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Sono tra coloro che possono vantare una lunga amicizia con il Maestro Mauro Di Capua. Anche se non ci frequentiamo, Mauro per me rappresenta una di quelle care amicizie nate in adolescenza e che restano per sempre. Non riesco ad immaginare Mauro senza la sua chitarra in mano; già in tenera età riusciva a suonare pezzi e composizioni che, per noi amici di band musicali, erano di un altro pianeta. Mi rimase impressa una prova con Mauro e altri amici, risalente forse a 33 anni fa (avevamo 13, 14 anni) in cui lui per scaldarsi le dita suonava il Volo del Calabrone, una cosetta da nulla insomma…

Ho sempre seguito con stima e ammirazione l’esperienza artistica di Mauro, il suo essere musicista e compositore completo e di altissimo livello, un “mostro” della chitarra che mi riempie e ci riempie sempre di orgoglio. 

Oggi Mauro è un punto di riferimento per molti chitarristi e musicisti professionisti nazionali ed internazionali, e solo per questo dovrei, quanto meno, tenermi a debita distanza non essendo un critico musicale e avere, soprattutto, una certa riverenza per quel che è diventato. Ma, con tutta onestà, sento nel mio umilissimo ruolo, di dover dire ciò che mi anima il cuore quando penso alla musica, alla chitarra elettrica, e cioè una immensa stima per un musicista che è riuscito a raggiungere molti obiettivi grazie al suo talento, allo studio, alla serietà e alla sua immensa passione. 

Mauro ha deciso di vivere di musica e lo ha fatto affrontando tutte quelle sfide ed esperienze che solo un grande musicista talentuoso può fare. Ha conseguito master studiando con chitarristi leggendari come Scott Henderson, Allen Hinds, Ross Bolton, Carl Verheyen, Pat Martino, Rick Zunigar, Robben Ford, Sandro Albert, Mike Landau e Frank Gambale.  Ha pubblicato quattro album originali, alcuni realizzati a Los Angeles e prodotti da Allen Hinds, con la collaborazione di musicisti di fama mondiale come Jimmy Johnson, Jimmy Haslip, Jimmy Earl e Land Richards. Ha lavorato come session player per produzioni destinate a piattaforme di streaming, documentari,TV e cortometraggi.

Nel corso della sua lunga carriera artistica si è esibito nei club più rinomati delle capitali europee e di Los Angeles, portando sul palco un sound che fonde rock, jazz e atmosfere cinematografiche. Come docente da oltre vent’anni conduce il corso  Total Electric Guitar dedicato a chitarristi di ogni livello che vogliono sviluppare una visione personale e consapevole dello strumento.

Mauro è un chitarrista sublime che non si è mai risparmiato e che pur nel suo straordinario livello è rimasto sempre umile, un amico, un chitarrista senza vanesia alcuna, una grande persona, un generoso che oggi ha deciso di dedicarsi alla didattica, ai suoi alunni, e alla composizione. Mauro resta una persona riservata, a tratti schiva, in passato ha raccontato la sua carriera e le sue esperienze solo a riviste specializzate, mentre oggi sono sicuro che lo abbia fatto con La Notizia Condivisa solo perché a lui mi lega quel filo sottile che è la passione per la musica, quella nata in adolescenza e nelle cantine e nel sobborgo di quella Sezze che purtroppo non esiste più. Per questo gli sono grato e lo ringrazio per la sua immensa generosità.

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Quali sono stati i chitarristi e i gruppi musicali che ti hanno influenzato di più?

All’inizio della mia crescita musicale sono stato influenzato da tutto il rock degli anni ’60: Beatles, Led Zeppelin e Jimi Hendrix, ma anche dai cantautori americani della West Coast e da alcuni italiani come De Gregori, Bennato e Guccini.

Crescendo, mi sono poi appassionato alla musica black e al jazz, in particolare a Prince, Miles Davis ,Pat Metheny e ai Weather Report.

Ritengo però che le vere influenze arrivino dalle persone con cui ci si “sporca le mani” in studio e in sala prove. Ho imparato moltissimo dalle sessions con Allen Hinds, Land Richards, Jimmy Johnson, Jimmy Haslip, Luca Fareri, Gabriele Manzi,Beppe Basile ,Tommaso Tozzi e, naturalmente , anche suonando nelle cantine con gli amici.

 

Qual è stata l’esperienza più significativa della tua carriera fino a oggi?

Ne ho diverse. All’inizio, probabilmente, vincere un concorso nazionale per chitarristi solisti nei primi anni Duemila: in giuria c’erano i chitarristi delle rockstar più popolari italiane, come Vasco, Zucchero ,Dalla,Ligabue ecc

Un altro momento indimenticabile è stato quando ho ricevuto la notizia della produzione del mio primo album negli Stati Uniti da parte del grandissimo chitarrista Allen Hinds, professore all’Università di Los Angeles. È stato un vero shock, perché mi sono ritrovato a lavorare in una squadra di musicisti vincitori di Grammy Awards, con il ruolo di solista e compositore.

Emozionante è stata anche la mia prima intervista per una rivista specialistica di tiratura nazionale, che sfogliavo fin da giovanissimo.

 

Il tuo suono personale è qualcosa di straordinario. È la sintesi della tua formazione o la travalica?

 

Il mio timbro è una commistione tra il sound della Stratocaster di Hendrix, Jeff Beck e David Gilmour, e la fluidità e il calore degli strumenti a fiato nel jazz.

Anche a livello compositivo cerco di unire questi due mondi in un unico suono, puntando a trasmettere suoni e atmosfere che ricordano gli spazi del Midwest e le suggestioni dell’America dimenticata.

 

 

 

Rimpiangi qualcosa? C’è un errore da cui hai imparato?

 

Rimpiango di essere stato, a volte, eccessivamente critico con me stesso. Avrei potuto godermi alcune esperienze in modo più autentico e rilassato.

Credo comunque che gli errori siano fondamentali per la crescita personale di ogni individuo e artista. È anche grazie ai miei errori che sono diventato il musicista che sono oggi, e di questo non rimpiangerò mai nulla. 

 

Che cos’è per te la musica? Come riesci a mantenere la passione?

Bella domanda. Che cos’è la vita? 

La musica non “è”: la musica si sente, si vive. Cerco di mantenere viva la mia passione attraverso la composizione dei miei album da solista, che sono colmi di ricerca, avanguardia nello stile compositivo e nel playing.

 

 

 

Hai tantissimi allievi a cui dedichi il tuo tempo. Hai scelto la docenza come una delle attività principali della tua professione. Oltre la tecnica, oltre la musica, cosa vorresti trasmettere ai tuoi alunni?

 

Sono onorato di seguire molti allievi da ogni parte d’Italia e anche dall’estero.

Credo di essere riuscito a raggiungere così tante persone non solo grazie al mio curriculum, ma soprattutto grazie alla composizione dei miei album, dove la chitarra ha un ruolo da protagonista e sperimentale. Probabilmente, se avessi suonato musica mainstream in cui la chitarra ha un ruolo gregario, non avrei avuto sicuramente la stessa risonanza.

Ai miei allievi, oltre alla tecnica e allo stile, vorrei trasmettere il messaggio che la musica è l’arte che unisce gli esseri umani: è una straordinaria metafora di democrazia, perché ha bisogno del contributo di tutti.

E, naturalmente, vorrei che arrivasse loro la mia profonda passione.

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Visita il sito di Mauro Di Capua:

www.maurodicapua.com/it/

 

 

 

 

 

 

 
Pubblicato in In Evidenza