dei diritti umani. 

 

 

Il sindaco e l'assessore Mattei

 

 

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